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28 Settembre 2017

Montella e Mihajlović, così lontani così vicini


Il destino di Montella e di Mihajlović è appeso a un filo sottile.
Il legame che li unisce è un invisibile confine che allaccia idealmente due culture diverse, due modi di interpretare il calcio all'opposto, due formazioni calcistiche distanti e confinanti come l'oscurità notturna e il chiarore dell'alba.


Montella e Mihajlović hanno scelto un mestiere invidiato e ben retribuito, ma che li pone costantemente in bilico e sotto giudizio per quello che è il risultato finale di ogni contesa.
Entrambi hanno allenato con esiti differenti a Catania, Firenze, Genova (sponda blucerchiata) e infine Milano (sponda rossonera, con Mihajlović che ha un passato importante anche nell'Inter), panchine calde per due filosofie di gioco e di vita agli antipodi. Si sono incrociati nei derby di Roma e di Genova. Il legame tra i due è dato anche da un'amicizia mai tenuta nascosta.

Giocatori

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Quando parli di Mihajlović non puoi tralasciare come sia serbo della croata Vukovar.
Cresciuto nel villaggio di Borovo Selo dove una volta fabbricavano scarpe e dove ancora oggi quegli stabilimenti portano il segno della guerra, nel 1992 venne accolto a Roma su sponda giallorossa, come giovane estroso dall'indole irascibile, diventando però stella anni dopo in una Lazio scudettata e farcita di talento (Marchegiani, Nesta, Veron, Simeone, Nedved, Salas, Mancini, Almeyda, Stankovic, S.Conceicao), facendo parlare di sé per le qualità in campo e non solo.

Quando pensi a Montella invece, non puoi dimenticare come a volte risultava così immarcabile, da far venire gli incubi e il mal di testa in un derby persino ad un certo Alessandro Nesta.
E pazienza se a volte qualcuno se lo ricorda e paragona Dybala all'ex calciatore campano, perché evidentemente la memoria è ancora buona e non si tratta di lesa maestà: Montella quando era in giornata era un'ira di Dio. Segnava in ogni modo e tecnicamente aveva poco da invidiare ai grandi 9 e mezzo dell'epoca.
Il calcio italiano godeva di così tanta salute, che uno come lui spesso (e poco volentieri) non veniva nemmeno chiamato in Nazionale (dove Del Piero, Totti, Inzaghi e Vieri avevano invece il posto fisso) e le sole 20 presenze con la maglia azzurra, gridano vendetta.

https://www.youtube.com/watch?v=ht1ajpbZCYA

Siniša invece, ''cattive compagnie'' a parte (si è sempre dichiarato grande amico della tigre Arkan), calciava punizioni che erano come missili precisi e imparabili (negli ultimi 15 anni in serie A, solo Totti, Pirlo e Pjanic sono arrivati a quel livello) detenendo tutt'ora il record di gol su punizione in campionato: 28.
Rappresentava un leader in campo, un vero soldato, duttile e dal rendimento costante.
Un giocatore essenziale, che univa la qualità del calcio balcanico alle esigenze tattiche del calcio italiano, spoglio della disciplina dell'ex blocco sovietico, ripulito dal suo maestro Eriksson da ogni sfumatura barocca tipica della sua città natale.

Allenatori

Montella e Mihajlović hanno riversato nelle loro carriere da allenatori quelli che sono gli archetipi della loro filosofia calcistica e di vita; se l'allenatore serbo mescola ad una strategia militare, il rigore tattico del calcio italiano e un esasperato culto della propria immagine, condendo il tutto con scelte spesso imprevedibili e coraggiose, lo scugnizzo Montella, da sempre esteta, cordiale ed educato, predica il bel gioco attraverso il possesso e l'intensità offensiva.

