Interventi a gamba tesa

Il ritorno della Blanquirroja


Il Perù torna ai Mondiali a fari spenti ma con un gruppo che permette di poter puntare a qualcosa in più che a una semplice bella figura. 


A 36 anni dall’ultima volta, il Perù torna sui radar del calcio mondiale: dopo i fasti trascorsi tra gli anni 50 e 70, dove il Perù era considerata la quarta potenza del calcio sudamericano in grado anche di far tremare il Brasile di Pelè, la Blanquirroja ha vissuto decenni di profonda regressione che l’hanno fatta spesso scivolare sul fondo del gruppo di qualificazione. L’approdo nel 2015 sulla panchina peruviana dell’argentino Ricardo Gareca, ex allenatore del Velez e alla prima esperienza alla guida di una nazionale, ha fatto rivivere una stupenda primavera al movimento calcistico peruviano, fermo ancora ai rimpianti della tragedia aerea del 1987, anno di una delle tragedie più dolorose del calcio sudamericano: lo schianto dell’Aliancia Lima, una delle squadre più forti del campionato peruviano strappò alla Blanquiroja quella che sembrava una delle migliori generazioni di giovani peruviani, bloccando di colpo il ricambio generazionale. Non è un caso se l’ultima apparizione del Perù ai Mondiali risale al 1982.

Gareca, fedele negli anni ad un brillante ed estroso 4-2-3-1, fatto di grande libertà ai singoli nella fase offensiva e solidità fisica dalla metà campo in giù, ha trascinato il Perù verso risultati insperati: un eccellente terzo posto nella Copa America 2015 e un sontuoso girone di qualificazione mondiale, dove il Perù ha detenuto a lungo la terza posizione, sognando per mesi l’accesso diretto in Russia, prima di subire nelle ultime partite la rimonta dell’Argentina e il colpo di coda della Colombia. Il Perù ha chiuso al quinto posto e si è visto costretto dunque a giocarsi la qualificazione nello spareggio intercontinentale contro la Nuova Zelanda: dopo lo 0-0 di Wellington, il pass decisivo è stato strappato di fronte al pubblico di casa, grazie al 2-0 nel ritorno di Lima, in uno Stadio Nacional tracimante di passione. La Blanquirroja è tornata.

Come gioca

Il Perù gioca solitamente un 4-2-3-1 molto basso nell’impostazione, privo di grandi eccellenze tecniche ma estremamente ordinato e compatto nell’organizzazione tattica, che fa delle ripartenze veloci il punto di forza. Il cuore della difesa è affidato ai due esperti Alberto Rodriguez e Cristian Ramos, centrali ultratrentenni mai arrivati ai vertici del calcio europeo (giusto qualche stagione in Portogallo per Rodriguez) ma dotati di grande fisicità e elevazione aerea. Contro gli attaccanti brevilinei potrebbero pagare una certa staticità, mentre contro le squadre più chiuse potrebbero venire a galla i loro limiti tecnici in fase di impostazione: eppure la coppia è ben rodata e Gareca si fida ciecamente del loro rendimento. Occhio di riguardo anche per Pedro Gallese, ventisettenne portiere del Veracruz in Messico che ben ha figurato nei gironi di qualificazione e si candida alla ricerca di un contratto nei grandi campionati sfruttando la vetrina mondiale. Proprio la fame di Europa potrebbe essere il grande stimolo per un gruppo di giocatori  alle prese con la prima vera grande esperienza internazionale e che gioca principalmente tra il campionato messicano e quello ecuadoregno. Tra i pochi “europei”, meritano una menzione Renato Tapia, mediano ventiduenne di quantità del Feyenoord e Andrè Carrillo, ala destra del Watford di proprietà del Benfica, autore di una buona stagione in Premier, due uomini chiave per Gareca. Fossimo un club europeo in cerca di scommesse sudamericane scriveremmo invece sul nostro taccuino il nome di Christian Cueva, trequartista classe 91 che ha peraltro già fallito l’approdo in Europa nel 2013 al Rayo Vallecano. Al San Paolo in Brasile si è rigenerato, lanciandosi come uno dei migliori esponenti del calcio sudamericano ed è sicuramente uno dei cardini del Perù di Gareca, dove giocherà o al centro della batteria di trequartisti dietro la punta o come esterno alto in un 4-3-3. Cueva è un trequartista brevilineo, bravissimo a giocare tra le linee e dotato di un dribbling di altissima qualità. E’ il giocatore peruviano con maggiore fantasia, nonché titolare di punizioni e calci d’angolo e rigori. Segnatevi anche i nomi di Yoshimar Yotun, motorino a tutta fascia in forza all’Orlando City che all’occorrenza può fungere benissimo da mezzala e di Edinson Flores, esterno sinistro classe 94 dell’Aalborg che si gioca spesso la maglia da titolare con Carrillo.

