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- di Giuseppe Santoro

Inter, la triste epopea dei terzini sinistri post-triplete


La Milano nerazzurra – ma non da meno quella rossonera – vive anni tristi e malinconici. Ogni estate si respira aria positiva, come se la stagione in arrivo possa essere quella della rinascita, ma, alla fine, non lo è mai. L’Inter post-triplete, probabilmente sazia di trofei, non è riuscita a confermarsi, né, a distanza di anni, a riavvolgere il nastro e riprendere a competere per alcuna competizione. Sessioni di mercato anonime e insipide hanno portato sotto la Madonnina calciatori che – probabilmente - mai avrebbero sperato di indossare la casacca a fasce nero e azzurre. Ma il tasto dolente di questi ultimi otto anni riguarda un ruolo in particolare: il terzino sinistro (che coglie a pieno l'accezione del termine sinistro).


I tifosi interisti hanno visto susseguirsi un incredibile numero di terzini - per la verità, alcuni già omessi dalla memoria - che hanno calcato la fascia che fu della bandiera Giacinto Facchetti, del campione del mondo Roberto Carlos e, in svariate occasioni, dell’altro storico capitano Javier Adélmar Zanetti. Terzini sinistri mediocri, spesso sudamericani, arrivati a peso d’oro e ripartiti - nella felicità generale - dopo una sola e sventurata stagione. Terzini sinistri arrivati in prestito e mai riscattati, giovani dalle belle speranze bruciati e, addirittura, terzini sinistri messi sotto contratto e, nella stessa sessione di mercato, spediti in prestito perché al di fuori del progetto tecnico.

E' certamente un ruolo che, negli ultimi anni, è in un processo di evoluzione -  concomitante a quello del gioco - e deve ancora trovare una sua ideale interpretazione. La scarsità dell'offerta a livello internazionale non vuole essere una giustificazione e l'Inter, in questi primi mesi di gestione Spalletti, diversamente da quanto fatto a Roma, sta optando per terzini abbottonati, coinvolti il meno possibile nella manovra. Ma non è cattiveria, né perfidia, affermare che - in nero-azzurro - nessuno ha mai rispettato le aspettative, ma tanto meno nessuno ci si è mai avvicinato.

Il viaggio introspettivo nei terzini mancini nerazzurri non è adatto a deboli di cuore. E’ un viaggio contorto, fatto di discese e salite, carico di emozioni e malinconici ricordi, denso di urla, lacrime e bestemmie. Ma che, spesso, alla sua conclusione, sa regalare nevrotici sorrisi. Dopo questa dovuta precisazione, credo possa avere inizio.

DAVIDE SANTON

Il volto più malinconico e funereo della Serie A fa il suo esordio in massima serie nel gennaio 2009 e, complici prove convincenti, conquista la fiducia di Josè Mourinho che lo schiera con continuità. Nel febbraio dello stesso anno eclissa il pallone d’oro Cristiano Ronaldo in un Inter-Manchester United (0-0) e conquista gli applausi e un’inaspettata notorietà, seguita dalla vittoria del triplete. Sì, per chi non lo ricordasse, Santon ha vinto il triplete. L’anno seguente viene inserito nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1989 stilata da Don Balón ma l’arrivo di Benitez e un infortunio al menisco ne compromettono la crescita. Un prestito a Cesena e poi la cessione in Premier, al Newcastle, dove si legittima tra i migliori terzini del campionato. Il ritorno all’Inter, da figliol prodigo, arriva nel gennaio 2015. Di lì in poi tanti problemi fisici e trasferimenti saltati ma, soprattutto tanta panchina. Ma, come in tutte le gestioni, Santon vive di riesumazioni e, complice l’inadeguatezza degli altri terzini, ha la possibilità di disputare una dozzina di partite l’anno. Alcune positive, quasi sorprendenti, che sembrano il preludio del ritorno, altre terribili che lo fanno diventare la vittima sacrificale dei tifosi, nell’ennesima stagione insoddisfacente.

Coperto di insulti dopo questo errore ha chiuso il suo profilo Instagram.

https://www.youtube.com/watch?v=OtQrytBzsoQ

YUTO NAGATOMO

E’ (stato) senza dubbio il calciatore più sorridente della Serie A. Yuto Nagatomo è un piccolo samurai, reattivo, atletico e gaio, divenuto la mascotte dello spogliatoio e oggetto di scherzi dei compagni, Cassano in primis. Dopo sette anni di Inter, disputati tra alti e bassi, buone prestazioni e goffi interventi ha fatto le valigie ed è partito in direzione Istanbul, sponda Galatasaray. Nagatomo ha avuto l’onore di indossare la fascia di capitano (come Fredy Guarin, del resto) e, dopo un paio di stagioni convincenti, ha fatto andirivieni tra campo e panchina, diventando quell’usato sicuro che l’allenatore butta nella mischia nei match in cui, tra i mediocri terzini a disposizione, si sceglie quello con un po’ di attributi. Ha salutato Milano con affetto. Credo che, in fondo in fondo, mancherà un pò anche ai tifosi nerazzurri.

Con la fascia di Zanetti è fare male.

