Interventi a gamba tesa

Avremmo sognato Nibali iridato e invece…


Domenica occhi puntati sul Mondiale di Ciclismo che quest’anno si correrà a Innsbruck, su un percorso che fa venire mal di gambe solo a immaginarlo. I favoriti sono Alaphilippe, S.Yates e Valverde. Nibali vorrebbe dire la sua, ma un brutto incidente due mesi fa ha minato le sue speranze e quelle di tutti i tifosi.


19 luglio 2018. Tour de France. Siamo sull’Alpe d’Huez. Davanti un gruppetto formato dai migliori uomini di questa corsa, c’è la maglia gialla Thomas, c’è Bardet, c’è Froome, c’è il colombiano Quintana e il basco Landa. C’è anche Vincenzo Nibali, che punta tutto su questa corsa – già  vinta nel 2014 – ma che in cuor suo ha un vero e unico obiettivo: il mondiale di Innsbruck.
Sull’Alpe d’Huez come da tradizione si assiepano migliaia di persone, ubriachi, forze dell’ordine, tifosi veri o semplici scalmanati, suiveur, bevitori della domenica e grigliatori di professione. In un attimo il finimondo: Froome attacca, Nibali ha la gamba per rispondere, le immagini staccano per un attimo e quando nuovamente stringono sulla corsa, ritroviamo Nibali per terra dolorante. Un colpo al cuore per chi segue dalla TV, un colpo tremendo per il corridore siciliano. Nibali si rialza, riprende la bicicletta, prova una forsennata rimonta, arriva in scia ai migliori che nel frattempo si fanno qualche dispetto. Il verdetto di fine tappa è un disastro. Non tanto per il distacco che sarà contenuto nell’ordine dei pochi secondi, quanto per il tipo di infortunio: “frattura della vertebra”, che costringerà il siciliano al ritiro.

Tutto questo preambolo – si chiederanno i meno attenti – per una corsa che si svolgerà domenica 30 settembre ovvero oltre due mesi più tardi?
Senza quell’incidente oggi staremmo raccontando un pre-gara e un avvicinamento differente. Nibali per tornare a pedalare si è fatto operare e ha dovuto bruciare le tappe, sottoponendosi a terapie e allenamenti non previsti. Sulla sua condizione fra 2 giorni pende un grandissimo punto di domanda. “La forma? È difficile poter fare un bilancio adesso, domenica sarà un salto nel buio; c’è stato il tempo per recuperare un po’ le energie e giorno dopo giorno le cose vanno meglio, però non era così che me l’ero immaginata.” ha annunciato poche ore fa. Alla Vuelta ha cercato fondo e resistenza, negli ultimi giorni ha provato a rifinire la condizione inseguendo la brillantezza. Con un percorso di avvicinamento differente oggi – o meglio fra 2 giorni – sarebbe il favorito a 5 stelle, e invece…

Gli azzurri

Nella foto manca De Marchi che si stava preparando per la cronometro, il “Rosso di Buja” è uno dei più in forma. La squadra azzurra è compatta e quest’anno nella prova europea vinta da Trentin ha dimostrato – ben guidata da Cassani – di fare squadra.

Una stagione complicata, diciamolo, un po’ sfigata. Finalmente disegnano un percorso duro di alta montagna come – una volta – piaceva a noi e i nostri non arrivano al top. Aru si chiama fuori alla vigilia, di Nibali e già stato detto, Moscon si fa squalificare dal Tour, torna alle corse dieci giorni fa e sfodera una condizione clamorosa; qualcuno considera il percorso troppo esigente per le sue caratteristiche, ma in realtà visto il passato del classe 94 nonese, sembra tagliato su misura. Duro, durissimo, per corridori dotati di fondo e coraggio. Poi c’è il Gruppo (con la g maiuscola), perché “per esaltare il singolo hai bisogno di una grande squadra” e in questo l’Italia di Cassani non si fa mai mancare nulla. De Marchi è un uomo fidato su ogni percorso e paradossalmente potrebbe essere – Moscon escluso – il più in forma. Alla Vuelta volava, ama le corse dure, sa attaccare da lontano, sa mettersi a disposizione dei compagni. Potrebbe essere l’uomo giusto per inserirsi in una fuga da lontano a 60/70 dall’arrivo e poi diventa dura riprenderlo. Caruso e Pozzovivo potrebbero fungere da guastafeste inserendosi anche loro in una fuga da lontano; il piccolo lucano quest’anno  è stato il nostro miglior corridore nelle corse dure, Caruso ha fatto forse un piccolo passo indietro rispetto alla scorsa stagione, ma è uomo importante, adatto a percorsi come Innsbruck. Brambilla è dentro più per l’esclusione di altri (vedi Aru e Formolo) che per meriti effettivi: non in grande forma da un paio di anni per problemi di salute, alla Vuelta ha provato a fare classifica, ma non è mai parso brillante come in passato. Poi ci sono a chiudere Cataldo e Pellizotti, il primo sarà mulo da soma, il secondo spalla di Nibali: sarà regista in corsa e in collegamento diretto con Cassani e gli altri tecnici sparsi per il percorso, ruolo da sempre molto caro alla nazionale italiana.

Gli avversari

Già essere al via gli fa onore, da lui ci si può aspettare di tutto, ma non vincere. Con lui lo spettacolo è in ogni caso sempre assicurato (immagine da @facebook peter sagan)

Sentire in televisione rispettabili telecronisti che indicano il percorso adatto a Sagan fa sorridere. Se il fuoriclasse slovacco sarà al via lo farà solo per onor di firma e perché di diritto in quanto campione in carica, ma pensare a Sagan a braccia alzate dopo una corsa con un profilo simile e il terribile strappo di Gramartboden è pura fantasia. Se vince faccio lo Zoncolan a piedi (che è più facile che farlo in bici).

