Interventi a gamba tesa

Il sottile equilibrio della Sir Safety Perugia


Alla vigilia della stagione 2016-2017 il vulcanico presidente della Sir Safety Perugia Gino Sirci, dopo una campagna acquisti in cui aveva strappato alla Lube Marko Podrascanin, tra i primi 5 centrali al mondo, e riportato in Italia l’icona del volley azzurro Ivan Zaytsev, esclamava tronfio: “Sulla carta siamo la migliore squadra, adesso dobbiamo dimostrarlo in campo”.


Oltre a santificare l’operato della società sul mercato e gravare di pressioni giocatori e staff tecnico, Sirci partiva da un assunto fallace: Perugia non era la squadra più forte semplicemente perché, malgrado alcune individualità top, non aveva una rosa ben assortita, che presentava delle lacune nei fondamentali difensivi che ha limitato in particolare l’efficacia della fase break. Il resto l’ha fatto l’infortunio di Russell nella post season, che ha privato De Cecco della seconda uscita principale in attacco di una squadra che dopo il buon secondo posto in Champions League (lo Zenit Kazan resta un avversario oggettivamente ingiocabile) si è arenata nella fase decisiva, uscendo nelle semifinali scudetto contro Trento.

La società è quindi ripartita da quei punti di forza, attorno a cui costruire un contesto organico: da Trento è arrivato il libero della nazionale Max Colaci, mentre il reparto centrali è stato svecchiato con gli innesti di Ricci e Anzani al posto di Birarelli e Buti, protagonisti di un’ultima annata poco positiva in entrambe le fasi. “Quest’anno siamo il 10% più forti – ha commentato con maggior sobrietà il numero uno della Sir a settembre – ma forse anche gli altri sono cresciuti del 10% o più. Penso che ci potremo divertire, speriamo di fare bella figura. Vediamo, quello che conta è il responso del taraflex”.

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La strada verso l’optimum non poteva che passare dal raggiungimento dell’equilibrio. Una mission tutt’altro che scontata per un sestetto sbilanciato verso l’attacco, con due opposti in campo (uno, Atanasijevic, di ruolo e l’altro, Zaytsev, riciclato martello) e uno schiacciatore come Russell specializzato in attacco e vulnerabile in ricezione, oltre a due centrali quali Ricci e Anzani relativamente giovani (24 anni il primo, 26 il secondo), alla prima esperienza in una formazione di vertice. Certo, si tratta di un equilibrio estremamente sottile, difficile da mantenere nell’arco della partita, che nasce dalla consapevolezza delle proprie caratteristiche: anche con un Colaci in più Perugia sa di essere costretta a concedere degli ace e di non poter mettere sempre De Cecco nelle condizioni di palleggiare con la palla in testa, eppure è cosciente di avere gli strumenti per poter portare a casa il punto.

L’upgrade nella fase punto

Al di là delle qualità del palleggiatore argentino e degli attaccanti di primo e terzo tempo, l’arma in più del sestetto di Bernardi consiste nell’efficienza della correlazione muro-difesa, che ha trasformato da punto debole a punto di forza. A differenza dell’anno scorso, la Sir non ha fretta di chiudere lo scambio, al contrario sa che allungandolo ha maggiori possibilità di far valere i rapporti di forza con l’avversario. “Dobbiamo avere molta fiducia nel nostro muro difesa – spiegava l’allenatore dopo il successo ottenuto con Monza a inizio 2018 – perché ci porta tanti frutti: abbiamo giocatori eccellenti in difesa come Colaci e abbiamo attaccanti che sanno giocare con le mani anche col muro piazzato”.

I numeri testimoniano sì la crescita della fase break, da cui originano il 43,4% dei punti, ma non raccontano dei tanti palloni toccati dal muro o recuperati dalla difesa. Sul cambio palla avversario la seconda linea, a meno che non schiacci un attaccante potente, accorcia verso la linea dei 3 metri, con il posto 6 più arretrato rispetto ai posti 1 e 5 che si occupano di difendere la zona alle spalle del muro (anche a costo di scoprire gli ultimi metri di campo). Pure un opposto fisiologicamente poco performante in fase difensiva come Atanasijevic – aiutato comunque dal palleggiatore e dal libero che coprono parte della sua zona di competenza – si applica pur di fornire il suo contributo in questo fondamentale.

