Interventi a gamba tesa

Senza un vero favorito


Dopo tanti anni, questo Roland Garros 2017 è forse il primo torneo del Grande Slam dove sembra impossibile indicare un vero favorito per la vittoria finale. Tanti, infatti, sono i nomi che si potrebbero fare pensando agli indiziati per alzare il trofeo sul campo Philippe Chatrier, e con motivazioni fra le più disparate.


Non si può non menzionare Andy Murray, anche solo per il fatto che occupi ancora il vertice del ranking mondiale, nonostante una stagione finora ai limiti del disastroso. Pur non essendo un terraiolo, infatti, dall’anno scorso ha migliorato molto il suo rendimento sul rosso, potendo quindi candidarsi anche a vincere il suo primo Slam su questa superficie. Anche Novak Djokovic è da indicare quasi con il pilota automatico, perché è l’emblema del giocatore polivalente e dal rendimento mantenuto su costanti elevatissime, anche nei periodi in cui si trova ad alzare meno trofei. Ci sono poi i giovani sbarazzini, in particolare l’austriaco Dominic Thiem e il tedesco di origine russa Alexander Zverev, entrambi nei top ten e provenienti rispettivamente da una semifinale e da una vittoria al torneo del Foro Italico. L’enorme diversità delle prestazioni svolte contro Novak Djokovic, però, con il primo sconfitto portando a casa solo un gioco ed il secondo vittorioso in due set, danno una certa misura della rispettiva maturità necessaria per portare a casa un grande trofeo.

Nella finale di Roma a fare impressione è stato il dominio fisico e mentale del tedesco.

Alla fine, forse, tocca quindi puntare sull’usato garantito se si vuole scegliere il nome di un giocatore che possa risultare leggermente favorito sugli altri, ed è inevitabile che questo sia Rafael Nadal. Non più dominatore come un tempo, fisicamente molto meno prestante, ma sulla terra rossa della capitale francese si sente a casa come nella sua Manacor.

Il grande assente? Ovviamente Roger Federer, e il motivo è evidente. Ha vinto tutti i tornei maggiori (Grandi Slam e Masters 1000) ai quali ha partecipato, e domina quindi la Race, cioè la classifica dove sono computati solamente i punti ottenuti nell’anno solare 2017. Ha scelto, però, vista la veneranda età di 36 anni, di centellinare i suoi impegni, limitandosi alle superfici dove si sente più a suo agio; è chiaro, quindi, che la terra non sia il suo primo pensiero.

Forse la notizia peggiore per noi fans è proprio quella di sapere con certezza che non potremo assistere ad un Federer-Nadal.

federer roland garros

Il tabellone è distribuito in maniera piuttosto equilibrata: nella parte superiore abbiamo Murray, Zverev e Wawrinka, in quella inferiore Thiem, Nadal e Djokovic. Possibili, quindi, varie combinazioni di incontri avvincenti nella fase finale del torneo, oltre alla presenza di pericolose mine vaganti, come quel Juan Martin Del Potro che il numero uno scozzese potrebbe incontrare al terzo turno.

Uno dei 3-4 colpi più belli visti a Roma.

Capitolo italiani. Partivano in tre come direttamente ammessi al tabellone principale, e cioè Fabio Fognini, Paolo Lorenzi ed Andreas Seppi. In qualificazione erano diversi i nomi che scalpitavano per entrare, alla luce della recente serie di risultati positivi nei Challenger che hanno portato almeno quattro giocatori dello stivale a ridosso dell’ingresso nei primi 100; a qualificarsi, però, sono stati due nomi in parte inaspettati, e cioè il redivivo Simone Bolelli, tutelato dalla classifica protetta, ed il giovanissimo Stefano Napolitano. Tutti, a parte quest’ultimo, hanno più che discrete possibilità di imporsi al primo turno, mentre al massimo al terzo turno dovrebbero incontrare il semaforo rosso, a partire dal nostro giocatore di vertice Fognini che potrebbe incontrare il pericolosissimo Stanislas Wawrinka.


 

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