Interventi a gamba tesa

5 domande sul Roland Garros


Inizia il Roland Garros, il torneo su terra più importante al mondo: 5 domande per arrivare preparati


1. Può Nadal non vincere il Roland Garros?

Come dodici mesi fa, Nadal arriva a Parigi con un ruolino da rullo compressore: 17 vittorie su terra e una sola sconfitta, nel 2017 come nel 2018. L’unico uomo in grado di battere Nadal su terra nelle ultime due stagione è stato Dominic Thiem. L’austriaco l’anno scorso compì l’impresa a Roma, mentre quest’anno ci è riuscito a Madrid, scalfendo l’aura di imbattibilità che aleggia intorno allo spagnolo. Dopo la sconfitta di Madrid, Rafa non si è scomposto e ha vinto per l’ottava volta a Roma, mostrando peró qualche crepa che non si era vista nella prima parte della stagione su terra, dove tra Montecarlo e Barcellona aveva disintegrato ogni rivale, non facendo arrivare nessun avversario nemmeno a 5 game in un set. Al Foro Rafa ha lasciato un set a Fognini, ha giocato una partita quasi alla pari con Djokovic e in finale contro Zverev l’ha vista bruttissima. Prima della sospensione per pioggia, la partita sembrava nelle mani del tedesco, che non è peró riuscito a ritrovare ritmo nella parte finale del match, cedendo 6-3 al terzo. Insomma Rafa arriva da superfavorito ma lasciando qualche speranza in più agli avversari rispetto a 12 mesi fa. Il tabellone intanto non gli ha regalato particolari sorprese: Rafa è nel quarto di finale di Anderson e in quarto turno potrebbe trovare uno tra Shapovalov, Schwartzman e Sock, giocatori interessanti ma che non dovrebbero fargli nulla più che un po’ di solletico. I tre avversari principali (Zverev, Thiem e Djokovic) sono tutti dall’altra parte del tabellone e tutto porta a pensare a un Rafa che arrivi in finale senza perdere troppe energie.  A 32 anni Nadal sembra aver deciso di spendere tutte le sue energie sulla terra rossa, in perfetta antitesi con Federer che invece probabilmente non giocherà mai più un match ufficiale su terra: Rafa non ha giocato sul cemento americano di marzo, passando tutto il mese a casa a Barcellona ad inizare a lavorare su terra. L’undicesimo Roland Garros è l’obiettivo stagionale dello spagnolo e per batterlo in un tre su cinque servirà un vero e proprio miracolo sportivo, un’impresa che farebbe la storia di questo sport: la sensazione è che a meno di cataclismi, l’undicesimo Roland Garros è dietro l’angolo.

Il miglior di sempre sulla terra rossa.

2. Riuscirà Zverev a raggiungere il suo primo quarto di finale Slam?

Sembra paradossale ma Zverev non ha mai raggiunto un quarto di finale Slam. Interrogato a Roma sulla questione, Nadal ha sostenuto che si tratta di una strana coincidenza e che il tennis 3 su 5 non è poi così diverso dal 2 su 3. In realtà Zverev deve risolvere qualche problema sulla tenuta fisica alla lunga distanza, problema che lo ha spesso portato a perdere partite alla portata  al quinto set, da Raonic nell’ultimo Wimbledon a Chung che lo ha rosolato 6-0 al quinto in Australia. Dopo una serie di cocenti delusioni, il tempo delle scuse per Sascha è finito e questo Roland Garros deve consacrare il suo livello negli Slam, se non con una vittoria finale, quantomeno con una buona prestazione. La stagione di Zverev fin qui è da campione. Dopo una prima parte con qualche sconfitta di troppo, il tedesco ha ingranato la marcia a Miami, dove ha perso solo in finale da Isner e da allora non si è più fermato. Semifinale a Montecarlo, vittorie a Monaco e Madrid e finale con vittoria sfiorata a Roma. Il classe 97 è primo nella Race e l’idea che possa chiudere l’anno in cima al trono non è affatto blasfema. Di certo dovranno arrivare più punti dagli Slam. Guardando il tabellone sembra in realtà inverosimile pensare che qualcuno possa fermare lo Zverev dell’ultimo mese e mezzo prima dei quarti di finale. Le teste di serie più alte sono Pouille e Wawrinka, giocatori di qualità importante ma che vivono momenti pessimi delle loro carriere. Pouille non vince due partite di fila in un torneo ATP da febbraio, mentre Wawrinka è ancora lontanissimo dai suoi livelli, al suo rientro tra Roma e Ginevra ha perso da Johnson e Fucsovics e sembra quasi impresentabile sulla lunga distanza. In quarti dovrebbe poi aspettarlo Thiem e lì sarà tutt’altra storia. La sensazione è che abbia bisogna di una bella vittoria tirata al quinto set per trovare giusta fiducia negli Slam. Il suo fisico è migliorato, ha messo su massa muscolare e ha tutto per fare bene. Dovesse trovare confidenza con gli Slam, l’avversario numero 1 di Nadal è lui, probabilmente anche più di Thiem. Nessuno si aspetta che Zverev vinca il Roland Garros ma non raggiungere di nuovo i quarti di finali rappresenterebbe un fallimento senza scuse per un talento del suo livello.

