Interventi a gamba tesa

Il calciomercato dei ritorni: la Serie A non si dimentica


Chiamatela saudade, chiamatela nostalgia, chiamatela mancanza di casa. Questo calciomercato estivo, chiusosi con pochi colpi di scena, ma palcoscenico dell’acquisto del secolo, Cristiano Ronaldo alla Juventus, si è distinto per la sua caratteristica meno attesa: la nostalgia di casa. I giocatori che sono tornati in Serie A sono stati diversi, chi prima, chi dopo, perché dell’Italia, della Serie A, non ci si dimentica così facilmente.


Il Torino, nell’ultima giornata di campionato, ne ha addirittura accolti due, di nostalgici: Simone Zaza e Roberto Soriano, entrambi spediti in Spagna un anno e due anni fa, rispettivamente, entrambi pronti a rimettersi in gioco nel loro campionato. L’ex centrocampista della Sampdoria, che con Sinisa Mihajlovic allenatore era arrivato al suo massimo raggiungendo anche la convocazione nella nazionale italiana – lui che è nato in Germania e ha passaporto tedesco – è stato chiaro: voleva tornare in Italia, l’esperienza in Spagna è stata formativa, il Villarreal gli ha permesso di provare un calcio diverso, di crescere caratterialmente e tatticamente, ma all’età di 26 anni la mancanza di casa si è fatta sentire. E allora ecco Torino, la città perfetta anche per Simone Zaza, che si affida a Walter Mazzarri per tornare protagonista, accanto ad Andrea Belotti, e riprendersi anche la nazionale azzurra.

Magari proprio insieme al Gallo. Quella dell’ex centravanti del Valencia, d’altronde, è una storia particolare: anche lui è un ex della Sampdoria, che tra l’altro ha provato a prenderlo nelle ultime ore di mercato, ma a differenza di Soriano, che la 21 doriana l’ha sempre indossata con abnegazione, la storia di Zaza è più turbolenta, fatta di porte sbattute e di dichiarazioni non sempre felicissime o amate dal tifo della Gradinata Sud. Dopo anni di prestiti e di peripezie, il capitolo più buio della sua carriera è stato quel rigore sbagliato contro la Germania, agli Europei del 2016, con la Nazionale di Antonio Conte. Tornare in Italia due anni dopo non è facile, ma le sfide vanno affrontate, e anche i propri fantasmi.

Roberto Soriano, classe ’91, arriva al Torino in prestito dal Villarreal

Il primo che ha inaugurato questo filone di ritorni, però, è stato Javier Pastore. El Flaco era partito da Palermo, dove si era fatto apprezzare da tutta Europa e da tutt’Italia. Due anni in rosanero e poi una cessione che fece impazzire Maurizio Zamparini, capace di inanellare in quegli anni colpi à la Cavani: il Paris Saint-Germain versò nelle casse dell’imprenditore friulano ben 43 milioni di euro nel 2011. Per l’argentino sette anni a Parigi, al Parco dei Principi, poi all’età di 29 anni il sogno di tornare in Italia, con la Roma, per raccontare nuove storie e per tornare a casa, a quel calcio che l’ha consacrato, e per tornare a far paura agli avversari. Avversari tra i quali non ci sarà il Palermo, adesso in Serie B, ma che siamo sicuri Pastore vorrà attendere l’anno prossimo.

Subito dopo El Flaco c’è stato il ritorno di un altro giocatore iconico tra gli stranieri che hanno giocato in Serie A: Kevin Prince Boateng, 31 anni e tre di questi al Milan, con una brevissima sosta al Genoa. In rossonero le parentesi sono state due, con la seconda di appena sei mesi, in un Milan che aveva diversi problemi di cui occuparsi e che non aveva bisogno di ulteriori grattacapi. Ora Boateng prova a rilanciarsi con il Sassuolo e a placare il suo carattere roboante, pronto a guidare l’attacco neroverde: un’operazione inattesa, curiosa, per una squadra che ama lanciare giovani e rivenderli ad alte cifre, come Sansone due anni fa al Villarreal e Politano quest’anno all’Inter. KPB, però, vuole invertire la rotta e caricarsi sulle spalle una squadra che può essere una sorpresa di quest’anno.

Kevin Prince Boateng, una storia italiana legata al Milan. Ora c’è il Sassuolo

Dopo tanti anni all’estero è tornato anche Domenico Criscito, nella sua Genova, nel suo Genoa. Si è ripreso la fascia da capitano e dopo sette anni allo Zenit di San Pietroburgo, allenato da Spalletti, da Mancini, ha sentito la mancanza di casa. Che per lui è davvero una casa. Un tassello importante per la formazione di Ballardini, che si affida proprio agli esterni per replicare agli avversari. All’Inter ne sono arrivati ben due di nostalgici: Balde Keita ha pazientato appena un anno nel Principato di Monaco, poi, a detta sua, molto ha fatto la possibilità di lavorare con Spalletti, al quale aveva regalato diversi problemi da calciatore della Lazio. L’altro nome che veste il nerazzurro è Sime Vrsaljko, un assist-man micidiale al Genoa e al Sassuolo, arrivato a Milano da vice-campione del Mondo, così come il compagno di squadra Ivan Perisic, e di fuga dal Cholismo di Pablo Simeone all’Atletico Madrid. Trofei e successi per Vrsaljko, che ora però vuole tornare al suo primo amore e vuole riconquistare l’Italia. La Lazio ha invece riportato in Italia Joaquin Correa, ex giocatore della Sampdoria, che a Genova non ha lasciato ricordi indelebili, se non qualche errore di troppo con la 10 sulle spalle.

Chi è tornato ed è andato al Doria è Albin Ekdal, anni tra Cagliari e Bologna, una parentesi brevissima alla Juventus: a 31 anni, così come Criscito e Boateng, si rimette in gioco in Serie A, nel ruolo di regista del centrocampo di Giampaolo, accanto a Jankto e Praet, salutando la Bundesliga. Sono 31 anche gli anni di Gervinho, che dopo aver vissuto la sua miglior stagione di sempre alla Roma ha deciso di lasciare la Cina, svincolarsi, e arrivare al Parma: l’Italia porta bene all’attaccante e lui vuole continuare a sfidare la sorte. Con loro ci sono anche Bruno Alves, sempre al Parma dopo un anno al Cagliari, due stagioni fa, Pasalic, che vestirà la maglia dell’Atalanta dopo una parentesi brevissima al Milan, e Uçan, che dal Fenerbahçe è arrivato all’Empoli.

La Lazio, poi l’estero, ora l’Inter per riprendersi la Serie A con la sua velocità

L’Italia si conferma un posto felice dove esprimere il proprio calcio: per quanto ci si possa impegnare in discorsi legati alle agevolazioni fiscali per gli stranieri e quindi tutti i vantaggi che si hanno nel trasferirsi nel nostro campionato, c’è da dire che il fascino tattico e atletico rimane. Chi l’ha lasciata adesso è tornato, chi non la conosceva ha deciso di scoprirla, come Cristiano Ronaldo.


 

Nato a Salerno nel 1990. Ha scoperto il calcio grazie a Eugenio Corini, a Zinedine Zidane ma soprattutto ad Antonio Cassano. Tifoso della Sampdoria, dirige SampNews24.com dal 2012 ed è uno degli autori del Televideo della Rai. Sognava di diventare Jonathan Woodgate, ma ora fa il Reto Ziegler dei poveri al calcetto. Pubblicista dal 2012 lavora nella comunicazione per il cinema e i videogiochi. Ha studiato sceneggiatura e vede un film in qualsiasi granello di polvere.