Interventi a gamba tesa

¡Guardade que Mexico!


Inserita nel girone F con Germania, Corea del Sud e Svezia, giustiziera degli azzurri, la nazionale verde del CT Osorio cerca la settima qualificazione consecutiva agli ottavi di finale.


Il Messico è indubbiamente una delle nazioni più affascinanti del mondo dal punto di vista storico e culturale, il cui territorio ha ospitato grandi civiltà tecnicamente avanzate fin dall’epoca pre-colombiana, ma che oggi versa in grande difficoltà dal punto di vista sociale a causa degli elevati tassi di criminalità e violenza dovuti alla presenza di numerosi cartelli della droga.

Vera e propria “terra di mezzo” tra l’America settentrionale e quella latina, nell’immaginario collettivo il territorio messicano viene visto negativamente come una specie di zona franca dove tutto può accadere e per questo è stato preso spesso come scenario di libri, film e serie televisive di successo.

Come accade in molti paesi, giusto o sbagliato che sia, anche in questo paese il calcio è una delle principali distrazioni per dimenticare i problemi di tutti i giorni ed il Messico può vantare una nazionale di tutto rispetto. Ha infatti partecipato a ben sedici edizioni dei mondiali (compresa quella che si disputerà a breve in Russia), ospitandone anche due (1970 e 1986, quest’ultima diventata famosa per la cosiddetta “Mano de Dios”: il goal irregolare con cui l’Argentina superò l’Inghilterra ai quarti di finale per poi laurearsi campione del mondo) in cui ha ottenuto il migliore piazzamento della propria storia, raggiungendo i quarti di finale.

Capace di aggiudicarsi per ben sette volte la CONCACAF Gold Cup (1993, 1996, 1998, 2003, 2009, 2013, 2015), che vede affrontarsi le nazionali di Nord e Centro America, la selezione messicana è riuscita a vincere anche la Confederations Cup in finale contro il Brasile di Ronaldinho nel 1999 e nella sua storia ha saltato soltanto cinque edizioni dei campionati mondiali di calcio (1934, 1938, 1974, 1982, 1990).

Giocatori simbolo del passato

Pensando al passato più o meno recente del Messico, i primi tre nomi che vengono in mente sono sicuramente quelli di Jared Borgetti, Hugo Sanchez e, per motivi differenti, Jorge Campos.

I primi due sono stati probabilmente i più grandi attaccanti della storia calcistica del proprio paese e, mentre Borgetti fu prevalentemente un cosiddetto “profeta in patria”, imponendosi a cavallo tra gli anni ’90 e primi anni 2000 come uno dei migliori realizzatori della storia del Santos Laguna, il nome di Sanchez resterà indelebilmente scritto nella storia di club storico europeo come il Real Madrid. Nelle Merengues collezionò infatti cinque campionati spagnoli, una coppa di Spagna, tre supercoppe, una coppa Uefa e riuscì a segnare 164 reti in poco più di 200 presenze ed arrivare ad aggiudicarsi la scarpa d’oro nel 1990, dopo essere già stato capocannoniere della Liga spagnola con l’altro principale club madrileno: l’Atletico Madrid.

Storia diversa per Jorge Campos, estroso portiere passato alla storia per avere iniziato la carriera come attaccante, ruolo in cui era in grado di giocare a buoni livelli e soprattutto per le abbondanti e coloratissime divise che si disegnava da solo ed indossava nelle gare ufficiali. Viene ricordato anche per avere indotto Sepp Blatter ad inserire una vera e propria regola ad personam in occasione dei mondiali in USA del 1994, che proibiva al CT Baron di schierare il giocatore nel doppio ruolo, nonostante non esistesse e non esista tuttora alcuna norma del calcio che lo impedisca.

Detentore per lungo tempo del maggior numero di presenze nella storia della nazionale messicana, l’ex-portiere è stato superato in tempi recenti dal “Gran Capitan” Rafa Marquez, che di concludere la carriera non ha proprio intenzione e alla veneranda età di 39 anni si prepara a disputare il suo quinto mondiale con la maglia tricolore.

Uomo Chiave


Quando si parla dell’attuale nazionale messicana, la mente non può che volare immediatamente verso un nome: Andrés Guardado. Il centrocampista del Betis Siviglia, che in patria è stato rinominato il Maestro, è un piccolo mistero del calcio moderno: non si capisce infatti come un giocatore dotato di tanta qualità non sia mai riuscito ad affermarsi al punto di entrare nel mirino di un grande club europeo, nonostante abbia passato la maggior parte della propria carriera in squadre affermate di un campionato importante come la Liga, ad esclusione della parentesi olandese ad un club comunque storico come il PSV.

Vero e proprio faro del centrocampo messicano, nonostante un fisico tutt’altro che statuario, Guardado riesce ad abbinare grande intensità alla sua tecnica sopraffina e soprattutto alla sua capacità di prendere in mano le redini della squadra nei momenti di difficoltà, dote che lo porta ad essere spesso preso in considerazione come capitano dei club in cui milita. Leader dentro e fuori dal campo, tra le sue capacità spicca una visione di gioco fuori dal comune, che col suo sinistro trasforma in passaggi capaci di tagliare in due la difesa avversaria e servire ai compagni di squadra dei palloni che a volte vanno soltanto spinti in porta.

