Interventi a gamba tesa

Quanto costa?


Lo devi fare e vuoi farlo. Arrivato a questo punto devi per forza capire per bene come funzionano questo tipo di trattative. Troppi intoppi nel piazzare ragazzi, troppi, nemmeno tanto velati, messaggi che lasciano intendere che tutto si può fare in questo modo. 


Vuoi vedere come funziona il mercato quando, prima dell’aspetto tecnico, è tutt’altro tipo di argomento che bisogna mettere sul piatto.

Qualcosa hai già imparato perché, direttamente o indirettamente ti sei trovato in mezzo a situazioni in cui è il denaro a dettare le regole di selezione, ma vuoi capire di più, vuoi vedere come cambiano le persone con le quali lavori quando invece di un giocatore vero ne proponi uno che paga.

Due genitori dei tuoi ragazzi sono disposti a intervenire in questo modo, uno più sicuro di percorrere questa strada, l’altro più titubante. Il tuo parere contrario lo conoscono, e da tempo, ma adesso non conta. A loro interessa procedere così e se non ci pensi tu, saranno altri a farlo.

A te interessa capire, perciò decidi di sfruttare questa occasione per fare la tua prova.

Primo contratto e addestramento tecnico, sono questi i due casi che devi risolvere.

Quanto deve sborsare un ragazzo che vuole essere messo sotto contratto per la prima volta?

Quanto costa l’autofinanziamento dell’anno di addestramento tecnico?

Sono le due domande che provi a fare, in modo diretto.

Quanto costa?

Lo chiedi prima a un direttore di una squadra di Lega Pro che quando gli proponi un giocatore buono a pagamento non riesce a muovere un dito, ma che in questo caso in poche ore riesce a trovare diverse soluzioni. Se solitamente hai difficoltà a comunicare con lui, in questo caso diventi un amicone, ti cerca e ti ricerca.

Io non ho più posto in squadra, ma chiedo in giro tanto sono al calciomercato. Cosa preferisci? I o II divisione?”

Si può anche scegliere. Però!

Fai intendere che sei interessato a valutare tutte le possibilità, non dai limiti, fai capire che i genitori sono disponibili a valutare la spesa in base al progetto tecnico che c’è alle spalle.

Bugia.

Un progetto di crescita dietro a queste operazioni non c’è e non ci sarà mai, lo sai benissimo, ma è un modo per rendere a parole meno schifosa la trattativa, per permettere alle persone che la devono gestire di avere argomenti da utilizzare per farcire il discorso che resta esclusivamente di carattere economico.

Lo dici poi a un allenatore, ad altri direttori, a un responsabile di un settore giovanile, lasci che la richiesta passi di bocca in bocca, di società in società, che si mischi alle altre e aspetti le offerte. Non fai i nomi dei ragazzi e nemmeno specifichi i ruoli in cui giocano, ma nessuno ti chiede queste informazioni. Contano i soldi, se poi hanno tre gambe o una non importa saperlo.

Quando proponi qualcuno – in condizioni normali – i tempi di risposta sono molto lunghi, devi cercare sempre tu il direttore incasinato e perennemente in riunione. In questo caso, invece, la tua risposta alla loro proposta deve essere velocissima, perché di richieste così ce ne sono tante e i posti si esauriscono alla svelta.

Altra bugia, i posti non sono limitati, lo spazio da qualche parte si trova sempre ma magari con altro intermediario però, ecco spiegata la fretta.

Tempo un’ora e per tutti e due i casi fioccano le prime risposte positive, in questo modo sembra che tutti siano molto più ricettivi e disponibili. Stai al gioco e ti dimostri sempre interessato, ma manca ancora quello che davvero ti interessa sapere.

Di cifre non si parla ancora, sarebbe meglio farlo a quattr’occhi ti dicono, direttamente tra genitore e rappresentante società, ma insistendo un po’ qualche indicazione di prezzo riesci già a ottenerla.

Questa è la cifra. Tu cosa vuoi? Due, tre, cinquemila? Decidi tu e li aggiungiamo.”

Non contarmi. Non mi interessa.”