FELICE NATALINO

Tra i tanti volti che hanno calcato quella sciagurata fascia vi è Felice Natalino. Due presenze in Campionato ed una in Champions League. Due presenze sulla fascia destra ed una sulla disgraziata sinistra. Ha dovuto abbandonare il calcio giocato a causa di un'aritmia asintomatica ed ora svolge il ruolo di osservatore per i nerazzurri. Negli occhi dei pochi tifosi che lo ricordano un erroraccio (quando impegnato a destra) che regalò il gol del momentaneo 2-0 a Mauro Zarate, altra meteora nero-azzurra, in un Lazio-Inter (3-1).

Per la cronaca, in quel 3-1 del dicembre 2010 segnarono Biava, Zarate, Pandev ed Hernanes.

JUAN JESUS

Il brasiliano, definito ‘Shrek’ da Coutinho, è un difensore fisico ed atletico, ma spesso disattento e frettoloso. In quattro anni e mezzo di Inter è stato impiegato sia da centrale che da terzino mancino, ma non ha mai convinto. Anzi. Le sue sbavature difensive, le frequenti ammonizioni, ed i vari errori in disimpegno hanno suscitato una quatta contentezza al momento della sua cessione alla Roma, che ha portato nelle casse interiste dieci milioni, alquanto inaspettati.

Diagonale, la stai facendo molto male...

ALVARO PEREIRA

Immagino che in tanti vorrebbero cancellare il ricordo della sua mandibola – addirittura più delle sue prestazioni - dalla memoria, ma, ahinoi, non è possibile. Il goffo Pereira - spesso mascherato - è probabilmente l’emblema della sciagura dei terzini mancini dell’Inter. Arrivato in pompa magna dal Porto, dopo un consistente investimento di dieci milioni di Euro, con un discreto curriculum con La Celeste (e grandi miglioramenti a Football Manager), è rimasto a Milano per un anno e mezzo, regalando al popolo della Nord un gol correlato da un ampio repertorio di svarioni difensivi, stop di caviglia, diagonali mancate e cross nettamente fuori misura. Il confusionario laterale uruguaiano ha salutato la Pinetina nel gennaio 2014 e, accasandosi al San Paolo, ha esordito con un clamoroso autogol, regalando ai suoi ex-tifosi un amaro sogghigno.

DANILO D’AMBROSIO

Il terzino più ingelatinato della Serie A è stato acquistato nel gennaio 2014 dal Torino e, probabilmente, nel lungo elenco è il meno peggio visto a San Siro. Il campano è un difensore esperto e duttile che tra alti e bassi  - e nell'annosa lacuna di qualità nel reparto terzini – ha calcato ambo le fasce, in base alle necessità, mettendo a segno sei reti totali. Certamente non sarà ricordato come uno dei migliori calciatori che hanno indossato la casacca dell’Inter e, spesso, è stato fin troppo bistrattato dalla tifoseria, ma per distacco (e demeriti altrui) non merita alcuna ‘sportellata’.

DODO’

Ah, Dodò ha giocato nell’Inter? La risposta è sì. Il brasiliano dal viso pulito, dopo due anni incostanti nella Capitale, è volato verso Milano. 29 presenze e, addirittura, due reti (entrambe in Europa League) in un anno e mezzo di Inter. Il timido laterale, già dai tempi della Roma, aveva fatto intravedere buone qualità nel palleggio, ma - come la gran parte dei brasiliani – evidenti limiti in fase difensiva per un calcio tattico come quello italiano ed una precaria condizione fisica che, da anni, lo obbliga a fare avanti e dietro dalla medicheria. Un terzino troppo aggraziato ed innocente, a volte disinteressato, per ricoprire un ruolo del genere, in anni così infelici.

Scontro fra titani.

FEDERICO DI MARCO

Qualche minuto all’ultima di campionato ed un gettone in Europa League tra il 2014 ed il 2015 per l’ex capitano dell’Italia under-20, nella gestione Mancini. Si intravedevano buone qualità in lui ma, all’epoca, era ancora troppo acerbo ed ingenuo. E’ un classe ’97 e l’età è dalla sua parte, se non fosse che l’Inter – causa Fair Play Finanziario – dopo l'annata di maturazione ad Empoli, quest’estate, ha deciso di fare a meno di lui, vendendolo per 4 milioni al Sionin Super League Svizzera. Chissà perchè.

ALEX TELLES

Sembra un eternità, ma è passato solamente un anno e mezzo da quando l’introverso terzino brasiliano ha salutato Milano. Non indimenticabili le sue prove (solo 21 le apparizioni in campionato), caratterizzate da buona tecnica, eleganza e qualche numero, a volte superfluo, ma da evidenti difficoltà quando c’era da difendere. Un calciatore, l’ennesimo, fin troppo sbadato, quasi addormentato e svagato, che, appena arrivato, aveva dato l’impressione di essere l’uomo giusto, dati i vari paragoni con Roberto Carlos. Chi aveva sentenziato ciò, credo/spero sia sparito dalla circolazione. Giusto così.