Capace di giocare anche davanti alla difesa, se dovessimo azzardare un paragone verrebbe da accostarlo ad un grande giocatore nostrano che ha appena dato l’addio al calcio giocato: Andrea Pirlo. Scusate se è poco.

Punti di forza e debolezze

Non si vive di solo Guardado ed il Messico tra i propri punti di forza può vantare indubbiamente la capacità in fase offensiva. Il tridente conta infatti sulla grande esperienza di una punta letale come Javier Hernández, supportato sulla sinistra da un esterno prolifico come Carlos Vela e dall’altra parte della tecnica di Manuel Corona, imprevedibile grazie alla sua capacità sia di saltare l’uomo in velocità, sia di servire passaggi smarcanti (dote che gli permette di essere schierato anche a centrocampo).

Squadra completa in ogni reparto, almeno per quanto riguarda la formazione titolare, la selezione messicana vede come principale punto debole l’età media piuttosto alta della rosa, che da un lato può aiutare dal punto di vista dell’esperienza, ma dall’altro essere fatale in una competizione dove si è costretti a giocare molte partite nel giro di pochi giorni. Oltre a questo, la propensione offensiva della squadra di Osorio si rivela spesso un’arma a doppio taglio, che spesso la rende vulnerabile e vittima di alti e bassi anche all’interno della stessa partita.

Pronostico

Uscito vincitore dal proprio girone di qualificazione subendo una sola sconfitta, contro l’Honduras a prima posizione già acquisita, il Messico non può certo dirsi fortunato per il gruppo di squadre che si ritroverà ad affrontare nel primo turno del mondiale. La squadra di Osorio è incappata infatti nella Germania, la cui definizione calcistica perfetta fu data dal grande Gary Lineker quando definì il calcio “quel gioco semplice in cui 22 uomini rincorrono il pallone per 90 minuti e alla fine la Germania vince”.

I messicani non potranno certo dormire sieste tranquille anche per le altre due avversarie del proprio girone: in primis la Svezia, rognosissima squadra dall’altissimo tasso di fisicità che ha sulla coscienza l’eliminazione dell’Italia nello spareggio dello scorso novembre e che paradossalmente ha trovato la propria forza nel gruppo dopo l’addio alla nazionale di Zlatan Ibrahimovic. Chiude il quartetto la Corea del Sud, terribile matricola che proprio dai mondiali in Messico nel 1986 non fallisce la qualificazione e non andrà certo in Russia a fare una gita di piacere.

Se le cose dovessero andare nel migliore dei modi prevedibili, ovvero raggiungendo il secondo posto, la selezione messicana si troverebbe a giocare un ottavo di finale tutt’altro che leggero contro la prima classificata del Girone E, che con ogni probabilità si rivelerà essere il Brasile. A meno di clamorosi ribaltoni, dunque, l’avventura del Tricolor nella terra di Putin si dovrebbe concludere entro i primi due turni.

I pre-convocati del CT Osorio

Portieri: Guillermo Ochoa (Standard Liegi/Bel), Jesús Corona (Cruz Azul), Alfredo Talavera (Chivas).

Difensori: Nestor Araujo (Santos Laguna) Diego Reyes (Porto/Por), Hector Moreno (AS Roma/Ita), Miguel Layún (Siviglia/Esp), Carlos Salcedo (Francforte/Ger), Oswaldo Alanís (Chivas), Jesus Gallardo (Unam), Hugo Ayala (Tigres), Edson Álvarez (America).

Centrocampisti: Rafa Márquez (Atlas), Andres Guardado (Betis/Esp), Hector Herrera (Porto/Por), Jonathan Dos Santos (LA Galaxy/Usa), Giovani Dos Santos (LA Galaxy/Usa), Marco Fabián (Francforte/Ger), Javier Aquino (Unal), Jesús Molina (Monterrey), Erick Gutie’rrez (Pachuca), Jurgen Damm (Tigres).

Attaccanti: Hirving Lozano (Psv/Ned), Jesus Manuel Corona (Porto/Por), Oribe Peralta (America), Carlos Vela (Sociedad/Esp), Raul Jimenez (Benfica/Por), Javier Hernández (West Ham/Eng).

Probabile formazione

A meno di improbabili sorprese, per il mondiale di Russia ci si aspetta un Messico schierato con la difesa a quattro ed il consueto tridente offensivo che vede nel Chicharito Hernández un terminale offensivo capace di segnare in media un goal ogni due partite della propria nazionale.

Messico (4-3-3):

J. Corona; Reyes, Salcedo, Moreno, Layun; Fabian, Guardado, Herrera; Vela, Hernández, M. Corona.

A cura di Matteo Tencaioli


Matteo Tencaioli, nato a Varese (VA) il 16/07/1980. Da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo, ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.

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