Interventi a gamba tesa

La Svizzera di Petkovic, rossocrociati tra granito e giganti


La Svizzera è la nazionale che non t’aspetti mai possa scrivere la storia, alla quale nessuno mai riesce ad affidare la propria fiducia. Eppure ai rossocrociati si legano storie di abnegazione, di testa china e fisici granitici, messi a disposizione di un gioco espresso a fasi alterne tra il bello e il solido, a seconda dell’allenatore che li ha guidati. Russia 2018 sarà l’undicesima partecipazione per la Svizzera a un Mondiale: un risultato inaspettato, anche qui, perché la Svizzera è un po’ la Cenerentola del calcio internazionale. Eppure fino a oggi l’unica nazionale a essere stata eliminata da un Mondiale senza mai subire un gol è proprio quella rossocrociata: era il 2006 e l’eliminazione arrivò ai rigori contro l’Ucraina, agli Ottavi, dopo aver tenuto inviolata la porta anche contro la Francia, che quell’anno arrivò fino in finale – e sappiamo tutti com’è finita. Nel 2010, guidati dal sergente di ferro Ottmar Hitzfeld, gli svizzeri riuscirono anche a esordire con una vittoria contro la Spagna, un 1-0 siglato da Gelson Fernandes: gli iberici vinsero il Mondiale, quell’anno, e gli elvetici poterono fregiarsi dell’incredibile risultato di aver battuto quelli che sarebbero diventati i padroni del calcio internazionale per diversi anni.


La guida tecnica, il Dottore di Sarajevo

Quest’anno, dopo l’esperienza accumulata dalle ultime manifestazioni, Vladimir Petkovic ha deciso di suonare la carica. L’ex allenatore della Lazio, l’uomo dalla tripla nazionalità, ha lavorato negli ultimi quattro anni proprio per questa competizione, per costruire una squadra capace di arrivare agli Ottavi di finale – obiettivo minimo – e magari andare anche oltre. Sotto i riflettori c’è una squadra che negli anni ha saputo raccontare un calcio firmato da talenti tutti da scoprire, che adesso, in Russia, sono attesi alla conferma. Il bel gioco è quanto Petkovic ha voluto innestare nella formazione che scenderà in campo, verosimilmente il 4-2-3-1 che il tecnico serbo ha utilizzato anche durante le qualificazioni, con tanta solidità in mezzo al campo, corsa sugli esterni, ma con forse qualche pecca in attacco.

Ricardo Rodriguez, un Mondiale per riscattare l’annata negativa col Milan

Il calcio solido, da Granit a Xherdan

La Svizzera di Marco Streller, di Alexander Frei, di Pascal Zuberbuhler è oramai un lontano ricordo, ma non per questo nostalgico: la rosa che Petkovic porta in Russia è un perfetto mix di esperienza e di tecnica. Indubbiamente i nomi più altisonanti sono quelli di Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri: del secondo in Italia ci ricordiamo bene, per la sua parentesi da meteora nell’Inter, del primo invece si parla in tutta Europa. Arsene Wenger ha staccato un assegno da 45 milioni di euro per portarlo a Londra e renderlo un punto fermo della sua Arsenal.

Il nome suggerisce le qualità del centrocampista, che sarà la granitica diga in mezzo al campo di Petkovic, che gli affiancherà Remo Freuler, reduce da un’ottima annata con la maglia dell’Atalanta. Una stagione che gli ha assicurato il posto da titolare nella sua nazionale, a discapito di Valon Behrami e di Gelson Fernandes, due dei più esperti del gruppo. In difesa, sugli esterni, due nostre conoscenze: da un lato Ricardo Rodriguez, che nel Milan ha destato qualche dubbio ai tifosi e agli addetti ai lavori, ma che ha buoni trascorsi nel calcio europeo, a giustificare anche il prezzo che il tandem Mirabelli-Fassone ha dovuto sborsare per portarlo a Milanello. Dall’altro lato Stephan Lichtsteiner, che sfrutterà Russia 2018 come vetrina per una nuova avventura: il suo contratto con la Juventus scadrà a fine giugno e dopo tanti anni in Italia è probabile che il futuro sia un ritorno di fiamma per il calcio svizzero, che lo aveva svezzato con la maglia del Grasshopper. Con la licenza di attaccare per coprire le intere fasce, la velocità e la fisicità di Rodriguez e di Lichtsteiner saranno due presenze scomode per tutti, anche per quel Brasile che, orfano di Dani Alves, può fare affidamento su una forza prorompente proprio sugli esterni.

