Interventi a gamba tesa

Guida alla Liga 2018/2019


Tra grandi campioni, allenatori istrionici e squadre pronte a soprendere sta per entrare nel vivo il campionato più divertente del mondo, fatto di idee tattiche estreme e caterve di gol. Se volete andare oltre all’idea che la Liga sia un campionato scontato e già deciso in partenza, ecco a voi 5 spunti per godervi appieno la nuova stagione di calcio made in Espana anche nelle più piovose e deprimenti domeniche di Gennaio.


Il solito dualismo

Inutile girarci intorno. La Liga è soprattutto Barca-Real. Il Clasìco di Spagna, è qualcosa di più di una semplice partita di pallone. A fianco di una sana rivalità sportiva, questa sfida ha sempre rappresentato il contrasto tra le due realtà sociali e culturali dominanti (quella catalana e quella castigliana) della penisola Iberica. Negli ultimi anni poi si è sfociati addirittura nel politico. Le rivendicazioni di indipendenza della Catalogna sono state fatte proprie in toto dal club culè, che si è trasformato nel più importante veicolo di trasmissione delle spinte secessioniste della regione. Vedere tifosi blaugrana al Camp Nou che sventolano bandiere a strisce giallorosse della Catalogna è ormai ordinaria amministrazione. Anche alcuni giocatori, su tutti il capitano blaugrana Piquè si sono “politicizzati”, con quest’ultimo che in più di un’intervista, parlando del referendum per l’indipendenza, è andato a scomodare un’ eredità scomoda come il Franchismo. Ciò non toglie che la sfida che contrappone l’unionismo monarchico e l’indipendentismo Catalano, al di là dei risvolti politici e sociali, sia anche, sul campo da pallone, la sfida tra le due migliori realtà calcistiche del pianeta.

Almeno sulla carta, quest’anno il Real sembra partire un gradino più indietro rispetto ai rivali. Gli addii di Zidane e Cristiano Ronaldo, i due protagonisti dei successi europei dell’ultimo triennio, semplicemente non sono colmabili. In panchina è arrivato Lopetegui, un allenatore con un’idea di calcio di possesso molto meno pragmatico di quello del suo predecessore. Se Zizou ha fatto le fortune del Real su una squadra in grado letteralmente di adattarsi ad ogni avversario e ad ogni contesto, con Lopetegui vedremo una nuova squadra in quel di Chamartìn.

La cessione di Ronaldo, che momentaneamente (il mercato è ancora aperto in Spagna) non è stato sostituito, darà nuova centralità a Luca Modric. Nell’ambito di una squadra che punterà poi come detto a controllare il gioco anche contro gli avversari più impegnativi del campionato (non solo il Barca), il croato sarà ancora più responsabilizzato. E’ a lui ed alla creatività di Isco che si affiderà Lopetegui per riportare il titolo nella capitale. Senza dimenticare che il Real ha in rosa un certo Gareth Bale, autore di un precampionato strepitoso. I giocatori in grado di cambiare le partite (e l’intero campionato), non mancano. Che la mano di Lopetegui sia come quella di Zizou, onestamente, ne dubito.

Non sarebbe stato così male vederlo in Italia…

I campioni in carica del Barcellona partono più che mai come favoriti. Valverde ha puntato forte nella sessione di mercato sull’ampliamento della rosa, mantenendo l’ossatura di una squadra capace di dominare il campionato nella scorsa stagione. I vari acquisti di giovani come Clement Lenglet in difesa, Arthur (dal Gremio) a centrocampo, e Malcom in attacco, si inseriscono alla perfezione in quest’ottica. Il Barcellona ha enorme bisogno di giocatori in grado di far rifiatare i titolarissimi, arrivati fisicamente spremuti al momento clou della stagione scorsa (chiedere alla Roma per conferma). I nuovi arrivi si riveleranno senza dubbio buoni innesti per il campionato, con Malcom che sta già insediando il posto da titolare di un Dembelè mai ambientatosi finora al Camp Nou.
Con l’addio di Iniesta l’anima di questa squadra si collocherà ancora di più sull’asse Piquè – Busquets – Messi. Toccherà di nuovo a questi giocatori di livello assoluto guidare il Barcellona attraverso un campionato lungo e logorante, nella sfida a distanza con il Real Madrid, sui campi di mezza Spagna, ancora prima che nei due scontri diretti. Che la Liga alla fine non è mica solo il Clasìco.

