Interventi a gamba tesa

Il Monaco principesco di Jardim


Come (quasi) ogni anno, nella Final Four di Champions League arriva una Cenerentola. Una squadra sottovalutata da tutti, ambita dalle grandi d’Europa ai sorteggi e spesso derisa. E’ successo anche alla stessa Juve, nel 2015. Il Real ha imparato la lezione. Ora che sono i bianconeri stessi ad aver pescato l’underdog dall’urna di Nyon, meglio essere prudenti. Mister Allegri su questo tema è una garanzia e non accetta cali di concentrazione o rilassamenti eccessivi: <<Impossibile sottovalutare una semifinalista di Champions League>>. Andiamo a scoprire il Monaco dei miracoli: da Jardim, artefice dell’exploit europeo, passando per qualche vecchia conoscenza italiana, fino alla coppia d’oro formata da Falcao e Mbappè.


LA SQUADRA

Il Monaco 2016-2017 fa capolino tra le grandi d’Europa.

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La compagine monegasca si è messa in luce questa stagione per l’incredibile produttività offensiva: ad oggi sono ben 146 le reti messe a segno tra campionato, coppe francesi e Champions League; a fronte delle 64 subite nelle stesse competizioni. Una squadra che segna tanto insomma, ma subisce anche parecchio. Basti pensare che la Juve ha subito in totale solamente 32 reti, contando Serie A, Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Champions League. Il rigido 4-4-2 di Jardim non bada molto nemmeno al possesso palla: in stagione la media dei monegaschi si attesta di poco al di sopra del 51%, sintomo di una squadra che preferisce lasciare l’iniziativa agli avversari, salvo colpire con le micidiali ripartenze, sfruttando soprattutto le corsie laterali. In Champions League, addirittura, il possesso palla medio si ferma al 45.8%.

Altra caratteristica della banda biancorossa è la fisicità e la grinta mostrata sul rettangolo verde: quasi 19 tackles a partita nei confini francesi e 3 espulsioni, che ben si accompagnano agli altri 47 cartellini gialli guadagnati. Nel torneo continentale, invece, è la squadra più punita dal punto di vista disciplinare, insieme al Barcellona. Una formazione giovane, molto giovane. La più giovane delle quattro semifinaliste, con un’età media di poco superiore ai 25 anni. Atlético, Real e Juve oscillano tra i 27 e i 28. Proprio questa giovinezza porta con sé un’autostima e un’incoscienza molto pericolose: i monegaschi sono in corsa per il campionato e sfide così importanti e ravvicinate esaltano l’ambiente.

ALLENATORE

Leonardo Jardim, classe 1974. L’artefice di una stagione pazzesca da parte dei monegaschi.

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Leonardo Jardim, classe 1974, nato in Venezuela e cittadino portoghese. Lo si potrebbe definire un “teorico” del calcio, dal momento che inizia gli studi per dirigere una squadra a 27 anni, in terza divisione portoghese. In 10 anni passa dalla Camacha allo Sporting Braga, conducendola al terzo posto nella massima serie lusitana. Dopo la parentesi con l’Olympiakos (positiva dal punto di vista sportivo, ma terminata per dissapori con il presidente greco), il ritorno in patria, sulla panca dello Sporting Lisbona. Un secondo posto e una qualificazione in Champions che mancavano da 5 anni fanno sì che il Monaco sborsi la clausola rescissoria di 3 milioni di euro per portarlo nel Principato. La prima stagione porta in dote i quarti di finale dell’ex Coppa dei Campioni (sconfitta dalla Juve con l’aggregate di 1 a 0), la seconda invece si infrange ai gironi di Europa League, dopo l’eliminazione estiva nei preliminare di Champions, contro il Valencia.

Un tecnico che da sempre ama lavorare con i giovani. Allo Sporting favorì l’esplosione di Eric Dier, all’epoca 19enne e di William Carvalho. Quest’anno i vari Lemar, Bernardo Silva e Mbappè hanno potuto crescere enormemente sotto la sua gestione.

