Interventi a gamba tesa

Claudio Marchisio e la saga del principe senza scettro


Il 17 aprile del 2016, mentre la Juventus sta per mettere le mani sul suo quinto scudetto consecutivo, Claudio Marchisio, che della Vecchia Signora è tifoso dalla nascita e da dieci anni leader silenzioso, si infortuna gravemente dopo uno scontro fortuito con il compagno di Nazionale Vazquez.


Crociato

Per lui rottura dei legamenti crociati del ginocchio sinistro, stagione finita, niente Europeo e per non azzardare nessun rischio dopo l’intervento, non prende nemmeno parte alla festa scudetto nel suo stadio, che comunque gli renderà omaggio con un’ovazione.

Tra lacrime di gioia, il principino di Chieri si prenderà la sua personale rivincita salendo sul palco della festa scudetto dodici mesi dopo per festeggiare il sesto titolo consecutivo (record assoluto per il campionato italiano) dopo una stagione tribolata, vissuta da riserva e spesso nell’ombra della coppia titolare Khedira-Pjanic . Una ricerca costante della risalita, prologo alla stagione 2017/18 appena iniziata, ennesimo crocevia di una carriera sempre in rampa di lancio, ma consumata senza mai aver ottenuto realmente la consacrazione.

Punto e a capo

In questo primo scorcio di 2017, dopo un pre-campionato vissuto all’altezza dei giorni migliori, con messaggi d’amore verso il popolo juventino (per altro spesso non ricambiati dal becero mondo dei social interessato più a strillare e ad insultare il prossimo che a supportarlo) e la panchina nella SuperCoppa Italiana che hanno fatto gridare al ”che scandalo, Allegri non lo fa giocare anche se è il più in forma di tutti”, Marchisio si riprende il posto da titolare nella première della Serie A contro il Cagliari, davanti al pubblico di casa che lo acclama come nei giorni migliori. Un’ora di partita e di buona quantità, passata più a cucire i vari reparti che a governare il gioco oramai sempre più in mano al compagno di reparto Pjanic. Un match condotto da gregario educato con la sua solita raffinatezza e lo spirito di chi ha fatto la storia di questa maglia.
Il ritmo non è quello dei giorni migliori, l’afa estiva opprime muscoli e certezze ed è naturale non trovare brillantezza alla prima uscita ufficiale della stagione: nel primo tempo si fa prendere in mezzo più volte dalla velocità, dal brio e dalla qualità del trio Ionita-Barella-Farias, ma l’intento di tutto lo staff juventino è quello di rivederlo riprendere gradualmente la forma fisica in vista di una lunga stagione.

marchisio-khedira

Al 62′ lascia il campo a Khedira, il giocatore che nelle ultime stagioni ne ha preso il posto nelle gerarchie di Madama.
Passano pochi giorni e spuntano le foto che lo mostrano a Barcelona, non in visita di cortesia o per questioni di mercato come si lascia sfuggire qualcuno, ma per controllare il suo ginocchio operato oramai oltre un anno fa.
Poche ore dopo la doccia gelata: “A seguito della problematica al ginocchio sinistro, già oggetto di intervento chirurgico nel 2016, Claudio Marchisio ieri è stato sottoposto ad accertamenti clinici e strumentali a Barcellona. Dagli esami è emersa la necessità che il giocatore venga sottoposto a terapie specifiche e a un lavoro di rinforzo muscolare“.
Vengono ipotizzate 3/4 settimane di stop.

Riavvolgiamo il nastro.

È storia nota come grazie a calciopoli la Juventus nell’anno della serie B (2006/07) punta molto su alcuni giovani ragazzi della Primavera. Quello che da subito colpisce tutti, Buffon in testa <<questo ragazzo ha la stoffa per giocare titolare con la Juventus>> è proprio il classe ’86 nato a Torino che dopo avere assaporato l’aria della massima serie  grazie a qualche convocazione nella stagione precedente con Capello, finalmente con Deschamps, in un centrocampo che vede ParoGiannichedda centrali e Camoranesi e Nedved sulla fascia, poco alla volta diventa titolare.
Giocherà ogni tanto al posto di Nedved, sostituendo il biondo ceco nelle sfuriate offensive, o al posto di uno dei due in mediana, dando lustro e quantità, picchiando e accarezzando, in perfetto stile Claudio Marchisio.

