Interventi a gamba tesa

Qatar 2022 allo stadio terminale

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Nel 2014 scrivemmo su queste pagine quanto drammatica fosse la situazione in Qatar per la costruzione dei nuovi stadi per i contestati mondiali in inverno del 2022. Quattro anni dopo la situazione è solo peggiorata.


Un ragazzo nepalese di 23 anni (del cui nome non si ha notizia) il 14 agosto sta lavorando alla costruzione del nuovo Al Wakrah stadium in Qatar. I costi per mettere in piedi il nuovo gioiello nel Golfo ammontano a 590 milioni di euro.

Il ragazzo scivola dalla sua impalcatura e cade al suolo. Muore, lascia una moglie e un figlio di quattro anni che non vedeva da quando è emigrato in Qatar per lavorare. Il suo corpo, assieme al suo passaporto, è stato riportato in Nepal.

È la prima volta che un’organizzazione sindacale internazionale – la BWI – può accedere sul luogo di un incidente mortale nel contesto dei lavori per Qatar 2022. Su questo tema, già nel 2014-2015 si parlava di 1.200 morti in Qatar. Quasi tutti immigrati provenienti dall’Asia e dall’Africa a cui veniva sequestrato il passaporto per la durata della loro permanenza nel Paese. Costretti di fatto a lavorare fino alla fine del progetto, o fino alla morte, dato che solo con il permesso della propria azienda “sponsor” gli immigrati possono restare nel Paese. Il punto è che le aziende li costringono, a restare.

Stride quindi l’immagine di Gianni Infantino in visita allo stadio Al Wakrah. Un Infantino che dice che “si può vedere bene lo stato avanzato dell’opera, a 4 anni dal calcio d’inizio in questo stadio”.

“La Coppa del Mondo in Russia è stata la migliore di sempre, e quella del 2022 sarà ancora meglio“. Ok.

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Del resto, i morti del Nepal, della Sri Lanka o del Ghana sono morti silenziosi, che non richiamano l’attenzione internazionale. Per il Qatar dunque, il numero ufficiale di morti per la costruzione dei nuovi stadi non è 1.200 o 4.000, ma 3 (tre). Statistiche che fanno a botte con le notizie che si aggiornano di mese in mese relative ad altre, nuove persone che cadono da impalcature di 40 metri.

Zachary Cox, uno dei pochi deceduti in Qatar di cui si ha notizia per nome, cognome e cause della morte.

Il 19 gennaio fu la volta di Zachary Cox, sudafricano residente in Regno Unito. La corda della sua struttura si slacciò, Zachary cadde sbattendo la testa. Il medico legale britannico ha stabilito che le installazioni e i metodi di lavoro erano “caotici, non professionali, sconsiderati e assolutamente pericolosi. Gruppi di lavoratori sono equipaggiati con attrezzature potenzialmente letali“. Parole che si possono leggere sui quotidiani occidentali quando la vittima viene dal Regno Unito. Solo statistiche non ufficiali, quando si tratta di nepalesi dato che il Qatar non concede autopsia per i lavoratori deceduti. O ci pensano i Paesi di origine, o i morti non avranno mai nome.

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Statistiche come quelle che affermano che i lavoratori di Qatar 2022 sono in cantiere per 72 ore settimanali, e fino a 148 giorni consecutivi senza pause (5 mesi di fila). Eppure l’ONU non ha riconosciuto nessuna palese violazione dei diritti umani dei lavoratori in Qatar, mentre il Paese ha apportato di recente una serie di riforme importanti sul tema.

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Da fine 2017 infatti è garantita ai lavoratori stranieri una retribuzione minima garantita, e sono stati firmati 36 accordi bilaterali tra il Qatar e i Paesi interessanti per garantire protezione legale ai migranti.

Interessante che i lavori siano partiti e continuati per anni senza nessuna di queste due garanzie.

Ancora più interessante è he quando il Guardian lo scorso mese scrive che è tutto finto e che in realtà la kafala (il regime di sfruttamento dei lavoratori) sta continuando, il giornale è stato costretto a precisare a fondo articolo che i lavoratori non sono direttamente impiegati per i lavori di Qatar 2022. È solo un sub-appalto in pratica, quindi Qatar e FIFA possono dirsi tranquille e serene. Anzi, qualche legale può anche alzare il telefono e minacciare di querelare il Guardian.

“The Workers Cup” è un film importante sul tema, alza il livello della discussione mostrando come le autorità locali abbiano prima approfittato di lavoratori poveri e sprovveduti provenienti dall’Africa e dall’Asia, e abbiano poi costruito un giocattolo sportivo per rendere i lavoratori “protagonisti” con un torneo di calcio a loro dedicato.

Il trailer di The Workers Cup

Di fatto, un metodo per incentivare la loro presenza nel Paese e per consigliare a più amici e persone di raggiungerli in Qatar, con ottimi profitti per le agenzie intermediarie e le aziende appaltatrici.

Il ragazzo di 23 anni che lo scorso agosto è morto alla costruzione dell’Al Wakrah Stadium aveva un fratello. Anche lui lavora in Qatar per la costruzione degli impianti del mondiale 2022. Come questa, sono numerose le storie di poveri di mezzo mondo reclutati da agenzie internazionali per un lavoro immediato e continuativo nel tempo.

Fino al ritorno a casa, o fino a un eventuale incidente.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it