Interventi a gamba tesa

L’ambizione della Francia


I Bleus arrivano al Mondiale di Russia con tante aspettative e una rosa giovane e completa in ogni reparto. Dopo i disastri di Domenech e le prove generali dell’Europeo l’ottimismo è alle stelle. Saranno sufficienti il talento e l’ambizione degli enfants terribles di Deschamps per arrivare fino in fondo?


Si contano sulla punte delle dita le nazionali in grado di sfornare due generazioni d’oro in meno di 20 anni. E la Francia è una di queste. La squadra, che si prepara a sfidare Danimarca, Australia e Perù nel gruppo C, ha un tale concentrato di talento da essere paragonabile alla rosa che nel 1998 si portò a casa il mondiale. Dopo un girone di qualificazione superato in scioltezza (se escludiamo una sconfitta a Stoccolma con la Svezia) la scelta di Deschamps per i 23 da portare in Russia è stata più ardua che mai, con la lista degli scartati che ha fatto scalpore un pò in tutta Europa. Lasciati a casa i vari Laporte, Lacazette, Martial e Payet (per infortunio l’ultimo e per scelta tecnica gli altri tre) oltre al grande escluso Benzema (uno che ormai ha tagliato i ponti con la Nazionale), i Bleus si candidano prepotentemente  per un posto sul podio. E con una generazione di talenti paragonabile a quella guidata da Zinedine Zidane sul tetto del mondo non sembra poi così difficile dimenticarsi della finale del 2006 e della debàcle sudafricana firmata Domenech del 2010.

Tra tanto talento e qualche incognita

Mentre molti allenatori di questo mondiale stanno perdendo i capelli per riuscire a imbastire un 11 titolare in grado portarsi a casa un paio di punti, Didier Deschamps ha il problema opposto. Come riuscire a conciliare tanto talento (soprattutto dalla trequarti in su) con l’insuperabile necessità di equilibrio? I nomi su cui costruire la squadra bene o male ci sono, visto anche che Deschamps non è uno a cui piace sperimentare (nelle partite di qualificazione per il mondiale ha ruotato appena 29 giocatori), quello che manca al momento è un effettivo 11 titolare che si concili con l’idea di calcio di controllo del ct.

Per ora l’unica certezza dell’allenatore ex-Juventus e OM, è la difesa a 4. Nonostante le velleità di costruzione dal basso la presenza di un centrocampo molto dinamico consente ai Bleus un’uscita del pallone quasi sempre pulita (grazie alla salida lavolpiana), senza dover per forza giocare con una difesa a 5 per creare superiorità numerica. I centrali titolari, Samuel Umtiti e Raphael Varane sono marcatori moderni, abituati a giocare da difensori di impostazione perfettamente in grado di gestire un inizio azione dal basso.

La prima vera incognita riguarda quindi non tanto la difesa ( comunque ampiamente rodata e completata dai due terzini Mendy e Sidibè) quanto il centrocampo. La dinamicità dei tre che dovrebbero costituire il cuore del 4-3-3 su cui Deschamps punterà sin dal primo match con la Danimarca è allo stesso tempo croce e delizia dell’allenatore Occitano: nessuno tra N’golo Kantè, Paul Pogba e Blaise Matuidi (i tre probabili titolari) è infatti un vero e proprio regista. Già due anni fa all’europeo casalingo si erano palesate le difficoltà dei transalpini nel far arrivare il pallone alle punte, ma la situazione per il mondiale sembra essersi ancora più aggravata con la controversa esclusione del miglior palleggiatore con passaporto francese sulla piazza, Adrien Rabiot, uno in grado di fungere letteralmente da collante tra i reparti. L’assenza di un giocatore talmente bravo nel gestire il pallone anche negli spazi stretti in cui inevitabilmente si troveranno a giocare i centrocampisti di Deschamps è poi resa ancora più pesante vista la mancanza di profili simili tra gli altri centrocampisti in rosa (N’Zonzi è centrocampista di quantità mentre Tolisso è più un incursore).

Questo primo problema per il selezionatore transalpino può comunque essere mitigato sia dalle qualità dei due terzini Benjamin Mendy e Djibril Sidibè, letteralmente due mezzofondisti prestati al calcio, in grado di creare costantemente superiorità numerica anche in fasi di attacco posizionale sia dalla enorme quantità di combinazioni garantite da centravanti, trequartisti e mezze punte che voleranno in Russia. E’ infatti dal centrocampo in su che la nuova generazione di talenti del calcio francese riesce appieno a mostrare i muscoli: da Dembelè a Lemar, passando per Mbappè e la rivelazione di stagione Thauvin (26 gol e 18 assist per lui quest’anno in tutte le competizioni) le combinazioni per Deschamps sono tantissime. Nel 4-3-3 su cui molto probabilmente punterà quest’ultimo tutti questi giocatori dovranno dimostrare di meritarsi il posto al fianco di Olivier Giroud, tenuto in grande considerazione dal ct per le sue qualità di centravanti associativo, e Antoine Griezmann, la vera stella della squadra.

In ogni caso Deschamps nelle ultime uscite ha ruotato molto spesso uomini e moduli, pur senza variare lo spartito di gioco, provando appieno la vera forza di questa squadra, ovvero la flessibilità. Che si tratti di 4-4-2 (con Lemar e Thauvin esterni), 4-2-3-1 (con Fekir dietro l’unica punta Giroud) o 4-3-3 i Bleus sono una squadra che si può letteralmente “costruire” a seconda dell’avversario di turno, puntando di volta in volta o a controllare il gioco centralmente, alla superiorità sulle fasce o al gioco di rimessa.

