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6 Febbraio 2018

Potrà solo andare meglio di così


Per FIGC e Lega Calcio non è questo il punto più basso. È la mancata pianificazione ad avere pesato nell'andamento degli ultimi anni. A giugno, quando inizieranno gli unici Mondiali che la nostra generazione non avrà vissuto, teniamo duro. Del resto come potrebbe andare peggio?


Era l'agosto 2014 e il buon Alberto scrisse su queste pagine una lucida analisi dello stato del calcio italiano. Lo stato, per gli occhi di un tifoso "di quei tempi", era indecoroso. Italia nuovamente fuori ai gironi dei Mondiali, CT dimissionario assieme al presidente federale Abete, guerra civile per i diritti TV, elezione di Tavecchio a tampone del sistema di potere.

A volerla drammatizzare, ma anche a voler essere onesti, potremmo metterla giù così.

Verrebbe quasi da dire good old times visto il percorso dei successivi quattro anni, salvo la promettente ma interrotta parentesi di Antonio Conte sulla panchina della Nazionale. Il corto circuito di cui il sistema calcio si è reso protagonista è continuato, al punto che pochi giorni fa Tavecchio era sia commissario della Lega Calcio, sia presidente dimissionario della FIGC. Avremmo pensato a uno scherzo, se non avessimo visto con i nostri occhi i ragazzi svedesi buttarci fuori dai Mondiali con lo 0-0 di San Siro.

figc lega calcio

Eppure forse non è questo il punto più basso del nostro calcio. Ne parlavamo sempre qui qualche mese fa: è almeno dal 2009 che la Lega Calcio non articola un progetto di sviluppo concreto, focalizzandosi invece solo sul tema di diritti TV sempre più insostenibili per i broadcast, e sempre più effetto-metadone per le squadre di A, che senza quei ricavi non potrebbero in nessun modo sostenere i propri bilanci. Quel corto circuito economico-politico oggi forse è arrivato a soluzione: Mediapro dall'estero si inserisce prepotentemente in una corsa in cui già da tempo Sky e Mediaset hanno il fiato corto; le varie anime della FGIC (dalle squadre di A ai dilettanti passando per gli arbitri e i calciatori) non riescono a trovare un accordo sul futuro e si trovano così di fatto senza potere, commissariati dall'alto in un destino comune a quello della Lega Calcio.

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Potrà andare peggio di così? Sembra onestamente complesso anche per i più pessimisti. Fabbricini, Costacurta e Clarizia in FIGC sono chiamati a un lavoro duro: mettere d'accordo interessi e tribù diverse che finora hanno sempre lavorato per difendere il proprio giardino. Un compito ancora più pericoloso è quello di Malagò in Lega, che se non è la stanza dei coltelli dietro la schiena, poco ci manca. Ma il commissariamento li aiuta e gli permette un margine di azione ampio.

In tutto questo, l'aspetto migliore è che non ci sia fretta per il nuovo CT della Nazionale. In attesa di Mancini o di altri quindi, il fatto che Costacurta abbia chiesto a Di Biagio di traghettare la panchina fino a giugno è forse segno di una possibile pianificazione a medio-lungo termine a cui non siamo più abituati.


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