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, 25 Settembre 2018

Prospettive Italia


Con 22 punti conquistati su 24, miglior punteggio assieme agli Stati Uniti, l’Italia è approdata in grande stile alla terza fase del Mondiale di pallavolo, dove se la vedrà con Polonia e Serbia.


Con solo sei nazionali rimaste in gioco, si è ricreato un hype simile a quello delle Olimpiadi di Rio -terminate con una splendida medaglia d’argento- intorno agli azzurri, che hanno cancellato in poche gare il travagliato percorso post-Olimpico. L’estate scorsa, in particolare, era stata piuttosto complessa e avara di soddisfazioni. L’affaire Zaytsev, ovvero la sua esclusione dalla Nazionale per motivi di scarpe (con annessa diatriba tra FIPAV e giocatore), assieme alla decisione di Juantorena di prendersi un’estate di riposo a causa degli acciacchi fisici con i quale convive da anni, ci avevano privato delle due principali bocche da fuoco: il risultato è stata un’eliminazione ai quarti dal campionato Europeo e un ultimo posto nella World League.

Il Mondiale da padrona di casa (assieme alla Bulgaria), fortunatamente, ha ricondotto la Federazione a più miti consigli. Zaytsev è tornato in nazionale e Blengini, in un atto dal valore più che simbolico, lo ha nominato capitano. Si è ricomposto così lo stesso sestetto che ha disputato le Olimpiadi, eccezion fatta per i due centrali (Birarelli e l’infortunato Piano) sostituiti da Anzani e Mazzone, e dopo una Nations League piuttosto interlocutoria -che non è mai sembrata essere un vero obiettivo- l’Italia è stata accreditata da subito tra le favorite per il Mondiale: quasi tutti i bookmakers la davano immediatamente a ridosso di Russia, Brasile e Francia.

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Che Italia abbiamo visto fin qui

Occorre innanzitutto chiarire come è strutturato il Mondiale, dato che le formule delle competizioni internazionali di volley sono sempre parecchio complesse, quasi a voler intimorire i neofiti di questo sport. Nella prima fase, le 24 nazionali qualificate sono state divise in 4 gironi da 6; le prime 4 di ciascun girone hanno preso parte alla seconda fase (strutturata in 4 gironi da 4), portandosi dietro tutti i punti acquisiti nella prima. Si sono poi qualificate alla terza fase le vincitrici dei quattro gironi (Italia, Brasile, Stati Uniti e Polonia) più le due migliori seconde (Russia e Serbia): di queste sei, quattro approderanno in semifinale.

Inserita in un girone oggettivamente non proibitivo con Belgio, Slovenia, Argentina, Giappone e Repubblica Dominicana, l’Italia ha letteralmente dominato la prima fase, conquistando 15 punti su 15, lasciando per strada solamente 2 set (con Argentina e Slovenia) e certificando una crescita evidente rispetto alla Nations League disputata a Giugno.

La novità più importante della prima fase è stata senza dubbio il sempre maggiore coinvolgimento di Anzani e Mazzone nel gioco d’attacco. Giannelli ha mostrato infatti una distribuzione più omogenea dei palloni, fondamentale non solo per evitare un’eccessiva dipendenza da Zaytsev e Juantorena, ma anche per averli più lucidi e meno marcati ad opzione dal muro avversario nelle fasi più delicate dei set. I due centrali, nelle prime cinque sfide, hanno attaccato quasi il 23% dei palloni, un dato in notevole crescita rispetto alla Nations League e ancor di più rispetto al Mondiale di 4 anni fa, quando con Travica in regia si raggiungeva a stento il 15%.

Assieme all’influenza dei centrali nel gioco, è aumentata anche quella delle pipe di Filippo Lanza. Sulla P1, in particolare, Giannelli ha diminuito notevolmente i palloni verso la sua uscita preferita -Juantorena in 2- smarcando spesso e volentieri il neo schiacciatore di Perugia.

Zaytsev e Juantorena sono rimasti comunque i due principali punti di riferimento, in particolare quest’ultimo, che è stato l’attaccante più servito ed ha chiuso i primi 5 match con il 53% in attacco, in barba ai problemi fisici con i quali è costretto a convivere. Ivan Zaytsev, palesemente rinvigorito dal non dover più sprecare la sua potenza di fuoco come schiacciatore-ricevitore, è risultato il miglior attaccante di tutto il Mondiale nella prima fase con un impressionante 62,7%.