Essendo per definizione una correlazione, la difesa ha settato il proprio rendimento, oltre che per il contributo dei singoli, Colaci e De Cecco in testa, grazie pure al lavoro del muro (saliti da 2,35 per set del 2016-’17 a 2,6), le cui scelte e spaziature hanno reso la squadra più compatta e omogenea nella copertura del taraflex. Non sempre invadente a sufficienza, il muro riesce però a restringere le direzioni d’attacco alla squadra avversaria grazie alla mobilità e alla scelta di tempo dei centrali negli spostamenti laterali: Podrascanin in questo senso è un’istituzione mondiale, ma anche l’apporto di Anzani è significativo, specie se rapportato a quello del suo predecessore Buti (1,5 muri a partita per il primo, contro gli 0,8 stampati dal secondo un anno fa). In più va sottolineata la maturazione di Atanasijevic, mai così incisivo in questo fondamentale dal suo arrivo in Italia (0,4 block/set). Globalmente si nota un sestetto organico, acuto nelle letture e rapido nei posizionamenti.

Ultimo punto del set nella prima gara dei play-off contro Ravenna, Podrascanin e Zaytsev “scommettono” sull’attacco di Buchegger, il bomber dei romagnoli. Scelta azzeccata.

Il muro, già di per sé efficace in senso assoluto, si fa ancora più incisivo quando il servizio riesce a staccare la ricezione avversaria. Del resto parliamo della migliore battuta della regular season (dagli 1,65 ace a set della scorsa regular season Perugia è passata agli attuali 2,11), che può creare problemi con tutti quanti i suoi elementi: gli umbri in effetti sono l’unico club con Ravenna che può vantare 3 atleti nella top 10 degli ace per set, nell’ordine Atanasijevic, Zaytsev e Russell. Non solo, ad un numero superiore di punti dai 9 metri è addirittura corrisposto un dimezzamento degli errori al servizio (da 4,41 errori/set di 12 mesi fa a 2,1), una statistica senza senso: in pratica i Block Devils servono meglio e sbagliano di meno. La cartina di tornasole del momento degli uomini di Bernardi in questo fondamentale può essere considerato il rendimento di Della Lunga, che dà il cambio ad Anzani dai 9 metri teoricamente per rinforzare la difesa sul cambio palla avversario, ma che invece spesso e volentieri riesce a fare la differenza già al servizio, con 7 ace su 84 battute. “Quando siamo in difficoltà, abbiamo giocatori che servono sopra i 120 chilometri orari: così diventa più semplice giocare” la chiosa dello stesso Anzani.

Il ruolo di Zaytsev

Ad una fase punto divenuta un valore aggiunto di questa formazione fa da contraltare un cambio palla che si sta confermando sempre più solido. Certo, Colaci sta ricevendo con una percentuale di doppio positiva inferiore al 30%, il suo secondo peggiore score da quando milita in A1, ma non si può non tenere conto delle porzioni di campo, zone di conflitto incluse, che copre pur di sgravare dalla ricezione Russell, l’anello debole in questa fase di gioco. Una scelta che sta pagando, considerato che il club di Sirci fa registrare un buon 27,2% di doppio positiva e che Russell dei 3 è quello che riceve meno palloni, 11,8, contro i 15,2 del libero e i 22,2 di Zaytsev.

Con la P2 possiamo notare come Colaci e Zaytsev coprano tre quarti del campo, lasciando a Russell solo la striscia esterna di posto 5.

Il biennio dello zar in Umbria merita un capitolo a parte: rientrato in Italia in pompa magna dopo un’olimpiade da protagonista, l’opposto sta vestendo i panni del gregario, che da schiacciatore si sta sacrificando soprattutto in seconda linea in un ruolo poco appariscente quanto prezioso ai fini del mantenimento dell’equilibrio globale. Un lavoro inizialmente poco apprezzato, specie da chi l’ha criticato l’anno precedente per un rendimento deficitario in attacco, senza comprendere però le caratteristiche del suo gioco – che necessitano di velocità e altezza per sviluppare i suoi colpi – che fisiologicamente non poteva essere replicato nel passaggio da posto 2 al posto 4, in cui si ritrova a schiacciare palloni più lenti e bassi. “L’agricoltore che pianta la vigna non può pensare di avere il miglior vino dopo pochi mesi o un anno – ha commentato in febbraio Bernardi – servirà ancora del tempo a Ivan per affinare qualcosa nel ruolo, ma sta dimostrando di assimilarlo”.

