Interventi a gamba tesa

Rafinha e lo spericolato mercato dell’Inter


L’Inter ha cominciato col botto la stagione 2017/2018, ma senza fare attenzione a quelli inesplosi. Così, dopo aver esaurito le proprie cartucce nelle prime quindici gare di campionato – fino al perentorio cinque a zero a San Siro, contro il Chievo – gli uomini di Spalletti hanno inanellato una serie di risultati negativi e figuracce sul campo.


I nerazzurri hanno iniziato a vacillare già in Coppa Italia, contro il Pordenone, squadra di Lega Pro. Una vergogna. Da quella partita – vinta con enorme fatica e ai calci di rigore – molte cose sono venute meno: il gioco, l’intensità, l’atteggiamento e, soprattutto, i risultati. Una crisi di numeri che si lega indissolubilmente a una crisi di carattere e identità. Proprio quegli ingredienti che per il tecnico di Certaldo sono imprescindibili, specie se si vuole giocare ad alti livelli in un club blasonato e ambizioso come l’Inter.

In ogni modo, “la garra e la tigna” da sole non possono bastare. Servono anche idee chiare, piedi buoni e velocità d’esecuzione. E il trend negativo dell’Inter potrebbe essere invertito considerando anzitutto queste carenze, che sono strutturali: è dai tempi di Mourinho che manca tutto ciò. E da allora sono passati quasi dieci anni…

Mettiamola così. Ad oggi Spalletti ha fatto un ottimo lavoro con quel poco che gli è stato dato: ha rivitalizzato giocatori che sembravano ormai destinati ai giardinetti (su tutti, si vedano Candreva, D’Ambrosio, Nagatomo, Ranocchia e Santon) e ha ottenuto più di quaranta punti nel girone d’andata. Tutto sommato non ci si può lamentare. È vero anche, però, che per superare questo momento di flessione serve fare qualcosa di più, soprattutto sul mercato.

I direttori Ausilio e Sabatini stanno facendo del loro meglio, ma loro stessi stanno lavorando con le mani legate. Alcuni dicono che sia per colpa del Financial Fair Play, altri sostengono che sia il governo cinese a impedire a Suning di spendere, altri ancora considerano entrambe le cose: chissà? Fatto sta che in questo momento le migliori operazioni di mercato sono in uscita. Infatti, sbarazzarsi contemporaneamente di Gabriel Barbosa (da ribattezzare Gabinet o GabiCess, anziché Gabigol) e Joao Mario è più che un affare. Del primo pian piano abbiamo scoperto che non è mai stato un calciatore da Inter; poi che non è mai stato un calciatore da Benfica; poi che non è mai stato nemmeno un calciatore da… fica (lasciato dalla sorella di Neymar); e, probabilmente, dopo il ritorno al Santos, scopriremo che non è mai stato proprio un calciatore. Quanto a Joao Mario, giusto due parole: un bidone. Se siamo stati eliminati in Coppa Italia dal Milan è soprattutto colpa sua.

Mai più sborsare certe cifre per certi giocatori. Mai più, vi prego.

Veniamo agli acquisti Lisandro Lopez e Rafinha.

Il difensore centrale è stato fortemente voluto dall’allenatore toscano non tanto per la sua classe o il suo talento, ma semplicemente per rinfoltire un reparto che si è spesso trovato a fare i conti con l’emergenza quando è stato privato per infortunio o squalifica di uno dei suoi centrali. Sul suo conto si può dire che ha un fisico possente (187 cm per 80 kg) e può essere utilizzato sia in una linea di difesa a tre che a quattro; è un destro naturale e tra le sue armi principali si possono annoverare il colpo di testa e una discreta efficacia negli interventi di anticipo. Ha 28 anni e può contare su un importante bagaglio d’esperienza, tuttavia è ancora alla ricerca della sua definitiva consacrazione. Per cui, bene averlo preso, ma il giudizio su di lui rimane sospeso.

Alla fine come 3°-4° centrale, ci può stare.

Su Rafinha Alcantara i dubbi, invece, aumentano. E non sulle qualità intrinseche del calciatore – sia ben chiaro –, ma sulle valutazioni complessive che hanno spinto Ausilio e Sabatini a mandare subito in porto questa trattativa.

Il centrocampista ex Barcellona è un classe ’93, le cui doti di maggior pregio sono la duttilità in campo (ha spesso giocato come esterno, trequartista e falso nueve) e una buona visione gioco. Inoltre, sa difendere bene il pallone, inserirsi tra le linee, ha una buona mira dalla distanza anche con tiri a giro e nel suo repertorio non mancano i gol di testa. Lo stesso Spalletti al termine della conferenza stampa post Inter-Roma su di lui ha detto: “Rafinha ha tanta qualità, può giocare come esterno che entra dentro il campo, come centrocampista offensivo, come trequartista”. In teoria, proprio la pedina che finora era mancata nello scacchiere nerazzurro.

A ben vedere, però, il calciatore rappresenta una grande incognita sul piano fisico. Basti pensare che negli ultimi due anni ha passato più tempo in infermeria che in campo e manca completamente del ritmo partita. E già qui vien da chiedersi come mai Ausilio e Sabatini si siano tanto affrettati, nella finestra di mercato invernale, a chiudere la trattativa col Barcellona per ottenere il prestito di un giocatore convalescente e probabilmente non ancora pronto per dare una mano alla squadra.

Un jolly dal ginocchio malconcio. Mettiamola così…

Il secondo grande dubbio è sulle modalità con cui è stata definita quest’operazione di mercato: un prestito fino a giugno 2018 con diritto di riscatto fissato a 35 milioni più 3 di bonus. Come si può considerare un affare il prestito per soli 4 mesi (escludendo gennaio già trascorso e giugno) di un calciatore non ancora in condizione? Di fatto, è come non averlo preso. E poi siamo sicuri che nella programmazione delle spese societarie rientri il riscatto di Rafinha a 35 milioni più bonus? Chissà! Già a dirlo si sente puzza di bruciato. Un po’ come la polvere da sparo alla vigilia di Capodanno, quando i ragazzini incauti raccolgono petardi seminati qua e là per i marciapiedi.

E forse, dopo Gabigol e Joao Mario, l’Inter – proprio come quei ragazzini – non ha ancora imparato a fare attenzione ai botti… soprattutto a quelli inesplosi.


Giuliano Pagnotta, nato a Trani il 24-05-1990: nel giorno del suo compleanno qualcuno sente ancora il mormorio del Piave, ma era una vita fa. Laureato in Filologia moderna e specializzando master in HR Management si impegna nei più diversi ambiti, tra cui giornalismo, recitazione, musica, editing, gestione delle risorse umane e sport. Un tipo audace, eclettico e irrequieto, che dopo l’esperienza del ‘Workshop live’ di Sportitalia si è catapultato nel vivace mondo di Sportellate per riversare il proprio estro in commenti calcistici sagaci e irriverenti, che divertono o fanno incazzare. Adora la comunicazione e soprattutto giocare coi doppi sensi. Tifa Inter e il suo idolo è Josè Mourinho. Collaboratore Sportellate.it