Interventi a gamba tesa

Belgio, ora o mai più


Il Belgio arriva al Mondiale russo con la consapevolezza che per questa generazione d’oro potrebbe essere l’ultima occasione per lasciare il segno in una manifestazione internazionale.


Il 13 giugno del 2016 l’Italia allenata da Conte batte da sfavorita il Belgio, la squadra più hipster del pianeta data da tutti tra le possibili vincitrici del torneo, anche dal sottoscritto che giocò dieci euro sulla vittoria del Belgio e 10 euro sulla vittoria del Portogallo. Quel giorno il ct della Nazionale, autentico condottiero capace di fare le nozze con i fichi secchi e di dare un’identità ben definita ad una selezione tutt’altro che di qualità, annichilì i diavoli rossi (quel giorno per la verità di rossonero vestiti) di Wilmots riducendo De Bruyne e soci ad un innocua auto con la livrea ammaccata.

Due anni dopo il Belgio si presenta alla viglia del mondiale russo dopo un cammino quasi perfetto e senza intoppi nelle qualificazioni e con rinnovate speranze di fare bene o comunque meglio del torneo europeo del 2016. 43 gol segnati e 6 subiti (di cui 3 in una sola partita), una differenza reti di +37 (solo la Germania con 43 gol fatti e 4 subiti ha fatto meglio) 9 vittorie e un solo unico – e inutile-  pareggio in casa con la Grecia. Questo Belgio ha prodotto una generazione fortissima, in modo probabilmente clamoroso e irripetibile; si passa dalle classi 86/87 di Kompany, Vertonghen e Dembele, fino al ’93 di Carrasco passando per i i formidabili classe ’91 che portano i nomi di Kevin De Bruyne e Eden Hazard, il primo uno dei migliori giocatori della Premier League quest’anno, il secondo a lungo sull’orlo di diventare uno dei giocatori più forti del mondo ad un passo (poi diventato una montagna insormontabile) da Messi e Cristiano Ronaldo.

Una nazionale belga che dopo l’ottimo risultato al mondiale di Messico ’86 visse momenti di crisi culminate con la mancata qualificazione ai mondiali del 2006 e del 2010 e poi capace di ricrearsi e di arrivare al punto di partire per la Russia, con i gradi di outsider.

Punti di forza

Oltre ai già citati, la qualità della rosa belga è qualcosa di clamoroso: da Courtois a Lukaku, da Fellaini a Mertens e non solo.

Il talento e la qualità, perché dando un occhio a tutte le selezioni, forse solo Brasile, Argentina e Spagna (in ordine casuale, poi mettetele voi come preferite) sono superiori nei singoli e nella profondità della rosa. L’idea di base nel suo gioco è una difesa a 3 alla quale si affianca una batteria di esterni che se due anni fa poteva essere indicata come uno dei punti deboli ora grazie all’esplosione dell’esterno del PSG Meunier e all’utilizzo di Carrasco, può contare su un roster completo. Sulla mediana, c’è l’imbarazzo della scelta, tanto da permettersi di lasciare a casa Nainggolan. Con un centrocampo più folto, ecco Witsel a fare da perno (con Tielemans pronto a subentrare) e una componente eterogenea di interni di livello mondiale: dalla premier sbarcano Dembele, ex esterno offensivo e trasformato anni fa da Martin Jol in centrocampista centrale e fautore delle tante fortune, ma zero titoli, del divertente Tottenham di Pochettino, ma soprattutto Kevin De Bruyne,  al Manchester City oramai definitivamente centrocampista box to box. Per gli amici è KDB, incursore moderno a tutto campo, completo e capace all’occorrenza di poter trasformare la squadra e il centrocampo e ribaltare le diverse situazioni della partita, grazie alla capacità di produrre strappi con qualità e intensità senza eguali. Il reparto offensivo poi, conta su una coppia, sempre di provenienza inglese, formata dal numero 10 Eden Hazard e dal numero 9 Romelu Lukaku.

Punti deboli

La difficoltà mostrata nel misurarsi in un grande evento come successo due anni fa, quando presero sottogamba il match contro l’Italia, e dell’essere una squadra unita, tanti galli di difficile gestione e la mancanza di un DNA vincente come nazionale. Sarà complicato il confronto contro le grandi nazionali mondiali, soprattutto se davvero da quelle parti vogliono provare ad andare avanti il più possibile: che in Belgio significa arrivare in semifinale (prima e unica volta fu messico ’86), ma gli incroci sin dai possibili quarti, come vedremo, non perdoneranno. In un torneo dove si giocheranno tante partite a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, sarà fondamentale gestire una panchina che in partenza potrebbe vedere giocatori del calibro di Mertens, Batshuayi, Fellaini, Dendocker, Chadli, Benteke, Januzai. E qualcuno di questi probabilmente vedrà il mondiale insieme a Nainggolan.

Uomo chiave

Kevin de Bruyne per quello che è diventato sotto l’ala di un maestro come Guardiola. Perché da esterno offensivo ed eterno incompiuto si è trasformato in uno dei migliori interni di centrocampo al mondo, capace di strappi di rara intensità, visione e soprattutto capacità balistiche con pochi eguali. Miglior assist man della Premier League – classifica dove dominano i giocatori del Manchester City-  dalla sua capacità di portare in nazionale la crescita esponenziale vista in Premier League potranno dipendere le sorti della squadra.  Axel Witsel, tanto criticato, ma uomo sempre fondamentale, ruba palloni che poi  smista con tranquillità, se in Cina non avrà perso smalto e ritmo, sarà difficile portargli via il posto da titolare.

L’aneddoto/la curiosità

fonte: rivistaundici.com

Quando Marc Wilmots è stato cacciato dalla guida dei diavoli rossi per aver fallito l’accesso alle semifinali di Euro 2016, dimostrandosi incapace di gestire un gruppo forte e forse pronto a giocarsi una finale – la seconda della propria storia dopo quella del 1980 a Roma contro la Germania – sul sito della federazione calcistica belga è apparso un reclutamento con tanto di requisiti minimi e deadline, al quale evidentemente deve aver risposto soddisfacendo le richieste, l’allenatore catalano Roberto Martinez che guiderà il Belgio in questa edizione del mondiale.

Pronostico

Se passare il girone deve essere una formalità per il tricolore belga (in un girone tutt’altro che impossibile con Panama ad aprire, secondo match con la Tunisia e a chiudere una sfida che dovrebbe valere come un sedicesimo di finale contro l’Inghilterra), agli ottavi l’incrocio potrebbe porre la nazionale guidata da Martinez contro la Polonia o la Colombia, niente di impossibile con la possibilità poi ai quarti di andare a battersi con Brasile o Germania.

Pre-convocati

5 di questi 28 resteranno fuori, la scelta sembra tutt’altro che semplice e indolore.


 

Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.