L’anno del Cholo?

La sorprendente vittoria della Liga 2013-2014 sembrava poter aprire per l’Atleti una nuova epoca d’oro, fatta di campionati giocati alla pari con le grandi e nuovi trofei da sollevare. Se da un lato senza dubbio si è aperto un nuovo ciclo per la seconda squadra di Madrid, ormai stabilmente ai vertici, non si può non nascondere un po’ di delusione per i risultati in Liga degli uomini del Cholo. Ogni anno che passa i Colchoneros sembrano essere sempre più competitivi, e con una rosa sempre più completa, salvo poi perdere terreno contro le piccole (si vedano in pareggi in casa contro Eibar, Betis e Girona della scorsa stagione) e lasciare il campionato a Real o Barca. Poteva quindi questa stagione partire in maniera diversa?

Sulla carta l’Atleti è una squadra da primo posto. Possiede la miglior coppia di centrali al mondo (Diego Godìn e Josema Gimenez) e il miglior portiere del campionato; ha in Griezmann l’ultimo “anti-Messi” rimasto in Liga e in Saùl Niguez il cuore della Nazionale Spagnola del futuro. Perchè allora continuiamo a vedere l’Atletico solo come un’ottima squadra, ma non come una credibile contendente al titolo? Con 22 gol subiti in 38 partite di Liga nel 2017-2018 l’Atletico si è rivelato troppo carente in fase offensiva (appena 58 gol fatti, solo uno in più del Villarreal quinto), soffrendo la poca profondità di una rosa che raramente Simeone decide di rimaneggiare. Se l’Atleti rimane una squadra praticamente inaffrontabile in sfide ad eliminazione diretta (l’anno scorso il Cholo si è comunque portato a casa l’Europa League, non dimentichiamolo, e ha strappato la Supercoppa Europea al Real con uno strameritato 4-2), nell’arco di un campionato da quasi 40 partite i Colchoneros non riescono semplicemente ad arrivare fisicamente pronti al momento chiave della stagione. 4 sconfitte e 3 pareggi nelle ultime 12 giornate di Liga dello scorso anno sono l’impietosa testimonianza delle difficoltà di Simeone con il turnover.

Saùl Niguez, l’uomo dei gol pesanti

Anche per questo la dirigenza guidata dal presidenze Cerezo si è mossa più del solito sul mercato, arrivando a spendere più di 120 milioni di euro, portando rinforzi in tutti i ruoli: Arias dal PSV per sostituire l’eterno Juanfran, Rodri dal Villarreal come rinforzo a centrocampo, ma sopratutto Thomas Lemar (pagato “appena” 70 milioni) per coprire il deludente Vitolo sull’out di sinistra. Con questi rinforzi i tifosi Colchoneros sperano di vedere una squadra diversa durante la lunga campagna di Liga: dubbi sulla tenuta difensiva non sembrano esserci, senza dubbio servirà il miglior Griezmann per spremere quanto più calcio possibile da ciò che rimane di Diego Costa, mentre centrocampisti associativi come Lemar e Saùl dovranno contribuire a migliorare la fase di possesso di una squadra che da sempre gioca meglio quando lascia il pallone tra i piedi degli avversari. Per il Cholo in ogni caso, a prescindere da come finirà la stagione, sembra essere arrivata la fine di un ciclo. Vedremo se il tecnico di Buenos Aires sarà in grado di chiudere la sua esperienza a Madrid come l’aveva cominciata, con la vittoria della Liga.

