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14 min

- di Leonardo Salvato

Come si fa a rinforzare il Napoli?


Proviamo a travestirci da Cristiano Giuntoli, l'uomo cui spetta il compito di rinforzare una rosa già molto forte di suo, per permettere al Napoli di sferrare l'attacco decisivo all'egemonia bianconera.


Sarà un'estate molto difficile per il trio Sarri-Giuntoli-De Laurentiis, per differenti motivi: se il campo chiamerà molto presto il tecnico toscano a un esame difficile come il preliminare di Champions League (andata prevista per il 15 o 16 agosto); prima ancora ci sarà il severo banco di prova del calciomercato a mettere sotto pressione la società, chiamata all'ultimo salto qualitativo per rinforzare la rosa a disposizione del mister.

Una grossa parte del lavoro è già stata portata a termine prima della fine della stagione, rinnovando i contratti del duo Insigne-Mertens, tasselli fondamentali per il Napoli da record visto quest'anno.

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È un lavoro decisamente duro, quello che attende il ds dei partenopei: migliorare una rosa così forte e bene assortita non è mai semplice, tanto che spesso è più facile "rovinare" il giocattolo quasi perfetto.

Un errore assolutamente imperdonabile quest'anno: i numeri più che lusinghieri di questa stagione infatti dicono che mai come adesso il Napoli è vicino a colmare il gap che la separa dai suoi più acerrimi avversari, quella Juventus leggendaria che sta riscrivendo la storia del calcio italiano a suon di vittorie. Il tutto sfruttando delle armi temibili come il possesso palla e un gioco di posizione ottenuto grazie a una fitta rete di passaggi verticali (il Napoli è primo in A sia per percentuale di possesso palla sia per numero di passaggi tentati sia per accuratezza degli stessi), attuata al fine di attirare il pressing in zona palla, congestionandola, per poi colpire sul lato debole.

Dal minuto 3:32 lectio magistralis del Napoli di Sarri all'Olimpico di Torino. Si noti la costruzione bassa che parte dai centrali difensivi e da Jorginho che riceve spalle alla porta per far uscire un centrocampista in pressing per rompere le linee avversarie; i passaggi ripetuti in maniera ossessiva a formare triangoli che disorganizzino la linea difensiva, infine la verticalizzazione verso Insigne, liberatosi alle spalle della prima linea di pressione, la combinazione con Ghoulam sulla sinistra e infine l'attacco di un solissimo ma letale Callejon sul lato debole.

https://youtu.be/VyLUJZAFzrM?t=3m32s

Tuttavia nonostante la squadra abbia disputato, per risultati e per qualità di gioco una delle migliori stagioni che i tifosi azzurri ricordino (scomodando persino paragoni con il Napoli due volte campione d'Italia guidato in campo da Maradona); e nonostante abbia assorbito molto bene l'impatto della partenza di Higuain e dei 36 gol portati in dote lo scorso anno dall'argentino grazie al quartetto Callejon, Insigne, ma soprattutto grazie a un Hamsik giunto al top delle sue già eccezionali potenzialità e a un Mertens trasformato dalla cura-Sarri; capaci tutti di superare la doppia cifra di gol (e peccato per Milik, fermo ai box per gran parte della stagione, che ha realizzato comunque 8 gol nonostante i soli 868 minuti stagionali); il Napoli alla fine ha chiuso al terzo posto, lontano cinque punti dal sogno scudetto. Segno che qualcosa, per mettersi finalmente alle spalle tutte le altre e cucirsi sul petto il tricolore, ancora manca, e tocca soprattutto al portafogli di De Laurentiis e al fiuto di Giuntoli farsi in quattro per ottenere i tasselli vincenti.

Ma cosa effettivamente serve al Napoli? Certamente non ha bisogno di rivoluzioni, visto che l'ossatura della squadra, specialmente dopo le fumate bianche per i rinnovi di Insigne e Mertensè più che buona. Sono infatti pochi e ben specifici gli innesti, a mio parere, da apportare al gruppo azzurro. Ma, appunto perché pochi, dall'enorme peso specifico per l'effettiva riuscita di questa campagna acquisti.


