Interventi a gamba tesa

Tour de France 2017: guida alle 10 alternative alla corona britannica


Da un po’ di anni in terra francese è abitudine incoronare un britannico. No, non siamo impazziti, semplicemente parliamo di Tour de France. Non che la questione faccia più felici i patriottici padroni di casa, una terra che ha dato i natali a Nicolas Chauvin e che da oltre 30 anni vede bandiere straniere issarsi più in alto di tutte sugli Champs Élysées.


Da quel 1985, anno dell’ultimo successo a opera di Bernard Hinault, hanno visto trionfare spagnoli, americani, irlandesi, tedeschi, si sono incazzati come ai tempi di Bartali per le vittorie degli odiati italiani, hanno visto persino colori danesi, australiani e lussemburghesi fregiarsi del simbolo del primato, la Maglia Gialla, la più ambita nell’universo ciclistico, la più amata da ogni sportivo d’oltralpe.
E hanno visto vincere i britannici.

Dal 2012 al 2016, su 5 edizioni, 4 sono andate ad appannaggio di un corridore di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Nel 2012 Wiggins, nel 2013, 2015 e 2016 Froome, con la vittoria del 2014 di Vincenzo Nibali a spezzare l’egemonia della perfida Albione.

Intesa amichevole

Il rapporto tra Gran Bretagna e Francia, nonostante l’entente cordiale non è mai stato un vero idìllio.
Prima del trionfo del baronetto Wiggins nessun podio e su 66 successi di tappa ben 42 sono arrivati nelle ultime 9 edizioni di gara. Grazie soprattutto alle volate di Mark Cavendish che da solo ha conquistato 30 tappe.
I sudditi di Sua Maestà ricordano come uno degli episodi più importanti delle loro trasferte in terra francese, la tragica scomparsa proprio sulle strade del Tour, di Tommy Simpson, per mezzo secolo il più importante corridore d’oltremanica.

Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Il salto di qualità del movimento ciclistico anglosassone è stato evidente e la punta dell’iceberg sono stati i successi di Wiggins, Froome e Cavendish.

Chris Froome, il favorito

L’edizione 2017 del Tour de France, al via il 1° luglio da Dusseldorf, vedrà di nuovo favorito un corridore britannico, per la verità nato in Kenya e cresciuto in Sudafrica: Christopher Froome, per tutti Chris, l’ex ”kenyano bianco”, il campione uscente.
In caso di vittoria  staccherebbe il gruppetto a quota 3 successi al Tour de France (Thys, Bobet, LeMond), arrivando a 4 (come lui nessuno) e avvicinandosi agli imperatori della disciplina fermi a 5: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.

Ma visto che nello sport di scritto c’è solo la teoria, andiamo a vedere in ordine di possibilità di vittoria, quali sono le 10 principali alternative al capitano del Team Sky.

Gli altri pretendenti

Richie Porte

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Il tasmaniano deve la sua fama all’Italia. Rivelatosi prima tra gli Under 23 in diverse corse della nostra penisola e poi grazie alla fuga bidone del Giro 2010 verso l’Aquila, l’imberbe Porte dopo avere terminato quel Giro d’Italia al settimo posto e con la maglia bianca di miglior giovane, capì (o si illuse?) che un giorno avrebbe potuto vincere una grande corsa a tappe. Ex gregario di Froome, si è messo in proprio per cercare il successo al Tour dopo essere rimbalzato malamente al Giro 2015  e nel frattempo si è tramutato in uno dei migliori interpreti per le corse a tappe di una settimana. Sa che a 32 anni il suo momento potrebbe essere arrivato.

Pro: Una squadra (la BMC) che quest’anno vola e lui sembra all’apice della carriera, sia in salita che sul passo.
Contro: Mai un podio tra Giro, Tour e Vuelta, ogni tanto ha la giornata storta.
Miglior piazzamento: 4° (’16)
Piazzamento 2016: 4°

Nairo Quintana

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Massimo esponente della terribile classe ’90 (Aru, Chaves, Bardet, Pinot, Dumoulin), il colombiano è insieme a Porte il maggiore antagonista di Froome in questo film d’azione chiamato Grand Boucle, il Grande Ricciolo. Il secondo posto al Giro appena concluso non gli permetterà di conquistare la doppietta Giro-Tour che manca dal 1998 (Pantani), ma avrà dato nuove motivazioni e nuovo smalto alla sfinge boyacense. Andrà all’inseguimento della tripla corona con una squadra, la Movistar, ideata per creare scompiglio sulle strade francesi. Tre podi finali al Tour sono un biglietto da visita importante e la sua attitudine in salita può fare la differenza.

Pro: è il più forte in salita, con Valverde costituisce una coppia che può ribaltare le sorti della corsa.
Contro: a volte è troppo indecifrabile, pure per se stesso.
Miglior piazzamento: 2° (’13, ’15)
Piazzamento 2016: 3°

Alejandro Valverde

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L’embatido va più forte oggi che ha 37 anni, di quando ne aveva 23 e arrivava sul podio al mondiale. Recordman di vittorie alla Freccia Vallone (5, di cui 4 consecutive) e all’inseguimento di quello di Merckx alla Liegi-Bastogne-Liegi (è a quota 4, mentre il cannibale belga a 5), il murciano in queste ultime stagioni è diventato più completo, imparando ad essere più attaccante e meno attendista, più collaborativo e meno succhiaruote, facendosi amare da un pubblico che spesso e volentieri ha criticato le sue condotte di gara. Dopo aver ottenuto una vittoria finale alla Vuelta (con altri cinque podi), un podio al Giro e uno al Tour, quest’anno proverà ad essere il secondo corridore nella storia a vincere nello stesso anno Liegi e Tour. Indovinate chi è stato l’unico a riuscirci prima di lui? Sì, la risposta è corretta: Eddy Merckx.

Pro: se gli altri marcano Quintana, lui può approfittarne. Il percorso è dalla sua.
Contro: un conto è il podio, altra cosa è la Maglia Gialla finale.
Miglior piazzamento: 3° (’15)
Piazzamento 2016:

Alberto Contador

Alberto-Contador-Kramon

Il vecchio pistolero non ha intenzione di lasciare nulla di intentato e come in un film di Sergio Leone di sicuro si inventerà qualcosa pur di portare a casa tutto il bottino. Dotato di fantasia come pochi altri corridori in gruppo, il madrileno ha perso lo smalto che lo ha reso il corridore più forte per le corse a tappe degli ultimi 20 anni. Proverà a riscrivere la sceneggiatura di questo western à la francese supportato da una Trek-Segafredo che vedrà in Mollema e Pantano due perfetti pards per le tappe di montagna.

Pro: è l’unico in gara oltre a Froome ad aver vinto il Tour, sa come si fa ed è capace di attaccare dove nessuno se lo aspetta.
Contro: gli anni passano per noi, ma anche per lui. Non va sul podio del Tour dal 2009.  Negli ultimi anni su queste strade è stato disarcionato troppo spesso.
Miglior Piazzamento: 1° (’07, ’09)
Piazzamento 2016: ritirato

Romain Bardet

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Non è il fidanzatino di Francia, ma poco ci manca. Forse quel ruolo calza di più al gemello diverso Pinot. Dall’ultimo successo di un francese sono passati 32 anni e in mezzo i transalpini hanno visto solo i piazzamenti sul podio di Fignon, Bernard, Virenque, Peraud, Pinot fino al secondo posto del 26enne altiligérien nell’edizione 2016.  Un po’ poco per una nazione faro di questa disciplina. Corridore estroso, forte in salita e in discesa, capace di attaccare senza paura, Romain Bardet è il sogno di mezza estate di un popolo intero. Riuscirà a resistere all’inevitabile pressione?

Pro: appena ha l’occasione lui ci prova, su ogni terreno. È il più forte in discesa.
Contro: La sua stagione è tutta in queste tre settimane, può essere un’arma a doppio taglio
Miglior piazzamento: 2° (’16)
Piazzamento 2016:

Jakob Fuglsang

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Eterna promessa per un posto al sole nelle zone alte di classifica, l’ex biker danese arriva al Tour con i galloni da capitano conquistati dopo una splendida vittoria al Giro del Delfinato, davanti a gente che di nome fa Richie Porte e Chris Froome. Per lui nello zaino il Bastone da Maresciallo, ma da mostrare con cautela per via della presenza di un compagno di squadra ingombrante, fiero e valoroso come Fabio Aru.

Pro: è in grande forma e ha una squadra in cerca di riscatto dopo i drammi di primavera.
Contro: corridore a volte misterioso ed impalpabile, difetta di continuità.
Miglior piazzamento: 7° (’13)
Piazzamento 2016: 52°

Daniel Martin

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Lo sgraziato sosia irlandese di Paul McCartney insegue il suo primo podio in un Grande Giro dopo aver disputato dodici mesi fa il suo Tour de France più convincente. Quando la strada si inerpica prova a lanciarsi verso il successo con il suo modo in bicicletta che Auro Bulbarelli definirebbe ”en danseuse”. Non sarà bello come uno dei quattro di Liverpool, ma cercherà sicuramente di essere altrettanto famoso, lanciando la sua hit nelle zone alte della classifica. The Long and winding road, pazienza se è un plagio.

Pro: In salita è tra i più forti
Contro: Soffre le tre settimane. Corre in uno squadrone votato però a santi differenti (Kittel, Gilbert)
Miglior piazzamento: 9° (’16)
Piazzamento 2016:

Fabio Aru

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Se si parla di corridori sgraziati, nessuno al sardo Aru può insegnare come si fa. Brutto in sella, quanto efficace (in una carriera costellata di alti e bassi, ha pur sempre vinto una Vuelta e ottenuto due podi al Giro e di recente ha conquistato il Campionato Italiano), è capace di accendere i cuori degli appassionati nel tentativo di raccogliere l’eredità di Vincenzo Nibali. L’infortunio prima del Giro lo ha costretto a prepararsi a puntino per la rivincita al Tour, dopo essere rimbalzato malamente lo scorso anno sullo Joux Plane a pochi chilometri da una speranza chiamata podio. Dinoccolato, caracollante e di una bruttezza antica, Fabio Aru vorrà cancellare l’onta di quella giornata maledetta, passata sotto un diluvio d’altri tempi che spense il suo motore e rabbuiò i cuori degli appassionati. Difficile non volergli bene.

Pro: è fresco, in forma, motivato dal tricolore e il percorso gli si addice.
Contro: la proverbiale giornata no, come il già citato passaggio sul Joux Plane nel 2016, l’ha pagata spesso in carriera. Soprattutto con la pioggia.
Miglior piazzamento: 13° (’16)
Piazzamento 2016: 13°

Esteban Chaves

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Inserire uno dei corridori preferiti dal pubblico in questa lista è stata un’impresa, perché il sempre sorridente bananero non arriverà al Tour in grande condizioni. Dopo uno splendido 2016, Chavito si presenta al via con pochi giorni di corsa nelle gambe a causa dell’ennesimo infortunio. Dovesse trovare la pedalata giusta, la sua indole da attaccante e la sua forza in salita potrebbero renderlo il decisivo ago della bilancia nella contesa per la maglia gialla. Un consiglio a tutti i partecipanti? Se attacca, seguitelo.

Pro: è il vero grimpeur escarabajo e corre divertendosi, mai darlo per vinto perché potrebbe dare bastonate a tutti in salita.
Contro: fragile fisicamente, la sua prospettiva in questo momento è troppo legata al condizionale.
Miglior piazzamento: è al debutto
Piazzamento 2016: –

Rafał Majka

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È il polacco più effervescente di Francia, un corridore che ogni volta che imbocca queste strade si trasforma, lasciando sempre il segno. In 3 partecipazioni, 3 tappe vinte, corredate da due classifiche dei Gran premi della Montagna (l’ambita Maglia a Pois). Lo scorso anno insieme a Jarlinson Pantano diede il via ad una sfida dagli alti contenuti spettacolari conclusa con un secondo e tre terzi posti di tappa. Con Sagan si dividerà il ruolo di capitano in seno alla Bora, squadra che ha decisamente investito bene i suoi talenti, puntando su questi due jazzisti del ciclismo mondiale. Ha fatto classifica al Giro e alla Vuelta, qui in Francia invece si è sempre speso all’attacco con condotte tanto naive, quanto efficaci. Quest’anno, scontrandosi con il realismo occidentale della sua squadra austriaca, dichiara di puntare forte ad una top ten: la strada anche in questo caso, sarà l’unico oracolo da seguire.

Pro: sinonimo di spettacolo in salita, carattere da duro e vero improvvisatore, non ha paura di nessuno. Se salta in classifica, lo vedremo lottare per la maglia a Pois
Contro: non ha mai fatto classifica al Tour, si dovrà guardare in casa dal giovane Buchmann.
Miglior Piazzamento: 27° (’16)
Piazzamento 2016: 27°

E il resto del gruppo?

Proponiamo per completezza una lista di nomi che saranno al via il 1° luglio da Dusseldorf e che per diversi motivi potremmo vedere o spuntare nelle zone alte della classifica o vestire per qualche giorno la Maglia Gialla o magari spesso all’attacco nelle tappe più difficili, all’inseguimento della Maglia a Pois (che identifica il leader dei Gran Premi della Montagna) della Maglia Bianca (miglior giovane) a supporto dei capitani o magari in cerca di gloria personale.

Dai giovani Buchmann e Meintjes che lotteranno insieme a S.Yates per la Maglia Bianca e si candidano ad una top ten finale, fino al trio della Lotto-NL Gesink-Bennett-Roglic, con quest’ultimo favorito per la Maglia Gialla del primo giorno. Da Ion Izagirre capitano del Team Bahrain, fino a Henao, Landa, Thomas, Nieve, Kwiatkowski che non faranno corsa propria (in un’ altra squadra potrebbero puntare al podio finale), ma saranno le guardie del capo rione Sky, Froome. Dal giovane belga della Lotto Tiesj Benoot fino a Krueziger, che insieme al già nominato Yates è una reale alternativa griffata Orica-Scott di un Esteban Chaves non al meglio. Da D.Caruso e Roche, pretoriani di Porte in BMC, alla Cannondale con Rolland Talansky e soprattutto Uran, uno che nel recente passato iniziava i Grandi Giri come candidato al podio. Dal già citato Pantano che insieme a Mollema dovrà scortare finché può Alberto Contador, fino ad un gruppo di francesi, Pinot per primo (senza le fatiche del Giro sarebbe un candidato al podio) con Calmejane, Latour, Barguil, Perez e Guillaume Martin, su tutti.

Senza dimenticare il numero importante di così detti cacciatori di tappe, su tutti Sagan e Van Avermaet, con il Campione del Mondo che andrà verso l’ennesima maglia verde (classifica a punti) consecutiva (la sesta, eguaglierebbe il record di Zabel) e con il Campione Olimpico che sarà il suo maggiore antagonista, insieme al vallone Gilbert. I velocisti protagonisti saranno  Kittel, Degenkolb, Demare, Greipel, Bouhanni, lo stesso Sagan, Cavendish, l’emergente Groenewegen e Kristoff. Per i colori azzurri le speranze di tappa saranno affidate soprattutto (quasi esclusivamente) a Ulissi (tappe più impegnative), Trentin (per le fughe) e Colbrelli (per le volate più complesse).

Lanterne Rouge

Tanti i candidati alla Lanterne Rouge, premio che non viene più riconosciuto ufficialmente, ma che appassiona ancora migliaia di tifosi. Anche l’Italia vorrà dire la sua con un paio di elementi di tutto rispetto come il friulano Cimolai e Fabio Sabatini, azzurro all’ultimo mondiale di ciclismo e già Lanterne Rouge nel 2011.

Il Tour in televisione, la vera rivoluzione

Chiudiamo con la novità più importante, ovvero dove seguire in diretta il Tour de France 2017.
Quest’anno in Francia provano a rivoluzionare il modo di intendere le dirette tv del ciclismo. Solitamente, ad eccezione delle tappe di montagna dove spesso è prevista la diretta integrale, il segnale di trasmissione sia per televisioni che per internet arriva intorno alle ore 14, quindi per gli ultimi 80/100 km.
Per questa edizione invece sono previste dirette integrali per tutti i giorni di gara sin dalla partenza. Eurosport e la Rai non si perderanno nulla con ore e ora di telecronaca. Oppio per gli appassionati di ciclismo. Non c’è che dire, non ci lasceremo sfuggire nemmeno una smorfia, nemmeno una pedalata, nemmeno una goccia di sudore.


 

Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.