Article image
7 min

- di Alessandro Autieri

Lanterne Rouge: l'importanza di arrivare ultimo


Per raccontare un evento come il Tour de France, non serve partire dalla testa del gruppo, né da quella della classifica. Il ciclismo propone quella che è una peculiarità di uno sport dal fascino antico, ma terribilmente contemporaneo, ovvero il premio all'ultimo arrivato, la lanterne rouge, il fanalino di coda.


Come i treni nella loro parte posteriore mostrano una lanterna rossa per segnalare l'ultimo vagone, così il Tour de France per molti anni ha fregiato con un titolo il corridore ultimo in classifica.

Il ciclismo è uno sport che usa il paradosso come lubrificante del proprio motore. In una disciplina dove si va alla ricerca ossessiva della velocità e delle migliori tecnologie, ecco che si mette in risalto l'ultimo in classifica. Si va a celebrare, facendosi beffa dell'esaltazione del vincitore e del dramma dello sconfitto, l'ultimo arrivato. Che guadagna anche premi, riconoscimenti, fama, titoli sui giornali, inviti a ricche kermesse.

Il titolo di lanterne rouge viene assegnato fino a metà degli anni 2000, ma in realtà gli appassionati ancora oggi lo tengono bene a mente, scrivendo libri dedicati, aggiornando forum, blog e la stessa pagina di wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Lanterne_rouge, a testimonianza del fascino suscitato dall'ultimo posto in classifica al Tour de France.

Ad un certo punto della storia della corsa, la giuria decise ad ogni tappa di escludere dalla gara l'ultimo arrivato. Una sorta di corsa a tappe ad eliminazione. Purtroppo o per fortuna, l'esperimento è durato pochi anni. Mentre alcuni protagonisti, restano nell'immaginario collettivo, tanto quanto Coppi, Bartali o Merckx.

Abdelkader Zaaf: storia di una sbronza.

Molti appassionati di ciclismo dei giorni nostri, guardando le fughe per i gran premi della montagna dell'eritreo Daniel Teklehaimanot o notando il sudafricano Meintjes lottare per la classifica generale delle gare a tappe, dimenticano come il pioniere del ciclismo africano è stato a cavallo tra gli anni '40 e gli anni '50 l'algerino Abdelkader Zaaf.

Capitano del primo team tutto (nord)africano della storia, Zaaf è stato lanterne rouge nel 1951, ma l'episodio più importante della sua carriera avvenne un anno prima.

Durante la tredicesima tappa del Tour del 1950 che portava la carovana da Perpignan fino a Nimes, andò in fuga con il connazionale e compagno di squadra Marcel Molines.

Giornata caldissima, di quelle che si incontrano solo a luglio e solo lungo le strade del Tour de France, dove ogni anno un destino sadico e schernitore sembra far convergere le più alte temperature del globo.
L'asfalto bruciava e rendeva l'aria pesante come il vapore di un treno e il sudore della pelle bollente come lava.

Il gruppo si concesse un giorno di relax e alcuni corridori fecero persino una breve sosta al mare. Davanti non si fermavano.
I due compagni di squadra, decisero di menare a tutta e di regalarsi una giornata di gloria. Acquisirono un vantaggio enorme e la fama eterna. Se Molines riuscì ad ottenere quella che è stata la prima vittoria di un corridore africano al Tour (anche se battente bandiera tricolore, in quanto l'Algeria sarà colonia francese per altri 12 anni), Zaaf scrisse una pagina memorabile destinata ad essere cantata per sempre.

Ormai stremato come un asino da lavoro, in cima ad uno strappetto iniziò a zigzagare chiedendo acqua a chiunque gli fosse capitato a tiro. Un tifoso gli passò una bottiglia contenente del vino.