1) Portiere

Reina, 35 anni ad agosto. Croce e delizia dell'ultimo campionato degli azzurri.

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Il primo, evidente dato da migliorare è quello dei gol subiti, spesso e volentieri visto non a torto come quel quid in più che la Juventus ha per segnare il solco fra sé e la concorrenza. Una sfida, quella alla BBC, molto difficile da vincere sul lungo periodo, visto che si parla di una linea difensiva che per abilità individuale di ogni suo componente, esperienza e continuità nel giocare insieme ha pochissimi pari in tutto il mondo del calcio.
Tuttavia la sfida; che vede sì avvantaggiata la concorrenza con Juventus e Roma - guarda caso le squadre che hanno preceduto in classifica gli azzurri - che nel complesso subiscono meno dei partenopei (rispettivamente 27-38-39 gol subiti), è sotto alcuni punti di lettura meno impari di quanto ci dicano a prima vista i numeri.

La classifica di Serie A a partire dalla 27ª giornata di campionato: per la cronaca, nell'anticipo il Napoli vinse per 2-1 lo scontro diretto dell'Olimpico contro i giallorossi, mentre il giorno dopo la Juventus non andò oltre l'1-1 al Friuli.

Classifica Serie A da marzo in poi

Se infatti guardiamo la classifica degli ultimi due mesi di campionato osserviamo un dato dal quale emerge una certa discrepanza con quelli inconsciamente attesi: il Napoli è primo della classe a prescindere dal valore di riferimento con cui vogliamo stilare la graduatoria. Nelle ultime 12 sfide di campionato infatti il Napoli ha totalizzato più punti della diretta concorrenza (che, forse anche per la stanchezza della lotta su tre fronti, non ha avuto né la concentrazione né le forze per tenere il passo tenuto fino ad allora); segnato il maggior numero di gol (e questa non è di certo una novità); ma soprattutto ha subito meno reti di chiunque altro così come ha fatto la solita Juventus, e addirittura cinque in meno della Roma.
La data di partenza non è casuale, bensì quella a partire dalla quale Sarri ha potuto schierare sempre la sua coppia difensiva titolare, quella composta dallo spagnolo Raul Albiol e dal senegalese Kalidou Koulibaly, troppe volte smembrata nella prima fase del torneo prima per una contrattura al flessore che ha messo ko Albiol per due mesi. Poi, una volta tornato lo spagnolo, è stato il senegalese a dare forfait per tutto dicembre a causa di uno stiramento al collaterale laterale del ginocchio sinistro il quale, sommatosi alla Coppa d'Africa giocatasi all'inizio di quest'anno, ha restituito a Sarri la difesa titolare soltanto a inizio marzo. Insomma la retroguardia azzurra, quando ha potuto contare sui suoi uomini migliori, non è sembrata affatto inferiore a quella della concorrenza, o almeno non in maniera tale da giustificare una rifondazione totale del reparto come forse frettolosamente siamo portati a pensare.

Dove invece bisogna intervenire è in porta: se i numeri suggeriscono della bontà della fase difensiva della squadra, al contrario sono impietosi nei confronti di Reina, risultato troppo spesso non all'altezza della concorrenza. Ai dati spesso severi nei confronti del portiere spagnolo va aggiunto anche il parametro età (l'ex Liverpool inizierebbe la prossima stagione con 35 anni sul groppone) e la tendenza ad avere piccoli infortuni che saltuariamente lo hanno tenuto lontano dal campo (specialmente durante la sua prima esperienza partenopea con Benitez in panchina) oppure costretto a stringere i denti e scendere in campo più per mancanza di alternative degne di questo nome che per effettivo recupero del giocatore. Tuttavia non è da sottovalutare nemmeno l'importanza dello spagnolo nella costruzione bassa, dato che spesso e volentieri le azioni azzurre partono proprio dai piedi educati del portiere azzurro, non così facili da reperire sul mercato.