3. Come sta Djokovic?

La vittoria a Parigi del 2016 rappresenta il punto più alto della carriera di Djokovic. Dopo anni di dominio totale sul circuito e 4 sanguinose finali perse sullo Chatrier, il serbo riuscì a completare il Carrer Slam e a centrare l’obiettivo sommo della sua carriera. Da allora è inziata la discesa negli inferi di Nole, copia sbiadita dello schiacciasassi robotico che aveva cannibalizzato il mondo del tennis tra il 2014 e il 2016. Lo scorso anno si è fermato dopo Wimbledon ed è tornato a gennaio in Australia, giocando un dignitoso Australian Open. Si è fermato di nuovo per un intervento al polso e le sue prestazioni sul cemento americano di marzo sono state inquietanti. Sconfitto facilmente da Paire e Daniel, Djokovic sembrava un giocatore completamente abbondato a se stesso, incapace di dominare l’avversario sia mentalmente che tecnicamente, con un servizio quasi amatoriale e incredibilmente falloso nello scambio da fondo, suo assoluto punto di forza nei giorni di massimo splendore. La fretta di tornare da un lato lo ha esposto a brutte figure ma dall’altro lato può averlo aiutato a ritrovare prima condizione. La terra rossa europea ci ha ripresentato infatti finalmente un Djokovic su buoni livelli. A Roma in particolare si è visto il miglior Nole dell’ultimo anno, in grado anche di giocare alla pari contro Nadal per più di un’ora. Il serbo arriva Parigi con scarse aspettative ma con la testa sgombra e la consapevolezza di essere un giocatore in crescita che puó trovare linfa vitale da ogni vittoria. Il tabellone lo ha aiutato: nonostante la testa di serie numero 20, Nole fino ai quarti non giocherà alcuna partita da sfavorito. In terzo turno lo attenderebbe Bautista Agut, negli ottavi Dimitrov (che sembra di nuovo in uno di quei suoi periodi dove non riesce a vincere mezza partita) e nei quarti Goffin. Il Djokovic di Roma ha buoni probabilità di raggiungere la semifinale anche se la resistenza del 3 su 5 è una grossa incognita sulle sue condizioni fisiche, apparse si in crescita evidente ma ancora lontane dai suoi standard. In ogni caso Nole non è il favorito e difficilmente vincerà questo Slam, ma batterlo non sarà facile per nessuno.

Il trionfo più bello.

