Interventi a gamba tesa

All-in Li


La protagonista di quest’estate è sicuramente il Milan. Tra closing, campagna acquisti stupefacente, caso Donnarumma e fidejussioni non si è infatti parlato altro che dei rossoneri. Ma come si presenta veramente il futuro rossonero?


In questi giorni gli animi si sono un po’ spenti vuoi perché il mercato è praticamente chiuso – manca solo la punta prolifica e i nomi sono i soliti – vuoi perché la recente sconfitta con il Betis ha portato a parlare del VAR, o perché si sta semplicemente aspettando il preliminare di Europa League, ma l’euforia ostentata in precedenza, forse, o almeno per me, non era così giustificata.

Non tanto per la qualità degli acquisti, che probabilmente non ti farà vincere il campionato, ma sicuramente ti fa aumentare la qualità – bassa – della rosa per competere per un posto Champions, ma l’euforia è ingiustificata dalla somma impegnata, 190 milioni circa (fonte Transfermarkt) in attesa della punta. Non perché siano troppi per il valore dei giocatori presi, ma perché la proprietà del Milan non è in grado di garantirli a meno di un’altrettanta somma in uscita. Ben chiaro la proprietà del Milan, non il Milan, che non fallirà. Quindi il vero punto è: come fa il Milan ad impegnare 220-250 (comprendiamo anche la punta) milioni?

Il cinese, Li, al momento del closing veniva descritto dai giornali come un poveraccio che non riusciva nemmeno a chiudere l’ultima tranche prevista dagli accordi con Finivest e ora ha 250 milioni per il mercato?

Il nuovo proprietario del Milan: Li

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Beh la risposta è semplice, no. Ancora una volta i soldi che Li sta usando sono a debito dove l’unica garanzia è il Milan, la società, il brand, che viene data in pegno ai prestatori, come emerso dal “caso fidejussioni”.

Ma torniamo ai 250 milioni per il mercato come sono arrivati?

I primi 50 milioni arrivano del prestito del fondo Elliot a Li per chiudere l’acquisto della società. Gli altri 50 derivano da un’emissione obbligazionaria fatta dalla nuova proprietà per ristrutturare il debito, chi ha sottoscritto questo prestito? Il fondo Elliot. Mentre la restante parte dovrà arrivare dalle cessioni messe in preventivo (70 milioni?) e dall’anticipo di spese di calciomercati futuri, come spiegato dalla stessa dirigenza. 250 milioni per fare grande il Milan. Per farlo tornare a splendere, per farlo tornare a vincere e per tornare a mettere paura al pensiero dei diavoli. Quando Fassone ci dice che le spese sono nel budget si riferisce ai costi sostenuti in questa stagione, quindi prime rate e costi dei prestiti, non al totale dell’impegno. Ma siamo sicuri che il Milan tornerà?

Il rischio che tutto questa possa fallire è alto, perché la proprietà rappresenta da Li non sembra economicamente forte, nonostante il mercato faraonico, altrimenti perché farsi prestare 300 milioni dando in garanzia la società?  Direte lo fanno tutti, perché non dovrebbe farlo? Perché di solito si fa con banche di investimento con scadenza quinquennale o decennale non annuale. Il rischio è alto perché c’è di mezzo il fondo Elliot che tratta solo situazioni molto rischiose, così come la banca che ha garantito Bonucci, e punta a speculare. Il rischio è alto perché l’operazione di acquisto sembra un laverage buy out, operazione ad alto rischio, per la società, per definizione. Tutte queste motivazioni, unite alla respinta del voluntary agreement da parte della UEFA mi fanno pensare male, mi fanno credere che questa situazione non andrà a buon fine perché tutto si basa sull’accesso in Champions League che potrebbe non essere sufficiente a garantire quei flussi di cassa necessari per rimborsare il debito a Elliot tra un anno.

Sarà questa l’immagine che rivedremo alla fine della prossima stagione? Speriamo, per il bene del Milan, di si.

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Ma come sappiamo l’accesso in Champions non è così facile da centrare sia perché le prime 3 corrono parecchio (ricordiamo che sono 4 i posti a disposizione) che per il ritorno dell’altra nobile decaduta – l’Inter – oltre alla presenza di tante squadre ostiche che possono ambire a fare molto bene come Lazio, Atalanta, Torino e Fiorentina. La situazione in cui Li sta traghettando il Milan sembra molto simile a una partita a Poker in cui sei andato all-in e stai aspettando la 5a ed ultima carta per fare scala. Se hai letto bene il gioco e hai avuto una buona intuizione avrai sicuramente un’ottima vincita altrimenti la perdita sarà alta. E in caso di fallimento non ci sarà nessuno pronto a salvarti perché il fondo ti venderà al primo che capita per rientrare dalla spesa. Le voci che suggeriscono che il fondo Elliot sia disposto a rilevare e gestire il Milan non mi sembrano veritiere, perché la sua storia parla da se.

Spero vivamente che, anche con un mancato accesso alla Champions, il Milan non debba ricominciare da capo, entrando anche nelle morse del FFP (se reggerà al tentativo di demolizione del PSG) spero che l’anno prossimo Berlusconi non faccia una conferenza dicendo che vendere a Li è stato un grande errore (come capitato al suo cugino calcistico).

Speriamo che il calcio italiano ritrovi il Milan, unica assieme all’Inter, in grado di rompere l’egemonia bianconera. 


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.