Interventi a gamba tesa

La rinascita silenziosa: il Brasile di Tite


Dal Mineirazo, quell’incredibile 1-7 subìto dalla Germania nella semifinale del mondiale casalingo, sono passati quattro anni, eppure il ricordo è ancora vivido nella memoria di tutti i brasiliani. Rappresenta una ferita aperta per i verdeoro, un disastro sportivo che ha segnato una popolazione, quella del Pais do Carnaval, che vive il calcio in maniera viscerale. 


Nel biennio successivo al mondiale, il ritorno sulla panchina verdeoro di Dunga si è rivelato un fiasco totale e nell’estate del 2016 si è toccato il fondo con l’eliminazione ai gironi (ad opera di Perù e Ecuador) dalla Copa America Centenario. A raccogliere le macerie è stato chiamato Adenor Leonardo Bacchi detto Tite, un omaccione taciturno ma molto stimato in patria che, presentandosi con 9 vittorie consecutive, ha guidato i pentacampeao fuori dalle sabbie mobili di una classifica del girone di qualificazione ai mondiali tutt’altro che positiva, ultima eredità della gestione Dunga.

Ricostruire dalle macerie

Si è parlato a lungo di crisi di talento in Brasile e di “nazionale più scarsa di sempre”. Una retorica che ha fatto passare sottotraccia i risultati e le ottime prestazioni inanellate a partire da Settembre 2016, quando sulla panchina della nazionale si è seduto Tite, che ha guidato una rinascita silenziosa, fatta quasi in punta di piedi e caratterizzata dall’assenza di proclami e dal raggiungimento di traguardi tutt’altro che scontati, in una nazione calcisticamente ancora traumatizzata.

Tite è nato a Caxias do Sul, una comunità del Sud a metà tra il mare ed i confini con l’Argentina e l’Uruguay fondata nel 1890 da immigrati italiani originari del Veneto. Lo stesso viaggio lo fece il nonno del suo mentore, Felipe Scolari, che a livello comunicativo è a sua nemesi e con cui i rapporti sono chiusi durante un Palmeiras-Corinthians che li vedeva contrapposti in panchina. Sfinito dall’ennesima protesta di Felipao, Tite gli ha gridato ripetutamente “Fala Muito” (“Parli tanto”), un motto che ha celebrato in qualche maniera il definitivo affrancamento dal suo maestro.

E c’è chi dice che sono gli italiani a gesticolare tanto.

Lo stesso percorso che simbolicamente dovrà fare il suo Brasile, smarcandosi definitivamente da quello di Scolari del 2014 e dal ricordo di quel maledetto 1-7. 

Nonostante abbia allenato –con ottimi risultati- solo in Brasile (eccezion fatta per 2 parentesi negli Emirati), il gioco di Tite risente molto delle contaminazioni europee, soprattutto per ciò che riguarda l’organizzazione della fase di non possesso. 

Da quando è subentrato a Dunga nell’Agosto 2016, lo score del suo Brasile nelle gare ufficiali rasenta la perfezione: 10 vittorie e 2 pareggi in 12 partite, con 9 successi consecutivi che hanno fatto conquistare ai verdeoro il pass mondiale con 3 giornate di anticipo. Il merito principale dell’ex allenatore del Corinthians è stato quello di riportare certezze ad una squadra che le aveva smarrite: per questo, il modulo di gioco adottato è stato sempre lo stesso, un 4-1-4-1 molto aggressivo capace di trasformarsi fluidamente nel simile 4-3-3. 

Anche sugli uomini schierati, Tite si è concesso poche variazioni sul tema, affidandosi prevalentemente a un blocco fisso di 13/14 calciatori che hanno risposto positivamente sul campo. Emblematica, a tal proposito è stata l’amichevole disputata 2 mesi fa contro la Germania e vinta per 1-0, nella quale l’allenatore verdeoro ha effettuato un solo cambio, sostituendo Coutinho con Douglas Costa a 17’ dalla fine

Il primo tassello su cui si è fondata la rinascita del Brasile è stata la solidità difensiva, con appena 3 gol al passivo in 12 incontri di qualificazione. Merito sicuramente delle grandi qualità individuali nel reparto, ma anche della ritrovata capacità di squadra di ragionare come un corpo unico, con il fondamentale lavoro in fase di non possesso delle mezzali e soprattutto dell’equilibratore Casemiro, sempre cruciale nel suo lavoro sporco.