4. Come andranno gli italiani?

Non si direbbe, ma il tennis italiano maschile è in buona salute. Dietro i soliti Fognini e Seppi stanno finalmente venendo fuori ricambi generazionali promettenti. Matteo Berrettini, romano classe 96, giocherà il suo primo Slam senza dover passare dalle qualificazioni. E’ il numero 95 al mondo, a Roma ha vinto una gran partita contro un signor giocatore come Tiafoe ed è sicuramente il miglior prospetto italiano. Marco Cecchinato, classe 92, dopo annate difficili si è preso finalmente il suo posto nel palcoscenico ATP, ha scalato la classifica fino alla top 60 e a Budapest ha vinto il suo primo torneo in classifica. Più dietro, segue Thomas Fabbiano, che dopo un grande 2017, fatica ad ingranare nel 2018 ed è momentaneamente uscito dalla top 100, ma avrà comunque le sue chance a Parigi. Tutti e tre avranno primi turni abbordabili: Berrettini affronta il lucky loser Otte, Cecchinato il romeno Copil e Fabbiano l’australiano Ebden. Tre vittorie non sono utopia e già passare il primo turno sarebbe una bella incamerata di punti e fiducia. Fognini invece è chiamato a vincere più di una partita: a Roma il numero 1 d’Italia ha mostrato un tennis di alta qualità e nonostante gli acciacchi lamentati si puó dire che arrivi a Parigi in buone condizioni, nel cuore di un’annata fin qui estremamente positiva. Il primo turno con Andujar è alla portata e potenzialmente lo potrebbe essere anche il secondo contro Sela. Nella sua parte di tabellone c’è poi il bombardiere inglese Edmund per una sfida non facile ma che vedrebbe l’italiano favorito: volendo spingersi più in là, la testa di serie pesante che presidia la zona è Marin Cilic, potenziale avversario in quarto turno e visto in ottima forma a Roma dove ha centrato la semifinale. Per il Fognini visto al Foro questo è un buon tabellone, ma le incostanze di Fabio sono celeberrime e rendono difficili voli pindarici. Di certo l’occasione, sulla carta, è ghiotta. Discorso più complesso per Seppi che in primo turno dovrà provare a battere Gasquet, testa di serie 29, in un match che lo vede sfavorito. Andreas viene da un ottimo 2018 che lo ha rilanciato in classifica, mentre Gasquet non riesce da mesi ad esprimere un buon tennis. La sfida non è chiusa, con l’obiettivo di un terzo turno contro Nadal. Proibitivi gli incontri di Lorenzi e Bolelli: Paolino, che purtroppo non ha ancora ingranato in questo 2018 faticherà contro il servizio Kevin Anderson, mentre il compito di Simone, ripescato come lucky loser dopo aver perso nelle qualificazioni, sarà ancora più arduo. Avrà però l’onore di giocare sullo Chatrier contro Nadal.

5. Chi sarà la sorpresa del torneo?

Il tabellone sembra notevolmente squilibrato a favore della parte di sopra, dunque è più probabile che qualche nome a sorpresa possa venire da quella zona: in particolare il quarto di tabellone presidiato da Kevin Anderson può essere aperto a varie sorprese, anche se il sudafricano è nel miglior momento della sua carriera e a Madrid ha raggiunto la semifinale su terra: per nomi come Kohlschreiber, Coric, Cuevas o Bedene potrebbe comunque  essere terra di conquista. Attenzione anche alle condizioni di Del Potro, che ha dichiarato di non stare benissimo: già un secondo turno contro il connazionale Leo Mayer potrebbe essere più complesso del previsto e spalancare il tabellone. Dall’altra parte del tabellone invece i big abbondano e sarà difficile vedere nomi a sorpresa dai quarti in poi: un occhio di riguardo va tenuto per Kei Nishikori che sembra tornato molto vicino al suo livello abituale. Ha fatto finale a Monte Carlo e anche a Roma si è mostrato in buone condizioni, cedendo solo a un buon Djokovic. Il giapponese potrebbe essere l’avversario di Thiem in quarto turno e sarebbe una sfida tutt’altro che chiusa.


Nasce ad Avezzano nell’estate del 1996 e inizia a parlare di sport con l’ostetrica. Quando lavora legge Hornby, mentre nel tempo libero beve birra e studia Giurisprudenza alla Luiss in quel di Roma, dove vive da tre anni. Crede fermamente che Fabio Fognini un giorno vincerà il Roland Garros.