Interventi a gamba tesa

Vittoria sfocata


Seconda giornata di andata per il Napoli in Champions League, che riceve i campioni olandesi del Feyenoord, allenati da Van Bronckhorst che li ha riportati alla conquista del titolo dopo un’astinenza durata ben 18 anni. Feyenoord che deve rinunciare, causa infortuni, ai centrali Botteghin e Van Heijden , al bomber Jorgensen e all’ariete Kramer. Vittoria facile per gli azzurri, facilitata dalle assenze, soprattutto in difesa, degli olandesi, che si dimostrano inadatti a competere a questi livelli.


Prima di analizzare la vittoria degli azzurri vediamo brevemente le caratteristiche degli olandesi: il Feyenoord è una squadra propositiva, che gioca un calcio fatto di possesso e di un baricentro medio molto alto, ma che si dimostra efficace anche in contropiede. Si schiera solitamente con un 4-3-3 molto flessibile: i due centrali sono una sicurezza, Botteghin (regista difensivo di 1,92, molto lento) e Van Heijden, con Diks terzino destro (più difensivo) e Nelom o Haps a sinistra. Tre centrocampisti: El Ahmadi  che gioca davanti alla difesa, Vilhena che ha ottima qualita e Toornstra pronto a svariare su tutto il fronte supportando la manovra offensiva, molto bravi tutti e tre a giocare palla a terra e con un altezza media bassa. Infine in avanti presentano solitamente Berghuis (ottimo tiro, anche da fuori), Boetius (buona velocità e dribbling) ed infine Kramer (ariete di 1.95 m.).

Baricentro alto e sovraffollamento nella fascia destra; inoltre vediamo le statistiche, prese dalla sconfitta contro il NAC Breda del 20 Settembre.

baricentro alto e sovraffollamento nella fascia destra; inoltre vediamo le statistiche che dimostrano come sia una buona squadra

Ovviamente il dominio del gioco che notiamo dalle statistiche in Eredivise non si è verificato nella gara contro il City, persa 4 a 0, che ha costretto gli olandesi ad un baricentro insolitamente molto basso.

Posizioni medie dei giocatori nella gara con il City.

Posizioni medie dei giocatori nella gara con il City

Data l’altezza media non elevata (1.83 m), tendono a soffrire molto i calci piazzati (in cui si difendono a zona), come si è potuto vedere dal primo gol subito contro il Nac Breda e dalla partita con il City, squadra di per sè non composta da giganti (solo il 38% dei duelli aerei vinti contro il 58% del City).

In fase di non possesso si dispongono con un 4-4-2 che può trasformarsi in un 4-1-4-1 con El Ahmadi davanti alla difesa. Linee strette e compatte, ma tendono a soffrire le fasi di difesa posizionale, soprattutto sui cross, in cui spesso non seguono bene gli inserimenti; l’aggressività dei terzini tende a disordinare facilmente le posizioni del centrocampo, di conseguenza soffrono molto i filtranti, soprattutto se effettuati nell’half spaces tra centrale e terzino. I terzini (non sempre attenti nelle letture) escono in pressione forte, situazione che costringe la mezzala di parte ad assorbire eventuali inserimenti alle spalle del terzino. La fase difensiva degli esterni di centrocampo è rivedibile, con uscite troppo aggressive che permettono agli avversari di concedere l’1 vs 1 in fascia grazie ad un cambio di gioco, agevolato dalla lentezza negli scivolamenti laterali dei centrocampisti. Propongono un pressing offensivo, cercando di impedire il primo palleggio avversario, rischiando di concedere però la profondità poichè la difesa non è sempre veloce nell’accorciare in avanti.