Secondo alcuni, Abdelkader, in quanto musulmano, si rifiutò di bere il contenuto alcolico e in preda alle allucinazioni per il caldo, la sete, la fatica e l'assunzione di metanfetamine, girò la bici e invece di proseguire verso Nimes, fece marcia indietro e senza rendersene conto marciò verso Perpignan, il luogo di partenza. Per altri, fu proprio il vino nella bottiglia a far ammattire il povero Zaaf, il quale completamente ubriaco e poco avvezzo al nettare degli dei, si diresse verso la cittadina catalana e fu ritrovato da un tifoso dentro un vigneto di uva rossa.

Lo stesso tifoso lo aiutò poi ad accasciarsi vicino un platano...

lanterne2

Il giorno dopo, ripresosi dalla sbornia, Zaaf si presentò alla partenza, ma fu estromesso dalla corsa. Da quel giorno il suo nome divenne famoso e gli garantì ricchi ingaggi di partecipazione alle corse franco-belga.

Ritornò l'anno dopo su quelle strade e conquistò il tanto ambito ultimo posto.

Massi e Vansevenant: il farmacista, il galoppino e i Tour segnati dagli scandali

Le storie che sto per raccontare invece, non sono inebriate dallo stesso fascino e da quel sapore di vino tipico del sud della Francia.

Nel 1990 Rodolfo Massi, corridore marchigiano di ottimo livello, ottenne l'ultimo posto diventando lanterne rouge.
Un giro che vide gli italiani protagonisti di un singolare testacoda. Claudio Chiappucci, detto ''El Diablo'' o per i francesi ''Ciapuscì'' a lungo maglia gialla grazie ad una fuga bidone, rischiò di portare in Italia il Tour de France 25 anni dopo Gimondi, fallendo l'impresa alla penultima frazione.

In quei giorni l'Italia aveva occhi solo per il mondiale di calcio e le sue notti magiche.
Alla vigilia della semifinale con l'Argentina, Moreno Argentin, ironia della sorte, vinse una bellissima tappa. Troppo importante però il match del San Paolo, dove metà stadio, in un drammatico epilogo, tiferà per Maradona contro gli azzurri di Vicini, facendo passare le notizie provenienti dalla Francia in secondo piano.

In secondo piano per tutti tranne che per Rodolfo Massi, che senza arrivare mai ultimo di tappa, divenne lanterne rouge.

Pagò la sua pena come un condannato, passando giornate a soffrire per acciacchi vari e per il caldo, sacrificandosi al Moloch del Tour de France, superando la paura del ritiro, cercando di portare al termine caparbiamente una corsa per lui mai così dura, dopo una stagione corsa a tutta.

Per rivedere in cima alla Grand Boucle un italiano, bisognerà aspettare il 1998 anni con Marco Pantani. In quel Tour, uno scandalo doping investì tutto il mondo dello sport francese, coinvolgendo il team Festina e i suoi corridori (tra i quali Virenque, una sorta di mito per il ciclismo d'oltralpe) che passarono la notte in galera, trattati come i peggiori criminali.

A poche tappe dal termine Massi, dopo aver vinto la tappa di Bagnères de Luchon e mentre indossava la maglia a pois del leader del Gran Premio della Montagna, fu colto con le mani nel sacco nell' albergo che ospitava la sua squadra (la francese Casino). Durante una perquisizione nella sua stanza fu trovata dell'Epo; Massi divenne il pus di un enorme bubbone esploso in quei giorni, fu accusato e successivamente scagionato, di venderla all'interno del plotone, passando suo malgrado alla storia con il soprannome de ''il farmacista''.

lantern3

Il record di ultimi posti al Tour, spetta al belga Wim Vansevenant, gregario eccezionale, capace di conquistarne 3 consecutivi tra il 2006 e il 2008.
Tre Tour controversi con classifiche stravolte e intere settimane di gara rovinate dagli scandali.