Inoltre riflessi del genere fanno sempre comodo...

https://youtu.be/ZRqwpaYN6eg

Un buon compromesso a cui scendere per conciliare i benefici di un portiere di esperienza, bravo coi piedi e leader nello spogliatoio come Reina senza pagare troppo in termini di sicurezza fra i pali sarebbe quello di ingaggiare una valida alternativa allo spagnolo e farla maturare in questo anno di "apprendistato" alla scuola dello spagnolo, per poi sostituirlo definitivamente nella stagione successiva, quando il contratto di Pepe sarà giunto alla sua naturale scadenza. I profili possono essere nomi decisamente futuribili come quello dell'udinese Meret o del cagliaritano Cragno, protagonisti dello scorso torneo cadetto con le maglie delle neopromosse SPAL e Benevento; o portieri più pronti come il polacco Skorupski, forse l'unico a salvarsi della sciagurata stagione dell'Empoli, e lo sfortunatissimo portiere rossoblu Perin, sul quale però grava il pesante interrogativo della continuità fisica: sarà disposto il Napoli, dopo l'esperienza-Pavoletti, ad acquistare nuovamente un giocatore a scatola chiusa che probabilmente salterà gran parte della preparazione?


2) Terzino destro

Restiamo sempre nel reparto arretrato per individuare un altro tassello al quale Giuntoli dovrà provvedere per rinforzare il Napoli. Se è vero che lo schieramento titolare è all'altezza della situazione sia per quanto riguarda le reti subite, sia per la quantità di tiri concessi agli avversari (in media 10.2 a partita, meglio degli azzurri solo la Juventus); è anche vero che spesso il rendimento del Napoli è stato a volte deficitario proprio quando sono state chiamate in causa le alternative ai titolarissimi.

Ma se al centro le alternative di certo non mancano (oltre ai due titolarissimi ci sono Chiriches, Tonelli e soprattutto Maksimovic, dal quale ci si aspetta molto anche per via dell'onerosità del cartellino), e sulla sinistra più volte Strinic si è fatto trovare pronto quando chiamato in causa per sostituire l'algerino Ghoulam; è sulla destra che manca un'alternativa in grado di far rifiatare Hysaj.

Hysaj, fino ad oggi praticamente uomo solo sulla fascia destra

 

Vero, c'è Christian Maggio, ormai una bandiera degli azzurri essendo arrivato all'ombra del Vesuvio nel lontano 2008. Tuttavia le 15 presenze totali del terzino vicentino in Serie A da quando in panchina siede Sarri; un po' per via di un mai completo adattamento al nuovo ruolo (Maggio infatti ha speso i migliori anni della sua carriera come fluidificante di centrocampo, ruolo nel quale era un interprete fisso del 3-5-2 di Mazzarri sia al Napoli sia precedentemente alla Sampdoria) e ai compiti richiesti; un po' per un decadimento fisico alquanto fisiologico alla soglia dei 35 anni che ha ovviamente penalizzato di molto le prestazioni di un giocatore come lui che ha sempre fatto dell'atletismo e del dinamismo i punti di forza del suo gioco; sono un indizio chiaro del fatto che Maggio sia fuori dal progetto.

Quale profilo affiancare a Hysaj? La domanda non è delle più semplici, in quanto può avere molteplici risposte, che possono variare a seconda di cosa vuol farne Sarri di questo nuovo giocatore.
Innanzitutto partiamo da ciò che garantisce Hysaj: l'albanese infatti è molto bravo a ricoprire il ruolo nella maniera in cui lo interpreta il suo mentore, che infatti si affida a lui praticamente sempre, anche schierandolo sulla fascia opposta come spesso successo ad Empoli. Hysaj è infatti un giocatore rapido e tecnico, che contribuisce in maniera significativa alla costruzione della manovra, ma soprattutto è abile a stringersi sulla linea dei difensori in modo tale da non lasciare la retroguardia scoperta e di contribuire attivamente ai "movimenti ad elastico" tanto cari a Sarri, lasciando le incursioni nella metà campo offensiva e la partecipazione alla stessa al collega sulla corsia opposta, in particolar modo Ghoulam, più abile ad andare al cross rispetto all'albanese.
Un giocatore che potrebbe ricoprire alla grande il ruolo di "Hysaj 2.0" sarebbe il mancuniano Darmian, uomo apprezzato da tutti i suoi allenatori italiani proprio per la sua attenzione a particolari prettamente difensivi come marcature e diagonali (al punto che Conte in nazionale e poi anche Mourinho nell'ultima parte della stagione allo United lo hanno spesso utilizzato come marcatore destro in una difesa a tre uomini); e che proprio come l'attuale numero 2 partenopeo è poco fantasioso nella metà campo avversaria.

Tutta l'abilità di lettura della situazione di Darmian e la sua intelligenza posizionale per chiudere all'ultimo lo specchio all'attaccante avversario che si era ben infilato nello spazio fra le linee

Tuttavia, un giocatore come Hysaj, per quanto utilissimo agli equilibri della squadra, è decisamente troppo conservativo nelle scelte, ed è anche per questo motivo che la catena creativa del Napoli è quella di sinistra, quella arata da Ghoulam, mentre quella destra è quella più "tattica", occupata da uomini fondamentali per lo scacchiere azzurro ma che non prendono quasi mai l'iniziativa in fase di rifinitura. Al Napoli, per non correre il rischio di essere troppo prevedibile, sarebbe utile avere anche a destra un giocatore che sia più presente nella metà campo avversaria, e che arrivi con maggiore frequenza al cross o alla rifinitura per gli attaccanti.
Un calciatore perfetto per rappresentare una linea di rottura netta col passato sarebbe Andrea Conti, probabilmente l'eccellenza del ruolo che adesso la Serie A può offrire (Dani Alves escluso). Un calciatore il cui biglietto da visita di 8 reti e 5 assist stagionali è più che eloquente sulla maggiore qualità che l'atalantino può offrire rispetto all'albanese nella metà campo avversaria.

Conti inoltre ha una buonissimo tempo di inserimento in situazione di palla inattiva e una non trascurabile abilità nel gioco aereo. Una qualità importante da aggiungere al roster azzurro, che vede nei piazzati il suo tallone d'Achille in entrambe le fasi.

Conti però, contrariamente a Darmian, lascia qualche perplessità in fase difensiva: non ovviamente in fatto di tecnica individuale, anzi le statistiche dell'ultima stagione ci dicono di un Conti molto presente e molto efficace anche in fase di non possesso, contribuendo alla fase difensiva dei bergamaschi con 2 tackle e 2.3 intercetti medi a partita; quanto per la rivoluzione copernicana che il contesto nel quale si muove Conti vivrebbe, dovendo passare da una difesa basata prepotentemente sull'uomo come quella messa a punto da Gasperini alla zona purissima predicata da Sarri alle pendici del Vesuvio. Un cambiamento niente affatto semplice per il quale è necessario un naturale periodo di adattamento.

Fra i due estremi, un nome dalle caratteristiche intermedie sarebbe Rick Karsdorpclasse '95 fresco campione d'Olanda con il Feyenoord: un calciatore che è dotato di tutte quelle caratteristiche che servono per farsi apprezzare da Sarri, sia in fase di possesso (qualità tecnica, visione di gioco, velocità nella conduzione giocando a pochissimi tocchi), sia in quella di non possesso (è bravo a mantenere la linea difensiva, a scalare in pressing e a ingaggiare contrasti, sfruttando la sua abilità nell'usare il corpo), oltre ad avere qualità atletiche fuori dalla norma.

A vedere certe azioni presenti in questo tributo su youtube sembra davvero di trovarsi di fronte a un calciatore che viaggia in scouter mentre gli altri sono a piedi

Insomma, Karsdorp rappresenterebbe un notevole salto nell'evoluzione del terzino destro nello scacchiere sarriano, potendo contare su un calciatore non solo straripante in entrambe le fasi grazie al suo fisico dominante, ma anche un calciatore in grado di regalare tensione verticale e qualità nelle rifiniture anche a destra, oltre a poter essere sfruttato per attaccare il lato debole, aspetto da non sottovalutare in una squadra come il Napoli che tende a sovraccaricare la zona sinistra del campo.


