Interventi a gamba tesa

Il ritorno di Ibra e la generazione dei dirigenti alla “Galliani”

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Il rapporto tra Ibra e il Milan ha il sapore di quelle storie che rimangono in sospeso, che non sembrano mai finite per davvero. Basta un’occasione, un incontro, uno sguardo solo per riaccendere la scintilla della passione. E pare proprio che questa occasione sia arrivata. Ma siamo sicuri che i rattoppi del mercato invernale siano la strategia giusta per tirare avanti di anno in anno, lottando per un posto in Europa?!


Ma partiamo dall’inizio, chiedendoci quale sia la ragione di questo improvviso ritorno di fiamma da ambo le parti.

Da un lato, il Milan è decimato dagli infortuni, in una situazione talmente drammatica che senza un intervento incisivo sul mercato invernale, si rischia di dover schierare Gattuso titolare. In realtà, quello degli infortuni è un problema che affligge i rossoneri da molti anni. In particolare, il cuore delle polemiche è da sempre l’operato del Milan Lab, che pare non essere assolutamente in grado di gestire gli infortuni muscolari dei propri giocatori. Il fiore all’occhiello della società rossonera – fondato nel lontano 2002 spendendo complessivamente 5 miliardi di vecchie lire – in passato si è macchiato di casi emblematici, tra cui il rinomato calvario di Pato e la pubalgia cronica di Kakà. Infatti, entrambi si erano lamentati delle cure ricevute all’interno del centro rossonero. 

Urge, quindi, un intervento sul mercato, che certamente non si limiterà all’eventuale acquisto di Ibra, ma dovrà supplire anche le pesanti assenze di Bonaventura (stagione finita), Biglia (fuori 4 mesi) e la coppia Musacchio Caldara (entrambi fuori 2 mesi almeno), permettendo la gestione di tutti gli altri acciacchi. Ma ciò che preme di più alla dirigenza è, anzitutto, tenere la tifoseria sempre accesa e assicurarsi di poter segnare più gol di quelli che si prendono (e se ne prendono parecchi), accaparrandosi una degna alternativa a Higuain, che pare non essere proprio in grado di essere decisivo quando serve.

Allora chi meglio di Wonderibra?! Si tratterebbe di uno dei ritorni illustri della storia del Milan, da aggiungere a quelli di Gullit nel lontano 1994, di Sheva nel 2008 e di Kakà nel 2013 dopo l’esperienza Real, tutti durati non più di un anno, lasciando un gran amaro in bocca ai tifosi nel vedere i propri idoli ben lontani dalle prestazioni da fenomeni cui erano stati abituati. È come un remake tanto atteso, ma che non riesce mai a soddisfare le aspettative troppo elevate del pubblico. 

Allora perché la dirigenza rossonera, prima quella berlusconiana e ora quella americana, si ostinano da anni a cercare soluzioni acrobatiche last minute per rattoppare tutti i guai fisici o tecnici della prima squadra? Ma non si tratta solo di questo, perché la questione riguarda più nello specifico un determinato tipo di acquisto, ossia quello a costo zero o con formule comunque vantaggiose, di grandi campioni al tramonto del proprio percorso agonistico. Tra i più celebri nella storia recente, vi sono quelli Ronaldo, Ronaldinho e Beckham, che per carità qualche soddisfazione ce l’hanno pure tolta (si veda gol di Ronaldo nel derby del 2007), ma sicuramente non si inserivano all’interno di un progetto di crescita della squadra, rappresentando più che altro delle soluzioni temporanee.

Non è un caso, dunque, che queste mosse di calciomercato fossero opera di un grande pezzo della storia del Milan, croce e delizia dei tifosi rossoneri: Adriano Galliani. E non è un caso che il ritorno di Ibrahimovic al Milan sia gestito da un binomio dirigenziale Maldini-Leonardo, cresciuto e coccolato tra le braccia di Galliani per diversi anni, cui probabilmente si ispirano nella gestione delle trattative e del mercato in entrata. Del resto, Leonardo stesso, prima di dedicarsi temporaneamente alla carriera da allenatore, ha trascorso diversi anni nella dirigenza del Milan, lavorando al fianco di Galliani come consulente di calciomercato e curando gli approdi tra le leve rossonere di signori come Kakà, Pato e Thiago Silva. 

Allora perché non ispirarsi al vecchio maestro, tanto noto per il suo stile impeccabile nel curare le trattative tra le notti insonni, traslochi intercontinentali di intere famiglie brasiliane ed immancabili cene da Giannino a Milano? La risposta è semplice: perché il Milan non è più il Milan con cui siamo cresciuti, quello dei grandi senatori, delle grandi certezze e delle coppe da grandi orecchie, dove un innesto dell’ultimo minuto non poteva che essere un valore aggiunto, anziché la soluzione di tutti i problemi esistenziali.

Questo Milan ha bisogno di essere rifondato dal basso, un pezzo alla volta, anche se i risultati potrebbero prendersi il loro tempo ad arrivare. Anche perché è già stato buttato via tanto tempo, anni interi mendacemente giustificati dalle rifondazioni mai arrivate, schierando gente come Lapadula e Kalinic titolari e tirando avanti la caretta a furia di promesse mai mantenute. 

Non è certamente nel mercato invernale che si devono risolvere tutti i problemi, ma nemmeno ci si deve arrivare per doverlo fare. E allora, anche se noi amiamo Ibra alla follia e siamo certi che egli abbia ancora in serbo per tutti noi qualche pazza mossa di taekwondo, vogliamo che questo calciomercato ci porti anche qualche innesto intelligente e di prospettiva, o quantomeno che si pongano le basi per poterlo fare in estate. Tutto il resto è noia. 


 

Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.