Trick-Telles

https://www.youtube.com/watch?v=xnIOrKEwoss

CRISTIAN ANSALDI

Quando si dice ‘di male in peggio’. Dopo anni di terzini giovani o meno giovani, l’Inter si è buttata a capofitto su un terzino destro (ma che poteva giocare su ambo le corsie) un pò più esperto e rodato. Dopo una convincente annata a Genova, l’ex Zenit e Atletico Madrid si è spostato a Milano, dove - tra un problema muscolare e una battuta di pescasi è fatto apprezzare per interventi in ritardo, letture errate, gialli evitabilissimi, cross sballati ed un incredibile numero di stop errati, dando la sensazione di scusarsi per non essere all’altezza. Ovviamente, anche la sua permanenza all’ombra del Duomo è durata solo un anno e, senza troppi dispiaceri, è passato al Torino.

Pasticci fantozziani con la gentile collaborazione di Jeison Murillo.

https://www.youtube.com/watch?v=j54YX9cQxIM

CANER ERKIN

Due mesi di vacanza a Milano non sono male, dai. Beh, d'estate, forse si. L’avventura del terzino turco all’Inter è durata uno schiocco di dita. Come rapido è stato l’annuncio del suo arrivo, altrettanto lo è stato il suo addio. Richiesto da Roberto Mancini, ma, nella tormentata estate in cui il tecnico jesino ha dato le dimissioni, è stato prontamente escluso dal nuovo e indimenticabile tecnico Frank De Boer, accusato - tra l'altro - di razzismo. “Non ho mai ricevuto alcuna motivazione, non posso che pensare ad un'idea negativa che si era fatto su di me – ha affermato il laterale -. Forse non gli piaceva il fatto che io sia turco”. Messo sotto contratto dai nero-azzurri da svincolato (con un triennale da due milioni a stagione) e mandato in prestito al Besiktas, due mesi dopo. Se non è una barzelletta, ci siamo davvero vicini.

Eppure aveva fatto intravedere questo girello col destro in allenamento...

https://www.youtube.com/watch?v=_s4KC3i9KaA

SENNA MIANGUE

Tre presenze in campionato e due in Europa League per l’imponente terzino belga, nella gestione De Boer. Con l’addio del tecnico olandese il classe ’97 non ha più trovato spazio ed è stato ceduto in prestito al Cagliari, che lo ha riscattato in estate per una cifra vicina ai 3 milioni e mezzo. Sporadiche ed anonime in un anno le sue prestazioni in Sardegna. Decisamente più divertenti quelle al di fuori del campo. Non manca troppo, a fine stagione i tifosi interisti potrebbero aver già dimenticato il suo cognome.

JOAO CANCELO

Dopo qualche difficoltà iniziale, il portoghese ultimamente è in crescendo. E' stata una delle poche note positive in quell’Inter che non è riuscita a vincere per due mesi. Joao Cancelo, arrivato quest’estate dal Valencia, in prestito con diritto di riscatto fissato a 30 milioni, si sta mettendo in luce sulla corsia mancina, dopo aver calcato anche la destra, piede di sua competenza. Portoghese come il compianto Joao Mario, elegante, estroso e con una naturale propensione al dribbling, ha mostrato, però, i soliti gap in fase difensiva. Per quanto visto in campo, potrebbe – certamente – dare un apporto migliore in zone più avanzate del campo. Proprio perché, a mio parere, non è assolutamente un terzino.

Diagonale, la stai facendo molto male (pt.2).

DALBERT HENRIQUE

La tradizione dei terzini brasiliani interisti post-Roberto Carlos non ha portato grossi risultati, anzi. Ha solo creato una tale aspettativa che, uno dopo l’altro, non è mai stata rispettata e si sta via via logorando. Lo svagato Dalbert sembra la cattiva copia di quello solamente intravisto in Ligue One con la maglia del Nizza. Timido, impacciato, a volte confuso e smarrito. I tifosi interisti vorrebbero scuoterlo per rianimarlo. Bullizzato dall'umile Manuel Lazzari in Inter-Spal (2-0), bocciato e scongelato più volte durante la stagione,  il laterale inseguito per tutta l’estate dai nero-azzurri - e partito tra le minacce dei tifosi de Le Gym - è stato acquistato per 20 milioni più bonus. Ed ha sicuramente mostrato di saper fare il compitino: allargarsi, stoppare e appoggiarsi nuovamente a Miranda. Probabilmente troppo poco per quelle cifre. Walter Sabatini ha le dita incrociate. Potrebbe essere un super-flop – ed  una dolorosa minusvalenza – che porterebbe l’Inter sul mercato per l’ennesima volta e non metterebbe un punto a questa storia tragicomica. 


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Giuseppe Santoro, 23 anni e al secondo anno di Laurea Magistrale in Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna. Tifo e patisco per il mio Taranto, amo il calcio palla a terra, stimo Giampaolo, venero Sarri, impazzisco per Pep Guardiola. Leggo di tattica ed in pomeriggi di nulla guarderei persino partite di Prima Categoria. Mi addormento sognando che, un giorno, non troppo remoto, qualche matto mi retribuisca, dandomi la possibilità di unire una passione ad una malattia. La prima è scrivere, la seconda il calcio.

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