Interventi a gamba tesa

Concorrenza (fatalmente) sleale e 7 considerazioni sul secondo turno dei Playoff


L’altra sera si è giocata la prima partita tra Warriors e Spurs (prima della settima di ieri notte orario italiano tra Celtics e Wizards, che aspettavo per riassumere il secondo turno) e Kawhi Leonard si è di nuovo fatto male alla caviglia che, in gara cinque contro i Rockets, lo aveva costretto a non giocare il supplementare. Cerchiamo di capire perché il fatto che Leonard sia cascato sul piede di Pachulia è così controverso.


Contesto storico: NBA, 2017

L’NBA non è sempre stata la lega di fichette simulatrici che è oggi: una volta il coach della franchigia più vincente (Auerbach) poteva tirare un cazzottone al proprietario della squadra avversaria (i Sant Louis Hawks) senza troppi strascichi e gli spettatori potevano prendere a mazzate i giocatori che entravano in campo dal tunnel sotto di loro, se abbastanza grossi. Poi, passando anche per questo, c’è stato il periodo in cui, nei quintetti delle varie squadre, spesso figurava il bodyguard di quelli talentuosi: Oakley e Lambeer figurano in questa categoria, il cosiddetto “reinforcer”. Erano i tempi delle Jordan Rules, dei flagrant fouls da ospedale fischiati come falli normali e di una visione della pallacanestro molto diversa e più di nicchia rispetto ad oggi. Questi contesti, seppur diversi, avevano tutti in comune il fatto che fosse condivisa un’opinione: senza un lungo dominante (e quindi sportellante) non si vince e attorno al lungo l’attacco e la difesa si muovevano. Fino ai primi titoli di Shaq il paradigma si è mostrato corretto ma poi, tra il 2004 ed il 2005, la lega ha iniziato vietando l’hand-check, cioè l’uso di mani e braccia da parte del difensore per impedire i movimenti dell’attaccante che marca. Questo ha velocizzato il gioco e ha dato modo a giocatori meno dotati fisicamente, come Nash e Curry, di esplodere in una lega che era stata estremamente fisica, e a quelli più dotati di preservarsi (Wade, nelle Finals del 2006, riuscì a tirare sedici liberi a partita). L’NBA apriva le porte all’età dell’oro delle guardie, spingeva all’estinzione i centri ignoranti e lasciava le chiavi di tutto alla stradominanza di James. Con l’importanza del tiro da tre in continuo aumento, era naturale che si facessero passi per tutelare di più i Korver e Thomposon del caso: adesso non si può più neanche pensare male di quello che si marca perché si rischia di regalargli tre tiri liberi. Questa non è cascata dal cielo a caso: Bruce Bowen è il primo che viene in mente quando si parla di falli sui tiratori, intenzionali (e qua ci torniamo). L’attenzione ai tiratori è diventata ossessione e infatti i più furbi, come Harden, hanno già conquistato l’arte del provocare falli del cazzo con il gentile aiuto del boccalone di turno. Questa cosa è una gran schifezza perché rallenta il gioco e si basa spesso sulla bravura nel fingere degli attaccanti.

Le scuole di pensiero sull’accaduto sono tre (alla quale si aggiunge quella del mio coinquilino che ha pensato per mezz’ora che Kawhi si fosse fatto male per lo sgambetto di un tifoso per cui si augurava la galera):

1) la merda è meglio di Pachulia

I tifosi degli Spurs e tutti i più beceri e inferociti commentatori di Facebook e Twitter appartengono a questo partito: secondo loro, Pachulia avrebbe intenzionalmente fatto un passetto in più perché Kawhi ci atterrasse sopra, aggravando la storta patita contro i Rockets e grazie al piede di David Lee. Il centro di Golden State non gode di una buona reputazione, sia per la quasi inserzione nel quintetto dell’All Star Game gli ultimi due anni grazie ai georgiani, sia per una serie abbastanza lunga di precedenti; oltretutto gli slavi hanno quasi sempre una reputazione un po’ negativa a priori. Nelle file dei talentuosissimi Warriors compaiono anche figuri loschi su cui si può speculare in questo senso. In questo contesto, a me pare più strana la sorpresa e la reazione di Zaza per il fischio dell’arbitro che il passetto: per quanto uno possa voler mantenere la reputazione di tipaccio in campo, di solito si tende a rendersi subito conto di ciò che si è fatto per avvicinarsi e scusarsi.zaza-russ

2) la vita è una merda anche se Pachulia non ci mette del suo

Chi è meno coinvolto vede la vicenda obiettando ai primi che Pachulia non è che un gregario un po’ scoordinato e che non avrebbe fatto intenzionalmente male al suo avversario. Per questi, i Warriors non hanno di certo bisogno di questi mezzucci per superare gli Spurs e se ne fa un gran polverone solo per i due giocatori coinvolti. In effetti, è successa la stessa cosa a Morris e Horford: i due l’hanno risolta come meglio non si poteva e il Morris ha accettato le scuse del verde lanciandolo in prima fila alla prima occasione. Queste cose succedono, fa schifo per la competizione, ma non si può dare a Pachulia una colpa esagerata.