I favoriti si dividono tra Spagna, l’eterno Valverde cerca il titolo iridato sfiorato più volte e la giallorossa dopo anni di percorsi non adatti si presenta a questo Mondiale come nazionale tra le più forti (occhio anche a Izagirre, Mas e Nieve); Olanda con Dumoulin già argento, l’ennesimo, nella crono, Kruijswijk, Poels e Mollema, tre che non hanno paura di attaccare anche da lontano; c’è la Francia di Alaphilippe – con la condizione del Tour è il favorito, con corsa durissima potrebbe non essere davanti, ma negli ultimi mondiali a parte i proclami della viglia la corsa si è sempre decisa alla fine – e tre carte come Bardet, Pinot e Gallopin. La Colombia del trio uscito in forma dalla Vuelta: Quintana, Uran, Lopez, senza dimenticare SL Henao e la Gran Bretagna che con il Simon Yates formato 2018,  fa paura a tutti. La Polonia ha una coppia da non sottovalutare, due cagnacci buoni su ogni terreno: Kwiatkowski (l’ultimo iridato, era il 2014, prima del regno di Sagan) e Majka.
Occhio ai padroni di casa che hanno in Konrad la punta, ma tutti gli altri sono elementi validi che quest’anno vanno forte  in salita. E poi i cani sciolti da Roglic (in coppia con Mohoric) a Woods, da Dani Martin a Fuglsang (in coppia con Valgren) e Carapaz, passando per Frank, King, Buchmann. Il Belgio, che preferisce percorsi meno impegnativi per caratteristiche dei suoi corridori, rischia di tornare a casa a mani vuote, ma tanto nel frattempo si gode Evenepoel, che domina tra gli Juniores e l’anno prossimo passerà professionista. Lasciato a casa Gilbert potrà contare su Teuns uscito in grandi condizioni dalla Vuelta e su Wellens e Benoot, due che se il tempo è brutto e la corsa si fa dura, potranno anche provare il colpaccio.

Le stellette dei favoriti per Innsbruck 2018

Dominante alla Freccia Vallone e nelle tappe miste al Tour, spesso a suo agio nei mondiali anche da Under 23, il francese è forse il favorito numero uno della corsa (immagine da @facebook Julian Alaphilippe Officiel)

Badando al sodo questa è la griglia dei favoriti, per fare un nome diverso: giocatevi Woods.

***** Alaphilippe
**** S.Yates, Valverde
*** Quintana, Pinot, Roglic
** Nibali, Moscon, Lopez, Kruijswijk, Teuns, D.Martin, Kwiatkowski, Uran, Bardet, Woods
Mollema, Izagirre I., Mas, King, Konrad, Fuglsang, Carapaz. Valgren, Wellens, A.Yates, Gallopin, Poels, Majka, Benoot, Van Avermaet, Schachmann, Jungels, Kreuziger.

Percorso e svolgimento

L’ultimo percorso davvero duro fu Duitama in Colombia, andate a rivedervi le immagini, quel giorno vinse Olano, davanti a Pantani, Indurain e Gianetti, ordine d’arrivo per gente da classiche dure e Grandi Giri. Pioveva, si correva in altura, fu spettacolo e selezione. 23 anni dopo il ciclismo è diventato uno show differente, difficile immaginare corridori arrivare alla spicciolata, nonostante un percorso davvero esigente, da tappone di montagna.

La partenza da Kufstein e dopo 84 km in linea, con alcuni tratti in salita e un lungo falsopiano che porterà allo strappo di Gnadewald, si entrerà nel circuito. 6 giri da percorrere, 6 scalate sulla salita di Igls, pedalabile, ma pur sempre 7 chilometri ad ascesa e se affrontata a tutta soprattutto nella seconda parte di gara, metterà a dura prova i corridori. L’ultimo giro prevede la settima scalata di Igls e poi il Gramartboden, la Terra di Gramart. Di questo strappo/muro/salita si parla da quando è stato presentato il percorso: una parte centrale durissima, probabili 10 minuti di scalata dove si potrà fare la differenza. E poi picchiata – tecnica -verso il traguardo di Innsbruck. Una corsa dura, non solo a parole, potrebbe portare ad approcciare l’ultimo giro con Igls e Gramartboden un gruppetto massimo di 20/30 corridori. Difficile però prevedere lo svolgimento. Il timore (o la speranza) di molte nazionali sarà quello di avere un gruppetto davanti con molte seconde linee delle nazionali più forti che andranno a giocarsi le medaglie. Compito dell’Italia sarà quello di tenere Nibali (e Moscon) coperti e scatenare nella seconda parte di gara Caruso, De Marchi e Pozzovivo che avranno l’onere di entrare in ogni tentativo. L’Italia non va a medaglia nella corsa per eccellenza del programma mondiale (mentre a ogni edizione fa incetta tra juniores, under e femminile) dal 2008: era il mondiale di Varese, ci fu la doppietta di Ballan e Cunego. Era il terzo mondiale consecutivo dopo i due di Bettini che vinse nel 2006 proprio in Austria. Altro percorso, altra Italia, altro ciclismo.


 

Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.

3 Responses to “Avremmo sognato Nibali iridato e invece…”

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