Interventi a gamba tesa

Le ambizioni dei Cafeteros


Manca ormai pochissimo al calcio d’inizio di questo attesissimo Mondiale 2018: ai blocchi di partenza ci sarà anche la Colombia, che ha staccato il quarto dei 5 pass concessi alla CONMEBOL grazie ai 27 punti racimolati durante il lunghissimo percorso di qualificazione nel girone sudamericano.
Un bottino piuttosto magro, frutto di 7 vittorie, 6 pareggi e 5 sconfitte, che ha tenuto la qualificazione dei cafeteros in bilico fino all’ultimo minuto di gioco. Nonostante queste premesse, la Selección di José Pekerman si presenta con ambizioni non da poco e tanta voglia di stupire, come seppe fare anche quattro anni fa in Brasile, quando il cammino dei colombiani si fermò solo ai quarti di finale di fronte ai padroni di casa.


Modulo e Stile di gioco

José Pekerman, vecchio santone del calcio latino-americano, ci riprova: anche in Russia la parola d’ordine è stupire, provando a replicare e chissà migliorare quel quarto di finale di quattro anni fa, già adesso miglior risultato dei cafeteros alla coppa del mondo. Ci riprova con quelli che ormai possiamo chiamare i “suoi” uomini: molti dei calciatori convocati per la campagna di Russia infatti fanno parte di un gruppo che gioca insieme sin dalle qualificazioni ai mondiali brasiliani (passando per due Coppe America condotte in maniera diametralmente opposta l’una dall’altra), eccetto coloro che, per ragioni anagrafiche o a causa di travagliate discese agli inferi dovute a malanni fisici o scelte contrattuali poco felici (è il caso di Zuniga, Guarin e Jackson Martinez), hanno pian piano abbandonato la nave venendo rimpiazzati da forze fresche. Ciò che non cambia è lo stile di gioco dei colombiani, tatticamente spregiudicato e imprevedibile come d’altronde lo è anche Pekerman.

Da quando siede sulla panchina della Colombia il ct argentino ha sparigliato più volte le carte in tavola, concedendosi solo due dogmi: la linea difensiva a quattro che vede davanti alla porta difesa da Ospina la coppia Arias e Fabra sulle fasce e il milanista Zapata a battagliare con Murillo (solo omonimo dell’ex Inter, fuori persino dai 35 pre-convocati) per un posto da centrale al fianco di Davison Sanchez; e il doble pivote dinnanzi a essa, con Aguilar e l’ex Fiorentina Sanchez nelle vesti di prescelti per vestire una maglia da titolare. Più avanti, Pekerman ha tantissima scelta, e in base alle decisioni dell’argentino cambia lo schieramento: la maglia da centravanti è saldamente nelle mani di Falcao, ma insieme al centravanti del Monaco Pekerman può di volta in volta varare diverse soluzioni che spaziano fra la velocità di Cuadrado (schierato a volte anche come terzino destro, soluzione questa provata anche da Allegri alla Juventus negli ultimi tempi), la classe del sinistro magico di Quintero, l’equilibrio tattico di Uribe (nato mediano ma schierato spesso sulla fascia destra), le accelerazioni di Muriel o il fiuto per il gol dell’ex Milan Bacca. Il tutto ovviamente a seconda di come voler utilizzare la stella della squadra e unico vero insostituibile fra i cafeterosJames Rodriguez.

Uno schieramento dunque non fisso ma fluidocapace di tramutarsi in altri a seconda delle diverse situazioni di gioco grazie a dei semplici slittamenti in avanti o indietro degli esterni di centrocampo. In fase di non possesso infatti la Colombia è solita posizionarsi secondo uno stretto 4-1-4-1, con lo scopo di coprire tutto lo spazio a disposizione dell’avversario, sia esso per vie centrali o laterali, venendo a creare due linee di pressione a centrocampo e in difesa, con la seconda linea molto alta per far scattare la trappola del fuorigioco.

Le due linee in azione contro la Francia lo scorso marzo: sono esentati dalla formazione delle linee solo Falcao, più avanzato per guidare il pressing e forzare la giocata del centrale avversario in fascia; e Sanchez, che si piazza fra le due linee per coprire eventuali inserimenti o aiutare la difesa nei movimenti a venire incontro degli attaccanti avversari.