Non è un mistero d’altro canto che l’ex Lube non senta suo questo ruolo che lo limita in attacco, tanto che la prossima stagione andrà via da Perugia per tornare a giocare da opposto. “Vorrei essere considerato di più in attacco, non mi arrivano tantissimi palloni, il gioco è più spostato su Atanasijevic e Russell – spiegava il diretto interessato a dicembre – ovviamente il mio compito in questo momento è quello di reggere in ricezione e mi sembra finora di essere andato abbastanza bene. Psicologicamente è logorante perché faccio fatica a rimanere in partita e perché in ricezione ti trovi a poter sbagliare pochissimo, considerando che poi non ho spesso la possibilità di rifarmi in attacco”.

Vanno riconosciuti però l’importanza del suo gioco in ricezione – rivedibile il palleggio sulle flottanti, ma il suo bagher è migliorato grazie al lavoro di intrarotazione delle spalle con cui accompagna il gesto – nel muro-difesa – in particolare nelle difese di posizione – ma anche i progressi in attacco, dove sembra abbia trovato un buon compromesso nell’anno nuovo con il palleggiatore argentino, che lo innesca con una classica palla di terzo tempo ma leggermente più alta, che gli consente di lavorare sulla manualità per aprirsi  più direzioni d’attacco. Ed è effettivamente impressionante il cambio di registro dello zar nel 2018: da un modesto 39,3% in attacco su 16,9 palloni nel girone d’andata si è attestato sul 49,18% su 21 palloni nel ritorno.

E con questa palletta nei 3 metri contro Trento Zaytsev ci ricorda perché ha vinto il campionato italiano di beach volley in gioventù.

Distribuzione offensiva

Anche “Bata” Atanasijevic predilige una palla alta piuttosto lenta, che gli permette di sviluppare una buona altezza. Il suo colpo preferito rimane la parallela interna, che cerca soprattutto quando riceve un’alzata frontale/laterale e ha la possibilità di avere una visuale completa dell’altra metà campo. Se invece il muro non è composto o riceve palla da dietro opta per la diagonale. Russell tra gli attaccanti di palla alta è quello che preferisce una palla un po’ più spinta (che non è comunque da considerarsi una super) in grado di esaltarne esplosività, elevazione e la sensibilità del polso, che ama stringere la diagonale. Lo schiacciatore americano sta giocando una stagione assurda, di gran lunga la più positiva nei 3 anni in Italia, in cui ha toccato il 55,6% di positività in attacco su 419 palloni. Solo Juantorena ha attaccato con percentuali superiori. Per quanto riguarda invece i centrali, meno coinvolti del trio di palla alta da De Cecco, Anzani gioca dei primi tempi standard, con qualche variazione in fast, che gira verso posto 1, mentre Podrascanin, in possesso di più direzioni, viene innescato anche con dei primi tempi spostati.

Il centrale serbo, meno servito rispetto al suo compagno di reparto e meno incisivo rispetto al 2016-’17 (le sue percentuali offensive sono scese da un mostruoso 71,8% ad un comunque buono 60,7%), è il più penalizzato se confrontiamo la distribuzione del palleggiatore argentino delle ultime 2 stagioni: rispetto a 12 mesi fa, Atanasijevic e Russell fagocitano ancora più palloni, rispettivamente il 3 e il 5% in più, a scapito dei posto 3, che ne attaccano complessivamente il 2% in meno.

Il campione in esame del 2016-’17 va dalla 9a giornata di Superlega, la prima con Atanasijevic in sestetto dopo l’infortunio alla tibia, a gara 5 delle semifinali scudetto.

Nonostante De Cecco stia diminuendo la varietà del suo gioco, che poggia in maniera sempre più crescente sui due primi violini, la prolificità globale resta elevata (Atanasijevic è sì sceso da un irreale 56,3% su 584 palloni ad un 51,7% su 746 palloni, ma rimane comunque il miglior opposto della Superlega a livello percentuale ex aequo con Sokolov). Merito degli attaccanti come dell’estro creativo dell’ex alzatore di Piacenza, dotato di una sensibilità nelle mani ma sopratutto di una capacità nel nascondere la giocata unica. Non ha la mobilità di Christenson né spinge il gioco quanto Bruninho, però riesce a manipolare come pochi il ritmo dell’azione, mandando a vuoto le scelte o il timing del muro difesa avversario. Una qualità che acquisisce ancor più valore se si considera che Perugia gioca una pallavolo relativamente lenta e che lo stesso De Cecco è in grado di accelerare o rallentare la velocità del gioco talvolta senza neppure dover saltare.

