Interventi a gamba tesa

L’anarchia di Paulo Dybala


Una stagione tra alti e bassi, dubbi e incertezze, alla ricerca della mentalità vincente che ancora gli manca e di quello step che lo faccia diventare un top player. E per quanto riguarda il futuro?


All’interno dello stadio di Laguna Larga, città natale di Paulo Dybala, c’è un enorme murales che ritrae l’attaccante della Juventus mentre esulta in maglia bianconera. Una scena ripetuta in questi anni dove il 24enne argentino a poco a poco si è preso la scena, scalando gradualmente la gerarchia, vestendo la maglia numero 10 e consacrandosi nella notte in cui la Juventus, sconfiggendo il Barcellona grazie alla sua doppietta, capì di aver nuovamente ottenuto lo status di grande d’Europa.

Per qualcuno Dybala non si è ancora ripreso dalla notte di Cardiff.

Le aspettative attorno a la Joya si concretizzano; una finale di Champions da vincere poche settimane dopo, un mondiale da inseguire come vice-Messi e perché no, come titolare di una Selecciòn da troppo tempo alla ricerca della vittoria mondiale. La contesa di Cardiff si risolve con una pugnalata al petto. La stagione successiva porta prestazioni in chiaroscuro: 10 gol nel primo mese di campionato, con due triplette in trasferta a Genova e Reggio Emilia. Viene convocato in nazionale, ma quando torna è un Dybala diverso. Nei due mesi che seguono segna solo 2 gol, Nedved lo bastona: “Deve fare tanti sacrifici nella vita privata“. La sua seconda parte di stagione non decolla, si infortuna, segna qualche gol in serie A, il suo momento migliore è contro il Tottenham dove firma la marcatura che vale la qualificazione. Sampaoli lo esclude dalle convocazioni: “è un giocatore anarchico che fatica ad integrarsi“, lui risponde pochi giorni dopo con una buona prestazione contro il Real e con un rosso che taglia le gambe alla sua squadra.

Una tripletta al Benevento, per poi spegnersi nelle due sfide decisive ai fini dello scudetto contro Crotone e Napoli, ma è solo colpa sua?

Le ultime partite di campionato sono però emblematiche della sua stagione: 3 gol a Benevento (terza tripletta fuori casa in stagione), scialbo in casa con la Sampdoria dove non inquadra mai la porta e pochi giorni dopo con il Crotone è protagonista di una delle peggiori partite con la maglia della Juventus, distratto, abulico, fisicamente sovrastato dai pitagorici. Arriva il big match contro il Napoli e dopo non avere effettuato nemmeno un tiro in porta per la terza partita consecutiva, viene sostituito a fine primo tempo da Allegri per un cambio che ha l’odore di una pesantissima bocciatura (qui sarebbe da approfondire quanto però ha inciso la preparazione alla partita da parte dell’allenatore che ha strutturato una squadra incapace di offendere, sacrificando le potenzialità dell’attacco e delle sue punte).

Madrid, Parigi, Manchester?

Griezmann, Mbappé e Alexis Sanchez, incroci sulla strada di Dybala?

Ma nonostante gli alti e bassi Dybala è un giocatore molto ambito. Il suo talento è un dato oggettivo; le grandi d’Europa in diversi momenti lo hanno cercato, inseguito, hanno bussato alle porte di Madama. Oggi sono diversi i grandi club che vorrebbero il suo cartellino.

L’Atletico Madrid sembrerebbe vicino alla cessione di Antoine Griezmann al Barcelona, nonostante una stagione tra luci e ombre e caratterizzata da un inizio complicato. La suggestione Dybala riecheggia da quelle parti e gli anni passati nel club juventino fanno di lui un profilo interessante agli occhi dei dirigenti dell’Atletico, come sostituto dell’attaccante francese. Il suo essere un giocatore anarchico potrebbe paradossalmente creare la sinergia giusta per diventare il tassello mancante all’interno di un impianto di gioco come quello di Simeone, che con la partenza del 27enne borgognese cresciuto nella Real Sociedad, si impoverirebbe tecnicamente. Negli anni in bianconero ha sviluppato caratteristiche più da regista offensivo rispetto a un Griezmann diventato giocatore devastante anche all’interno dei 16 metri a dispetto delle sue origini di esterno destro. Il rischio di pestarsi i piedi con l’altro gioiello argentino Angel Correa esiste, ma un Dybala colchonero diverrebbe automaticamente il leader della trequarti pronto ad ispirare Diego Costa, pur adattandosi meno di Griezmann a tutto il fronte offensivo e preferendo partire da destra per poi accentrarsi, sfruttando le infinite qualità del suo piede sinistro. Lui e Griezmann due giocatori dal talento unico, ma diametralmente all’opposto per caratteristiche di gioco. Simeone, che non fa mistero di stravedere per Dybala “quando l’ho incontrato gli ho detto che per me è un calciatore di livello assoluto“,  sarebbe capace, come fatto con il talento francese, di ottenere quel salto di qualità definitivo dal gioco autarchico e sovversivo del 10 argentino?