Modulo e stile di gioco

La formazione sembra dunque ben definita nell’11 iniziale, anche se ci sono ancora un paio di dubbi. Il primo riguarda il centravanti: Tite, almeno inizialmente, dovrebbe optare per una prima punta come Gabriel Jesus, ma alle sue spalle incede Firmino -reduce dalla migliore stagione della sua carriera- che potrebbe agire da Falso Nueve per dare meno riferimenti agli avversari. Il secondo riguarda la presenza o meno tra i titolari di Thiago Silva, dal momento che è stato impiegato poco nelle qualificazioni. C’è poi un piccolo interrogativo in merito alla posizione di Coutinho, che in quasi tutte le partite disputate è stato schierato come esterno destro offensivo, ma all’occorrenza potrebbe agire anche come mezzala per aumentare il tasso tecnico in mezzo al campo e la qualità dell’uscita palla al piede.

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Uno dei pilastri su cui è stata costruita la retroguardia non poteva che essere Alisson Becker,  autore di una stagione fenomenale a Roma e considerato da molti già il migliore al mondo tra i pali. Sarà lui il numero uno al mondiale: il portiere giallorosso in patria ha goduto sempre di una grande fiducia,e gli è stata garantita la titolarità anche nel periodo in cui nel club faceva panchina a Szczęsny. Il dodicesimo sarà Ederson, altro grande interprete del ruolo, che sarebbe titolare in quasi tutte le altre rappresentative che si contenderanno la Coppa. 

Nella difesa a 4, la fascia sinistra sarà il feudo di Marcelo e delle sue galoppate. Sulla destra un infortunio al crociato ha invece privato il Brasile di Dani Alves, che deteneva la titolarità di quella fascia da oltre 10 anni. Al suo posto dovrebbe giocare Danilo, reduce da una stagione nel grande laboratorio tattico di Pep Guardiola. Il terzino del City non ha ancora ritrovato la continuità di rendimento che aveva ai tempi del Porto, ma Fagner, la sua alternativa, non ha alcun tipo di esperienza internazionale: ha collezionato solo 3 presenze in nazionale a 28 anni e la sua unica esperienza europea, al Wolfsburg, è stata un fiasco.

Al centro della difesa, sebbene molti osservatori diano per scontata la titolarità di Thiago Silva, la coppia più impiegata nelle qualificazioni è stata quella composta dall’interista Miranda e dall’ex romanista Marquinhos. Un duo ben assortito, con il primo a guidare la linea e a verticalizzare –quando necessario- in fase di possesso ed il secondo a cui sono demandati i principali compiti di costruzione bassa e di recupero da ultimo uomo quando la squadra si sbilancia e rischia l’uno contro uno. E’ probabile che il posto se lo giocheranno proprio Marquinhos e Thiago Silva, dal momento che il quarto centrale, Pedro Geromel (appena 2 presenze in nazionale a 32 anni), è molto più simile a Miranda per caratteristiche, con grande fisicità ma doti tecniche non eccelse.

I 23 convocati di Tite.

Lo schermo davanti alla difesa sarà Casemiro e ai suoi lati agiranno due giocatori di grande dinamismo e prestanza fisica come Paulinho -reduce da un’ottima annata a Barcelona- e Renato Augusto. La presenza di quest’ultimo potrebbe suonare strana a chi segue il calcio europeo, dal momento che, dopo un’esperienza nel tutt’altro che indimenticabile nel vecchio continente (a Leverkusen), da 2 anni e mezzo si è allontanato dai radar del grande calcio sposando il Bejing Guoan, squadra della Super League Cinese. Il lavoro delle due mezzali, come detto, risulta fondamentale nel 4-1-4-1 dei Verdeoro e i due titolari del ruolo hanno mostrato un’ottima capacità di completarsi: Augusto tende a prendersi più responsabilità in fase di costruzione del gioco, spesso ricorrendo anche a verticalizzazioni improvvise per capovolgere rapidamente il fronte,  mentre Paulinho è imprescindibile per la sua capacità di attaccare gli spazi, giocando, di fatto a là Nainggolan. I movimenti di Paulinho portano in alcuni casi il Brasile a disporsi in fase di possesso con un 4-2-3-1, con Augusto e Casemiro più vicini. Questo avviene soprattutto nelle transizioni rapide.

Paulinho chiama il suo ennesimo inserimento alzando il braccio sinistro. Dani Alves lo serve a memoria e il centrocampista del Barca sigla la sua tripletta contro l’Uruguay.

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La capacità di Paulinho scattare rapidamente alle spalle del centrocampo avversario, infatti, lo porta in tantissime azioni offensive a giocare sottopunta, pronto a fungere da riferimento per una sponda di Gabriel Jesus, o addirittura ad essere l’uomo più avanzato del Brasile, creando un pericolo in più per la difesa avversaria e liberando spazi per i tre attaccanti. Non a caso, nelle qualificazioni è stato il secondo miglior marcatore (assieme a Neymar) dei verdeoro con 6 reti.

