Interventi a gamba tesa

18 premi NBA per il 2018 che sarà


Siamo ormai arrivati a metà stagione in NBA ed è il momento di tirare un po’ le somme. Per farlo, abbiamo deciso di creare e conferire una serie di 18 prestigiosissimi premi.


1) Joel Embiid King of the universe Award: Joel Embiid

Se il centrone dei Sixers fosse solo un talento esaltante come non se ne vedevano da un po’ di tempo in NBA (24 punti, 11 rimbalzi, 2 stoppate col 48% dal campo a partita), capace di segnare a valanga nonostante ancora non lo si stia ottimizzando offensivamente, non sarebbe degno di questo premio unico. Ma Embiid è molto più di un armadio a sette ante che si muove a tratti come Olajuwon, Embiid è anche una reincarnazione di Payton come trash talker, è un mistico della risposta, è la versione NBA del vostro compagno delle medie che faceva tutte le stupidate che gli si diceva di fare. Embiid è tutto quello di cui avete bisogno, e molto di più. Se solo non rischiasse di smontarsi ad ogni caduta…

2) Jesus Christ Award per la migliore riesumazione di cadaveri: LeBron James con José Calderon

Non c’è da stupirsi, James riuscirebbe a far sembrare fenomenali anche i leggendari Bobcats dei bei tempi andati. Nonostante questo però, aver non solo riesumato, ma reso addirittura produttivo ciò che resta di Calderon, 36 anni, dal 2013 almeno relitto, è uno di quei traguardi che neanche i più critici possono rimpicciolire nel curriculum del nativo dell’Ohio.

3) X-Files Award per il mistero più fitto e inquietante: Fultz e i medici dei Sixers

La prima scelta assoluta di questo Draft, dopo aver disputato la sua Summer League tirando come aveva fatto al college, per qualche ragione aveva deciso di cambiare forma di tiro, non si sa perché. Dopo un esordio in NBA molto preoccupante, in cui era palese che avesse problemi alla spalla destra, i Sixers decidono di fermare il loro playmaker per ragioni mediche, ancora oscure. Che cosa abbia avuto il giovane, dove sia e quando tornerà, sono domande che non possono che inquietare e far anche i ridere i fan NBA, anche perché iniziano ad aggirarsi già i primi fantasmi di bidone dell’anno per il 20 di Philadelphia e, visti quelli scelti dopo di lui, sarebbe veramente clamoroso. Ma non temete: la propaganda Sixers ha già messo in rete un video con musica motivante in cui Fultz sbaglia dei jumper, siamo a cavallo!

4) Mai dire Award per il miglior fenomeno parastatale: Michael Beasley e Gerald Green

Uno, dopo anni passati a scaldare panchine, si è presentato a New York dicendo di essere il Melo mancino. L’altro era in giro per l’America a spolverare lucernari senza bisogno della scala. Adesso al primo (12 punti e 5 rimbalzi a partita col 52% dal campo) arrivano canti di “MVP” al Madison Square Garden, l’altro viaggia a 17 punti col 49% da tre a Houston, dove ha già salvato un paio di partite ai texani tirando anche i bicchieri vuoti degli spettatori.

Eroi.

5) Batman Award per l’eroe che non ci meritiamo, ma di cui abbiamo bisogno: Zach Randolph e Lou Williams

Il Discorso della montagna di Z-Bo a Cousins, in una partita in cui stava scatenando sui poveri pellicani l’ira di Dio, è già una delle cose più belle di questa stagione, ma non potevamo ignorare il fatto che, in una squadra il cui successo è dipeso dalle prestazioni di Austin Rivers visti gli infortuni e in cui pure lui si è fatto male, Lou Williams sta tenendo a galla quel che rimane dei Clippers. I losangelini sono noni a mezza partita da New Orleans grazie ai suoi 23 punti di media che sempre più spesso ultimamente sfociano in partitoni da annali come quello contro i Warriors.

6) Charlotte Bobcats Award per la peggior squadra della lega: /

Nonostante le previsioni, le squadre indecenti quest’anno sono state molto più che decenti. Kings, Lakers, Hawks, Nets, Bulls (grazie alla reincarnazione di MJ, Mirotic), Suns, Mavericks e Grizzlies, anche senza grandi speranze, sono tutte piacevoli da guardare e spesso finiscono per sbancare partite che sarebbero dovute essere proibitive.

7) Hera Award per il bidone dell’anno: Danilo Gallinari

Arriva un punto in cui anche l’omertà patriottica deve farsi da parte: l’azzurro ha giocato solo 11 partite (13 punti con 36% dal campo e 26% da tre a partita), dopo aver firmato un contrattone da 65 milioni in tre anni ed essere arrivato con una mano rotta per un cartone ad un olandese. Poteva andare meglio, ecco.

8) Shawn Kemp Award per il miglior poster: Larry Nance su Kevin Durant

CRISTO!

