Interventi a gamba tesa

Suso, e se ci fossimo presi un abbaglio?


Volevo scrivere un articolo che mettesse sotto accusa Suso, poi mentre lo stavo terminando lui ha deciso di fare ben due assist contro l’Atalanta, mettendo in dubbio tutto il mio duro lavoro. Bravo, questo però non cambia affatto le cose: siamo ancora un po’ arrabbiati con lui. Come sempre, del resto. Perché sì, Suso è proprio tutto questo: il giocatore che in un istante ti fa innamorare e nell’instante immediatamente successivo ti fa incavolare da morire.


Noi milanisti siamo un po’ fatti così: tendiamo a perdere la testa per questi personaggi estrosi ma estremamente scostanti. Un po’ com’era già successo con Pato ed El Shaarawy. Ma questa è un’altra storia…

In questo momento ci affligge un quesito alquanto audace: ma non è che in realtà siamo innamorati del potenziale inespresso di Suso, più che delle sue reali qualità dimostrate sul campo da gioco? L’argomento è di quelli ostici che espone a rischio di serie critiche, ma ci assumiamo la responsabilità di tutte le conseguenze.

Dal momento in cui l’esterno spagnolo è rientrato dal prestito al Genoa, pare essere l’unico titolare inamovibile della rosa ed uno dei pochi ad accendere veramente gli animi della tifoseria rossonera. Tant’è che nell’ultima stagione vanta ben 35 presenze in campionato. Titolarissimo assoluto insomma. Ma basti osservare attentamente il rendimento nei 6 mesi trascorsi in rossoblù – dove a fronte di 19 presenze, lo spagnolo ha segnato ben 6 gol e servito 1 solo assist – che emergono le prime considerazioni sulle qualità del giocatore. Trattasi di un discreto individualista che ha costantemente bisogno di essere stimolato. Difatti la cessione in prestito con la relativa messa in discussione gli aveva riacceso subito la voglia di fare.

Al Milan invece nessuno dei tecnici ha mai avuto il coraggio di aprire una bagarre sulla fascia destra – complice anche la scarsità di degne alternative negli anni passati – affidandosi ciecamente alle qualità dell’esterno mancino, anche quando questo non era proprio in palla. Il coraggio, per l’appunto: elemento che in questo momento manca dannatamente al Milan per definirne il carattere ed acquisire la capacità di gestire una partita di 90 minuti. E sì che Gattuso era stato soprannominato Braveheart da Pellegatti!

Appagato del “posto fisso”, Suso si accomoda quotidianamente sulla fascia destra e in base all’umore della giornata, decide – o non decide – le sorti delle partite del Milan. La chiamavano “Suso-dipendenza”, per intenderci. Tuttavia, per quanto possa sembrare brillante a intermittenza, la leziosità e la lentezza dello spagnolo negli spazi, oltreché una posizione in campo fin troppo impostata e rigida presentano un grosso limite alle sue prestazioni. Un altro elemento da considerare è la prevedibilità della manovra: è cosa nota a ogni difensore esistente sulla faccia della terra che Suso prende palla sulla fascia salvo poi rientrare verso il centro, portandosi la palla sul mancino, il suo piede preferito, per cercare il tiro in porta. Tale manovra è il marchio di fabbrica di un certo signore che di cognome fa niente meno che Robben, ma che forse viene da un altro pianeta: un’altra potenza di tiro, maggiore capacità di inserimento tra le linee e sicuramente una maggiore duttilità nei movimenti.

Lo spagnolo invece è rigorosamente francobollato sulla fascia a riproporci lo stesso movimento ad ogni partita. Una chiara dimostrazione è stata la partita contro il Napoli: con la difesa schierata a uomo, la squadra di Ancelotti ha vanificato ogni suo tentativo di tiro in porta. Ad un certo punto sembrava di guardare una partita di squash. Basta una variabile non prevista e Suso non vede la possibilità di mettere in atto alcun movimento alternativo. Verrebbe da dire che si limita a fare il compitino.

A ciò si aggiunga che, come è stato evidenziato in premessa, lo spagnolo gioca sempre e pur di non tirarlo giù – almeno a volte la sensazione è questa – non si cambia il modulo anche quando ce ne sarebbe bisogno. Infatti, il Milan è bloccato sul 4-3-3 praticamente da quando Gattuso ha preso in mano le redini del suo destino. Sì, perché il 4-2-3-1 con Suso in campo espone i rossoneri a serio rischio di subire il contropiede degli avversari con conseguenze dannose. Infatti, l’esterno rossonero tende ad essere un po’ pigro nell’aiutare i compagni di centrocampo nel lavoro di interdizione e quando perde la palla, raramente la incorre per recuperarla.

Ciò nonostante, pare proprio che di Suso non si possa fare a meno, anche se spesso quest’ultimo pare non essere all’altezza di quanto si aspetta da lui. Forse abbiamo riposto su di lui aspettative troppo elevate, forse dobbiamo semplicemente accontentarci di un buon giocatore e non dell’acclamato fenomeno e non rompergli più le scatole.  Una cosa è certa: un po’ di sana competizione su quella benedetta fascia destra non gli farebbe affatto male.


Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.