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Berenguer
, 18 Ottobre 2018

Alex Berenguer, il pulcino che voleva diventare un toro


Dopo poco più di un anno di serie A ancora non abbiamo ben capito che giocatore è lo spagnolo e quali sono le sue potenzialità.

Le tortuose stradine che portano fino a Plaza de Toros a Pamplona, ogni anno si riempono di turisti e abitanti pazzi per l'encierro, la corsa dei tori, il momento clou dei sanfermines. Chi conosce le regole sa che fino a 18 anni può solo assistere all'evento o dalle celebri e costose terrazze oppure dietro gli alti steccati che circondano il percorso che si snoda lungo il centro storico della città. Pamplona è fucina di talenti, ha dato alla luce formidabili corridori (Indurain), giocatori dal grande temperamento (Goikoetxea) o con il fisico da Dio greco (Llorente), poi un giorno di 23 anni fa arriva il momento di Alejandro - detto Alex - Berenguer, faccia da pulcino e cuore da leone, dribbling ubriacante e “con la pelle colore del cuoio della sella” come chiamava Hemingway gli abitanti della capitale navarra.

Elettrico”, come lo definisce Stefano Borghi, Berenguer è un adolescente che non si applica; finisce a lavorare in fabbrica per costruire pedane di legno, perché con la stessa velocità con cui si districa nei campi da calcio, schivava anche gli impegni quando era poco più che ragazzino. Cresciuto nella terra dell'encierro, ma soprannominato quasi a mo' di beffa el pollito - il pulcino - uno scherzo del destino ora vuole che vesta la maglia granata, quella che sul petto porta il simbolo proprio del toro.

Quello stesso cuore che batterà sempre per la squadra che lo ha fatto diventare grande: “Porterò l'Osasuna sempre con me.” Carattere fiero, la sua lingua e il suo pensiero viaggiano sempre veloci senza aver paura di dire ciò che pensa: “la clausola anti Athletic Bilbao? A me non interessa, è una rivalità fra le due squadre, se un giorno il Bilbao mi dovesse chiamare, risponderei di sì.

Alla vigilia del suo primo derby di Torino, mostra la spavalderia tipica del torero: “Voglio segnare un gol nel derby a Buffon”. Fulmineo come il txupinazo, il razzo che esplode per dare il via alla festa di San Firmino, Berenguer muove le gambe in fretta verso un destino che lo vede sempre impegnato nel tentativo di prendere il pallone per le corna.

L'Osasuna è la sua ganaderìa, da lì con il suo dribbling e il suo destro ha iniziato a correre, non per scappare dai tori, ma verso la Serie A. Trasforma il mitico catino dell'Estadio El Sadar, nel suo Corral e si mette in luce con la maglia dei Los Rojillos, fino a contribuire alla promozione in Liga della squadra, qualche stagione fa.

In Italia lo notano Napoli e Torino e lui, capace di giocare esterno sia a destra che a sinistra, opta per il colore granata: “Ho scelto di vestire questa maglia perché penso di avere maggiore possibilità di giocare rispetto a se fossi andato altrove.” A Napoli ha paura che si ripeta la storia di quando era un ragazzo ed era costretto ad assistere da spettatore alle corse dei tori: “Non ho mai preso parte alla Festa di San Firmino, i miei non volevano, ma ci sono andato parecchie volte stando sempre dietro le barriere protettive”.

Nel capoluogo piemontese c'è Iago Falque: “come giocatore mi ispiro a lui”, ma le sue ambizioni lo spingono più in la, “mi piacerebbe diventare come Neymar”. Il suo avvio nel campionato italiano è un misto di sfortuna e prestazioni poco convincenti. L'impatto è quasi devastante, come uno di quei turisti che si fa male durante l'encierro.

C'è un gol annullato poco dopo l'esordio in granata che è come un toro che lo incorna, e che gli nega la gioia del primo gol in Serie A (andò a segno invece nel 7-1 contro il Trapani in Coppa Italia), lui che in carriera ha sempre segnato poco: “In campionato lo scorso anno ho segnato solo contro l'Alaves, poi un’altra in Coppa. Devo fare più gol” e come una una tragedia che si consuma nell'arena, un anno dopo a Udine gliene viene annullato un altro, regolare. Il suo primo gol in Serie A arriva con la Lazio, nel dicembre del 2017. Il suo secondo e fin'ora ultimo gol su 29 presenze con la maglia del Torino in Serie A, pochi giorni fa contro il Frosinone.

In estate il Napoli lo corteggia nuovamente, vede in lui il perfetto ricambio da usare su entrambe le fasce e il suo ex allenatore gli consiglia di prendere la strada verso Napoli “Io fossi in lui accetterei Napoli ad occhi chiusi.

Lui invece con la faccia da pulcino, ma forte come un toro, dal Torino vuole continuare la sua corsa, fiero, veloce, proprio come un pamplonés, pazzo per l'encierro.


  • Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.

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