Attenti al Valencia

La stagione di Liga 2017-2018 è stata quella della resurrezione del Valencia. Da sempre terza forza del campionato spagnolo la squadra Che negli ultimi 10 anni è sprofondata in un continuum spazio-temporale fatto di crisi finanziarie, allenatori incompetenti e scelte di mercato folli. Per riuscire nel miracolo serviva un uomo dal polso fermo e dai metodi quasi dittatoriali. Uno come Marcelino Garcìa Toràl. L’ex tecnico del Villarreal ha sfruttato l’ambiente tossico creatosi intorno alla squadra per fare subito gruppo. Si è liberato degli esuberi in rosa, ha inserito qualche elemento nuovo (su tutti, il mai rimpianto a Milano, Kondogbia e la sopresa Gonzalo Guedes) e grazie ad un 4-4-2 molto diretto e reattivo ha raggiunto un quarto posto che ad inizio stagione sembrava impensabile per una squadra costruita per un campionato da centro classifica. Per l’allenatore castigliano ora si prospetta la stagione della conferma.

Ma cosa hanno fatto al Kondogbia che abbiamo visto in Serie A?

La qualificazione diretta alla Champions League ha spinto la dirigenza a spendere senza troppe remore per portare a Mestalla i giocatori voluti da Marcelino. E’ stato riscattato Kondogbia per 25 milioni, vero uomo-simbolo della resurrezione del Valencia, e sono arrivati due giocatori perfetti per il gioco fatto di corsa e contropiede tipico del tecnico ex-Villarreal, come Daniel Wass (dal Celta Vigo) e Kevin Gameiro (dall’Atletico). A vedere la rosa del Valencia balza agli occhi la completezza di una squadra che punta a migliorare il quarto posto della passata stagione. In difesa l’esperienza di Garay sarà senza dubbio determinante, mentre a centrocampo Marcelino può contare su un giocatore di livello superiore come il capitano Daniel Parejo e su un giovane di prospettiva come Carlos Soler. E’ nel reparto offensivo però che la squadra Che mostra appieno i muscoli. Potenzialmente Marcelino può contare su 4 titolari, a giocarsi i due posti come partenti nel 4-4-2. Dal nazionale spagnolo Rodrigo Moreno (autore di 16 gol in 34 partite la scorsa stagione), passando per un trequartista come Santi Mina, fino ad arrivare ai due nuovi acquisti Gameiro e Batshuayi, Marcelino ha l’imbarazzo della scelta. Da un attacco letale in profondità con la coppia dei due nuovi arrivati fino ad uno più associativo con una seconda punta come Mina e un centravanti “sgobbone” alla Rodrigo, l’attacco del Valencia può fare male a qualsiasi avversario. La vera sfida per Marcelino sarà giostrare bene la rosa nel suo insieme e dosare l’impiego dei vari titolari, considerando l’impegno infrasettimanale della Champions League.

Intanto i Che hanno esordito con un pareggio 1-1 in casa con l’Atleti che sa un po’ di beffa per quanto visto in campo, ma più che incoraggiante dal punto di vista del gioco, considerando anche l’avversario. Parejo e Kondogbia hanno letteralmente annullato Saùl, mentre Rodrigo si è reso protagonista di una partita a tutto campo, fatta di pressing e ricezioni tra le linee (condita anche da un gol). Ai giocatori di Marcelino è mancato soltanto un po’ di cinismo sotto rete, probabilmente dovuto alle scorie della pausa estiva, ancora da smaltire per molti giocatori. Nel dubbio, se come diciamo spesso in Italia, confermarsi è più difficile che sorprendere, il Valencia di Marcelino sembra sulla strada giusta per un altra ottima stagione.