La squadra inoltre si trova a suo agio non tanto in fase di attesa quanto, in accordo con le principali avanguardie del calcio mondiale, nell’effettuare una fase difensiva attiva, fatta di pressioni mirate sul primissimo possesso avversario, forzandolo all’errore e alla perdita del pallone in zone di campo molto avanzate se non addirittura in prossimità dell’area di rigore. In questo modo la Colombia può effettuare un’efficace transizione positiva e cambiare radicalmente le carte in tavola, rendendosi immediatamente molto pericolosa.

Uribe aggredisce il primo possesso francese, creando un’azione di disturbo a Kanté, e guadagna il possesso palla. Il resto lo fanno James e Falcao, che capitalizzano questa occasione nata proprio dal pressing alto della Colombia.

Insomma la Colombia si affida a una fase difensiva a tutto campo, che richiede a tutti gli undici in campo un grosso e faticoso lavoro. Tuttavia non sempre la fase difensiva della Colombia è stata efficiente come da copione: i numeri difensivi della squadra di Pekerman infatti sono in chiaroscuro; se la selección può comunque vantare la terza miglior difesa del girone sudamericano di qualificazione a Russia 2018, lo stesso dato ci dice che i cafeteros subiscono in media più di un gol a partita (19 in 18 partite). E se a peggiorare il numero di gol subiti ci si mette anche Ospina, molto spesso soggetto a cali di tensione fatali, c’è comunque ancora molto da lavorare per Pekerman: al netto di problematiche insite nello stesso schieramento della squadra in fase difensiva (un centrocampo sparpagliato come quello scelto dai colombiani in fase di non possesso è possibile solo quando gli esterni sono disposti a grande sacrificio in ripiegamento, altrimenti c’è il rischio concreto di esporre il fianco a calciatori bravi tecnicamente che sanno giocare fra le linee, dove possono trovare campo con maggiore facilità); la Colombia va in netta sofferenza quando si trova ad affrontare una situazione di transizione negativa, spesso effettuata troppo lentamente.

Tutte le difficoltà della Colombia in transizione negativa: il break con cui (con un pizzico di fortuna) la Francia si riappropria del pallone coglie del tutto impreparati i cafeteros, che si trovano spaccati in due e in balia della velocissima avanzata dei blues. La classe e la visione di gioco superiore di Griezmann e Mbappé fanno poi il resto, permettendo a Lemar di realizzare il gol del 2-0.

La Colombia dà però il meglio di sé quando ha il possesso del pallone: anche in questo caso il gioco dei cafeteros si caratterizza per linearità pulizia con le quali viene imbastita una fitta rete di passaggi che permette alla squadra di risalire tutto il campo partendo dalla difesa, la quale gioca un ruolo chiave in fase di inizio azione. Sono infatti i centrali difensivi i primi registi della manovra, coadiuvati da un mediano (il più delle volte Sanchez) che è chiamato ad abbassarsi fra i due per creare superiorità numerica in zona di possesso e facilitare così l’inizio dell’azione, secondo i dettami ormai noti della salida lavolpiana.

Tipico inizio azione della Colombia: C. Sanchez si trova fra i due centrali D. Sanchez e Mina, che si trovano abbastanza larghi ai suoi lati, nel frattempo però i terzini Arias e Fabra sono molto alti per ricevere sulle fasce. Da notare anche la posizione di James Rodriguez, cui viene lasciata molta libertà di movimento allo scopo di essere sempre nel vivo del gioco.

Marchio di fabbrica della Colombia, e in generale delle squadre allenate da Pekerman, è la fitta e intricata rete di passaggi con la quale la manovra si alimenta e prosegue in maniera compassata, paziente e ragionata. Un terreno fertile in cui letteralmente sguazzano gli uomini decisivi per le rifiniture colombiane: Santiago Arias, un terzino destro nato esterno offensivo dotato di gran visione di gioco (quest’anno al PSV ha realizzato la notevolissima cifra di 1.8 passaggi chiave a partita) che sbilancia verso la sua corsia la progressione dell’azione; e ovviamente James Rodriguez.
Quest’ultimo potremmo definirlo, senza timore di esagerare, il Sole attorno al quale ruota tutta la galassia cafetera. Pekerman infatti, di fronte a un calciatore antico e moderno al tempo stesso, che sente il bisogno di avere un’influenza diretta sulla manovra e di avere un costante contatto con il pallone, ha deciso di lasciargli carta bianca: il gioco della Colombia infatti è legato a doppio filo con la posizione in campo del suo fuoriclasse (che nel corso della partita sa essere, a seconda delle fasi di gioco, falso esterno, regista, mezzala, seconda punta, enganche) e alle sue velleità creativeal punto che gli altri giocatori offensivi adeguano in campo la propria posizione proprio al fine ultimo di assecondarle.
La Colombia, insomma, è una squadra che riesce ad essere creativa e brillante in fase offensiva ma senza imbrigliare i propri calciatori in schemi e movimenti preordinati, lasciando a questi la libertà di trovare da sé la posizione e le soluzioni migliori per arrivare alla rete. Ciò fa della Colombia una squadra che, più che di un solido dominio sulla partita e le sue fasi (quasi impossibile da ottenere, viste le premesse), vive di azioni e momenti brillanti. Una strategia che, se in un torneo lungo come quello che ha dovuto superare la Colombia per accedere ai mondiali può portare a numeri non eccezionali (solo 21 gol realizzati in 18 partite), in una competizione breve come i mondiali può dare i suoi frutti, come visto anche quattro anni fa.