La partita migliore degli azzurri fin qui è stata quella contro il Belgio, una vera e propria rivincita per l’eliminazione dagli ultimi europei, terminata 3-0 con parziali (25-20, 25-17, 25-16) a dir poco perentori. La squadra allenata da Anastasi, che si era presentata all’esordio stampando 12 muri all’Argentina, non è riuscita a realizzare nemmeno un muro-punto contro i nostri attaccanti perfettamente orchestrati da Giannelli. Tanto per dare un’idea, Zaytsev ha terminato la gara con l’88% in attacco, la migliore performance sin qui vista al mondiale, al quale ha abbinato 5 ace diretti al servizio. Contro l’Argentina, invece, l’Italia ha incontrato più di qualche difficoltà, complice una ricezione quasi mai pulita, ma è riuscita a gestire un paio di black out e soprattuto le fasi più delicate dei set, mostrando una maturità e una concretezza che in altri casi era mancata.

Approdata alla seconda fase con un rassicurante +4 sulla seconda (i sorpendenti Paesi Bassi) e +5 sulla terza (la corazzata Russia), l’Italia ha ipotecato il pass alla prima gara battendo 3-0 la modesta Finlandia. Lo scontro successivo, quello con la Russia, si è trasformato in un test match (perso 3-2) contro l’unica avversaria di primissima fascia sin qui incontrata, dal quale sono emerse indicazioni piuttosto chiare sull’Italia che vedremo nelle prossime due sfide che valgono l’accesso in semifinale. I russi si sono imposti per 3-2, ma è stato sicuramente incoraggiante per gli azzurri giocarsela contro quella che per molti era la favorita numero 1 alla vittoria finale (adesso i bookmakers propendono per l’Italia). I ragazzi di Blengini sono stati bravi a colmare la differenza in termini di valore assoluto con l’avversario giocando -almeno nel primo e nel quarto set- la miglior pallavolo che è nelle loro corde, fatta di intensità, grande pressione al servizio e reattività in difesa. Il vero mismatch c’è stato sul piano fisico e quindi in modo particolare a muro, con 2 soli muri-punto contro gli 11 dei Russi, che nel fondamentale sono devastanti. Oltre alla difficoltà nella lettura dei centrali, si sono palesati nuovamente i limiti a muro dei nostri posto 4, Lanza su tutti.

In una gara equilibratissima, l’Italia ha attaccato meglio ma ha sofferto a muro.

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Zaytsev e Juantorena sono tornati a cannibalizzare la produzione offensiva, attaccando il 62% dei palloni totali (37% Zaytsev e 25% Juantorena), mentre i due centrali hanno attaccato solo il 16% dei palloni. Nell’analizzare questo dato, però, si deve tener conto dell’aggressività della Russia in battuta -una delle (tanti) armi a disposizione del sestetto di Shlyapnikov- che ha messo in difficoltà la nostra ricezione, abbassando notevolmente le percentuali delle ricezioni positive (+) e perfette (++) e costringendo un Giannelli (comunque sempre lucido) a ricorrere con più frequenza agli attaccanti di palla alta. Più che una regressione nel gioco, infatti, si è trattato di un adattamento dovuto alla forza dell’avversario. Zaytsev ha chiuso su percentuali più “umane” in attacco, con un 49% tutto sommato positivo considerando le difficoltà create dal muro russo, in linea con il 50% di Juantorena, mentre Pippo Lanza dopo un ottimo primo set ha faticato molto sia in seconda linea che nel trovare colpi fuori dal muro in attacco, venendo sostituito in corso d’opera da un Maruotti altrettanto in difficoltà nei colpi offensivi (ma positivo in battuta).