Gli altri due centrocampisti convocati sono Fernandinho del City -considerato più un’alternativa a Casemiro che una mezzala- e Fred, autore di un’ottima annata allo Shakhtar. 

Davanti, oltre al ballottaggio al centro dell’attacco tra Gabriel Jesus e Firmino, ci sono gli intoccabili Coutinho e Neymar, che sarà anche il capitano della selezione. Willian e lo juventino Douglas Costa difficilmente troveranno spazio nello starter, a meno che, data la convocazione di soli 5 centrocampisti, per scelta o per necessità non venga abbassato il raggio d’azione di Coutinho. Willian e Douglas rappresentano comunque due soluzioni, diverse tra loro, importanti da utilizzare a gara in corso, mentre Taison (l’altro convocato) sembra essere destinato a un mondiale da spettatore.

Per avere un’idea del potenziale del Brasile, è sufficiente vedere come abbiano preso letteralmente a pallonate l’Argentina (3-0) nelle qualificazioni (qui nella sintesi di 9 minuti).

In questo filmato emergono tutti i principi di gioco che Tite ha adottato per valorizzare al meglio le caratteristiche della rosa e soprattutto degli uomini offensivi. Si nota la grande aggressività in fase di non possesso, con la ricerca quasi spasmodica della giocata rapida una volta recuperato il pallone: così facendo, viene sparigliata la fase difensiva degli avversari, che si trovano a dover difendere dinamicamente, spesso correndo all’indietro. A quel punto, giocando in velocità, i 3 davanti del Brasile sono devastanti, anche quando sono in inferiorità numerica rispetto ai difensori avversari.

L’unica pecca, nell’ottica di una competizione che si basa sulle gare secche, potrebbe essere l’assenza di un giocatore fisico, capace di calamitare su di sé i palloni al centro dell’area negli incontri che faticano a sbloccarsi. 

Giocatore chiave

Inutile dire che la punta di diamante di questo Brasile è Neymar, pagato 220 milioni di euro la scorsa estate dal PSG. La catena di sinistra che andrà a comporre con Marcelo, il migliore al mondo nel suo ruolo, è potenzialmente devastante. Inoltre, l’equilibrio tattico che la nazionale ha raggiunto in questi ultimi due anni, con un centrocampo meno funambolico ma di grandissima sostanza, consente al fenomeno del PSG di non doversi sacrificare eccessivamente in fase di ripiegamento, permettendogli di mantenere la lucidità in tutti i 90 minuti e lasciandolo più libero di pensare alle giocate in fase di possesso. Vien da sé che gli allenatori avversari cercheranno di limitarlo in tutti i modi, costruendogli intorno una vera e propria “gabbia”. In funzione di questo, allora, assumeranno ancora più rilevanza le prestazioni di Coutinho, altro talento assoluto cresciuto tantissimo negli ultimi anni e spesso regista occulto della nazionale di Tite. Se l’ex nerazzurro saprà replicare quanto di buono fatto vedere a Liverpool e nel girone di qualificazione al Mondiale, contenere sia lui che Neymar potrebbe essere un’impresa estremamente ardua anche per le squadre più organizzate come la Germania.

Neymar is back.

Pronostico

Forse non è la squadra più forte nei singoli (la Francia e anche la Spagna sembrano avere qualcosa in più) e non è ancora una squadra tatticamente evoluta come la Germania, ma nel complesso sembra nettamente una delle rose più complete e ben organizzate della manifestazione. Il girone, con Svizzera, Costa Rica e Serbia, non è affatto proibitivo, ma sarà cruciale per raggiungere l’obiettivo dei verdeoro che deve essere necessariamente, per quanto fatto vedere, l’approdo in semifinale. Arrivare secondi sarebbe un harakiri poiché significherebbe, con ogni probabilità, incontrare la Germania già dagli ottavi. Vincendo il girone, invece, l’avversario sarebbe decisamente più morbido (Messico, Svezia o Corea del Sud) e proietterebbe il Brasile verso un quarto contro Belgio e Inghilterra, due nazionali con talento ma anche più di qualche problema, entrambe ampiamente alla portata dei pentacampeao.

Se riuscirà a mantenere la solidità fin qui mostrata, fondamentale negli scontri a gara secca, il Brasile ha molte più possibilità di vittoria di quante gliene attribuiscano i pronostici. Un altro fattore sarà, inevitabilmente, la tenuta mentale e la capacità di tenere a distanza i fantasmi di quattro anni fa. Ma la ricostruzione silenziosa di Tite sembra aver già fatto molto in questo senso. 


 

Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.