Considerando che, in campionato, mantengono il possesso per la maggior parte della gara, questi difetti strutturali vengono mascherati, ma in campo europeo difficilmente si riesce ad imporre la stessa mole di gioco. In fase di possesso palla portano quasi tutti gli effettivi a supportare la manovra, facendo molta densità in zona centrale, con Borghuis che agisce da falso esterno e viene spesso al centro del campo a ricevere la palla a rimorchio, sfruttando le doti di buon tiratore; un’altra situazione costante è il sovraffollamento della fascia, per poi crossare per la punta Kramer o l’inserimento dei centrocampisti.

LA PARTITA

Contro il Napoli, Van Bronckhorst schiera i suoi con un 4-3-3: difesa improvvisata con centrali Tapia (centrocampista adattatato) e ST. Juste, Diks a destra e Haps a destra, centrocampo formato da Amrabat, El Ahmadi e Vilhena, in avanti Boetius a sinistra, Berghuis a destra e Toornstra

Sarri dispone i suoi con il classico 4-3-3, l’unica novità è Maksimovic al posto di Albiol, con Ghoulam e Hysaj terzini, Hamsik, Allan e Jorginho a centrocampo, Insigne, Mertens e Callejon in avanti.

Napoli che in fase di non possesso si schiera con un 4-4-2, con Mertens e Insigne a disturbare il primo palleggio deglli olandesi, ma che diventa un 4-5-1 mediante l’abbassamento di Insigne a sinistra.

Il pressing offensivo del Napoli.

il pressing offensivo del Napoli

Pessima prova difensiva del Feyenoord, con errori dei singoli davvero imperdonabili, soprattutto con l’adattato Tapia, che già al 3°(ed anche al 21°) minuto regala dal nulla un pallone ad Insigne. Gli olandesi, in fase di non possesso, si schierano con un 4-1-4-1, con El Ahmadi che agisce davanti alla difesa e Boetius a provare a disturbare la prima impostazione dei centrali del Napoli; il pressing difensivo del Feyenoord non impedisce ai centrali Koulibaly e Maksimovic di impostare, con la connessione tra i due centrali e la prevalenza del gioco sulla sinistra.

Il gol di Insigne nasce dal pressing offensivo coordinato degli uomini di Sarri: Jorginho sporca un pallone vagante di Toornstra (che inizialmente agisce quasi da falso nueve), che scarica male su El Ahmadi, ma Callejon sporca anche questa traiettoria, la palla vagante che ne risulta non può essere controllata da  Amrabat grazie alla pressione Insigne, che è venuto intelligentemente dentro ad campo a fare densità centralmente; il napoletano anticipa Amrabat, va in conduzione  e concude indisturbato da fuori, portando in vantaggio i suoi.

La pressione coordinata di difesa e centrocampo nell’accorciare in avanti e quindi impedire un controllo pulito agli avversari.

la pressione coordinata di difesa e centrocampo nell'accorciare in avanti e quindi impedire un controllo pulito agli avversari

La partita ha un registro chiaro: il Napoli fa la gara, cercando di stanare i centrocampisti dalla loro zona di competenza, con El Ahmadi che più volte prova ad uscire forte ma viene saltato da Allan e compagni, che sfruttano lo spazio liberatosi dalla sua errata uscita per servire il movimento incontro di Mertens, che lancia Insigne in profondità.

Il Feyenoord, dopo aver provano invano dei lanci lunghi per Boetius, si limita a risalire il campo mediante i lanci di Tapia per i tagli, dal centro sinistra, di Toornstra, ma i difensori sono sempre attenti nel leggere queste situazioni;

I 3 tenori napoletani liberano lo spazio venendo incontro, mentre Hamsik invece s’inserisce nello spazio tra centrale destro e terzino.

i 3 tenori napoletani liberano lo spazio venendo incontro, mentre Hamsik invece s'inserisce nello spazio tra centrale destro e terzino

Le fasi di possesso del Napoli consistono nei consueti triangoli che si vengono a creare tra i vari giocatori, con l’obiettivo di disinnescare sempre il primo pressing al fine di trovare libero l’uomo tra le linee e verticalizzare per Insigne, Mertens o gli inserimenti di Hamsik; le poche volte che gli olandesi provano ad alzare il pressing, in occasione di un retropassaggio per Reina, vengono facilmente saltati dal triangolo tra Hysaj e Callejon.