3) Esterno offensivo

Dalla difesa si passa, in questo "piano di rafforzamento del Napoli", direttamente all'attacco, saltando il centrocampo, contrariamente a quanto fa normalmente la squadra quando scende in campo. È infatti proprio la mediana il reparto con maggiori soluzioni, dal quale spesso Sarri ha pescato cambiando sia di partita in partita sia a partita in corso (eccetto l'insostituibile Marek Hamsik, perno intorno al quale ruota tutta la giostra azzurra), affidandosi di volta in volta a uno fra Diawara Jorginho davanti alla difesa, oppure varando una costante staffetta fra Zielinski Allan per il ruolo di mezzala destra, senza considerare il sempre maggiore spazio dato a Rog nella seconda parte della stagione. Quale che sia il terzetto utilizzato, i risultati sono sempre stati eccellenti, motivo per il quale il reparto mediano, fra i più forti del campionato sotto ogni punto di vista, non necessita di modifiche in sede di mercato.

Dove manca qualcosa è proprio in attacco, anche se fa strano dirlo della squadra più prolifica della Serie A, quella dotata di un tridente, quello composto da Insigne-Mertens-Callejon, capace di realizzare da solo 60 (rispettivamente 18, 28 e 14) dei 94 gol in campionato. Eppure c'è bisogno di nuove frecce per l'arco, già di per sé letale, a disposizione del Napoli, innanzitutto a livello puramente numerico: Callejon e Insigne sono stati, insieme ad Hamsik, gli stakanovisti per eccellenza del Napoli, essendo scesi in campo ben 49 volte su 50 partite stagionali degli azzurri. Lo spagnolo in particolare è il più insostituibile degli azzurri, avendo giocato per ben 4146 minuti (superato in questa particolare graduatoria soltanto dal portiere Reina) frutto del fatto che il numero 7 azzurro veniva richiamato in panchina da Sarri soltanto nei minuti finali, a risultato già pienamente acquisito.

José Maria Callejon, l'insostituibile

Napoli's Spanish forward Jose Maria Callejon celebrates after scoring during the Italian Serie A football match between SSC Napoli and Hellas Verona FC on April 10, 2016 at San Paolo stadium in Naples. / AFP / CARLO HERMANN (Photo credit should read CARLO HERMANN/AFP/Getty Images)

Il motivo è molto semplice: Callejon è un pezzo unico nella rosa del Napoli, e probabilmente non solo: Callejon è infatti un'ala fortemente atipica, che in fase difensiva dà un costante apporto nella prima linea di pressing non appena il Napoli perde palla, ma che soprattutto in fase offensiva si comporta in maniera diametralmente opposta a un'ala "classica".
Se infatti le ali sono quei giocatori che amano avere la palla sui piedi per saltare l'uomo e andare o al cross o a rientrare verso il centro per la battuta a rete nel caso di ali "a piede invertito", Callejon al contrario non va quasi mai in dribbling, e quando ci va i risultati sono poco lusinghieri (gli riescono soltanto 0.3 dribbling a gara), ma dà il meglio di sè quando non tocca il pallone: la giocata preferita dello spagnolo è infatti quella di piazzarsi larghissimo a destra, là dove partono i suoi tagli alle spalle della difesa avversaria, concentrata tutta sul lato forte dove il trio Ghoulam-Hamsik-Insigne porta palla e infine premia proprio le iniziative dello spagnolo, che si fa trovare sempre in posizione comoda per battere a rete.

Un esempio della giocata appena descritta è il gol del 2-0 contro il Palermo. A riprova del fatto che sia una giocata ormai memorizzata dai calciatori azzurri, la settimana successiva contro il Bologna Callejon segnerà un gol identico.

Trovare un calciatore capace di essere un Callejon 2.0 è un'impresa ai limiti dell'impossibile: un'impresa in cui il Napoli non dovrebbe cimentarsi, bensì Giuntoli dovrebbe cercare un calciatore dalle caratteristiche diverse da Callejon, un calciatore che possa permettere a Sarri di cambiare registro senza stravolgerlo, ma integrandolo con delle "soluzioni di riserva".