L’anno successivo andrà a farsi le ossa (con Giovinco) all’Empoli, diventando leader della nazionale Under 21 (dopo esserlo stato di tutte quelle inferiori) disputando anche l’Olimpiade di Pechino. Nella stagione del suo rientro a Torino (2008/09) Ranieri lo impiegherà un po’ ovunque, in emergenza persino terzino destro o esterno sinistro di un centrocampo in linea a 4, a dimostrazione delle qualità di adattamento del giocatore.

Negli anni successivi lascia il segno anche nei momenti più difficili delle gestioni post-retrocessione in B: il gol vittoria contro l’Inter, che da lì a poco avrebbe vinto la Champions League, che invece di segnare la rinascita di quella Juve (allenata da Ciro Ferrara) ne caratterizza la discesa all’inferno e la stagione successiva il meraviglioso gol in rovesciata contro l’Udinese, sotto la neve, che non basta ad evitare una delle tante sconfitte di quel biennio.

Nell’anno della rinascita, con il primo Scudetto dell’era Marotta, sarà fondamentale la sua doppietta allo scadere contro il Milan di Allegri, detentore del titolo.

Il rapporto con la Nazionale maggiore è controverso, detto dell’infortunio che gli fa saltare l’europeo del 2016, il suo primo mondiale, come quello successivo (dove verrà espulso ingiustamente contro l’Uruguay, tutti ricordano) non sarà memorabile né per lui né per la spedizione azzurra; il Lippi-bis infatti sarà un fallimento totale e l’ancora 24enne Marchisio, sarà costretto a fare le sue apparizioni in un ruolo non propriamente suo: quello del trequartista/incursore, quello che per intenderci, Lippi ritagliò su misura quattro anni prima su Simone Perrotta, uno degli eroi del trionfale mondiale in Germania.

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Ruoli, idoli e paragoni

Juventus-Marchisio

Piemontese DOC come un vino pregiato della sua regione, amante del bel vestire e delle auto, raffinato come un principe, dai modi garbati e socialmente impegnato, da sempre Claudio Marchisio è paragonato a due centrocampisti che hanno fatto la storia del calcio: Steven Gerrard uno dei più forti numeri 8 europei degli ultimi venti anni e Marco Tardelli, uno dei più forti numeri 8 della storia del calcio italiano.

Nonostante la sua plasmabilità e nonostante le sue grandi qualità tecniche, tattiche, in fase realizzativa, ma anche umane, il principino fino ad oggi ha spesso faticato a ritagliarsi un ruolo da titolare inamovibile nel centrocampo della sua Juventus e anche in quello della Nazionale.
Sin da giovane considerato uno dei centrocampisti più forti in circolazione (non solo della nostra martoriata Penisola), Marchisio ha visto l’arma della duttilità ritorcerglisi contro.

Eppure, come la salsa di soia in un piatto cinese ovunque lo metti, lui sta.

In un centrocampo a tre lo schieri mezz’ala e lui si inserisce con un timing perfetto.
Lo metti davanti alla difesa e lui gioca semplice e scherma la retroguardia e se ce n’è bisogno possiede anche il lancio lungo e illuminante.
Ha il tiro da fuori. Spesso dal cilindro estrae pezzi da numero 10 o da grande regista.
Un giocatore dal repertorio vastissimo, ma spesso relegato al ruolo di dodicesimo uomo.
Toni Kukoc con il pallone tra i piedi.
In un centrocampo a 4 ha giocato persino esterno, ma sa agire nella mediana a 2 come se quel ruolo gli fosse stato ricamato addosso.
Lotta, rammenda e imbastisce, con qualità, con la spada e con il fioretto. Eppure ogni anno è un giocatore messo in discussione.

Il dubbio come antagonista

In questa ultime due stagioni, complice anche il grave infortunio di quello sciagurato 17 aprile, Marchisio sembra aver perso qualcosa: sembra aver smarrito quello smalto che per anni gli ha permesso di essere uno dei centrocampisti più forti in circolazione.

La competizione interna è enorme e i problemi fisici iniziano a presentare il conto.
Lui che ha sempre dato tutto per questa maglia, ora che non è più giovanissimo si interroga, rabbuiandosi come fosse Amleto, principe di Danimarca, forte di una intelligenza e di una sensibilità fuori dal comune.
Quale sarà il suo ruolo in un centrocampo affollato e di qualità come quello bianconero?
Sgomberando la mente da tutti i dubbi, la risposta la darà il rettangolo verde e come ama recitare sempre dai suoi profili social #finoallafine lo vedremo combattere con quel mix di classe e cattiveria, come un fragile sovrano, ma dalle idee chiare e come un condottiero raffinato, dai modi forti, ma garbati.


Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.