Manuale per disinnescare il pressing.

Manuale per disinnescare il pressing

Lo sterile possesso palla dei difensori olandesi viene frequentemente spezzato dalle conduzioni del terzino sinistro Haps, un giocatore atleticamente molto esuberante ma spesso confusionario nelle scelte, soprattutto quando si trova in zone alte del campo, che più volte ha cercato direttamente la profondità per Boetius, sempre controllata bene dalla coppia Koulibaly Maksimovic. L’impressione è che, al fine di una maggiore incisività sul piano del gioco, il Feyenoord necessiti di un attaccante che riesca a far salire la squadra e che regga lo scontro fisico con i difensori del Napoli, per cercare di massimizzare le poche occasioni in cui gli olandesi riescono a servire in modo pulito Boetius, che invece appare molto impreciso.

I primi 45 minuti di gioco raccontano di un Napoli che propone una grande intensita nelle due fasi e che sfiora più volte il raddoppio, non rischiando nulla dietro; impalpabile fin’ora la prova di Vilhena e Berghuis, annullati dalla pressione dei centrocampisti azzurri, senza contare l’erroraccio del portiere Jones.

Inoltre la fascia sinistra del Napoli, che solitamente è quella dove si sviluppa il gioco, trova ancor più terreno fertile del solito, a causa dei frequenti errori tecnici e posizionali di Diks e Tapia e degli errori in appoggio di Amrabat.

Insigne che riceve indisturbato alle spalle del centrocampo del Feyenoord, con la difesa che non ha accorciato in avanti.

Insigne che riceve indisturbato alle spalle del centrocampo del Feyenoord, con la difesa che non ha accorciato in avanti

Inizio del secondo tempo: il Feyenoord prova un pressing offensivo.

Inizio del secondo tempo: il Feyenoord prova un pressing offensivo

IL SECONDO TEMPO

Il secondo tempo si apre con il regalo di Diks per Mertens, che sigla il 2 a 0. Gli olandesi, oltre ad alzare il terzino di Diks e cercarlo con dei cambi di gioco, propongono un pressing più offensivo, ma vengono costantemente disinnescati dalla qualità dei difensori azzurri in fase di palleggio. Anche El Ahmadi prova a spingersi più spesso in avanti, ma la manovra degli olandesi non è mai fluida, con tanti rinvii lunghi di Jones che finiscono preda dei centrali del Napoli; le poche volte in cui il Feyenoord riesce a muovere palla velocemente e saltare il pressing della prima linea azzurra non riesce però a trovare l’uomo sul lato debole a causa di errori tecnici in fase di esecuzione.

Passaggio sbagliato di El Ahmadi per Toornstra, solo perchè il Napoli, facendo densità in zona palla, era stato lento a scivolare velocemente sul lato debole.

Passaggio sbagliato di El Ahmadi per Toornstra, solo perchè il Napoli, facendo densità in zona palla, era stato lento a scivolare velocemente sul lato debole

Il Napoli però, nonostante il pieno controllo della gara, ci ha spesso abituato a cali improvvisi d’attenzione, cali che sono forse l’unica mancanza per potersi davvero definire una grande squadra dalla mentalità vincente: al 66° il Feyenoord conquista un calcio di rigore (molto dubbio) con una semplice triangolazione tra Amrabat e Borghuis, steso in area da Ghoulam.

Sul triangolo è inizialmente Hamsik che assorbe l’inserimento di Berghuis, ma poi lo lascia a Ghoulam, che è un pizzico in ritardo e nel contrasto lo stende.

Sul triangolo è inizialmente Hamsik che assorbe l'inserimento di Berghuis, ma poi lo lascia a Ghoulam, che è un pizzico in ritardo e nel contrasto stende il centrocampista del Feyenoord

Fortunatamente Reina compie una grande parata sul rigore di Toornstra e poco dopo, l’ennesima leggerezza di Tapia, consente il 3 a 0 di Callejon.