Un grande ritorno

Nella periferia sud-est di Madrid, a qualche chilometro dal quartiere borghese di Chamartìn e dall’imponente Santiago Bernabeu, tra cervecerìe e bar di tapas, si erge il piccolo stadio di Vallecas, un catino da poco più di 15mila posti, che ogni weekend diventa il palcoscenico della terza squadra di Madrid, il Rayo Vallecano. Il Rayo è una squadra nata e costruita ad immagine e somiglianza del proprio quartiere, e dei propri tifosi. E’ una realtà modesta, operaia e con una bacheca decisamente scarna. Se però mancano i trofei, quello che non manca a Vallecas è la passione.

Il ritorno del Rayo in Liga dopo due anni di purgatorio in Segunda è il simbolo della bontà di un progetto che va ben oltre i limiti di una piccola realtà. Da sempre Los Rayistas sono una delle squadre più iconiche non solo di Spagna. Vuoi per il tifo sempre incandescente (e molto politicizzato) o per le maglie che conservano ancora oggi un fascino retrò, assistere ad una partita della terza squadra di Madrid è sempre uno spettacolo. Sul campo l’orgoglio di un quartiere che si sente diverso rispetto al resto della città, si esprime in un gioco sempre propositivo, lontano dall’idea di squadra catenaccio tipica di chi lotta per salvarsi. Già prima della retrocessione, con un santone come Paco Jèmez in panchina, il Rayo era una squadra che giocava per contendere il possesso palla addirittura al Barcellona.

Con la retrocessione e con l’arrivo dell’ex-Malaga Mìchel, nulla è cambiato, a testimonianza di un’idea di calcio ben radicata a Vallecas. Nella gara d’esordio della stagione il Rayo è stato la sfortunata vittima della resurrezione di Andrè Silva. In una partita sostanzialmente equilibrata (49% a 51% di possesso, 4 tiri in porta a 6) il talento di Franco Vazquez e la qualità sotto rete dell’ex-Milan hanno fatto la differenza, affondando una squadra senza dubbio coraggiosa, ma che deve ancora riprendere confidenza con i ritmi e l’intensità della Primera Divisiòn. Per i Bukaneros, la frangia più importante della tifoseria del Rayo, sarà una lunga e sofferta stagione. Il Rayo dovrà giocarsi la salvezza contro squadre senza dubbio più attrezzate come Levante, Getafe o Eibar. Mìchel può affidarsi al talento dell’argentino Oscar Trejo, al sinistro del figliol prodigo Gael Kakuta (per lui è il terzo ritorno a Vallecas in 5 anni) e soprattutto ai gol del canterano del Real Madrid Raùl de Tomàs, capocannoniere della Segunda Divisòn l’anno scorso e già sul taccuino degli scout di mezza Spagna.

Come si fa a non amare subito questa camiseta?

Senza dubbio per il Rayo ci sarà da sudare per rimanere in Liga. Ma le partite della terza squadra di Madrid, sono sempre garanzia di spettacolo grazie ad una tifoseria tra le più calde d’Europa e ad una squadra modesta che però non disdegna mai un calcio spettacolare e propositivo. Se davvero volete apprezzare come si vive il calcio in Spagna, e non avete in programma di passare per Madrid nei prossimi mesi, allora accendete subito la tv e godetevi lo spettacolo di una partita del Rayo all’Estadio de Vallecas.

