Logo sportellate
Stefanos Tsitsipas in campo.
19 Agosto 2018

Stefanos Tsitsipas e il tennis dell'asfissia


Nel tennis conta di più la potenza o la classe?

Come potete immaginare, la risposta è inflazionata dal fatto che negli ultimi 20 anni abbiamo visto giocare tre tennisti tecnicamente perfetti (Federer –> Nadal –> Djokovic), capaci di aggredire l’avversario senza fargli riprendere fiato con l’uso di dritti sempre più profondi e di stupire il pubblico con continue variazioni, lob imprevedibili, slice e rovesci a una mano vincenti. Federer, Nadal e Djokovic hanno saziato così tanto la nostra fame di bellezza unita alla supremazia totale che ci è sembrato quasi naturale che abbiano vinto 60 degli ultimi 72 Slam che si sono giocati dal 2003 a oggi. Ovviamente non è per niente un fatto naturale, probabilmente non rivedremo mai più un dominio così tirannico e resistente al tempo in uno sport individuale, in cui ogni partita è una guerra (anche se solitaria). Ma è proprio da qui che vorrei partire per affrontare la questione relativa alla legacy dei BIG 3.

E per farlo parlerò di Stefanos Tsitsipas, dell’asfissia e dell’eleganza del suo tennis, venuto fuori dopo un lungo percorso di crescita e che ora sembra pronto a raccogliere vittorie sempre più importanti (quanti tennisti possono dire di partire favoriti contro il numero 3 del mondo?). Nel 2021 è arrivato in finale a Barcellona (sconfitto da Nadal al terzo set) e in finale del Roland Garros, dove ha costretto Djokovic a trascinarsi al quinto, prima di deludere a Wimbledon (primo turno, contro Tiafoe) e allo US Open (terzo turno, contro un grande Alcaraz) nonostante i tornei di Toronto e Cincinnati (due semifinali) mostrassero presagi diversi per la torunée americana.

Al di là dei risultati, va detto che Tsitsipas è innanzitutto un tennista raffinato: la potenza del suo rovescio, il movimento dei piedi con cui sembra danzare come un cigno fuggito da uno stagno e ritrovatosi in un campo da tennis; insomma il greco è un talento che sembra appartenere, per paradosso, più alla spettacolare genealogia McEnroe-Sampras-Federer, che alla generazione reattiva e potente di Zverev, Medvedev o Berrettini che poi dovrebbe essere anche la sua (Tsitsipas è un ’98; Berrettini, Zverev e Medvedev ’96).

Alexander Zverev è sicuramente un tennista violento, e sono abbastanza sicuro che se potesse disintegrare le palline in particelle subatomiche non ne farebbe un problema morale; tutto si può dire di Medvedev tranne che sia un tennista raffinato, anzi è stato proprio in finale allo US Open contro Djokovic che ha dimostrato la sua forza mentale e speculativa, più che l’estetica. Dal canto suo, Tsitsipas è invece uno dei pochissimi tennisti “emergenti” a usare il fioretto invece del gladio per ferire gli avversari, a giocare il rovescio a una mano non solo per scambi interlocutori ma anche per i vincenti.

Per capire la raffinatezza dei colpi di Tsitsipas è sufficiente citare la finale a Barcellona di quest’anno, persa contro Nadal. Certo, si giocava sulla terra rossa (è stato il greco stesso a definirla «la mia superficie preferita») che per certi versi ne esalta le caratteristiche fisiche e le armi tattiche, ma si trovava pur sempre di fronte al più grande giocatore di sempre su quella superficie (e il detentore del trofeo dal 2017).

Invece Tsitsipas non solo ha tenuto botta alla follia omicida di cui Nadal si impossessa quando gioca sulla terra, ma ha anche avuto un match point e chissà cosa sarebbe successo se a un certo punto sul 3-1 nel primo set non avesse accusato un po’ di tensione, perdendo un servizio e di fatto regalando il set a Rafa.

Per ritornare alla domanda iniziale, dunque, sembrerebbe che Stefanos Tsitsipas possa essere catalogato come uno di quei tennisti che appagano la nostra ricerca estetica, ma che in fin dei conti si perdono nei momenti clou. Invece è proprio qui la grande diversità del greco rispetto a talenti puri ma discontinui come Nick Kyrgios o Denis Shapovalov. Il tennis di Tsitsipas si manifesta ormai a un’intensità eccezionale, grazie al movimento continuo e oscillatorio delle sue gambe lunghissime ed elastiche, come se dal bacino in giù il suo corpo fosse fatto di gomma; al lavoro sul rovescio, passato in due anni dall’essere il suo punto fragile ad arma efficace.