Non vorreste vedere un dribbling del genere in Serie A?

Il giocatore chiave

Non sarà amato quanto il Barbaro Guerrero, ma siamo pronti a giurare che Jefferson Farfan sarà l’uomo copertina del Perù in Russia. Dopo un’ottima carriera tra Psv e Schalke 04, Farfan sembrava pronto ad appendere le scarpette al chiodo, sbarcando in Arabia Saudita all’Al Jazeera. Invece la chiamata della Lokomotiv Mosca a 33 anni ha rilanciato la carriera dell’esterno sinistro peruviano che ha disputato probabilmente la stagione migliore della sua carriera, trascinando il Perù ai Mondiali e la Lokomotiv al titolo nel campionato russo, contro ogni pronostico. Farfan è passato come un tornado sul dinoccolato campionato russo, segnando ben 11 gol in campionato (non ne faceva tanti dal 2009), giocando spesso come punta centrale e dimostrando tutte le qualità tecniche e atletiche di un giocatore che avrebbe potuto dare anche qualcosa in più al mondo del calcio. In nazionale è il vero jolly di Gareca che lo ha utilizzato praticamente in ogni ruolo offensivo, dalla punta centrale al trequartista puro. Il suo habitat naturale è comunque la fascia ed è li che ci aspettiamo di vederlo.

Qui Farfan dedica la vittoria del campionato al Perù, mentre un giornalista russo gli parla con uno spagnolo delizioso.

Quello che ci sarà

Il Perù arrivava però al Mondiale con un bel magone da sopportare: sembrava infatti cosa fatta l’esclusione di Paolo Guerrero dal Mondiale, dopo che anche la FIFA aveva confermato la sospensione inflittagli del TAS di Losanna. Il numero 9 peruviano è stato squalificato per 14 mesi in seguito ad una positività ad un metabolite della cocaina riscontrata dopo il match di qualificazione alla Bombonera contro l’Argentina. L’ esclusione del “Barbaro” ha rappresentato un vero e proprio dramma per l’intera nazionale che ne ha fatto circa un caso di stato.

Guerrero non è semplicemente l’attaccante titolare del Perù: con anni di esperienza europea in Bundesliga in valigia, “El Barbaro” è probabilmente il centravanti più forte della storia della Blanquirroja e suo miglior top scorer di sempre, oltre ad essere la vera anima dello spogliatoio di Gareca, grazie ad un carisma latino esuberante e a volte sopra le righe (famosa la volta in cui lanciò una scarpetta addosso ad un tifoso dell’Amburgo che lo aveva appunto invitato a tornare in Perù). Proprio il suo carattere sopra le righe sembrava stavolta averlo miseramente tradito con una sciocchezza sanguinosa all’alba della manifestazione più importante della sua carriera. L’assenza dell’uomo simbolo della nazionale (per altro 34enne e quindi con poche possibilità di rivederlo tra 4 anni) dalla manifestazione più importante sportiva degli ultimi 40 anni di storia calcistica peruviana era vista come inaccettabile dall’opinione pubblica che ha fermamente sempre preso le difese di Guerrero, sostenendo la sua tesi secondo cui l’assunzione derivava da thè contaminato. Perfino i capitani di Francia, Danimarca e Australia, le tre avversarie del Perù nel gruppo C, si sono schierati a favore di Guerrero, scrivendo una lettera indirizzata direttamente alla FIFA, chiedendo sostanzialmente la “grazia” dell’attaccante. Eppure sembrava fosse ormai troppo tardi: la decisione che ha mandato in tripudio una nazione intera è invece arrivata quasi fuori tempo massimo il 31 maggio, a 16 giorni dall’inizio del Mondiale. Il Tribunale Federale svizzero, come ultimo organo giudicante ha deciso di sospendere cautelarmente la decisione del TAS di Losanna e di far ripartire la sospensione di Guerrero al termine del Mondiale.