Ogni gol realizzato dalla Colombia lungo tutto il cammino verso Russia 2018 – e in particolare quelli contro Venezuela (6:52), Paraguay (7:53) e Brasile (11:38) – lascia l’impressione di esser nato da una jam session particolarmente riuscita, in cui il virtuosismo e la superiorità tecnica dei 4 davanti prevale su tutto e tutti, anche se per poco.

Uomo chiave

Va da sè che l’uomo che ha in mano le chiavi della Colombia e nei piedi le sue speranze non può che essere il trascinatore di quattro anni fa e capocannoniere della precedente coppa del mondo, ovvero il già citato James Rodriguez. Il fantasista, che con Zidane ha visto sempre più ridursi il suo spazio (pur mantendendo la media realizzativa di un gol ogni 3 partite), in Baviera è tornato a splendere di quella luce che ci aveva letteralmente abbagliato in Brasile, ed è pronto a prendersi ancora una volta il palcoscenico di prepotenza, magari concedendo il bis di perle del genere.

Tuttavia voglio buttare le mie fiches sul capitano dei Cafeteros, Radamel Falcao.

Grande assente a causa di un infortunio che lo mise KO per la gloriosa spedizione brasiliana, Falcao da allora ha vissuto diverse vite calcistiche: deludente in Premier League prima col Manchester United di Van Gaal, poi col peggior Chelsea degli ultimi anni, semplicemente travolgente una volta tornato nel Principato, dove Jardim lo rigenera, facendo di lui  il leader della squadra che, anche grazie ai 53 in 75 partite di Falcao, riesce nell’impresa di vincere il titolo francese davanti a quella super potenza di nome PSG e raggiungere la semifinale di Champions League. Pekerman non ha dubbi e punterà a occhi chiusi anche sulla continuità realizzativa del top scorer all-time della Selección, sulla sua grinta e la sua voglia di lasciare il segno in questa competizione.

Pronostico

Alla luce di quanto detto precedentemente, è chiaro che pronosticare il cammino della Colombia risulta particolarmente difficoltoso: ci troviamo infatti di fronte a una vera e propria mina vagante, una squadra che può letteralmente sconfiggere chiunque se i fuoriclasse davanti tengono la luce accesa, ma che allo stesso tempo possono incorrere in pericolose e inaspettate sconfitte se invece il quadrato magico (come chiamano in Sudamerica lo schieramento ultraoffensivo con cui si schiererà anche la Colombia di Pekerman) dovesse smarrire la sua vena creativa.

A ciò va aggiunto anche il fatto che i cafeteros sono stati inseriti in un gruppo, l’ottavo, fra i più equilibrati dell’intera fase eliminatoria: Polonia, Senegal Giappone infatti costituiscono insieme alla Colombia un quartetto di squadre molto interessanti da seguire attentamente, ricco di giovani in rampa di lancio, potenziali campioni che vedono nel mondiale la possibilità di fare quello step in più nel loro percorso di crescita e stelle già ampiamente affermate.
Tuttavia, la Colombia ha tutte le carte in regola per avere la meglio su tutte le rivali, a meno di black-out clamorosi, e nemmeno Belgio e Inghilterra (le papabili qualificate del gruppo G) sembrano ostacoli insormontabili per una Colombia che gioca al meglio delle proprie possibilità.

Dagli uomini di Pekerman insomma possiamo aspettarci con moderata fiducia un bis di quattro anni fa, quando la squadra riuscì a entrare fra le prime otto al mondo, con un James Rodriguez che si confermerà ancora stella luminosissima del firmamento calcistico. Superare anche queste colonne d’Ercole, visto che l’avversario in quel caso si chiamerebbe Brasile oppure Germania, sembra impresa fuori dalla portata di questa squadra.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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