Le avversarie e come affrontarle

Per quanto con sole 6 squadre rimaste in gioco il livello di qualunque avversaria sia altissimo, si può comunque tirare un sospiro di sollievo per aver evitato il girone di ferro con Russia, Stati Uniti e Brasile. I Russi, per quanto evidenziato prima, non solo  probabilmente per caratteristiche risultano l’avversario peggiore per la nostra nazionale, ma quando sono in giornata possono essere la squadra da battere. Gli USA si sono ripromessi di portare a casa l’oro e fin qui non hanno sbagliato un colpo, vincendo 8 gare su 8. Per peculiarità della rosa il loro gioco -tra tutte le contendenti- è il più simile a quello dell’Italia, con una battuta fin qui meno efficace della nostra ma con la consueta maniacale cura della difesa, eredità di Karch Kiraly. Se a muro -insieme alla nostra Nazionale- sono la squadra (tra le 6 finaliste) con le statistiche peggiori, dal punto di vista offensivo possono vantare 3 dei primi 5 migliori attaccanti della competizione: l’opposto Matt Anderson primo assoluto con un 59,21%, seguito dai due posto 4, Sander (quarto con 56,8%) e Russel (quinto con 56,6%). Christenson, che la prossima stagione sarà a Modena con Zaytsev, nelle gare più difficili ha sapientemente alternato primi tempi e pipe, per poi aprire il gioco mandando in crisi le traslocazioni laterali del muro avversario.

I 10 migliori attaccanti del Mondiale. Tre dei primi 5 sono Statunitensi.

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Il Brasile, trascinato dal solito Bruninho, sembra aver perso un po’ di smalto, complice il clamoroso passo falso con i Paesi Bassi, ma sulle gare da dentro o fuori resta squadra di grande esperienza (e ne sappiamo qualcosa). Un nostro approdo in semifinale ci porterebbe a sfidare una di queste 3 Nazionali: dovendomi sbilanciare, dire che contrariamente al solito Russia e USA sembrano uno spauracchio più grande del Brasile.

Sulla nostra strada ci saranno invece la Polonia e la Serbia. La Nazionale biancorossa è Campione del Mondo in carica, ma non sembra ai livelli del mondiale casalingo di 4 anni fa. Hanno superato la prima fase con 5 vittorie, mentre la seconda -con 2 sconfitte su 3 incontri- ha messo in luce la discontinuità del sestetto di coach Heynen. E’ una squadra capace di perdere contro l’Argentina di Velasco già eliminata (con il Maestro che a fine partita ha esultato pacatamente) e di prendere a pallonate due giorni dopo la Serbia vincendo per 3-0 in un’ora scarsa di gioco.

Il Maestro esulta con compostezza dopo la vittoria sulla Polonia.

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La stella è il solito Bartos Kurek, due anni in chiaroscuro alla Lube tra il 2013 e il 2015. Fin qui ha attaccato con un 47%, che rispecchia le prestazione ondivaghe della squadra. In ascesa c’è Szalpuk, martello del PGE Skra Belchatow, che ha conquistato una maglia da titolare grazie al suo 50,3% in attacco (il migliore dei suoi). In regia c’è l’esperto Fabian Drzyzga, palleggiatore dalla una distribuzione piuttosto scolastica ma abbastanza precisa. Statisticamente, la squadra non eccelle in nessun fondamentale, ma ha percentuali migliori dell’Italia in ricezione, grazie al libero Zatorksy (36% di perfetta) ed al capitano Kubiak (28,1%): per metterli in difficoltà con il servizio sarà fondamentale puntare Szalpuk, M1 molto offensivo che costituisce l’anello debole della ricezione. Inoltre, bisognerà tenere conto che la Polonia mura molto bene con i laterali: lo stesso Szalpuk fin qui è insieme a Kurek il miglior giocatore per muri-punto della Polonia (14 ciascuno).