Quando è stato eliminato a Wimbledon al primo turno sono arrivate le prime bocciatureTennis Circus aveva scritto di un problema generazionale che i tennisti più giovani hanno con l’erba, inserendo ST nello stesso contesto di Medvedev, Rublev e Khachanov. I dati dicono però altro: è vero, a Wimbledon Tsitsipas non è mai andato oltre gli ottavi di finale, ma c’è anche da considerare, come ha scritto Damiano Verda su Ubitennis, che «Tsitsipas mette a segno oltre 30 colpi vincenti su ogni superficie: un bottino notevole» e che i suoi risultati sull’erba sembrano «a prima vista un dato controintuitivo, data la familiarità con la rete».

D’altronde, sembra che Tsitsipas stesso disprezzi (con un coefficiente di arroganza non banale) la possibilità di specializzarsi sulla terra rossa. In particolare quando ha definito il gioco di Medvedev «unidimensionale» e si è detto sorpreso che «riesca a raggiungere questi risultati giocando quel tipo di tennis», oppure quando si è lasciato sfuggire che secondo lui Nadal «ha sempre faticato sulle altre superfici» proprio a causa della sua vocazione alla terra (cosa un po’ mistificata: insomma, Nadal ha pur sempre vinto 7 degli altri 3 Slam, tra cui due Wimbledon).

Tsitsipas ambisce a essere un tennista completo e asfissiante, e la prova del fatto che stia riuscendo a diventarlo è rintracciabile in più match giocati nel 2021. Io ho scelto la vittoria ai quarti di finale di Toronto, vinta 6-1 6-4 contro Casper Ruud.

Chiariamoci, non sarà una di quelle partite che rimarrà negli annali, o grazie alla quale potremo dire, se un giorno Tsitsipas vincerà uno Slam, che lo avevamo già capito. Però questa vittoria ha due aspetti che la rendono, a mio avviso, una delle migliori prestazioni recenti di ST. Il primo è che nonostante affrontasse la testa di serie n.6, e un giocatore sostanzialmente antipatico come Ruud, Tsitsipas ha stravinto il primo set 6-1, gestendo i momenti difficili del secondo senza soffrire. Ha fatto ciò che ci si aspettava da lui, con la consapevolezza mentale di essere più forte, e dosando la sua intensità nel corso di 120 minuti, non solo correndo su e giù per la rete con la potenza di un cavallo pazzo.

Ovviamente non mancano i punti oscuri. Proprio a Toronto è arrivata una sconfitta del tutto impronosticabile con Opelka, in cui Tsitsipas ha faticato troppo in risposta, uno dei suoi punti meno forti. Poi c’è la questione caratteriale. A “soli” 23 anni Tsitsipas ha già litigato con molti dei tennisti più importanti del circuito; non più tardi di un mese fa Andy Murray ha detto di aver «perso la stima nei suoi confronti» dopo l’ennesimo caso di toilet break durato più di mezz’ora. Il greco si è difeso dicendo di non aver infranto nessuna regola, e a questo punto sarà interessante notare quanto sarà in grado di accettare questo tipo di pressione, ovvero la pressione di essere considerato il villain che invece di rispettare gli avversari nello sport più nobile e conservatore che esista pensa solo al proprio tornaconto.

Quello mentale è un upgrade non scontato. In un’intervista del 2020 aveva detto: «È importante vedere il tennis non solo come un lavoro ma come un gioco. Sento che in passato ho preso le cose fin troppo sul serio, aspettavo troppo da me stesso, ero troppo esigente, e questo mi ha portato a collassare mentalmente». Anche in finale al Roland Garros di quest’anno, in fondo, era andato avanti 2-0 contro un Djokovic ectoplasmatico, prima di perdere totalmente il controllo mentale e finendo sotto addirittura 4-0 al quarto set.

Nel 2019, quando ha vinto le ATP Finals, La Stampa lo ha definito «l’erede più credibile di Federer», che Tsitsipas aveva battuto in semifinale ancora una volta grazie all’intensità. E questo ci porta al secondo punto per cui la partita contro Ruud è stata la cartina di tornasole del nuovo Tsitsipas. Il greco ci sta dimostrando che è ancora possibile che un tennista sia tecnico, elegante e allo stesso tempo stritoli l’avversario con un ritmo disumano anche contro fenomeni come Nadal, Federer e Djokovic.

Forse questa evoluzione lo porterà a vincere un grande numero di Slam, o forse vincerà solo il Roland Garros, o forse non ne vincerà nessuno. Ciò che conta, è che in questo momento per Tsitsipas la vittoria non è un’ossessione fagocitante, ma il frutto di una crescita continua ed esponenziale: «Voglio migliorare, ma senza mettermi eccessiva pressione. Ora sto cercando di cambiare, cerco di rilassarmi, di divertirmi in campo».

  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

pencilcrossmenu