Nel 2006, il vincitore Landis, fu trovato positivo all'indomani di quella che è stata una delle imprese più stupefacenti (sic) della storia dello sport, con la sua celebre cavalcata verso Morzine. La vittoria andò a Pereiro Sio grazie ad una fuga bidone.

Wim Vansevenant, non si curò di imprese o fughe a lunga gittata e si classificò ultimo.

''Arrivare ultimo è la vera impresa, perché ti devi staccare ovunque, in pianura, in discesa, in salita, in salita è normale staccarsi, ma in pianura...'' - disse.

Nel 2007 si raggiunse l'apoteosi: lo ''scandalo Telekom'', con acclarato doping di squadra e Bjarne Rijs, ex portacolori del colosso tedesco, che ammette un uso smisurato di EPO nel Tour vinto una decina di anni prima.

Rasmussen in maglia gialla viene involontariamente infamato in diretta tv da Cassani : <<Per farvi capire quanto si allena bene questo ragazzo, l'ho visto pedalare sulle dolomiti per otto ore sotto la pioggia, alla vigilia del Tour>>. Rasmussen aveva mentito agli ispettori dell'antidoping su dove si trovasse ''sono in vacanza in Messico''. Avendo eluso i controlli, viene allontanato dal Tour.

Leipheimer terzo in classifica generale finale, squalificato un po' di tempo dopo per positività in quello stesso Tour.
Il forte scalatore basco Iban Mayo, trovato positivo all'Epo, stessa sorte per il nostro Moreni, da anni tra i corridori italiani più forti.

Vinokourov, uno dei favoriti alla vigilia, viene trovato con due diversi tipi di sangue. Squalificato per emo-trasfusioni.

In un clima tragicomico, Vansevenant ne esce illeso e fa in tempo di nuovo ad arrivare ultimo.

lanterne4

Il 2008 è l'anno di Riccò che vince staccando tutti sull'Aspin e viene arrestato dalla polizia francese poche ore dopo. È l'anno in cui uno sconosciuto austriaco, con il nome di un cancelliere tedesco, dal nulla finisce sul podio e viene trovato positivo a fine corsa.

Vansevenant arriva di nuovo ultimo per il terzo anno consecutivo, stabilendo un primato che per il momento nessuno è riuscito a togliergli. ''Non sono io che cerco la luce della lanterna rossa , è lei che si fa strada nel buio e trova me'' - dichiara in preda all'euforia.

Nel 2011 Wim Vansevenant viene arrestato perché durante un controllo in aereoporto trovarono la sua valigia piena di sostanze dopanti.

Forse faceva da galoppino per la sua ex squadra. Quella fu la sua ultima prova da gregario.

Van Hooydonck e Durand: fughe, vittorie e ultimi posti

Jacky Durand, the 1999 lanterne rouge, bothers Lance Armstrong, toward the end of their 3,690 km journey to Paris.

Ultimi al Tour troviamo anche corridori votati all'attacco o a vittorie pesanti. È il caso di Edwig Van Hooydonck e di Jackie Durand. Entrambi vincitori del Giro delle Fiandre (Van Hooydonck due volte mentre Durand è tutt'ora l'ultimo francese vincitore della corsa sulle pietre) ed entrambi lanterne rouge rispettivamente nei Tour 1993 e 1999. Durand stabilisce poi un singolare primato: è stato capace di vestire in carriera per qualche giorno la maglia gialla ('95), di vincere 3 tappe ('94, '95 e '98), di vincere il premio della combattività ('99) e di arrivare ultimo ('99), in un Tour che lo ha visto anche investito da un auto. Quell'anno grazie al premio del più combattivo, riuscì a salire sul podio di Parigi, con l'Arc de Triomphe sullo sfondo, insieme a Lance Armstrong.

Un vero capolavoro.

(si ringrazia per l'ispirazione Max Leonard e il suo "Lanterne Rouge: The Last Man in the Tour de France" e Leonardo Piccione di Bidon con il suo ''L'arte di perdere'')


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu