Interventi a gamba tesa

Lo spettacolo apparente dell’All Star Game

 


Si dice che l’All Star Game è il massimo spettacolo che l’NBA possa offrire durante la stagione regolare  Ma è davvero così? A poche settimane dal 67° All Star Game di Los Angeles cerchiamo di capire cosa è diventato il weekend delle stelle, tra il cambio di format e le solite vecchie certezze.


Una partita tra i trenta migliori giocatori della lega, insieme agli eventi del venerdì e del sabato, dovrebbe essere sinonimo di grande spettacolo ma, per certi aspetti, questo weekend è diventato, soprattutto negli ultimi anni, qualcosa di poco più interessante di una partita tra Brooklyn Nets e Sacramento Kings. Sicuramente è un evento che attira persone che non seguono con regolarità il mondo NBA o in generale il basket, ma per quelli che sono da sempre appassionati della Lega, questa manifestazione non è altro che una trovata commerciale che ha poco a che vedere con la pallacanestro.

Andiamo ad analizzare nello specifico le tre giornate per fare un’attenta analisi dell’evento.

Durante la giornata di venerdì si svolgono due eventi: l’All-Star Celebrity Game e il Rising Stars Challenge. Per quanto riguarda il primo non è altro che una partita tra squadre miste composte da noti personaggi dello spettacolo e ex giocatori NBA. Fine. Nulla da segnalare se non alcune giocate comiche che alle due o tre del mattino tanto comiche non sono. Il secondo evento è la partita tra rookies e sophomores, pochi anni fa così divisi, oggi invece divisi per provenienza: da una parte gli statunitensi e dall’altra il resto del mondo. Team USA vs Team World. È sempre molto interessante vedere i migliori giovani della lega e altrettanto interessante è la divisione per nazionalità, consci del sempre più alto numero di non yankee nella lega, però la partita ha, diciamo così, perso agonismo. Passi la mancanza di voglia di difendere di squadra, passi la mancanza di giochi offensivi però alla lunga è fastidioso vedere solo prendere tiri dopo un solo passaggio, squadre lunghe che non rientrano o giocate individuali, talvolta di straordinaria fattura tipiche dell’ignoranza dei vent’anni. Addirittura in certi momenti della partita si tocca il fondo, si smette di giocare e qualche giocatore prova delle schiacciate, con i difensori avversari che si spostano volontariamente. Questo è avvenuto in maniera lampante durante l’edizione del 2004, qui sotto potete vedere un video, commentato dal dinamico duo Buffa-Tranquillo in cui espongono la loro opinione sulla vicenda.

Esauriente è la frase dell’ex avvocato “Perché non vai alla gara delle schiacchiate se hai tutta questa energia?!”. Sipario sul venerdì.

Il sabato è la giornata più spettacolare delle tre. Si apre con l’evento Skills Challenge che si lascia guardare anche se vedere un 2,10 m districarsi tra coni e bersagli ti dà la stessa sensazione degli spettacoli equestri nel circo. Successivamente si svolge il Three-Point Contest dove non c’è sostanzialmente nulla da criticare, chi segna è il più bravo e vedere la meccanica di tiro di questi fenomeni ti ricorda il motivo perché sei davanti alla TV il sabato notte e non in discoteca a limonare. Per chiudere la giornata in bellezza c’è lo Slam Dunk Contest, che è l’evento più mediatico del weekend anche perché attira facilmente chi il basket non l’ha mai seguito. Ci sono edizioni più belle di altre e questo è normale, ma qualche volta ci sono delle polemiche sul vincitore della gara. Per fare un esempio, nel 2016 grosse polemiche ci furono dopo la vittoria di Zach LaVine al quale molti preferivano Aaron Gordon. Oppure nel 2011 un giovane Blake Griffin vinse saltando un’auto, sponsor della Lega, contro Javale McGee, personaggio unico in una lega fatta da tanti potenziali soggetti cinematografici, che aveva fatto vedere cose mai viste come schiacciare con tre palloni o contemporaneamente in due canestri, mostrando una coordinazione fuori dal comune per un 7 piedi.

Ma la giornata clou è la domenica. All Star Game. Il tavolo sarebbe apparecchiato per una grande partita tra i migliori giocatori ma la mancanza di volontà di difendere e di competere trasforma in pochi minuti la partita in una noiosa esibizione. Ogni anno c’è sempre meno difesa, sia individuale che di squadra, e non è un caso infatti che nelle ultime edizioni vengono sempre battuti i record di punti fatti combinati tra le due squadre, ben 374 lo scorso anno quando vinse West per 192 a 182. Una regola non scritta è che si dovrebbe giocare seriamente negli ultimi minuti ma spesso viene dimenticata, e la partita scivola via senza momenti rilevanti di agonismo.

Non è un caso forse che l’NBA stia provando a cambiare la situazione. Intanto hanno deciso di cambiare format. Quest’anno i due giocatori più votati dai hanno scelto le squadre, come nel playground, spezzando così la rivalità tra Est e West tipica di questa partita. I due capitani erano LeBron James e Stephen Curry. Nella squadra di James ci sono l’ex compagno Irving, i lunghi di New Orleans Cousins (che verrà a breve sostituito causa il devastante infortunio subito al tendine d’Achille. Stay strong DeMarcus, stay strong) e Davis e infine, soffiato a con astuzia a Curry, Kevin Durant, che è stata la prima scelta.

Subito dopo la notizia, sul suo profilo Instagram, Durant ha postato questa foto

Mentre il 30 dei Warriors ha scelto un quintetto formato da: Embid, Antetokounmpo, DeRozan e Harden, con in panca i due compagni di squadra Thompson e Green, che nei giorni scorsi aveva minacciato di voler essere scambiato se non fosse stato chiamato da Steph. Da segnalare, grossa delusione tra i più romantici, l’esclusione di Manu Ginobili.

I roster al gran completo.

Quello che di sicuro non manca sono gli introiti ricavati in questo weekend. Viene trasmesso in tutto il mondo con milioni di persone attaccate allo schermo. Per non parlare poi dei ricavi generati dalla vendita delle jersey speciali All Star Game. Ma veramente ci stupiamo? No, non esiste lega brava quanto l’NBA a vendere qualsiasi cosa la riguardi.

In definitiva se non hai mai seguito il basket o l’NBA questo weekend sarà meraviglioso e ti stupirai per ogni singolo aspetto. Se invece sei già un appassionato malato di NBA probabilmente vedrai più gli aspetti negativi che quelli positivi, ma tanto anche se lo criticherai lo guarderai lo stesso perché l’ossessione per il basket e per la Lega più famosa del mondo non è curabile.

Quindi, bando alle ciance: buon All Star Game 2018 a tutti.


 

Nato per sbaglio a Cesena nel 1993, laureato in Architettura. Da bambino scarso calciatore, vengo a conoscenza dell’NBA solo in tarda età. Subito grande amore. Anche in questo caso meglio guardare che giocare in quanto pessimo rilascio. Altre passioni: birra e motori d’epoca.