3) nulla è reale, tutto è lecito

Questa è una porzione molto sottile e la inserisco perché, nel momento in cui la mia squadra fosse coinvolta, potrei pensare in questo modo. Per vincere, c’è chi è disposto a fare tutto: se la mia squadra vince e, per farlo, ci vuole una chiamata controversa o l’infortunio di un avversario, mi dispiaccio se non succede e godo se accade. Chiunque non la pensa così è un bugiardo. Chiaramente se si può vincere senza questi accadimenti è meglio, ma è il risultato che conta, specie sul lungo periodo. Non rispettare lo spazio necessario ad un tiratore è un’usanza vecchia e gli Spurs lo sanno bene: questo potrebbe essere karma cestistico (eh, Bowen?). A volte è necessario che qualcuno abbia il coraggio di ricorrere a gesti simili per vincere e, per quanto si possa insultare una persona un giorno, dopo dieci anni quella stessa persona, una volta calmatesi le acque, può pure diventare una specie di eroe. Non è bello che sia successo, ma a Pachulia non è dispiaciuto per niente di avere fatto male a Kawhi, neanche ai tifosi dei Warriors e va bene così: cerchiamo di non rinominare l’ipocrisia “sportività”.ak_VYm

La verità non esiste, ma, se esistesse, probabilmente sarebbe la somma logica di porzioni di ciò che si è considerato sopra. Comunque è passato anche il secondo turno, riassumibile in pochi punti:

Toronto è più deludente di una scatola di biscotti piena di bottoni. DeRozan, Joseph e Powell sono gli unici tre giocatori ad avere giocato la serie senza paura e con il dito medio rivolto al re, gli altri sarebbero stati vomitevoli pure con la pozione di Space Jam. Occhio se vedete Ibaka in giro, potrebbe decidere di tirare anche voi per come ha giocato la serie;

LeBron ancora non ha sudato. In compenso ha segnato trentaquattro e passa punti a partita passeggiando, prendendo in giro quelli a bordocampo per le scarpe e annusando birra.

Manu, non ti meritiamo. Ginobili avrà quarant’anni a luglio e, con Parker in rianimazione e una partita piena di dubbi, ha dipinto un altro capolavoro; voglio espiare le bugie dette da bambino ogni volta che lo vedo segnare.

Harden ha peccato, molto peccato. Forse a causa della stanchezza, nell’overtime di gara cinque il barba è tornato alle vecchie isolation con tripla (sbagliata) negli ultimi due secondi del possesso che sono costate la partita ai suoi e, dopo aver sentito le critiche legittime per l’operato, lo stesso ha deciso di partire per Canchun prima del resto della squadra (con cui comunque non pare avere un gran rapporto). Dopo le sparizioni nelle Finals del 2012, nelle semifinali e finali di Conference del 2015 e quella di quest’anno, iniziano già a sollevarsi critiche e domande sulla sua capacità di vincere quando conta (anche se con Beverley come seconda stella non si può pretendere troppo).

Mike, sarà per la prossima serie dai… Popovich è 20-6 contro D’Antoni nei Playoff e questo non ha ancora vinto neanche una serie contro di lui…

Ho visto Isaiah Thomas e ho ripreso a studiare. Thomas, siccome non bastava avere in testa la sorellina morta, in due partite è riuscito a farsi spaccare la mandibola e a perdere tre denti: ovviamente le partite le ha vinte entrambe, la seconda facendone cinquantatré. What’s your excuse?

John Wall è mostruoso. Wall, ormai secondo miglior giocatore ad Est, va incoronato come erede di Payton nel trash talking, impegnato come si è dimostrato ad insultare a destra e a manca personaggi costretti a chinare la testa perché palesemente inferiori ad uno degli ultimi playmaker della lega, capace di creare per un quintetto davvero ben assortito, in cui pure il dinosauro Gortat può finire nella top ten della notte con giocate simili. Peccato per gli avventurieri che danno loro il cambio.

I Warriors sono dieci punti sopra a tutti gli altri anche nella loro peggior serata. E niente, anche se con tutti gli asterischi del caso, sono, per ora, la miglior difesa dei Playoff e i migliori a rimbalzo difensivo.

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Pronostici finali di Conference:

– Warriors – Spurs (1 – 2): Warriors 4 – 1

– Celtics – Cavaliers (1 – 2): Cavaliers 4 – 1


 

Luca Zaghini, nato a Cattolica il 17 gennaio 1993. Laureando in Italianistica, appassionato di linguaggio e pallacanestro: le mie giornate (ed il mio cuore) sono come un pendolo che oscilla incessantemente fra i maggiori pensatori di tutti i tempi e i più grandi ignoranti pieni di sé che abbiano mai messo piede su un parquet. Fermo oppositore dei compromessi, mi concentro solo sugli estremi della gerarchia cestistica, NBA e campionato universitario bolognese. Già redattore della pagina Deportivo la Piadéina.