Interventi a gamba tesa

L’Uomo Ragno


In una Misano bagnata dalla pioggia Marc Marquez si impone sulle Ducati di Danilo Petrucci ed Andrea Dovizioso, conducendo una gara in cui la sua superiorità, soprattutto nelle ultime fasi più asciutte, è sempre apparsa evidente. Uno spettacolo meraviglioso rovinato solamente dall’inciviltà dei “soliti ignoti” col fischio sempre pronto.


Si respira un’atmosfera strana al Gran Premio romagnolo, tra la pioggia e l’assenza pesante di Valentino Rossi, trascinatore principale (se non unico) per tanti pseudo appassionati che, forse, domenica si trovavano sulle tribune più che altro per non essere riusciti a vendere il proprio biglietto.

Buon per loro comunque, che hanno potuto assistere ad una gara al fulmicotone, incerta dall’inizio alla fine: a prendere la testa nelle prime fasi e scandire il ritmo come un metronomo è Jorge Lorenzo, che forte di una pista a lui congeniale e dell’efficacia della Ducati sul bagnato sembra aver messo da parte le deludenti prestazioni che aveva mostrato lo scorso anno in queste condizioni climatiche.

Il maiorchino accumula secondi su secondi di vantaggio, anche troppi probabilmente dal momento che rovinerà a terra con una carambola da film di arti marziali cinese: la prima vittoria dell’anno qui era veramente alla sua portata.

Chi invece raccoglie la ennesima vittoria dell’anno, voce fuori dal coro in mezzo alle rosse di Borgo Panigale, è Marc Marquez: il pilota di Cervera è probabilmente il talento motociclistico più cristallino degli ultimi decenni, un marziano a cui chiunque abbia mai guidato una motocicletta non può non guardare con ammirazione estrema… peccato che questa cosa non sia ben chiara a certi tifosi che vanno alle corse e fin sotto al podio per fischiare questo o quel pilota “antipatico”.

Dietro di lui un Danilo Petrucci di altissimo spessore: sul bagnato il numero 9 ha dimostrato di saper dire la sua e qui lo ribadisce, purtroppo via via che la pista asciuga non è in grado di tenere testa all’arrembaggio della Honda col numero 93.

misano marquez

Sotto tono la gara di Andrea Dovizioso: sembra poter tenere il passo dei primi ma nelle ultime fasi tira i remi in barca e cerca di “galleggiare” nel mare mosso delle curve di Misano. Un risultato che tiene comunque alte le speranze per la vittoria finale.

Ha la peggio, invece, Maverick Vinales: fuori dal podio il pilota del team Yamaha vede allungare i suoi diretti avversari non dando mai l’impressione di poter competere per il podio.

Ad avere dell’incredibile, invece, è la gara di Michele Pirro: il collaudatore d’oro di Ducati agguanta una quinta posizione che è l’ennesima (non che ce ne fosse bisogno) testimonianza della sua capacità di lottare con i migliori del mondo, anche se il pilota pugliese ha la possibilità di esprimersi soltanto in pochi, selezionati circuiti.

misano marquez 1

Molto buono anche l’ottavo posto raccolto da Rins in sella alla Suzuki, nonostante la stagione sia iniziata malissimo per il rookie spagnolo per via dei tanti infortuni, da quando è rientrato sembra aver iniziato a fare esperienza con l’atteggiamento giusto, mandando dei segnali importanti ad un Andrea Iannone che negli ultimi giorni è apparso sì sconsolato, ma anche intento a mandare qualche frecciatina al suo collega che oggi gli ha risposto non davanti alle telecamere o su qualche social network, ma in pista.

L’appuntamento è ora in Spagna, nella desertica Aragon: l’ultimo GP europeo prima della trasferta asiatica è uno snodo cruciale del campionato: la lotta per il titolo mondiale rimane serratissima, con Marc Marquez che insegue la scalata ai mondiali di Valentino Rossi (se quest’anno dovesse essere lui il vincitore raggiungerebbe i sei titoli mondiali a soli ventiquattro anni), mentre Andrea Dovizioso e Maverick Vinales sono intenzionati più che mai ad iscrivere il loro nome nell’albo d’oro della classe regina.


 

Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.