In sostanza, con una decisione evidentemente più di pancia che di diritto, è stata confermata la squalifica di Guerrero, concedendogli però la possibilità di giocare ugualmente il Mondiale e di “realizzare il suo sogno” così come sosteneva la lettera scritta da Lloris, Kjaer e Jedinak. La presenza di Guerrero al Mondale, dopo mesi di attesa e quando ormai non ci credeva più nessuno, è un’ulteriore iniezione di fiducia per una squadra che sprizza entusiasmo da tutti i pori: tatticamente Gareca aveva già sopperito all’assenza del suo attaccante titolare, presentando contro Scozia e Croazia un 4-3-3 senza punta di riferimento, con Farfan, Carrillo e Cueva a scambiarsi le posizioni e a mettere in confusione le difese avversarie. Il ritorno del Barbaro, oltre a riconsegnare a Gareca il giocatore più carismatico a disposizione che sarà per altro presumibilmente caricato a pallettoni, permette al Perù di riproporre la sua identità tattica classica, ovvero il 4-2-3-1, con i tre trequartisti dietro la punta.

In Perù sono state organizzate maratone televisive notturne per seguire la decisione del Tribunale svizzero

Quello che poteva esserci

Guerrero o non Guerrero, un attaccante delle caratteristiche di Gianluca Lapadula sarebbe servito come il pane alla Blanquirroja. Lapadula, figlio di padre italiano e madre peruviana, venne chiamato da Gareca già per la Copa America del 2016, quando era ancora un giocatore del Pescara: con una scelta molto coraggiosa, declinò la chiamata dicendo che aveva intenzione di giocarsi le sue carte con l’Italia. Lapadula venne in realtà anche convocato l’anno seguente da Ventura, ma la sua scelta rimane a lungo vedere, scellerata. Le prese in giro sui social dei tifosi peruviani dopo la mancata qualificazione dell’Italia in Russia sono la beffa per un giocatore che ha rinunciato a un Mondiale da protagonista in cambio di una mancata qualificazione vista dal divano.

Ai peruviani questo fatto che loro vadano al Mondiale e Lapadula no, fa molto ridere.

Il pronostico

Il Perù arriva al Mondiale nelle migliori condizioni mentali possibili: la passione incondizionata di un popolo innamorato e affamato, mixata ad un gruppo di giocatori che non ha nulla da perdere ma con caratteristiche da tenere sott’occhio. Le belle amichevoli vittoriose contro la Scozia e la quotata Croazia hanno alzato ancora l’umore della truppa peruviana. La qualificazione nel Gruppo C non è scontata ma nemmeno così utopica. Fondamentale sarà la prima partita contro la Danimarca, squadra potenzialmente rivale nella lotta al secondo posto contro la Francia. In caso di sconfitta le possibilità di qualificazione sarebbero ridotte al lumicino, a meno di imprese contro i transalpini nella seconda partita del girone. L’obiettivo minimo è arrivare a giocarsi la qualificazione nell’ultimo match contro l’Australia, la squadra potenzialmente meno dotata del gruppo.

Arrivare agli ottavi sarebbe il suggello del sogno e della rinascita della Blanquirroja.


 

Nasce ad Avezzano nell’estate del 1996 e inizia a parlare di sport con l’ostetrica. Quando lavora legge Hornby, mentre nel tempo libero beve birra e studia Giurisprudenza alla Luiss in quel di Roma, dove vive da tre anni. Crede fermamente che Fabio Fognini un giorno vincerà il Roland Garros.