9) Non-ce-l’hai-mica-d’oro Award per la peggiore e più ingiustificata mancanza di umiltà: Carmelo Anthony

L’ex Knicks ha avuto, come i suoi due compagni di merende, un periodo in cui pareva avesse capito come giocare meglio, tipo, non facendo quel jab-step di merda in isolamento ogni volta, ma niente, c’è ricascato. Melo sta segnando 18 punti a partita tirando 16 volte col 42%, che sarebbe esagerato scrivere che potrei farlo anche io, ma che di contro dovrebbe spingere uno a pensare “mah, sai che forse è meglio se tiro di meno?”. Nulla di tutto questo, il mindset è quello di inizio stagione, quando si mise a ridere quando gli chiesero se sarebbe uscito dalla panchina. Melo crede ancora di essere uno dei talenti principali della lega, ma è a qualche anno di distanza da un contratto ai Kings, prima se ne rende conto e meglio è.

10) Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere Award per la miglior squadra delle peggiori: Brooklyn Nets

I Nets, con il talento complessivo di una polisportiva della provincia di Vibo Valentia, specie dopo l’infortunio di Russell e quello di Lin ad inizio stagione, giocano un basket ispirato e convinto grazie alla guida di Kenny Atkins. Sono riusciti a vincere partite molto random ultimamente ed è bello vedere, ogni tanto, una squadra operaia che lotta su ogni pallone. Per ogni Cleveland e Golden State non c’è sempre una squadra come questa a pareggiare la bilancia, ma ringraziamo il destino per averci dato questa. Dal 2019 poi torneranno ad avere anche la loro prima scelta al Draft, ormai ci sono!

11) Steven Bradbury Award per la performance più ispirante e a caso: i 50 punti di Lou Williams contro i Warriors

Va bene che non c’era Curry, ma Williams, in trasferta, ha spezzato la serie negativa dei Clippers che non vincevano contro i campioni in carica da più di tre anni, e lo ha fatto con quella armata Brancaleone che sono i suoi compagni di squadra oggi; do you believe in miracles?

12) Dieci euro inaspettati nelle tasche dei pantaloni Award per la sorpresa più piacevole: Knicks e Pacers

Nella nostra preview avevamo dato le due squadre come destinate a tankare l’anima, ma un grande Porzingis e un gran Oladipo, entrambi usciti dall’ombra ingombrante di uno che avrebbe dato la palla agli altri piuttosto che farla girare, sono saliti in cattedra e stanno trascinando le loro squadre a sfiorare i playoff. Sul lungo corso, a meno che qualcuno non si infortuni tra quelle più sopra, sarà difficile pensare che possano arrivare fino al settimo o ottavo posto, ma anche loro ogni sera ce la mettono tutta per vincere, ed è uno spettacolo.

13) Dwight Howard Award per i laterizi lanciati più pericolosi: Lonzo Ball

Ultimamente si sta un po’ rimediando, lo ammettiamo, ma la sicurezza degli spettatori deve essere una priorità per l’NBA e con questi lanci uno seduto in uno stadio non può che temere per la propria incolumità.

14) Dark horse Award per la squadra migliore nel silenzio generale: Toronto Raptors

I canadesi hanno cambiato stile di gioco questa estate, puntando più sul giro di palla a scapito delle isolation. La panchina è più folta che mai e, come risultato, sono secondi ad est, terzi in efficienza offensiva e difensiva. Ovviamente sono anni che i Raptors che devono fare il salto e puntualmente Lowry si candida al X-Files Award per le sparizioni nei playoff, però…

15) Barbara D’Urso Award per la peggiore rottura di cazzi perpetrata: il ritorno di Thomas

Oh, per carità, bravo eh, dà ai Cavs una grande mano (anche se pure con Calderon macinavano questi), tira, cuore, la storia della sorella e tutto. Ma non è Michael Jordan, non è tornato dall’oltretomba e questa estate vuole pure 200 milioni. Dai, un po’ va bene, ma un po’ e basta.

16) Karma Award: Russell Westbrook e i Thunder, in attesa dei Warriors

L’MVP, a mio avviso, più scandaloso della Storia è naturalmente sfociato nella farsa che sono i “big 3” di OKC, un atto di violenza e necrofilia verso tutto quello che c’è di bello nel basket. I Thunder avevano pure smesso di fare a turno nell’immobilismo, ma hanno ripreso ultimamente e i risultati si sono visti. E dire che George e Adams sono due giocatori che renderebbero migliore ogni squadra, ma in questo contesto è veramente una tortura vederli. Anzi, è una tortura vedere i Thunder “giocare” punto, non provateci a casa. Per quanto riguarda i Warriors, stanno facendo troppo i magnifici, sono fortissimi, certo, ma se la stanno quasi gufando e per quanto una squadra possa essere forte non c’è nulla di più potente del potere della gufata a questo mondo.

17) Old but gold Award per la terza età: Manu Ginobili

Quarant’anni.

18) Most Valuable Player Award: LeBron James

33 anni, 27 punti, 8 rimbalzi, 9 assist, 56% dal campo, 37 minuti a partita.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.