Interventi a gamba tesa

Gran Premio di Montecarlo, incredibile doppietta Ferrari


Magica doppietta della Ferrari che torna a occupare le prime due posizioni del podio dopo 7 anni. Al termine di una gara in cui i sorpassi sono tabu, Vettel precede Raikkonen invertendo le posizioni di partenza. Terzo al traguardo Daniel Ricciardo, che ha spremuto la sua Red Bull fino al limite.


Ferrari.
Sebastian Vettel conquista la terza vittoria di stagione e prende il largo in campionato, lasciando Hamilton indietro di 25 punti.
Le due Ferrari sul la pista monegasca si sono dimostrate delle vere e proprie dominatrici per tutto il weekend e dopo essersi mangiate gli avversari nelle qualifiche di ieri, era nell’aria che potessero farsi una bella scorpacciata anche oggi. E così è stato, anche se con qualche polemica.
Sebastian, secondo per tutta la prima fase di gara, riesce a sfruttare la strategia attuata da Ferrari con Kimi Raikkonen (cioè pit- stop anticipato come quello di Verstappen e Bottas), per recuperare il gap.
Fa segnare una serie di giri veloci, tanto veloci che sembrava si fosse dimenticato di essere in gara e non più in qualifica. Riesce a conquistare così quei secondi essenziali che gli permettono di uscire davanti al compagno di squadra e di rubare il titolo di Principe di Monaco ad Alberto II, almeno per un giorno.
Vettel è stato velocissimo e si è meritato tutti gli applausi del Principato per aver riportato qui la vittoria che mancava alla Ferrari dal 2001.
Kimi Raikkonen. Per commentare la sua gara sarebbe sufficiente osservare la sua espressione sul podio: lo sguardo di Medusa a confronto è una dolce carezza dell’anima.
La sua gara è stata una signora gara, anche se è mancata la ciliegina finale.
Sono convinta che buona parte di chi oggi ha deciso di saltare la siesta domenicale per guardare la Formula 1 sperasse nella sua vittoria, al di là del tifo normale per altri piloti e team.
E invece la velocità di Vettel e il team Ferrari si sono frapposti tra Kimi e il suo obiettivo.
Il muretto ha infatti adottato una strategia che potrebbe aver favorito il pilota tedesco il quale, pur seguendo Kimi da vicino, non riusciva a superarlo.
Forse Raikkonen ritiene di aver subito un colpo basso e non ha nascosto il suo disappunto nel post gara. Dopo aver tracannato dosi tutt’altro che omeopatiche di Champagne mentre gli altri festeggiavano sul podio, si è comunque comportato da signore riuscendo a trattenere gli insulti in finnico durante l’intervista con Nico Rosberg.
Oggi Kimi Raikkonen è stato sicuramente più Iceman che mai.

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Red Bull.
Daniel Ricciardo conquista il secondo podio consecutivo e arriva sul traguardo vicinissimo a Raikkonen. Su una pista dove conta più l’aerodinamica e meno il motore, la Red Bull riesce a dire la sua, soprattutto se messa nelle mani di un campione come Daniel, uno che una macchina competitiva se la meriterebbe sempre. Ricciardo segue la “strategia Vettel” e ritarda il pit stop (che quest’anno fortunatamente non è durato 13 secondi), riuscendo anche lui a fare diversi giri così veloci che probabilmente ha cominciato a girargli la testa.
Sul finale rischia di schiantarsi alla curva di St. Devote, dopo che le gomme si sono raffreddate a causa della Safety Car, ma riesce a salvare in extremis la situazione e con il suo tipico sorriso saluta il pericolo e va a prendersi la terza posizione.
Max Verstappen. E’ già un passo avanti per Max il fatto di non essersi spiaccicato come un moschito sul muro, visti i suoi precedenti qui a Monaco.
Veloce e sempre vicino a Bottas che lo precede, viene richiamato ai box al 33° giro pensando di fare il colpaccio. In realtà la situazione degenera velocemente e le speranze di un buon piazzamento finale si volatilizzano. Probabilmente il modo migliore per descrivere il pasticciaccio Red Bull è stato il commento dello stesso pilota al team radio “What a fucking disaster”. Chiude la gara 5°.

