Interventi a gamba tesa

Playoff Pelicans


Alla vigilia dei Playoff, solo qualcuno sotto gli effetti di qualche droga molto pesante avrebbe potuto dire che i Pelicans sarebbero stati la prima squadra a qualificarsi al secondo turno, ma a volte la realtà supera la fantasia.


Certo, anche i più zucconi sapevano che Anthony Davis sarebbe stato sempre il miglior giocatore in campo (in questo momento potrebbe essere il miglior giocatore in assoluto), ma, le scorse stagioni, questo non aveva impedito a New Orleans di fare abbastanza pietà, visto e considerato i comprimari. A causa loro, una volta infortunatosi Cousins, le speranze per i Playoff sembravano essersi molto assottigliate. Il successo dei Pelicans è in larga parte frutto di questi, che si sono rivelati più che competenti. Playoff Rondo (11 punti, 7 rimbalzi, 13 assist a partita) ha ormai la sua religione, e io credo; Mirotic (18 punti, 9 rimbalzi, 57% dal campo, 46% da tre) evidentemente può essere fermato soltanto dai cartoni di Portis; Holiday (28 punti e 6 assist, 57% dal campo) è la versione buona e pacata di Westbrook; Emeka Okafor è vivo.

L’attacco di quelli della Louisiana viaggia a 115 punti di media col 52% dal campo a partita, uno sproposito, ma è stata la difesa che ha mantenuto i Blazers a 105 punti e che ha reso la vita impossibile a Lillard e McCollum. Non poco merito per questo pare vada ancora a Playoff Rondo, che, quando inizia la post-season, impara ogni giocata degli avversari, i loro gusti, le loro debolezze e anche i loro indirizzi. Holiday è stato mostruoso difensivamente e di Davis non c’è neanche da parlare, ma lo faremo lo stesso: 33 punti col 58% dal campo, 30% da tre, 81% ai liberi, 12 rimbalzi, 2 rubate e 3 stoppate a partita. Per gli infortuni troppo spesso lo si mette da parte, ma questo è a mani bassissime uno dei prime cinque in NBA già da qualche anno.

Adesso, è ufficiale, i Pelicans affronteranno i Warriors come nel 2015, ma questa volta non è detto ci sarà Curry.

I Warriors. Quei Warriors che li hanno già rullati in gara 1 con uno dei loro parziali ed un Thompson da applausi. Non è detta però l’ultima parola. I californiani saranno più competenti sul lato difensivo, ma anche per loro sarà molto difficile fermare il 23, come nel 2015. Un duello con Durant è tutto quello che chi ama il basket aspettava da una post-season che si è già rivelata esaltante e che speriamo continui sullo stesso passo. Poi chiaro, la chiave sarà Curry, che potrebbe già tornare a giocare e che si vuole gestire meglio (a differenza del 2016): senza di lui, non sarebbe improbabile vedere i Pelicans far sudare le proverbiali sette camicie ai Warriors. Ma se il 30 giocherà come sa fare solo lui, anche venti minuti a partita, per quelli della Louisiana non ci sarà trippa per gatti: il modo in cui apre il campo e migliora i suoi compagni è evidente e se i Warriors, fino ad oggi, hanno un po’ stentato e anche e soprattutto per questo.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.