Interventi a gamba tesa

Addio all’eterno terzino, Philipp Lahm


Quando la Germania si ricorderà della generazione d’oro che portò il paese a conquistare la sua quarta Coppa del Mondo lo farà senza dubbio riconoscendo la figura del suo capitano Philipp Lahm. “Non è importante avere o no i migliori giocatori, quello che veramente importa è avere la migliore squadra”, disse l’eterno terzino dopo aver ricevuto il massimo trofeo calcistico dalle mani di Dilma Rousseff. Adesso, dopo una lunghissima e vincente carriera nel Bayern Monaco e in nazionale, il difensore tedesco si è ritirato.


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Pochi giocatori nella storia del calcio hanno avuto la capacità di trasformare lo sport o la posizione nella quale giocavano. Philipp Lahm appartiene a questo club esclusivo. Leader e capitano della miglior Germania dell’ultimo quarto di secolo, rimarrà per sempre ricordato come uno dei terzini più tecnici, versatili e con più influenza nel gioco offensivo. Quando ancora giocava nelle giovanili e fu prestato allo Stoccarda, l’allenatore del Bayern Monaco B lo definì cosi: “Un giocatore che sembra avere quindici anni e gioca come uno di trenta

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Quando comincerà la stagione 2017/18 e il Bayern Monaco entrerà in campo, guarderemo subito la difesa e ci sembrerà assurdo non trovarlo in mezzo a quei giganti bavaresi. Ora sarà un altro che avrà la sua fascia da capitano. E sì, mi verrà un pizzico di nostalgia, lo devo ammettere.

Anche se non hai mai giocato in Serie A, anche se non hai mai difeso i colori delle nostre squadre, sei sempre stato un giocatore da rispettare. Un esempio di quello che dev’essere un giocatore professionale. Non abbiamo ricordi di risse in campo o di problemi fuori. Tu facevi bene (molto bene) il tuo lavoro, nient’altro. Avevi un unico obiettivo: essere la bandiera del tuo Bayern e della tua Mannschaft e forse per quello, hai fatto così bene il capitano di entrambi. E la cosa migliore è che sempre facevi la tua parte, sei stato una garanzia di successo per tutti gli allenatori che sono passati per la tua carriera. Un giocatore capace di organizzare il gioco da terzino destro, cosa che possono permettersi in pochi. Un terzino che saliva e tornava, attaccava e difendeva durante tutti i 90 minuti. Era la stessa cosa se giocavi a destra o a sinstra. E non c’era nessun problema se arrivava Guardiola e ti faceva giocare a centrocampo. La cosa incredibile è che qualsiasi cosa facevi, e da qualunque posizione la facevi, eri impeccabile.

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Passano gli anni e si ritirano calciatori con i quali molti di noi siamo cresciuti. Quello specchio nel quale ci guardavamo quando uscivamo dal cortile di scuola e volevamo imitare i nostri eroi. Se ne sono già andati calciatori come Puyol, Lampard, Gerrard e Ronaldo. E ora te ne vai te, insieme a Francesco Totti, Xabi Alonso e John Terry…

Ogni volta la lista si fa più lunga. Sappiamo che è qualcosa di inevitabile, ma fa sempre un certo effetto. Lahm rappresenta il paradigma della Germania moderna, l’attuale campione del mondo e una squadra che è arrivata alle semifinali negli ultimi 5 grandi eventi nazionali. Tecnicamente perfetto, Lahm è stato l’essenza della metodologia sofisticata che ha permesso alla Nationalmannschaft di trasformare il suo stile per tornare a splendere nel panorama del calcio mondiale. Quinto giocatore con più partite con la nazionale (113), “per me è il miglior giocatore del decennio” ha detto Joachim Low, suo allenatore dal 2007 fino al ritiro. “Durante 10 anni ha messo insieme costanza, fiducia e un altissimo livello alla nazionale tedesca. Ha una dote naturale di leader, assume la responsabilità nelle sconfitte ed è soprattutto un fenomeno assoluto nella comunicazione

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Più di 500 partite per il Bayern e più di 100 con la nazionale. Questi sono i numeri che ci lasci. Te ne andrai senza fare rumore, senza cercare protagonismi vari, nello stesso modo in cui ti sei convertito in una pedina fondamentale per tutti gli allenatori che hanno avuto l’onore di averti in rosa. Forse, per lasciarti andare nel modo migliore bisogna parafrasare uno di questi allenatori, Pep Guardiola, che quando venne a sapere del tuo ritiro disse: “Al calcio mancherai molto“.

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Santiago Tedeschi, nato a Roma, classe '93. Appena laureato in Mediazione Linguistica e Interculturale e pronto per una magistrale in Giornalismo e Comunicazione Digitale. Italo-spagnolo e una grande passione, il calcio e il Barcellona.