Entrambi nell'ultimo turno di serie A hanno messo in evidenza limiti tattici e caratteriali che accompagnano le loro carriere da sempre a metà tra l'abisso e la gloria.

https://www.youtube.com/watch?v=jKiD7h6UZQ0

Nel derby di Torino, l'ex ct della nazionale serba, dopo aver fomentato i suoi ragazzi come il Sergente Maggiore Hartman, va in contro a una disfatta, non la prima contro la Vecchia Signora (indimenticabile lo 0-5 della ''sua'' Fiorentina in casa con la Juve, anche lì dopo aver caricato tutto l'ambiente come prima dello sbarco in Normandia).
Perde la sfida con i cugini sotto ogni profilo, tattico, fisico e caratteriale.
Le dichiarazioni alla vigilia sono un passo indietro rispetto all'evoluzione dialettica vista ai tempi della Sampdoria e lo schieramento offensivo che manda i granata incontro ad una Waterloo calcistica, non fa che aumentare le distanze tecniche tra i due schieramenti, nonostante qualcuno in telecronaca profetizzi: ''due squadre mai così vicine non solo in classifica, ma anche nell'organico'' (forse per organico intendeva altro?)

Il 4231 con cui si presenta nel derby, è un concentrato di arroganza e supponenza che regala alla Juventus il pallino del gioco e la supremazia territoriale.
L'espulsione del buon Baselli, per l'occasione vestito da guerriglia e trasformato in Leonard Lawrence, non può che permettere l'avanzata della linea nemica e la fine anticipata della battaglia.

https://www.youtube.com/watch?v=1V9V0kvq9Zw

Il Milan a Genova contro la Sampdoria, dove l'areoplanino campano cresciuto nell'Empoli non ha lasciato grandi ricordi come allenatore (è differente se si parla di Montella giocatore, ancora amato da quelle parti), subisce la seconda sconfitta della stagione dopo i quattro gol presi a Roma con la Lazio, pagando una sonora lezione da un allenatore sottovalutato e possibile suo erede in futuro sulla panchina rossonera: Giampaolo.
Un turn over che più che scientifico sembra un tentativo di Montella di conquistare una laurea in chimica. L'allenatore rossonero gioca un po' troppo con la sua rosa, come Mendeleev con la tavola periodica e la sua squadra, invece di andare a Genova rodata con la giusta amalgama e pronta a conquistare 3 punti fondamentali per la rincorsa ai posti Champions, rimedia una figuraccia, causata anche e soprattutto da un'esagerata spocchia calcistica, non coerente con l'intelligenza del proprio allenatore. Rivedibili le scelte della formazione, dei cambi e delle esclusioni, oltre all'atteggiamento di molti suoi uomini e presunti leader.

È ancora presto per tirare le somme, ma quel che è certo è che entrambi stanno vivendo l'ennesimo momento difficile, un ulteriore bivio verso la grandezza o la perdizione.

Il Torino di Mihajlović sembra rievocare le stesse problematiche dello scorso anno, agli infortuni che hanno decimato il centrocampo e alle incertezze difensive che sembravano risolte (ma sei gol in due partite sono un campanello d'allarme) si aggiunge una ricerca dello scontro fisico e verbale non solo con gli avversari, ma anche con gli uomini del suo staff e della sua squadra (lo sfogo durante Torino-Sassuolo con Lombardo e Castellazzi, Baselli strattonato durante il derby dopo l'espulsione) e mettono in mostra una certa inquietudine che sembrava ormai reminiscenza del passato di Siniša.

Il Torino, compagine tosta per definizione, è per tutti una squadra che avrebbe le potenzialità come rosa e caratteristiche per quel salto di qualità volto a ripercorrere la rincorsa europea che ha visto protagoniste Sassuolo e Atalanta nelle ultime due stagioni, ma l'impressione è che possa invece confermarsi come eterna incompiuta.

https://www.youtube.com/watch?v=S-MbFNB6_EI

Il Milan deve staccare un biglietto per la Champions, altrimenti al momento di ripianare i debiti, il rischio di passare alle cose formali è grande.

Per invertire la rotta intanto, questa domenica Montella cercherà la vittoria contro quella squadra che lo ha reso grande, non solo con i 4 gol nel derby che a Roma (proprio contro Mihajlović) ricorderanno per sempre, ma anche come promettente allenatore delle giovanili, mentre Siniša spronerà i suoi ad usare il cannone contro un Verona in versione bagnarola, più che corvetta.

Entrambi non dovranno sbagliare un colpo, legati ad un filo sottile in bilico tra gloria e oblio, cercheranno quei tre punti che sono musa delicata per il raffinato Montella, che sono sangue e onore per il Sergente Mihajlović.


  • Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.

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