Tempo fa rumors volevano il fratello di Dybala a colloquio con la dirigenza parigina, sarà vero?

A Parigi lo ricoprirebbero d’oro. I pour parler con il PSG sono già avvenuti nei mesi scorsi. Una possibile operazione per portare Dybala sotto la Tour Eiffel potrebbe ricalcare quella che portò Pogba a Manchester, un altro capolavoro di Marotta che farebbe, economicamente parlando, tutti contenti. Il PSG domina in Francia, ma è in Europa che andrà inseguito un cambio di rotta e quello dell’argentino è un profilo su cui puntare e che fa drizzare le antenne ai dirigenti della società della capitale transalpina. Dal punto di vista tecnico Dybala si andrebbe ad inserire in un contesto di livello assoluto, dove Neymar e Cavani, movimenti estivi permettendo, rappresentano gli indiscussi titolari. Senza dimenticare la presenza di Mbappè, astro nascente del calcio mondiale al quale potrebbe diventare complicato soffiargli una maglia da titolare, di  Draxler e Di Maria;  concorrenti di un certo livello, ma con la concreta possibilità nel caso di arrivo di Tuchel, di giocare almeno in 4 davanti: Neymar a sinistra, Mbappè a destra, Dybala al centro e Cavani di punta.

Qualcuno ci crede da un po’: è solo una suggestione?

Dybala è un giocatore che fa gola anche oltremanica. Al Manchester United la maglia numero 10 è libera. La Premier League attira l’argentino e i Red Devils offrono un progetto tecnico ed economico al quale è difficile dire di no. Ritrovare l’amico Pogba, formare con Alexis Sanchez una coppia sudamericana clamorosamente forte, uno partendo da destra l’altro da sinistra con la possibilità di alternarsi e sfornare assist a ripetizione per Lukaku, terminale offensivo dei Red Devils. Dybala potrebbe sposarsi perfettamente all’interno del meccanismo mancuniano, con o senza Jose Mourinho, in questo caso libero dagli sgravi tattici del calcio italiano (ed eventualmente da quelli di Simeone), ma con la giusta fantasia improntata a ribaltare l’ordine precostituito  della fisicità tipica del calcio di Sua Maestà. La concorrenza non manca, Mata e Lingard già si alternano sulla trequarti (lo spagnolo però potrebbe chiudere la sua luna di miele inglese, quest’estate) senza dimenticare l’ingombrante presenza del giovane Rashford, duttile tatticamente e capace di giocare con alto rendimento su entrambe le corsie esterne per poi accentrarsi in area e diventare devastante. Chissà che un eventuale passaggio dell’attaccante argentino al Manchester UTD, non possa significare Martial verso Torino, suggestione di mercato molto viva in queste ore.

Poi c’è quella Selecciòn che non lo aspetta; l’ennesimo infortunio di Aguero libera un posto se il cognato di Maradona non dovesse recuperare o dare in tempo le necessarie garanzie. La concorrenza spinge, il suo rendimento con la maglia della nazionale del suo paese recita 12 presenze e 0 gol. Il suo momento a Torino non lo sta di certo aiutando a strappare un biglietto per la Russia.

E a Torino?

Un rapporto mai decollato, chissà se li vedremo entrambi a Torino l’anno prossimo.

E a Torino si stanno chiedendo cosa fare  la prossima stagione. L’Investimento fatto è importante, il giocatore lo scorso anno ha rinnovato il contratto, il rendimento che inizialmente sembrava proiettarlo in una dimensione da giocatore di livello assoluto, ha subito un drastico calo nei numeri e nell’atteggiamento in campo, a volte un po’ distaccato, immaturo e quasi svogliato. Un Dybala diverso da quello ammirato in passato. La dirigenza della Vecchia Signora al termine della stagione se dovesse confermare Massimiliano Allegri, potrebbe anche fare una scelta dolorosa per i fan del fuoriclasse argentino. Il 4231 visto all’opera quest’anno mirava ad esaltare anche le caratteristiche di Dybala, capace di cucire gioco sulla trequarti, di sprigionare fantasia tra le linee e di indirizzare verso la porta la palla con il suo magico sinistro, mentre i 433, 451 e 4141,  moduli forse più adatti a questa Juve, con il tipo di interpretazione data dagli uomini di Allegri , creano situazioni nelle quali l’argentino a volte sembra fare fatica ad inserirsi.

Paulo Dybala a fine stagione dovrà decidere cosa fare da grande e chissà che quel murales nello stadio di Laguna Larga, possa cambiare colore.


 

Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.