Onesto e pirla, come sempre, ma è questo il circuito che sai che esiste, nel quale non vuoi entrare e che stai provando a combattere. Più facile mollare tutto piuttosto che finirci dentro, e sempre più spesso pensi che tra le due è la prima soluzione quella più probabile per quelli come te, perché la lotta è impari in mezzo a questa gentaglia.

La fortuna di avere altri ragazzi, altre situazioni, semplicemente più normali da gestire con tutte le forze è la motivazione cui aggrapparti per prendere l’energia necessaria per andare avanti.

A fine giornata arrivi così ad avere un quadro piuttosto chiaro: ci sono almeno sette soluzioni possibili e un’ottava più importante ma più difficile da decifrare per la quale si chiede un contatto diretto con il genitore.

Le cifre variano dai venti ai venticinque mila per l’addestramento tecnico (siamo in Lega Pro), a seconda della presenza o no del vitto e alloggio. Dai trenta ai trentacinque, per un anno di contratto, il primo (sempre in Lega Pro e per un giovane) e sempre con le stesse condizioni. Sono possibili però delle varianti, per esempio se hai un giovane non in addestramento tecnico, adesso non è questo il tuo caso ma è sempre utile saperlo, si sta sotto ai ventimila, invece per possibilità più importanti – così le definiscono – se ne deve parlare privatamente.

Un genitore ci riflette, ragiona, fa due conti e si tira indietro, l’altro vuole andare avanti.

L’appuntamento con l’intermediario della società è fissato per il giorno successivo. La proposta è per una squadra di Serie B, il nome (non sono così sprovveduti) verrà rivelato solo nella fase successiva, dopo aver compreso i termini e accettato, ma si potrà scegliere tra alcune squadre.

Così il listino per avviare un giovane al gioco del calcio professionista, senza saperne alcuna caratteristica se non l’età, finalmente si rivela:

– 50mila euro in addestramento aggregato alla prima squadra ma giocando in Primavera.

– 80mila euro con contratto, ma sempre in Primavera.

– 100mila euro con contratto ma con bonus dell’esordio in campionato.

Cifre forse ancora trattabili, che comprendono la percentuale dell’intermediario e che di certo solo in minima parte finiranno nelle casse delle società.

Visto che ti sei intrufolato in questo campo, a corredo delle informazioni che hai ricevuto per le due situazioni che ti riguardavano, ti viene data qualche altra indicazione di prezzo per altri casi. “Non si sa mai, magari ti capita qualche altra cosa tra le mani!”

Si scende di età – e non essendoci alcun vincolo contrattuale – anche di cifra: 10mila euro per giocare negli allievi nazionali di due squadre di serie B.

Difficile stabilire quanto sia esteso questo modo di operare, ma la facilità nel trovare squadre disponibili, la frequenza nel ricevere richieste per giocatori con queste caratteristiche – non – tecniche, la presenza di tariffari in parte allineati oltre alle esperienze che hai vissuto, dimostrano che questa attività è molto più diffusa di quanto si possa immaginare e in costante crescita.

Se devi tirare fuori tutti questi soldi per far giocare tuo figlio, sei libero di farlo… io fossi in te li investirei aprendogli un’attività commerciale per avviarlo seriamente al mondo del lavoro.”

Questo è il tuo pensiero schietto e diretto e il consiglio che dai al genitore.

Se non credi nel ragazzo, è inutile proseguire insieme” è la risposta.

Ad assecondarlo avresti avuto un mandato in più e probabilmente qualche soldino in saccoccia, considerando la percentuale che ti spetterebbe. Essere l’intermediario tra facoltosi genitori di giovani calciatori e le società, per alcuni è di sicuro un ottimo business da seguire, più redditizio e di certo meno complicato da gestire rispetto al tuo lavoro soprattutto quando sei all’inizio, ma hai deciso di fare l’agente di calciatori rispettando regole, persone e soprattutto la tua coscienza.

Mettendo per un attimo da parte qualsiasi considerazione morale, credi che i genitori (benestanti) che, senza ragionare, cercano disperatamente di percorrere queste vie perché vogliono arrivare a ogni costo, si guadagnano, con tutti i meriti del caso, le relative fregature.

da Procuratore? No, grazie!

Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.