Sarà stato saggio lasciare a casa un palleggiatore come Rabiot?

L’incognita principale per la Francia è quindi, paradossalmente, nel proprio allenatore, piuttosto che nei propri giocatori: il dogmatistmo di Deschamps, sembra poter essere difficile da superare per una squadra che sarebbe ad  molto più devastante in transizione, piuttosto che persa in tentativi di dominio di palleggio. Inserita in un girone per niente scontato (Perù e Danimarca sono squadre preparate e che hanno ampiamente dimostrato di meritarsi il Mondiale), la Francia dovrà provare di essere in grado di mettere in campo l’enorme talento che, sulla carta, porterà in Russia. Per i ragazzi della generazione d’oro uscita dalle accademie di Clairefontaine, questo sarà il primo Mondiale, dopo le prove generali dell’Europeo casalingo. Un Mondiale in cui però, nonostante la giovane età, hanno già tanto da dimostrare.

L’uomo chiave

Trovare e identificare il giocatore che potrà fungere da “risolutore” in questa squadra non è stato per niente semplice. Ho pensato inizialmente a Umtiti, uno dei più completi difensori al mondo per la capacità di difendere anche a 40 metri dalla porta in scioltezza. Ho poi puntato le mie fiches su Paul Pogba, per il desiderio di riscatto con cui andrà in Russia e per la centralità che inevitabilmente rivestirà in un centrocampo con tanti muscoli, ma poca qualità. Per un attimo mi è addirittura balenata in mente l’idea Florian Thavin, uno che, se dovessimo considerare solo le partite di Europa League di quest’anno si giocherebbe il pallone d’oro con Salah e Ronaldo. Solo scorrendo la rosa di 23 convocati fino in fondo si realizza però come l’uomo chiave di questa squadra sia anche il vero e proprio simbolo di questa nuova generazione d’oro, Antoine Griezmann, un giocatore che, a 27 anni, è arrivato al Mondiale della maturità.

L’importanza e la centralità che le petit diable ha sul gioco della Francia è ancora maggiore di quella che ha nel sistema Cholo.

Quando c’è Griezmann tutti i difetti di Giroud passano in secondo piano.

Con Griezmann in campo la Francia ha quel giocatore in grado di essere decisivo in area di rigore, ma anche in grado di pensare e di giocare tra le linee. Negli ultimi anni a Madrid è passato da essere un semplice esterno d’attacco a diventare uno dei più completi centravanti in circolazione, che deve essere schierato sempre al centro dell’azione. Non è più solo un finalizzatore in grado di segnare praticamente in ogni modo, ma è anche un vero e proprio numero 10, in grado di ordinare un sistema, quello di Deschamps, altrimenti lasciato spesso al caos tramite appoggi e letture senza palla propri di un giocatore ormai nel pieno della propria maturità calcistica.

«Sono più a mio agio giocando nel mezzo, dove lo faccio per l’Atlético. Quella è la mia posizione naturale. Ma gioco dove il mio allenatore vuole e dò sempre il mio meglio per la squadra», dirà dopo aver firmato una doppietta nel 2-1 all’Irlanda dell’estate 2016.

Che partirà come punta centrale è quindi fuor di dubbio. Chi gli affiancherà Deschamps invece è ancora un mistero. Che si tratti di Giroud, un giocatore in grado di esaltarsi in ruoli associativi, o Mbappè e Dembelè in un 4-3-3 tutto transizione, Griezmann rivestirà in ogni caso di nuovo i panni del protagonista nella miglior Francia degli ultimi 10 anni. Già nel 2016 aveva dimostrato di essere in grado di prendere per mano la squadra e trascinarla, letteralmente, fino alla finale, sostituendosi a Pogba nel ruolo di salvatore della patria. In Russia le sue responsabilità saranno, senza dubbio, ancora maggiori.

Il pronostico

La Francia arriva al Mondiale con una delle migliori rose della competizione. I 23 convocati da Deschamps sono tutti giocatori di livello assoluto, dai più affermati Griezmann e Lloris fino ai giovanissimi Pavard e Dembelè. La semifinale sembra l’obiettivo minimo per una selezione del genere, in grado, sulla carta, di giocarsela ad armi pari con le favorite Spagna, Germania e Brasile.

Se i dubbi sulle scelte del ct sono minimi (nonostante le già citate esclusioni di lusso), ci sono molte più ombre sulla figura e sulle capacità dello stesso Deschamps. Personalmente credo che un allenatore così dogmatico e così intransigente sulle proprie idee di gioco faccia più danni che altro ad una squadra che dovrebbe fare della reattività (e non del controllo) la sua arma vincente. Nel 2016 l’ex tecnico dell’OM aveva trovato la quadratura del cerchio, più per fortuna che per altro, grazie ad una serie di vorticosi cambi di formazione nelle prime 4 partite. E anche se è vero che Napoleone diceva di preferire i generali fortunati a quelli bravi, ho i miei dubbi sulla possibilità che la buona sorte possa ancora una volta favorire il cammino dei transalpini. Il primo posto del girone sembra ordinaria amministrazione, nonostante l’organizzazione della Danimarca e la garra della blanquirroja, mentre nella fase ad eliminazione diretta la musica inevitabilmente cambierà: come detto le semifinali sono alla portata di una rosa del genere, ma ci vorrà la miglior Francia (e il miglior Deschamps), per soffiare il Mondiale dalle mani delle solite, grandi favorite.


 

Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.