A dispetto di una gerarchia consolidata nella distribuzione, i suoi obiettivi cambiano a seconda dell’avversario. Sulla base delle 3 gare che ho scoutizzato (Padova-Perugia 1-3 e Modena-Perugia 3-2 in Superlega, Perugia-Civitanova 3-1 in coppa Italia) posso affermare gli unici schemi che si sono ripetuti con una certa frequenza sono i primi tempi per Anzani e la palla in banda per Russell sia sulla P4 sia sulla P5, mentre sulla P2 come sulla P6 ha alternato in maniera quasi scientifica la palla in 4 con la pipe. Atanasijevic è un punto di riferimento in tutte le rotazioni (anche quando Luciano è costretto ad alzare da posto 1-2) a parte la P1, dove preferisce sfruttare Zaytsev in 2. Sul contrattacco, al di là del solito Bata, vengono serviti spesso i centrali, Podrascanin in particolare.

Road to scudetto?

Con due innesti mirati, Colaci e Anzani, Perugia ha assunto una dimensione più completa e coesa, grazie a cui ha elevato il suo gioco a un livello superiore. La quota italiani Colaci-Anzani-Zaytsev si sta rivelando determinante ai fini del raggiungimento di un maggior equilibrio globale, che permette i top player stranieri De Cecco, Podrascanin, Russell e Atanasijevic di esprimere appieno il proprio valore e fare la differenza.

Lo stesso trionfo nella supercoppa italiana ad ottobre ha contribuito a gettare le basi per questo 2017-’18, rivestendo una valenza superiore a quello della mera vittoria, sia perché i Block Devils hanno dimostrato già al primo appuntamento dell’anno la loro forza contro le dirette concorrenti per lo scudetto (3-1 in semifinale con Trento, bissato in finale con Civitanova), sia perché non avevano mai vinto nulla nella propria storia. Un’iniezione di fiducia non indifferente per una formazione che doveva smarcarsi dai complessi di inferiorità figli delle 4 finali perse dal 2014 tra scudetto (2), coppa Italia e Champions League, che in questi 6 mesi sta imprimendo il suo dominio in Italia e in Europa: dopo la supercoppa, in gennaio gli umbri hanno alzato pure la coppa Italia e terminato la regular season al primo posto, mentre in Europa, chiuso il girone eliminatorio al comando e superato agevolmente l’Halkbank Ankara nei play-off 12, nei play-off 6 se la vedrà con i russi della Lokomotiv Novosibirsk.

A inceppare una macchina che ha accresciuto in maniera significativa la sua efficienza è arrivato però l’infortunio muscolare di Russell, ko nel momento topico della stagione, come 12 mesi fa, quando si fermò prima di gara 2 delle semifinali a causa di un trauma alla caviglia sinistra. L’americano ha saltato le ultime due sfide di regular season e le prime due dei play-off, dove la Sir si trova 1-1 nella serie dei quarti con Ravenna e domenica tra le mura amiche si gioca la qualificazione alle semifinali. E dire che il percorso verso la finale (in un’ipotetica semifinale affronterebbe la vincente del quarto Trento-Verona, rispettivamente 4a e 5a in regular season, mentre dall’altra parte del tabellone si incroceranno i principali competitor della Sir in chiave tricolore, ossia Modena, contro cui ha perso entrambe le volte in campionato, e Civitanova, sconfitta invece già in 5 dei 6 confronti stagionali) sembrerebbe tutt’altro che proibitivo, eppure è bastato un piccolo grande intoppo a intaccare il sottile equilibrio pazientemente costruito da Bernardi nel corso di questi mesi. Ad ogni modo gli umbri sono decisamente favoriti con i romagnoli, ma allargando le prospettive, per tentare l’assalto a scudetto e Champions – e completare quindi il grande slam – la Sir Safety Perugia non può prescindere dalle prestazioni di Russell.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it