Steven Zuber esulta dopo la doppietta all’Ungheria

Il vento soffia da Winterthur

La Svizzera non è soltanto questo, però, perché Petkovic si affida ovviamente a Blerim Dzemaili, il giocatore simbolo di questa nuova generazione, il senatore in mezzo ai talenti in erba: dinanzi alla non perfetta condizione di Valon Behrami, tocca al feticcio di Joey Saputo indicare la strada e raccontare ai più giovani quali sono le emozioni di un Mondiale. E se a casa è rimasto, suo malgrado, Valentin Stocker, una di quelle ali che avrebbe dovuto rompere il muro del suono come anni fa Johan Vonlanthen, chi scenderà in campo a chiudere – insieme con Dzemaili e Shaqiri – il terzetto dietro l’unica punta è Steven Zuber. Il “Marchisio di Winterthur” ha un rapporto particolare con la Nazionale: tantissime convocazioni, pochissime presenze. Doveva essere l’emblema del calcio svizzero, ma lasciò il Grasshopper per il CSKA Mosca e poi, nel 2014, per l’Hoffenheim. In dieci presenze – lui che è un classe ’91, 27 anni pieni e un talento che non può più essere atteso – soltanto tre reti, di cui due durante le qualificazioni e una in amichevole: un po’ poco, per chi nel Grasshopper di Ciriaco Sforza dettava legge in campo. Russia 2018 sarà il suo palcoscenico e l’unico momento che la Svizzera gli concederà per alzare i pugni al cielo e dire: il nuovo corso è qui.

Ben diversa è la storia di Breel Embolo, che dovrà contendersi il posto da titolare, come terminale offensivo, con Haris Seferovic: in Italia se lo ricordano solo a Firenze, probabilmente, ma per gli elvetici è lui il nuovo Marco Streller. Dieci centimetri e qualche chilo in meno, ma l’istinto per il gol è pressappoco lo stesso. In alternativa il classe ’97 dello Schalke 04, acclamato come uno dei più promettenti giocatori d’Europa, sarà pronto a scalzarlo. Ciò non toglie, però, che quella coperta in attacco per Petkovic è molto corta. E allora sì che a questo punto Streller e Frei potrebbero far sentire la loro mancanza.


Dove può arrivare la Svizzera

Il Girone E dei Mondiali è tra i più affascinanti della kermesse russa: il Brasile alza la testa, fiero, non solo per la rosa a sua disposizione, superiore a quella che uscì con la coda tra le gambe dall’ultima esperienza mondiale, ma la Serbia non sarà da meno. Fanalino di coda del quartetto è sicuramente la Costa Rica, che nonostante l’exploit di Brasile 2014 non sembra destinata a replicare le fortune che consegnarono Keylor Navas agli onori del calcio europeo. Gli elvetici dovrebbero riuscire a dire la loro e conquistare un secondo posto sofferto alle spalle della Seleção: nel caso in cui dovesse concretizzarsi il nostro pronostico, agli Ottavi sarebbe un derby teutonico, contro la Germania, verosimilmente capace di vincere il proprio girone. Lì per la Svizzera la situazione potrebbe farsi dura, ma i Cantoni confidano nel loro fuoriclasse, che non si siederà mai, come i generali che fissano il campo di battaglia: Vladimir Petkovic.


 

Nato a Salerno nel 1990. Ha scoperto il calcio grazie a Eugenio Corini, a Zinedine Zidane ma soprattutto ad Antonio Cassano. Tifoso della Sampdoria, dirige SampNews24.com dal 2012 ed è uno degli autori del Televideo della Rai. Sognava di diventare Jonathan Woodgate, ma ora fa il Reto Ziegler dei poveri al calcetto. Pubblicista dal 2012 lavora nella comunicazione per il cinema e i videogiochi. Ha studiato sceneggiatura e vede un film in qualsiasi granello di polvere.