Interventi a gamba tesa

Il ritorno del dottore?


I Paesi Bassi regalano una gara appagante dal punto di vista della spettacolarità e quanto mai telegenica, seppur scevra di indicazioni sulla reale evoluzione del Motomondiale, viziata da condizioni molto particolari che alterano (seppur solo parzialmente) i valori in campo.


Un appuntamento col destino troppo grande quello di Assen, una combinazione di circuito e condizioni meteo troppo ghiotta perché Valentino Rossi possa lasciarsela scappare, rimettendo così i piedi sul gradino più alto del podio dopo circa un anno di assenza grazie ad una gara ad alto livello, vinta sul filo del rasoio contro un avversario forse inaspettato.

rossi dottore

Danilo Petrucci è infatti il grande protagonista di questa gara: la sua GP17 aveva faticato ad emergere nelle fasi iniziali del campionato ma, quasi a voler dimostrare i grandi passi in avanti compiuti da Ducati in questi ultimi mesi, è finalmente arrivata anche lei nelle posizioni che contano e oggi il poliziotto ternano ci ha messo molto del suo quando l’acqua ha iniziato a far scintillare l’asfalto e il ritmo di gara è diventato molto più incerto e variabile, affidato alla “pancia” dei piloti e alla loro voglia di osare.

Voglia di osare ne ha avuta molta il numero nove, tant’è che nonostante alcune incertezze al momento di sopravanzare i doppiati che gli fanno perdere terreno proprio nei momenti che più contano, arriva sul traguardo ruota contro ruota con Valentino Rossi, perdendo la prima posizione per meno di un decimo di secondo.

Un distacco decisamente maggiore lo accumula il gruppo di inseguitori, guidato (ma solo al termine di una bagarre rocambolesca) da Marc Marquez che sembra ormai aver raggiunto una maturità nella gestione del campionato inconcepibile per chi lo ricorda agli esordi: dopo la sfortunata caduta della prima guida Yamaha, nonché (ormai ex) leader della classifica mondiale, lo spagnolo della Honda si prende soltanto il minimo rischio indispensabile e non prova neanche a seguire il cambio di passo dei primi due classificati, raccogliendo un terzo gradino del podio che è oro nella rincorsa a Maverick Vinales e ad Andrea Dovizioso.

Proprio lui, il forlivese, per un attimo ci illude di poter lottare per una terza vittoria consecutiva che avrebbe avuto i caratteri dell’impresa epica: dopo un avvio opaco (accusa persino un sorpasso da Andrea Iannone, ma è solo un fuoco di paglia prima che il pilota Suzuki precipiti nuovamente indietro) emerge dalle retrovie  con l’impeto di un meteorite, tira un paio di sportellate a destra e a manca ma nel finale è costretto a cedere.

Chi invece nel finale mette una marcia diversa è Cal Crutchlow: quando le gomme iniziano a pattinare e l’aria inizia a farsi pesantemente umida gli viene nostalgia di casa, cambia marcia e inizia a girare più veloce della luce. Gli sfila un podio insperato soltanto la tenacia di Marc Marquez.

Resiste con le unghie e con i denti Johann Zarco, nel tentativo di difendere una pole position che è già di per sé un risultato fantastico: mantiene la testa della gara nelle prime fasi, regala qualche dimostrazione d’affetto a Valentino Rossi tentando di restituirgli un sorpasso-killer con la nonchalance di un pluri-pregiudicato  e si gioca la carta del cambio gomme nella speranza di recuperare un vantaggio tattico.

Tutto molto avvincente, talmente avvincente che il francese dimentica il limite di velocità nella pit lane con la stessa facilità con cui un adolescente dimentica che i ciclomotori dovrebbero essere limitati a quarantacinque orari e viene penalizzato con un ride through pesantissimo.

Molte domande insomma, ma ben poche risposte sulla strada per il Sachsenring dove Valentino Rossi sarà chiamato a confermare che questa vittoria non è stata soltanto il frutto di una congiunzione astrale favorevole, mentre assieme a Vinales, Marquez e Dovizioso lotta per la leadership del campionato.

Ma attenzione anche a Daniel Pedrosa: sulla pista tedesca le Honda hanno sempre fatto bella mostra di sé e quella con il numero ventisei stampato sulla carena in particolar modo.


 

Andrea Antonio Carlomagno, nato a Rimini il 31 agosto 1993. Studia Giurisprudenza all'Università di Bologna, ma la sua vera passione sono i motori: dopo un'adolescenza fatta di miscela, per un certo periodo pensa di comprarsi una Harley-Davidson, poi per fortuna ritorna in sé. Oggi per lui ogni scusa è buona per lasciare i panni dell’aspirante giurista e indossare la tuta, che sia per piacere o per lavoro. Petrolhead, provocatore e avvocato del diavolo: se non lo aveste capito, meglio stargli alla larga.