Interventi a gamba tesa

Non siamo tutti Anna Frank

anna frank

Nel 2017 stiamo parlando di Anna Frank e di sfottò razzisti tra una partita e l’altra, tra un’analisi e un commento tecnico. Mentre il mondo prende la sua strada noi restiamo fermi nel nostro recinto di polemiche e campagne mediatiche, ormai solo nella compagnia della miseria e del grottesco.


Che esistano moltissime diverse opinioni a questo proposito è ovvio, che in tempo di guerra se ne parli molto è ancora più logico, ma… che se ne tragga pretesto per tanti litigi è semplicemente stupido. Scommettano, ridano, imprechino, brontolino pure, facciano pure tutto quello che vogliono, purché si friggano nel loro grasso; ma non litighino, perché ciò ha di regola meno piacevoli conseguenze.”

Queste parole le ha scritte Annelies Frank il 27 marzo del 1944, e le ha lasciate a noi nell’ormai famoso Diario. Anna si riferiva a diverse opinioni in ambito politico, all’interno della sua famiglia, che potevano portare a litigi. Eppure a rileggerle adesso, quelle parole feriscono perché una ragazza che non ha ancora compiuto 15 anni, nel bel mezzo di una delle notti più nere dell’umanità, sembra avere più lucidità di noi, che brancoliamo nel buio degli sfottò antisemiti, del teatrino delle dichiarazioni e dei gesti di facciata, della povertà e della miseria che ci circonda. Noi che nel 2017, tra un’analisi sul miglioramento della Serie A e una scheda tecnica di qualche giovane, ci dobbiamo meritare gli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma. O gli audio di Lotito su “er vice rabbino“.  O una corona di fiori buttata nel Tevere, così come tanti altri rifiuti della Capitale.

Un regalo di Lotito evidentemente non gradito da parte della comunità ebraica romana

anna frank

La conseguenza, innestata da un sistema mediatico che non sa più elaborare il presente da molto tempo: siamo arrivati a trasformare Anna Frank in un santino. Forse tv, giornali, internet non sanno più dare risposte a chi li interroga su cosa sta succedendo. O forse non riescono nemmeno a porre le domande a chi di dovere. Fatto sta che Mario Calabresi di Repubblica ha proposto di fare diventare Anna Frank il simbolo di tutti, per evitare che qualcuno lo trasformi in un insulto da affibbiare a chi si vuole male. Si dice: Anna Frank siamo tutti noi, è di tutte le squadre di calcio. Ok, ma non stiamo esagerando? Non stiamo esagerando con Anna Frank con la maglia della Spal, del Cagliari, del Milan? Vogliamo davvero ridurre tutto a un effetto-Padre Pio, ormai raffigurato più sulle carrozzerie dei camion in autostrada che nei luoghi di culto? Non sarà che questo #siamotuttiAnnaFrank con il coinvolgimento di FIGC e Lega Calcio è un po’ assolutorio nei confronti delle nostre coscienze?

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Coscienze che ricordano le battute sugli ebrei degli amici, o i bracci tesi di qualche compagno di scuola senza che in fondo succedesse nulla. Ricordano i cori o gli striscioni allo stadio, le polemiche per qualche giorno sui giornali, e poi si volta semplicemente pagina. Ricordano o dimenticano, costantemente?

Come un quadro à la Andy Warhol, imitandone lo stile e perdendone la percezione artistica. Una forma senza contenuto, una scatola vuota, che può essere riempita solo dal kitsch e dal perbenismo

anna frank

Non è vero, Anna Frank non è tutti noi. Noi viviamo una realtà forse complessa e miserabile, ma certamente diversa dalla sua. Non siamo Anna Frank perché non la ricordiamo davvero, non la leggiamo, non abbiamo la percezione della sua identità. Tant’è vero che, come tutti coloro di cui abbiamo perso la percezione reale, dobbiamo trasformarla in un simbolo dei buoni, per costruire un muro con i cattivi dall’altra parte. Quanta assoluzione.

E dire che Anna, a volte, si considerava cattiva.

Mi sento cattiva, io che me ne sto in un letto caldo mentre le mie più care amiche sono state gettate chi sa dove o sono già morte. Che angoscia, pensare a tutti coloro con cui mi sono sempre sentita intimamente legata e che ora sono caduti in mano ai carnefici più crudeli che esistano! E tutto questo perché sono ebrei! La tua Anna.”


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it

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