20 Settembre 2017

Il rispetto degli sconfitti


Le prime sfide di questa Serie A 2017-'18 hanno ribadito ancora una volta che la forbice competitiva presente fra le squadre che occupano la testa della classifica e quelle in coda alla graduatoria si fa sempre più ampia di stagione in stagione, assumendo caratteri vertiginosi messi ben in evidenza quando si trovano di fronte squadre appartenenti ai due gruppi. Emblematico, sotto questo aspetto, è il derby campano disputatosi lo scorso 17 settembre, vinto dal Napoli con un punteggio tennistico.


Sulla partita in questione c'è ben poco da dire dal punto di vista prettamente calcistico: troppo ampio il divario fra le due squadre per poter ricercare degli spunti di approfondimento, con un Napoli che ha avuto vita fin troppo facile dinanzi alla pochezza del Benevento, che ha fatto davvero troppo poco per provare quantomeno a limitare la potenza di fuoco degli attaccanti partenopei, rendendo di fatto il match scevro di qualunque interesse dopo soli 32 minuti, quando Callejon ha realizzato il gol del 4-0.

Viceversa il match del San Paolo ci lascia parecchi spunti dal punto di vista prettamente sportivo, e in particolare su come viene visto e vissuto l'agonismo e la competizione qui in Italia, sia dagli sportivi "pantofolai", ovvero quelli che semplicemente assistono agli eventi sportivi, sia dai protagonisti di suddetti eventi.
Come ogni qual volta assistiamo a punteggi larghi così insoliti nel calcio, neanche il post-partita del derby campano ci ha risparmiato la solita domanda: "Ma è giusto continuare ad attaccare e a segnare quando si è già largamente in vantaggio e non c'è alcuna possibilità che l'avversario rimonti?"

La prestazione con la quale il Napoli regola il Benevento con un tennistico 6-0. A sentire qualcuno il Napoli ha irriso i rivali, mancando loro di rispetto.

Se a qualcuno sembra assurdo fino ai limiti del ridicolo che questa questione venga posta persino in un bar davanti a un grappino allora farebbe bene a terminare in questo momento la lettura: grazie e alla prossima!

Per i coraggiosi invece, devo avvertirvi che questo argomento è stato davvero affrontato. E no, non nel già citato bar davanti al celeberrimo grappino.
Bensì in uno studio televisivo. Nello studio della più importante emittente televisiva italiana.

E così, dopo una notevole dimostrazione di forza da parte di una squadra che di dimostrazioni ne ha già date a sufficienza - quella roboante del primo derby campano fra partenopei e sanniti in Serie A è infatti la nona vittoria consecutiva a cavallo di questa e della precedente edizione del massimo campionato - ma che dopo l'inaspettata caduta (la prima dal 3-1 patito il 7 marzo scorso al San Paolo contro il Real Madrid) di mercoledì scorso in Champions aveva bisogno di ripartire subito con una vittoria per riacquisire morale e credibilità; fra le varie questioni che una partita senza storia come quella di domenica ha comunque lasciato ai vari opinionisti, ecco che si finisce clamorosamente a parlare di solidarietà e rispettoIn un'accezione che definire fuori contesto è probabilmente generoso.

Oltre che ipocrita, visto che uno di quelli che parlavano di "solidarietà" era in campo quell'11 maggio 2001, quando la sua squadra non è che sia stata propriamente "solidale" coi suoi avversari...

inter-milan-2001-derby

Francamente sono stufo, da sportivo, di sentir parlare in questo modo falsamente perbenista i protagonisti del mondo dello sport più seguito in Italia. 
Sono stufo, 
soprattutto, di vedere associato il concetto di rispetto - che deve essere alla base della pratica sportiva a qualunque livello essa la si pratichi, dall'amatoriale al dilettantismo al professionismo - a una pratica figlia di una morale antisportiva della peggior specie, accettabile solo da chi è assolutamente privo di qualsiasi cultura sportiva.
Cos'altro è infatti lo sport, nella sua natura più intrinseca, se non misurare le proprie capacità e spingere il proprio limite ogni volta più in là? Cos'è la sconfitta nello sport, se non un'occasione per fare ammenda dei propri errori e imparare da chi è più bravo? E come si può perseguire questo obbiettivo, se una squadra comincia a giochicchiare autoproclamandosi nettamente superiore? Dov'è il misurare le proprie capacità per i vincitori? Dov'è il momento pedagogico di apprendimento per gli sconfitti?

Dov'è soprattutto il rispetto per gli sconfitti?

Il rispetto si manifesta giocando sempre come si sa, sempre come se si fosse sullo 0-0, sempre rispettando l'avversario in quanto tale, ritenendolo fino all'ultimo un degno rivale con cui confrontarsi. Certo, ovviamente l'intensità di gioco può calare, ed è giusto che cali perché ogni squadra ha il bisogno di dosare bene le proprie energie, specialmente quando siamo agli inizi di una lunga ed estenuante stagione calcistica.
Quello che invece non deve mai essere presente è giochicchiare, non dare ciò che si può, passarsi il pallone in orizzontale senza far nulla, non affondando mai volontariamente il colpo, insomma quello che noi chiameremmo torello e che i vostri nonni chiamavano melina.
Un atteggiamento che è contemporaneamente ostruzionistico quando la partita è ancora in bilico, ed irrisorio quando si è in netto vantaggio: mantengo il possesso palla e non affondo né imbastisco alcuna azione di gioco.

In pratica non gioco contro di te perché sono di gran lunga superiore, e tu non sei degno di affrontarmi. Cambia decisamente la prospettiva così vero? Non è meglio un sonoro 7-1 da cui poter imparare la lezione? Per i brasiliani, che ho scelto nell'immagine in evidenza come esempio, è stato certamente così: da quella scoppola rimediata in casa dai tedeschi (popolo che, come tutte le culture di origine anglo-sassone, prende molto sul serio i valori pedagogico-educativi dello sport e quindi mai si sognerebbe di giochicchiare) la nazionale verdeoro ha tratto le lezioni necessarie per ripartire (ad esempio: perché ostinarsi a giocare con un centravanti classico ma di scarso livello come Jo o Fred quando hai a disposizione le ali migliori del mondo - Neymar e Coutinho - e il falso nueve - Firmino -perfetto per aprire loro gli spazi coi suoi movimenti?e tornare ad essere una nazionale temibile in ottica titolo mondiale. Certamente è stato più utile rispetto a un eventuale frenata brusca dei tedeschi con conseguente torello fino a fine partita, come faceva il nostro cugino grande quando da bambini giocavamo contro di lui.

Fermarsi e rinunciare a giocare "per rispetto", concludendo, è per gli sconfitti come essere trattati da bambini. A chi piace essere trattato da bambino quando si è adulti ormai da un bel po'?

Evidentemente ai tanti che hanno elogiato Casillas, portiere da rispettare per quanto fatto in campo durante la sua strepitosa carriera, per questo gesto, piace eccome...


 

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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