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John Isner in campo a Wimbledon.
, 3 Agosto 2018

John Isner, il gigante


Come la sua stazza ha fatto la differenza.

È risaputo che le persone molto alte sono meno agili di quelle più basse. Persino Usain Bolt concedeva qualcosa agli avversari quando si partiva dai blocchi. Di conseguenza è complicato vedere persone molto alte capaci di eccellere in alcuni ruoli di alcuni sport. Yao Ming non faceva il playmaker, e Jan Koller, seppur più agile di altri giganti, non sapeva dribblare come Leo Messi, ma neanche come giocatori meno dotati. Anche in uno sport come il tennis è fondamentale la reattività, sia per gli spostamenti, in avanti o laterali, sia nella preparazione dei colpi. Per fortuna il mondo è bello perché è vario.

Nel tennis la statura fuori scala è associata inevitabilmente alla capacità di servire più forte, sfruttando la maggiore altezza del punto d'impatto. Abbiamo visto tanti giocatori capaci di servire prime oltre i 200 all'ora e seconde oltre i 190 e vederli arrivare anche in alto; basti pensare a Kevin Anderson, Milos Raonic o Ivo Karlovic, il cui servizio è stato definito "una sentenza di morte sparata dal primo piano".

John Isner rientra molto bene nella categoria dei giganti: è più di due metri e più di cento chili. Non è mai stato un fenomeno di precocità: ha iniziato a giocare a undici anni e ha debuttato tra i professionisti a ventidue, giocando nell'ATP di Washington. Arriva a giocarlo come una wildcard e come numero 900 del mondo ma in modo totalmente inaspettato - anche perché lo fa vincendo sempre al tie-break del terzo set - raggiunge la finale. Alla fine la sua favola si fema contro Andy Roddick, qualcosa di accettabile, tutto sommato, anche perché in un solo torneo il giovane John guadagna settecento posizioni nel Ranking e arriva per la prima volta in top 200. Il suo 2007, anno del debutto, si conclude a ridosso dei primi cento del mondo e con il debutto agli US Open.

Veder giocare Isner non è un'esperienza propriamente appagante, va detto chiaramente. Dopo tre o quattro game è abbastanza realistico che abbia già esaurito il suo serbatoio di colpi e abbia già reso la sua partita una costante risposta alla domanda: "Quanto forte può servire un uomo?". E, non stupirà saperlo, ma la risposta è sempre: "Molto". Le potenzialità stanno più nel cosa possono fare gli avversari e se questi hanno la forza sufficiente per rispondere a un servizio oltre i 200 km/h - intuirete che non è qualcosa che si vede tutti i giorni - allora c'è possibilità di vedere qualcosa di divertente. Altrimenti, il livello di intrattenimento scende: il gigante tiene il servizio con bordate allucinanti, cerca di inventarsi qualcosa per brekkare l'avversario, e via di nuovo...

Torniamo al discorso con cui abbiamo cominciato, agilità e reattività. Sono i punti deboli di un giocatore di questa stazza. Se ha la possibilità di giocare un dritto comodo, Long John può fare molto male anche con questo colpo. Ma quando deve spostarsi repentinamente da un lato all'altro del campo, o se gli arriva un colpo "al corpo", si notano tutte le difficoltà di un bestione di quasi due metri e dieci centimetri. Anche nei colpi a volo, per quanto rientrino nei suoi schemi più usati, non dimostra la stessa sensibilità dei migliori interpreti del genere. Ma forse la più grande lacuna del suo gioco è il rovescio, con il quale spesso si appoggia su uno slice poco insidioso che può fornire ai suoi avversari un ottima base per dei colpi angolati e aggressivi, oltre che una strategia valida per tutto il match, cioè costringerlo a giocare questo colpo, probabilmente di gran lunga il più debole dei suoi.

Riassumendo: il gioco di Isner può essere noioso e ripetitivo, e presenta grosse lacune in mobilità e reattività. Cosa c'è di interessante su di lui allora? Prima di tutto perché, come abbiamo detto, i "Big Server" sono una categoria di giocatori che esiste e che è estremamente prolifica. John Isner ne è, insieme al decano Ivo Karlovic, il massimo esponente. E probabilmente, fra i big server puri, è anche il più vincente. A inizio 2018, già ben oltre i trent'anni, ha vinto il titolo a Miami - diventando anche il giocatore più vecchio a vincere il primo Master 1000 - e lo ha fatto in modo sorprendente, eliminando, tra gli altri, Cilic, Del Potro e infine Zverev.

E ha anche raggiunto la semifinale a Wimbledon, dove ha perso dopo una maratona di più di sei ore da Anderson, un altro gigante di più di due metri. In secondo luogo, Long John è un professionista esemplare. Si tratta di un giocatore che si è costruito pian piano, cercando, nei limiti del possibile, di limare i suoi difetti. Cerca di sfruttare il suo servizio per applicare schemi di serve-and-volley, nonostante, come già detto, non sia un fenomeno a rete.

Come ultima ragione, parliamo dei giovani emergenti e delle loro caratteristiche. A detta di molti i due talenti più puri presenti fra i "nuovi" del circuito ATP sono Nick Kyrgios e Alexander Zverev. Sacha è alto un metro e novantotto centimetri, e ovviamente è dotato di un servizio davvero potente. L'australiano, seppure più basso (ma comunque 1.93), è celebre per avere una battuta che "fa i buchi per terra".

Può essere un segnale per il futuro? I giocatori migliori del mondo saranno degli spilungoni con una prima di servizio paragonabile a quella di Isner ma con anche grande mobilità e sensibilità nel colpire la pallina? È presto per dirlo, ma la tendenza sembra questa per il momento. Tutto questo senza menzionare Milos Raonic che ha raggiunto la finale di Wimbledon, costruendo dei buoni colpi quando, a inizio carriera, sembrava solo un altro big server di quasi due metri. Molto simile alla parabola di Raonic anche quella di Cilic, che ha vinto uno US Open dopo aver eliminato in semifinale Roger Federer a suon di prime di servizio e di grandi dritti. Il croato adesso è stabilmente ai primi posti del ranking ATP.

John Isner può essere allora un quasi-precursore del futuro top-player? Un gigante che ha naturalmente un servizio potentissimo e che riesce a giocare con abilità anche gli altri colpi? Come prima, lo scopriremo solo vivendo, come cantava Lucio Battisti. Per ora siamo davanti a un ottimo giocatore, con uno stile davvero peculiare. Forse non è il giocatore migliore dal punto di vista dell'intrattenimento, però, quando sentiamo la notizia che un giocatore così fuori dagli schemi ha conseguito un altro bel risultato, un sorriso ce lo strappa sempre.


  • Nato a Monza il 22/01/1992. Segue lo sport fin da bambino, soprattutto il calcio. Si innamora del tennis negli anni delle scuole medie, anche e soprattutto grazie all'immenso Re Roger Federer, di cui è fan sfegatato. Tifoso del Milan fin da piccolo. Laureato in Matematica. Segue anche lo sci durante la stagione invernale.

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