La Serbia è una squadra “molto italiana”, anche se non nell’accezione di Stanis La Rochelle. Allenata da Niko Grbic (che guida anche la Calzedonia Verona in Superlega), ha il suo principale riferimento offensivo nel capitano di Perugia Aleksandar Atanasijevic, reduce dal triplete italiano col club umbro ed autore di 38 punti (record in un Mondiale) nel 3-2 contro la Francia, partita nella quale ha attaccato con il 65% di efficienza.  Proprio quel 3-2 è stato decisivo a far passare, pur avendo fatto meno punti,  la Serbia a scapito dei francesi per un crudele meccanismo del regolamento che predilige il numero delle vittorie (6 della Serbia contro le 5 Francia) ai punti effettivi (che contano solo in caso di parità di successi). L’Italia affronterà la Serbia Mercoledì, quindi nella gara di apertura di questa terza fase, che potrebbe già essere decisiva. Per avere la meglio sugli slavi, che negli ultimi dieci anni sono stati la nostra bestia nera assieme al Brasile (fortunatamente non si erano qualificati all’Olimpiade), bisognerà innanzitutto sfruttare la grande conoscenza dei colpi di Atanasijevic per provare a limitarlo. I centrali azzurri in assistenza dovranno lavorare molto per essere contemporaneamente invadenti e composti su Uros Kovacevic(che fin qui ha il 52,27% di efficienza in attacco), schiacciatore mancino di Trento che compensa un’esplosività non elevatissima con un vasto repertorio di colpi d’attacco e una bravura fuori dal comune nell’usare il muro, come ha fatto vedere magistralmente con la Russia. Sarà fondamentale mantenere alto il livello in battuta, considerando che i due schiacciatori serbi Kovacevic e Ivovic (o Petric, che spesso gli subentra) messi sotto pressione tendono a ricevere staccato da rete ed hanno in generale percentuali molto basse di ricezione perfetta. Questo potrebbe limitare molto il gioco al centro di Podrascanin e del nuovo acquisto di Trento Lisinac, costringendo il vero punto debole della Serbia, il palleggiatore Jovovic (ex Monza), ad un gioco scontato sui laterali.

Quali sono le prospettive dell’Italia?

Evitato il girone di ferro, ci attendono comunque due sfide complesse con Serbia e Polonia ma, per quanto fatto vedere fin qui, l’Italia può e deve ambire almeno alla semifinale. Considerando il livello delle avversarie, è verosimile aspettarsi -soprattutto contro la Serbia- una Nazionale tatticamente vicina a quella vista contro la Russia, che quindi tornerà un po’ all’antico in termini di distribuzione del gioco privilegiando gli attacchi di Zaytsev e Juantorena. Le due stagioni come posto 4 hanno fatto crescere Ivan nella gestione e nella variazione delle traiettorie d’attacco, e sembra ancora più consapevole che a Rio di potersi prendere la squadra sulle spalle.  Dalle prestazioni dei due e del regista Giannelli (non a caso, i tre giocatori di maggior spessore internazionale) dipenderanno molte delle nostre fortune. Potrebbe però rivelarsi decisivo il trend di crescita in attacco di Anzani e Mazzone, in grado di portare quell’upgrade in termini di soluzione rispetto all’argento olimpico. La battuta sin qui ha tenuto una media elevata di ace e ha costretto spesso e volentieri i palleggiatori avversari a ricorrere all’attacco di palla alta. L’intera squadra ha interpretato bene il fondamentale e non c’è solo Zaytsev a garantire dei break con i suoi ace (14, secondo dell’intera competizione), perchè anche Juantorena (10 ace) e Giannelli (7) hanno un’ottima salto rotante e Mazzone (10) possiede una salto float efficiente ed estremamente utile tatticamente Mantenere questo livello di battuta potrebbe compensare le nostre difficoltà a muro, che rimane il tallone d’Achille della squadra. Infine, c’è il lavoro oscuro ma importantissimo di Colaci, che al momento è tra i migliori al mondo nel ruolo di libero e garantisce qualità in difesa e sicurezza nella fase di ricostruzione.

I progressi tecnici compiuti dalla nazionale italiana, insomma, sono sotto gli occhi di tutti. Per cullare il sogno di conquistare un Mondiale che manca da 20 anni, dall’ultimo atto della generazione dei fenomeni in Giappone nel 1998, ci sarà bisogno di confermare tutto il buono fatto finora. Per compiere quell’ultimo step per passare da un’ottima squadra ad una grande squadra spesso c’è la necessità anche di far ricorso a quegli elementi spesso intangibili per i non addetti ai lavori come la freddezza nei momenti decisivi e la coesione del gruppo. Quest’ultima non è mai mancata, come non mancherà l’incitamento del pubblico di Torino. Il resto lo vedremo tra poco, consapevoli che già un piazzamento sul podio sarebbe un ottimo risultato, ma che nel contempo questo gruppo ha voglia di fare quel passo in più.


  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore.
    Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali.
    Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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