Tapia intercetta e prova la veronica, ma Callejon sporca la palla e va in profondità, servito perfettamente da Mertens, che lo aveva aiutato in pressione

L’ingresso di Basacikoglu dà un po’ di vivacità alla manovra degli olandesi: nell’immagine vediamo che riceve un cambio di gioco e, complice il mancato ripiegamento di Callejon, va sul fondo e serve il rimorchio di Berghuis, che trova Reina con un tiro da fuori.

L'ingresso di Basacikoglu dà un'po di vivacità alla manovra degli olandesi: nell'immagine vediamo che riceve un cambio di gioco

Dopo il gol di Callejon la partita prosegue con un possesso palla del Napoli utile a difendere il vantaggio, con gli azzurri che insistono sulla sinistra, dove Diks non indovina mai su chi uscire e viene costantemente portato fuori posizione da Zielinski. Il Napoli non rischia, ma si complica la vita da solo sul finale: su un errato retropassaggio di Zielinski, la squadra di Sarri, come sempre, prova ad uscire pulita dal pressing offensivo del Feyenoord, in una situazione di 5 vs 4, ma Insigne decide di accelerare l’uscita e va da solo in conduzione, sbagliando però il passaggio per Zielinski, che viene anticipato da Amrabat; sul proseguimento del”azione, dopo il contrasto con Diawara, Vilhena serve sempre Amrabat che si era inserito e, agevolato dall’imperdonabile indecisione tra Koulibaly e Maksimovic su chi uscire, si infila tra i 2 centrali e batte Reina.

Ecco come nasce il gol di Amrabat: da apprezzare il tentativo di uscita in palleggio, ma forse, per una volta, non sarebbe stato utile gettare via la palla il più lontano possibile?

Ecco come nasce il gol di Amrabat

Il nervosismo di Sarri per il gol subito e per il regalo del rigore è condivisibile, sintomo di una squadra bella, matura ma che ancora non riesce a dimostrarsi invulnerabile a cali di concentrazioni dei singoli, magari anche imputabili allo scarso impiego dei giocatori non titolari ed al suo eccessivo dogmatismo, che anche a pochi minuti dalla fine non accetta l’idea di buttare via il pallone evitando rischi (tramutatisi in gol). L’errore può essere dovuto ad un errore di comunicazione tra i 2 centrali, errore evitabilissimo ma che comunque denota come l’eccessiva fiducia nei titolari porti gli eventuali sostituti (nella fattispecie Maksimovic, che ha comunque disputato un’ottima gara) a non essere integrati al 100% con i compagni, e purtroppo il modo di giocare di Sarri non lascia spazio a nessuna possibilità d’errore.

L’impressione è che il Napoli abbia trovato la strada giusta, ma per affermarsi davvero e vincere qualcosa necessiti di un pizzico di flessibilità del proprio allenatore in alcune scelte, flessibilità che forse permetterebbe di avere una maggiore lucidità nei momenti in cui l’intensità cala e bisogna anche poter fuoriuscire dal proprio habitat (che a volte porta la squadra a rispecchiarsi troppo nella fiducia e nella qualità del proprio gioco) ed esplorare soluzioni nuove, diverse ma utili in determinati momenti finali della gara (e della stagione).


 

Nato a Mesagne il 6/7/1995 ma vive ad Erchie. Laureando presso la facoltà di scienze motorie di Urbino, calcio-dipendente al punto da dedicarvi la propria carriera universitaria e non solo, si diletta nelle analisi tattiche. Tuttora calca i peggiori campi di provincia nei diversi campionati dilettantistici e, tra una scivolata ed una sportellata, trova anche il tempo di allenare i ragazzi e festeggiare i numerosi trofei che la Juventus gli sta regalando. Collaboratore Sportellate.it