Interventi a gamba tesa

L’elefantino nella stanza


Qualche settimana fa, nei nostri Sportellate Awards, avevamo dato ad Isaiah Thomas il Barbara D’Urso Award per la peggiore rottura di balle perpetrata; non potevamo immaginare che sarebbe riuscito a peggiorare. Vediamo come l’ex Huskie sia riuscito a passare da idolo delle folle a gatto attaccato ai maroni in meno di un anno.


L’anno scorso Thomas condusse a termine una stagione straordinaria ed impressionante, culminata nelle prestazioni dei Playoff, nonostante il dolore all’anca e la tragica morte della sorellina. Durante le finali di Conference, dopo aver ricevuto un altro colpo all’anca, fu costretto a sedere il resto della serie e ad affrontare un’operazione durante l’estate. Thomas, pur essendo alto come me o poco più (quindi poco), era un giocatore che faceva molto affidamento sul suo atletismo (e, stando ad Hoiberg, anche sulle infrazioni), sia per la quantità di botte prese, che per le cadute, che per il vantaggio ottenuto col primo passo. Per queste abilità un’operazione all’anca non è una passeggiata di salute, l’anca è una parte delicata a prescindere per i giocatori, ma per quelli come lui in particolar modo. Nonostante questo, i Cavaliers, con Irving che scalpitava per andarsene, decisero di prenderlo insieme all’inspiegabilmente stimato da tutti Crowder e, soprattutto, la scelta dei Nets. Una volta viste le condizioni mediche di Thomas però, Cleveland parve avere dei dubbi, ma, invece di esigere qualcosa di sostanzioso in più, si accontentarono di una seconda scelta. Ainge, che sa e vede tutto, sempre, riuscì a costruire l’illusione di uno scambio pari (ci cascammo anche noi), mentre, oltre ad aver evitato la patata bollente di un Thomas infortunato che voleva comunque 200 milioni, il gm di Boston aveva messo a segno un altro colpo da Ocean 11.

Cleveland ebbe da subito i suoi problemi, ma l’opinione generale era che non si potesse giudicare la squadra prima del ritorno di Thomas, che intanto continuava a postare video sul suo ritorno, roba da poter convincere qualche religioso che stesse tornando Gesù Cristo.
Poi è tornato, finalmente: ecco, “era meglio se stava a casa” come dicono dalle mie parti. Nelle diciassette partite disputate dal suo ritorno (due non giocate), nonostante ci fosse ancora LeBron, i Cavs hanno avuto un record di 7 – 10. Nelle quindici giocate, Thomas ha collezionato 15 punti e 5 assist a partita, tirando 13 volte a sera con il 36% dal campo ed il 25% da tre. Di’, pazienza, deve riprendersi magari, non è al meglio della condizione. Tutto giusto. Non è chiaro perché, sulla scia dei suoi video-documentari religiosi, abbia iniziato a sparlare ed accusare compagni e coach per le miserie della sua squadra.

Prima di Natale, quando LeBron e Calderon, Batman e Robin, gestivano la palla, i Cavaliers giocavano bene, non difendevano lo stesso, ma non erano atroci. Con ritorno di Thomas è andato tutto in malora. Difensivamente è peggio dell’anno scorso perché, non essendo cresciuto, è pure più lento, ragion per cui la sua principale arma difensiva, la testata in mezzo alle gambe degli avversari, dovrebbe essere anche più veloce per essere efficare. Per ovviare a questa mancanza, il playmaker ha aggiunto una nuova arma al suo repertorio difensivo, il karate:

Non contento, il novello Messia non ha dimostrato neanche la volontà di sbattersi: ha dichiarato che a Boston le cose andavano diversamente, che la gente si buttava a terra per recuperare i palloni, ma le prove video dell’ex numero 3 che si getta sul parquet per rimediare una palla latitano. A metà gennaio abbiamo scoperto che la colpa sarebbe stata del povero Kevin Love, che ora si è pure rotto una mano: il Thomas avrebbe deciso di convocare pure una riunione di spogliatoio in cui il lungo, reo di essere stato male durante la partita e di non essere andato all’allenamento (che a Cleveland non usa), sarebbe stato indicato come capro espiatorio e l’idea parve essere accettata almeno dai nuovi. Come risposta, dopo questo siparietto, Love, spaccatosi la mano, prima di andare in spogliatoio e pure durante l’intervallo decise di far vedere l’infortunio ai compagni. C’era un clima fantastico insomma. Qua è importante capirci bene, qui non si tratta di bue che dà del cornuto all’asino. Qua, come ha spiegato Bill Simmons, siamo di fronte ad un editore in un giornale, appena arrivato, che continua a pubblicare bozze non corrette, motivando gli altri, dicendo che dal posto in cui veniva le cose si facevano diversamente e poi dando la colpa a qualcun altro. E il problema è che se guardate come dice queste cose, Thomas CI CREDE!

Tutte queste cose potrebbero pure passare in secondo piano in una stagione giocata tipo quella dell’anno scorso. Invece l’ex Celtic stava pure giocando peggio di un lungo di mezza età della Uisp al primo allenamento dopo le feste, tirando poi in quantità da Bryant d’annata. Non solo è giusto che sia stato scambiato ancora, personalmente io godo pure, pur avendo poca simpatia per James. LeBron sapeva ovviamente già tutto, è già dalla sua celebrazione, sempre passiva aggressiva, si poteva intuire cosa pensasse ormai di Thomas, ignorato del tutto:

Ora Thomas ha iniziato una nuova avventura a Los Angeles, per cui si è detto molto emozionato (per questo il famoso video-tributo preparato dai Celtics sarà posticipato all’anno prossimo, per la gioia di Pierce, visto che i Lakers sono già andati a Boston per questa stagione). Pochi minuti dopo la trade il suo agente si è preoccupato di scrivere ad ESPN, in diretta e tutto in maiuscolo, che il suo cliente non sarebbe uscito dalla panchina. C’è da dire che forse i dottori hanno sbagliato e che forse gli hanno operato il piede giusto con cui si parte, perché altrimenti non si spiega una perizia simile nel dire sempre la cosa sbagliata. Senza Ball, con Hart in regia, i Lakers stanno pure giocando bene, non avrebbe senso cambiare questo equilibrio, ancora più scellerato sarebbe rallentare lo sviluppo di Lonzo per accontentare un maniaco e ancora più catastrofico sarebbe scegliere di far giocare un back-court con Lonzo e Thomas assieme, a meno che non si punti a far segnare 300 punti alle guardie avversarie. È comprensibile che, free agent a luglio, voglia mettersi in mostra, ma anche dalla panchina gli offriranno minuti importanti questa stagione. Onestamente è però difficile immaginare qualcuno abbastanza folle che, senza agire mosso da minacce all’incolumità della propria famiglia, possa offrirgli 200 milioni (coi Kings poi ha già bruciato i ponti). Per come è sembrato fino ad ora è difficile pensare di andare molto oltre qualche milione per un paio d’anni (Thomas ne ha già ventinove), e questo senza toccare il problema della chimica di squadra.

La storia di Thomas, per come si sta sviluppando, pare essere destinata ad un finale relativamente triste. Ma, come in ogni storia, anche in questa possiamo trovare una morale: cerchiamo di essere umili e di riconoscere i nostri errori prima di quelli altrui. Magari a noi questo appunto non frutterà qualche milione in più, ma non ci sono solo i soldi e star sereni è comunque inestimabile.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.