Interventi a gamba tesa

I Clippers e lo “Show Time” da seconda serata


All’inizio della stagione avevamo previsto che, salvo infortuni, comunque abbastanza probabili, i Clippers avrebbero potuto dire la loro. Sarebbe stato difficile prevedere però che nonostante gli infortuni subiti sarebbero rimasti rilevanti, ma è quel che sta succedendo.


Infatti i losangelini ad oggi sono settimi con un record di 23-21 ed una striscia positiva di sei vittorie in cui hanno battuto sia i Warriors (dopo quattro anni) sia i Rockets. La partita coi texani è stata a dir poco tesa poiché era il primo regolamento di conti tra Paul, che questa estate se ne è andato in modo non proprio signorile, e Griffin, con cui non è mai andato mai troppo d’accordo. Oltre ad una serie di colpi e trash talking che hanno riguardato anche Mike D’Antoni e Austin Rivers a bordocampo, nel dopo-partita pare che una delegazione composta da Ariza, Paul, Harden e Green si sia servita di un tunnel segreto all’interno dello Staples Center per raggiungere lo spogliatoio dei Clippers, mentre uno spaesato Capela avrebbe semplicemente bussato alla porta principale dei padroni di casa che, visto chi era, gli avrebbero poi chiuso la porta in faccia. Per completare la serata poi qualcuno ha deciso di chiamare anche la polizia per scortare gli ospiti al pullman in sicurezza. Gli esperti Shaq e Barkley hanno commentato così la questione:

A parte le attività extracurricolari quindi non stupisce TROPPO che i Clippers siano settimi, ma, considerato l’andazzo che avevano preso verso novembre, al primo infortunio di Griffin, dopo un paio di Teodosic e Gallinari (ancora fuori) e quello definitivo di Beverley prima dell’ultimo occorso a Jordan, che siano oltre il 50% di vittorie già adesso è impressionante. Rivers (che prima di questa stagione non aveva mai dato troppo spazio ai giovani e in questa stagione è arrivato al punto di utilizzare persino giocatori dalla G-League), con la partenza di Paul, è stato costretto a riformare la struttura del suo attacco che non è più così stagnante. Griffin, 22 punti, 8 rimbalzi e 5 assist a partita, ha molto più la palla nelle mani e, quando non è lui ad orchestrare, ci pensa Teodosic: il serbo, che a quanto pare fa colazione verso le nove con più di un cheeseburger, in 17 partite viaggia a 12 punti e 5 assist e mezzo a sera ed è già giustamente un idolo anche per gli americani.
La vera “rivelazione” della stagione è però Lou Williams, professional scorer.

Dopo aver cambiato più squadre che mutande per anni, a Los Angeles ha deciso di sobbarcarsi anche del ruolo di redentore e, a 23 punti e 5 assist di media, è riuscito a tenere a galla i suoi nei momenti più bui, segnando a valanga nel deserto più totale, o quasi. Ora si parla addirittura di All Star Game per lui, anche se la competizione sarà spietata considerando la Western Conference.

Non possiamo esagerare con le aspettative per questa squadra, specie considerando che Jordan, in scadenza di contratto, probabilmente sarà scambiato entro febbraio, ma sperare in un primo turno di sette partite contro Houston con botte da orbi, tecnici e multipli insulti non costa niente e, viste le premesse, mi pare già doveroso.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.