Interventi a gamba tesa

Sliding doors


Quando iniziavamo a scordarci dell’NBA, mentre eravamo tutti impegnati a grattarci, i Cleveland Cavaliers e i Boston Celtics hanno deciso di concludere lo scambio più significativo dopo quello che aveva portato Paul a Houston. A differenza di quello però, in questo caso entrambe le parti hanno di che essere contente, caso straordinario, considerato che si tratta dello scambio tra due rivali.


In definitiva: i verdi hanno ricevuto Kyrie Irving, mentro in Ohio sono arrivati Isiah Thomas, Jae Crowder, Ante Zizic e la prima scelta dei Nets nel Draft 2018; entriamo nel dettaglio.

Boston Celtics

I Celtics, nonostante aver avuto il miglio record ad est durante la stagione regolare ed essere arrivati alle finali di Conference, non avevano più possibilità di superare i Cavaliers di quante non ne avrebbe Di Maio a scrivere il nuovo poema nazionale. Per questo si è speculato per due anni su chi Danny Ainge avrebbe portato a Boston scambiando tutte le pedine accumulate dal 2013, anche grazie alla gentile collaborazione/spoliazione dei Nets. Per quanto la squadra dell’anno scorso sia riuscita a vincere, non c’erano grossi margini di miglioramento e il tempo concesso alla squadra era poco, considerati i contratti in scadenza di Bradley e Thomas nel 2018, entrambi decisi ad essere pagati senza sconti. Dopo aver scelto Tatum, che pare un fenomeno, firmare Hayward è stata una vittoria per i verdi che però è costata agli stessi gran parte della panchina (lo stesso Bradley è dovuto emigrare verso Detroit), ma anche così alla squadra mancava il punto di riferimento decisivo. Con Irving, Boston, sulla carta, sembra pronta ad un testa a testa con Cleveland per il primato della Eastern Conference (i Warriors restano su un altro pianeta), sebbene il roster sia molto diverso da quello di qualche mese fa e che possa volerci del tempo prima che la squadra ingrani. Thomas ha completato una stagione inverosimile, ma ha subito un infortunio grave all’anca, ha ventotto anni e ha dichiarato di voler un massimo contrattuale che avrebbe legato lui e il monte salari di Boston fino ai suoi trentaquattro anni. I giocatori piccoli, storicamente, non invecchiano bene quanto altri colleghi e lo spettro di dover pagare il nativo di Seattle si è aggirato per la dirigenza dei verdi per mesi, nonostante il numero 4 fosse un idolo indiscusso delle folle e i dubbi sulla qualità di Irving si siano già alzati. Se Thomas ha già raggiunto il suo potenziale, non si può dire lo stesso per Irving, che ha solo venticinque anni, e questo fa tutta la differenza del mondo. Ovviamente il desiderio dell’ex-campione NBA di dimostrare il proprio valore potrebbe rivelare a tutti quanto, senza James, lo stesso sia solo un altro Francis o Marbury, ma se due anni fa dubbi del genere erano legittimi, oggi sembrano sempre più improbabili: con due minuti da giocare in una partita pari, con Irving dalla propria parte generalmente non si è messi male, specie in questa epoca in cui la difesa a tratti pare quasi marginale.

Cleveland Cavaliers

Ai Cavaliers, lo abbiamo già scritto, tira una brutta aria da tempo, ma, tutto considerato, il bottino ottenuto per lo scontento Irving è notevole. A parte Zizic (che in Summer League, per quel che conta, ha stentato, per usare un eufemismo), è verosimile immaginare che Thomas possa sostituire gran parte di ciò che offensivamente Kyrie riusciva a fare, mentre Crowder, se motivato, può essere ancora un’ottima ala difensiva (e non ce ne sono mai abbastanza, specie in Ohio). La scelta dei Nets è un’altra componente importante: anche se a Brooklyn non sembrano più essere destinati a far schifo quanto una comitiva di ragazzi inglesi in vacanza a Magalluf, la dirigenza di Cleveland si è messa in posizione di giostrare meglio il proprio futuro. James non ha fatto nulla per smorzare le chiacchiere che lo vorrebbero già con le valige pronte ad andare a Los Angeles e, se dovesse andarsene, avere una scelta verosimilmente tra le prime dieci in un draft che si preannuncia anche più talentuoso di questo non è un brutto scenario, così come avere un all-star in Thomas in scadenza anch’esso l’estate prossima. Se poi il Prescelto dovesse dare conferme e decidere di rimanere, quella stessa scelta potrebbe diventare un giocatore utile in mezzo alla stagione. Lo scambio oltretutto risparmia a Cleveland ventinove milioni di dollari, abbassando quello che è stato il monte salari più costoso della scorsa stagione.
Ieri è arrivata anche la conferma che Wade, che sarà liberato dai Bulls dopo la contrattazione del buy-out, si dirigerà dall’amico ai Cavaliers e, a questo, punto, l’elefante nella stanza è ancora Love: oggetto di scambi immaginari da tre stagioni, oggi più che mai il suo destino pare incerto. Tenendolo in squadra e considerando già Wade, Cleveland potrebbe usare un quintetto buono per finire le partite con Thomas, Wade, Crowder, James e Love contro cui anche i Washington Generals potrebbero segnare a ripetizione. Questo scambio è notevole sotto diversi punti di vista, anche per il fatto che i Cavs siano riusciti a peggiorare la capacità difensiva del loro playmaker titolare (e non dimentichiamo che in panchina ora hanno Rose e Calderon, giocatori in grado di far sembrare i conetti da allenamento Gary Payton ai tempi d’oro!).

Ad agosto è sempre dura fare previsioni serie, ma una cosa è sicura: la prima di campionato vedrà Celtics e Cavaliers scontrarsi a Cleveland in quella che era già una rivalità e che ora ha tutti i presupposti per diventare un vero e proprio spettacolo.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.