Se infatti la ricerca della rete tramite possesso palla e verticalizzazioni adatte per creare spazi sfruttabili da ale e mezzali è il metodo prediletto del Napoli per andare in rete, è anche vero che il Napoli è in un certo senso costretto dalle caratteristiche dei propri uomini a giocare in questa precisa maniera: il Napoli infatti non ha sugli esterni calciatori che tentino spesso il dribbling per creare la superiorità numerica (detto di Callejon, lo stesso Insigne è un calciatore molto associativo che predilige la soluzione a favore dei compagni, benché la tecnica di base per andare in dribbling non gli manchi di certo), né tantomeno giocatori capaci di sfruttare eventuali spioventi provenienti dalle fasce, anche per evidenti limiti fisici.

Insomma, il Napoli è una squadra altamente spettacolare, che gioca un calcio bello da vedere ma a volte monotematico, e che in quanto tale si presta molto facilmente allo studio da parte di avversari alla ricerca delle contromosse. Ciò che occorrerebbe al Napoli è la capacità di cambiare spartito e giocare in maniera anche mutevole, una capacità finora non sfruttata dagli azzurri ma che potrebbe dare i suoi frutti in partite contro squadre (tipo l'Atalanta in questa stagione, capace di estorcere 6 punti su 6 agli uomini di Sarri) che sono in grado di non creare quelle situazioni nelle quali il tridente azzurro va a nozze.

Un innesto importante in questo senso il Napoli ce l'ha in casa, ed è il polacco Milik finalmente recuperato al 100% dall'infortunio al LCA, riposato da un'estate senza impegni (né lui né Zielinski hanno risposto alla convocazione per l'Europeo Under 21) e opportunamente preparato dal ritiro estivo che potrà effettuare sin dal primo giorno.

Un fondamentale venuto a mancare senza Milik a disposizione: l'attacco della profondità

L'altro innesto deve venire dal calciomercato: un giocatore multi-tasking in grado di poter occupare più ruoli nello scacchiere azzurro, che possa sobbarcarsi sia il lavoro prezioso di Callejon in fase di non possesso ma che sappia anche scombinare le carte in gioco con dribbling e cross in grado di innescare al meglio Milik e la sua bravura nel gioco aereo.
I nomi fatti finora, quelli di Berenguer, Ounas e di recente Di Francesco (ai quali aggiungo il nome del mio preferito in assoluto per questo ruolo, ovvero il milanista Suso) rispondono precisamente a questo identikit: in particolare il giovanissimo (classe 1996) esterno franco-algerino ora al Bordeaux sembra soddisfare maggiormente le esigenze creative di cui avrebbe un assoluto bisogno la squadra partenopea.


Insomma il Napoli 2017-2018 che verrebbe fuori alla fine di questo "travestimento" in Giuntoli sarebbe questo:

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Assenti nelle immagine gli altri membri della rosa, ovvero il terzo portiere Sepe; i difensori Maksimovic, Chiriches (o Tonelli), Strinic e i centrocampisti Diawara, Rog e Giaccherini (un incedibile per ADL, a detta del suo agente Furio Valcareggi). Verrebbero ceduti gli esuberi Rafael, Maggio, Grassi (di ritorno dall'Atalanta, per il quale non sembra esserci spazio in azzurro nonostante Sarri abbia deciso di convocarlo per il ritiro estivo a Dimaro e lì valutarlo con attenzione), Zapata e Pavoletti, oltre a uno fra Chiriches (che ha richieste dal Galatasaray) e Tonelli, protagonista di un'annata molto sfortunata e costellata di infortuni e desideroso di rilancio.
Insomma una squadra molto simile a quella del campionato appena concluso, e fedele in linea di massima ai suoi principi. Una fedeltà che però non è più un dogma, grazie alle qualità che possono apportare di volta in volta quando chiamati in causa i volti nuovi sulla fascia destra (due fra Conti, Darmian, Karsdorp, Ounas e Berenguer) e Milik (che ha giocato così poco quest'anno da poter essere considerato un nuovo acquisto) e con un occhio al futuro per la porta, unico reparto in cui l'età media della squadra era troppo alta e senza un'alternativa credibile.


 

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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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