I migliori nuovi arrivi

Andrè Silva
Scaricato dal Milan quasi con sollievo sulle sirene della chiusura della finestra di mercato, l’attaccante portoghese si è presentato come meglio non poteva: con una tripletta all’esordio.
Con Franco Vazquez forma già una coppia offensiva tra le più interessanti del campionato, senza dubbio dal punto di vista tecnico. Sono entrambi giocatori fuori categoria se consideriamo il loro modo di dare del “tu” al pallone e dopo 90 minuti hanno già mostrato un’intesa invidiabile, aiutati anche da un sistema, quello del nuovo tecnico Pablo Machìn, che lascia completa libertà di svariare alle due punte. In Italia Andrè Silva ha ampiamente sofferto l’inserimento in una rosa del tutto rimaneggiata e con meccanismi offensivi rudimentali (almeno fino all’arrivo di Gattuso), oltre che un ambientamento difficile con il tatticismo del calcio italiano in generale, venendo senza dubbio scaricato troppo presto. A Siviglia ha già trovato l’ambiente ideale: rilassato, con aspettative non troppo alte per la stagione e con un sistema di gioco cucito per lasciare libertà creativa alle punte. Niente di meglio per un centravanti sembrato molto in difficoltà nel dover reggere dal solo il peso di un attacco. La caccia al titolo di pichichi è ufficialmente aperta.

Gerard Moreno
Trasferimento interno (dall’Espanyol al Villarreal) passato incredibilmente sotto traccia, testimonia le velleità di un Submarino Amarillo che è pronto a giocarsi il tutto per tutto per un posto in Champions League. L’arrivo del centravanti canterano proprio del Villarreal, copre l’ultimo buco rimasto nella rosa di Javi Calleja, una delle più interessanti e complete del campionato. Gerardi Moreno è un attaccante molto sottovalutato, in particolare in patria, dove non è apprezzato il suo essere una punta essenzialmente vintage. In un campionato con centravanti sempre più orientanti a favorire la manovra di squadra e ad ali che segnano valanghe di gol, Moreno è un numero 9 duro e puro, un giocatore che guarda solo al gol. Nella scorsa stagione ha segnato 20 gol con la seconda squadra di Barcellona, agendo come unica punta alle spalle di un trequartista come Estebàn Granero su cui ricadevano tutte le responsabilità creative. Arrivato a Villarreal per dare fiato ad un Bacca non più nel fiore degli anni, rimane da vedere come un attaccante del genere, a là Icardi per intenderci, riuscirà ad inserirsi in un sistema che richiede molto sacrificio in entrambe le fasi anche alle punte. Per Gerard Moreno è arrivato il momento del grande salto.

Thomas Lemar
Per ora (ricordo ancora che la finestra di mercato in Spagna è aperta) di gran lunga l’acquisto più affascinante di questo mercato in Liga. Se non altro per il contrasto tra il giocatore che è adesso Lemar e lo stile di gioco tipico del Cholismo. L’ex ala del Monaco è infatti un giocatore estremamente creativo, dotato di un sinistro al velluto e a suo agio in un contesto offensivo e verticale come quello del Monaco di Jardim. Riuscirà ad ambientarsi in una squadra reattiva come l’Atletico? Per ora il Cholo ha deciso per la continuità: nelle prime uscite dell’Atletico ha confermato Lemar come ala sinistra, il ruolo che rivestiva anche in Francia, utilizzandolo come regista largo per dare un po’ di respiro a Saùl, altrimenti unico vero faro della squadra in fase di possesso. Già nella sfida di Supercoppa, Lemar ha messo in mostra tutti e suoi pregi, e anche qualche difetto. Si tratta di un giocatore con un sensibilità superiore nel sinistro, ma anche con un accelerazione sul breve che gli permette di agire come ala pura, a suo agio anche nell’ uno contro uno.

Direi proprio che il sinistro c’è.

Nonostante la duttilità e le maggiori garanzie che può offrire rispetto a un corridore puro e semplice come Vitolo, Simeone dovrà lavorare sull’attitudine difensiva del nazionale francese, apparso, in questi primi match, lontano dal sacrificio in copertura che il Cholo richiede ai suoi giocatori.
Senza dubbio, l’acquisto più caro della storia dei Colchoneros (70 milioni cash), offre all’Atleti nuove soluzioni e una creatività fuori dal comune sulla fascia sinistra. Starà al Cholo renderlo l’acquisto decisivo per la conquista della Liga.


 

Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.