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Mercedes.
Valtteri Bottas riesce a portare a casa una gara non eccelsa ma dignitosa, soprattutto se paragonata a quella del compagno di squadra Lewis Hamilton.
Il finlandese è veloce e arriva 4° al traguardo, riuscendo a tener dietro un arrembante Verstappen.
E’ un pilota irriconoscibile, invece, il Lewis Hamilton che è sceso in pista questo weekend. Sembra che metta piede sulla Formula 1 per la prima volta. Il fatto che la sua vettura sia poco maneggevole tra le strette strade di Montecarlo (visto il passo più lungo rispetto alla Ferrari) e che le gomme facciano fatica a scaldarsi lo manda in crisi. In qualifica ha fatto un macello totale, imbarazzante, roba che al rientro a casa nemmeno i suoi cani l’avranno accolto, mentre oggi è riuscito a limitare un po’ i danni passando il traguardo in 7° posizione.
Che l’abbia fatto apposta a non salire sul podio? Almeno così si è risparmiato l’incontro con Nico Rosberg.

Toro Rosso.
Carlos Sainz conduce una gara eccezionale e porta a casa un ottimo sesto posto. Riesce a tenere dietro Lewis Hamilton per buona parte della gara fino al traguardo, sfruttando una pista dove superare è molto difficile. In questa stagione sta dimostrando pienamente di essere un ottimo pilota.
Daniil Kvyat invece non riesce a concludere la corsa a causa di uno scontro con un Perez aggressivo.

Haas Ferrari.
Grosjean arriva 8°, mentre il compagno di squadra Magnussen si porta a casa un punto conquistando la 10° posizione, frutto anche del forte incitamento del team che gli ripete “push like an animal” in loop.

Williams.
I motorizzati Mercedes non riescono a fare un gran gara tra le curve del principato, e più o meno nell’anonimità Massa conquista il 9° posto mentre Stroll, che probabilmente molti si aspettavano causasse almeno un intervento della Safety Car, è costretto al ritiro dopo una gara tutto sommato dignitosa.

Renault
Palmer (11°) viene inquadrato giusto in occasione dei doppiaggi.
Nico Hulkenberg è costretto al ritiro nelle prime fasi di gara a causa di un problema al cambio.

Force India.
Ocon arriva 12° ma con una sfortuna che ricorda Paperoga, vista la foratura causatagli alla St. Devote da un tombino. Dietro di lui c’è il più esperto compagno di squadra Perez che, però, in questa gara ha deciso di buttarsi ad occhi chiusi su Kvyat, centrando in pieno la sua Toro Rosso. Unica soddisfazione? Il giro veloce della gara in 1.14.8 firmato al terzultimo passaggio.

McLaren Honda.
Il grande assente è Alonso, che viene però sostituito da una vecchia e cara conoscenza: Jenson Button. L’inglese torna col botto, riuscendo a conquistare, in qualifica, la nona posizione. Ma le rigide regole della Formula 1 non risparmiano nessuno, nemmeno un vecchio amico, e così a causa di un cambio motore e di una modifica del set up, Button parte dalla pit-lane. La gara finisce male quando colpisce Wehrlein e lo spedisce contro il muro.
Vandoorne riesce a rovinare un possbile e ottimo piazzamento in 10° posizione, andandosi a schiantare alla curva 1.

Sauber.
Forse sarebbe stato meglio se il team fosse andato a farsi un giro in barca. Nessuno dei due piloti finisce la gara: la vettura di Wehrlein finisce spalmata sul muro come una sottiletta dopo un’entrata a gamba tesa da parte di Button, per fortuna il pilota è illeso e torna con le proprie gambe al box.
Mentre Ericsson fa una bella figuraccia davanti a principi, principesse, destrieri e quant’altro, andando a schiantarsi mentre supera la Safety Car. Non avrà preso punti, ma sicuramente detiene, per il momento, la testa della classifica “Miglior cazzata dell’anno”… quanto ci manca Pastor!


 

Nata a Brescia nel 1996. Fin da piccola si allontana dai giochi, sostituendoli con Valentino Rossi e Michael Schumacher. Studia Lettere Moderne all’Università Cattolica e nella sua vita è riuscita a guadagnarsi un retweet da parte di Paolo Beltramo, con tanto di 15 esaltanti minuti di fama come profetizzò Andy Warhol nella celebre frase "In the future everyone will be world-famous for 15 minutes".