Interventi a gamba tesa

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In una giornata nella quale non abbiamo neanche potuto godere appieno della cacciata di quell’Enrico IV che è stato Phil Jackson, una settimana dopo al furto con scasso che è stata la trade tra Bulls e Timberwolves, Chris Paul si è fatto scambiare agli Houston Rockets: cerchiamo di capire cosa sta succedendo.


Nell’impero del terrore creato e consolidato dai Warriors in questi anni, le altre ventinove squadre hanno due possibilità: aspettare o scommettere contro un pronostico che pare essere scritto da un paio di anni per diversi anni.

Daryl Morey, il GM di Houston, ha una storia da giocatore incallito, ma pure un buon record (si veda la Harden trade): con una mossa inaspettata, è riuscito a mantenere le eccezioni salariali di quest’anno aggiungendo al pacchetto (Beverley, Williams, Dekker, Harrell e una prima scelta con protezioni) una serie di contratti non garantiti che scadranno ad inizio luglio.

La scommessa è curiosa, ma di certo Houston non ha finito qui: i Rockets punteranno anche Millsap non appena scatterà la free agency e, in caso non riuscissero ad ottenerlo, un’altra ala che possa allargare il campo e che sia capace di restare negli ultimi minuti opponendo una minima resistenza in difesa, a differenza di Anderson (che è stato ipotizzato come uomo scambiabile, ma che grazie al suo contrattone non si muoverà dal Texas almeno per un altro anno). Per prendere George non hanno i mezzi e Anthony, anche se continua ad essere inspiegabilmente ritratto come un salvatore di franchigie come se fossimo ancora nel 2011, oltre a dover confermare un eventuale scambio, pare essere lontano.

In generale, i dubbi paiono riguardare il fatto che Harden abbia avuto la migliore stagione della sua carriera giocando da playmaker e che sarà costretto a tornare in guardia giocando a fianco al miglior playmaker degli ultimi dieci anni, ma credo che i due, come tutti i grandi giocatori, riusciranno a convivere in campo: caratterialmente sarà interessante vedere se l’aggressività cancerogena di Paul e l‘atteggiamento passivo-aggressivo di Harden possano dare frutti.

Oltre a questo, se diamo per assodato che Morey voglia scommettere per battere Golden State, è interessante che abbia deciso di scambiare tre buoni giocatori e mezzo invece di firmare Paul direttamente a luglio: in questo modo Paul potrà riuscire a prendere i suoi duecento e passa milioni di contratto la prossima estate, ma sarebbe strano che lo stesso GM glieli conceda, considerando che i playmaker non hanno una storia di eccellenza oltre i trentatré anni (Paul ha mostrato già dei cali, specie difensivamente). Sarebbe più normale se fossero i Knicks a pagarlo. Tutto fa pensare che questa sarà solo una parentesi, più breve rispetto a quella con Howard, ma forse altrettanto piena di astio tra le due stelle, il potenziale esplosivo c’è tutto.

Con Paul, Houston risolve la dipendenza da un giocatore solo in attacco, messa bene in vista in questi Playoff, e, in parte, ottiene pure un’eccellenza nel gioco tra canestro e linea da tre: sembra una cazzata, ma gli Spurs li hanno eliminati anche lasciando loro il tiro dalla media cui sono allergici e che hanno rifiutato per partito preso per anni.

Dall’altra parte, a Los Angeles, i Clippers sembrano (ancora) sul punto di una rivoluzione. Jerry West è arrivato da Golden State per fare da consigliere ad un Ballmer che si è rotto di perdere e che ha dato il via ai lavori per il nuovo palazzetto di proprietà. Doc Rivers, giunto come salvatore a discapito di Del Negro nel 2013, come GM si è rivelato peggio di quanto il cavallo di Caligola deve aver fatto il senatore: dopo aver firmato ex-giocatori contro cui aveva sofferto e aver fallito nel rimpinguare una panchina penosa e quell’ala piccola ancora in cerca di personale qualificato, a quanto pare ha rifiutato, la scorsa stagione, uno scambio che avrebbe portato Melo e Vujacic ai Clippers in cambio di suo figlio e Crawford (e si dice che per questo Paul abbia iniziato a disprezzare il suo ormai ex-allenatore). Con Griffin che potrebbe scegliere di cambiare aria e Reddick che pare essere pronto ad un contrattone, non sarebbe incredibile vedere anche Jordan scambiato per qualche scelta futura; a quel punto, Rivers sarebbe l’ultimo pezzo del puzzle da rimpiazzare considerato che non ha mai dato spazio a giocatori giovani.

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Fino a settembre inoltrato i dubbi saranno più delle certezze, ma di sicuro questa sarà una stagione di rivoluzioni per molte delle ventinove squadre che vogliono inseguire i campioni e, per questo, sarà anche una stagione di cantonate incredibili; anche l’off-season è amazing in NBA.


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.