PORTIERE

Danijel Subasic, classe 1984, croato. Forse l’anello debole, se così si può dire, dell’intera squadra. Alle sue spalle ci sarebbe Morgan De Sanctis, ma Jardim ha ormai eletto il nazionale croato a titolare inamovibile, nonostante qualche prestazione durante la stagione al di sotto della sufficienza. Acquistato per 1 milione di euro dall’Hajduk Spalato nel 2012, dietro consiglio di Stipe Pletikosa, non ha mai pienamente convinto la tifoseria locale. Nemmeno dopo il celeberrimo gol su punizione del 2014. Forse perché si sono poi succeduti molti errori banali, anche in Europa. La doppia sfida contro il Manchester City di quest’anno ne è un esempio lampante. Un portiere che, se non è in giornata, può regalare molto agli avversari.
Un pregio? Lui stesso ammette di studiare in modo quasi maniacale i rigoristi e i tiratori delle punizioni avversari. Basterà contro Dybala e Pjanic?

Diego Rolan ringrazia la lentezza e la goffaggine di Subasic e deposita in rete.

DIFENSORI

La difesa a 4 del Monaco è sinonimo  cattiveria agonistica nella zona centrale, di freschezza e velocità per quanto riguarda i terzini. Partiamo proprio dalla coppia centrale: Kamil Glik (Polonia, 29) e Jemerson (Brasile, 24). L’ex capitano del Torino sta vivendo forse la sua miglior stagione della carriera, grazie agli 8 gol in 48 apparizioni stagionali. Ancora più sorprendenti le prestazione del collega di reparto, arrivato lo scorso gennaio dall’Atletico Mineiro, dopo essere stato a lungo inseguito (e poi scartato) anche dai top club europei. Si tratta di due centrali che ben si completano: il polacco è micidiale nei colpi di testa e non disdegna “picchiare” quando la situazione lo richiede; il brasiliano ha un piede destro più educato in fase di impostazione ed è tatticamente molto diligente.

Di contro, soffrono entrambi la velocità e amano giocare prevalentemente nei propri ultimi 20 metri. Se costretti ad alzare troppo la linea difensiva, possono essere messi molto in difficoltà: la Juve dovrà essere brava a concedere spazio per attaccarli in velocità una volta recuperata palla.

Il confronto nelle gare di Champions con la coppia Bonucci-Chiellini non è poi tanto impari.

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Sulla fascia laterale destra agisce Almamy Tourè, 21enne maliano, autore di 5 assist in Ligue1. Ha avuto il difficile compito di sostituire il nazionale francese Sidibè, alle prese con un brutto infortunio patito contro il Lussemburgo, riuscendo a non far rimpiangere l’ex Lille. L’alter ego di Tourè sulla fascia opposta risponde al nome di Benjamin Mendy. Secondo il portale di statistiche WhoScored.com è lui il miglior giocatore del Monaco in Champions League. Entrambi garantiscono un’eccellente fase offensiva, frutto di sovrapposizioni nella trequarti avversaria e valanghe di cross. Decisivo risulterà l’apporto di Cuadrado nella doppia sfida: l’insistenza in fase d’attacco dell’esterno colombiano metterà a dura prova le qualità difensive del numero 23, non sempre perfetto quando si tratta di difendere la propria area di rigore.

CENTROCAMPISTI

Il centrocampo monegasco è il punto di equilibrio della squadra. Jardim è riuscito a trovare il mix perfetto tra giocatori capaci di saltare l’uomo e recuperatori di palloni e abili in fase d’impostazione. Del primo gruppo fanno parte Bernardo Silva e Thomas Lemar, rispettivamente ala destra e sinistra. Il primo è un mancino naturale, bravo a giocare negli spazi stretti e a convergere verso il centro per cercare la conclusione o l’inserimento in velocità. Gli 11 assist forniti in stagione parlano per lui: a Mandzukic il compito di limitarne le sortite offensive, anche se sarà determinante la forma di Alex Sandro, capace a livello teorico di reggere il confronto sul piano della velocità con il portoghese. Lemar, classe 1995 nato in Guadalupa, è una delle rivelazioni più importanti della stagione. Già 2 presenze con la nazionale francese, guadagnata a suon di gol (ben 12) e assist (13). Miglior crossatore e assistman della squadra nella cavalcata continentale: un folletto di 170 centimetri di esplosività e velocità a cui prestare la massima attenzione. In questo caso, fondamentale Dani Alves: se il brasiliano sarà quello ammirato nell’ultimo mese e mezzo, il giovane francese dovrà inventarsi qualcosa di nuovo per sfuggire all’ex Barça.

Massima attenzione da prestare a Lemar: Dani Alves avvisato.

Per quanto riguarda i centrali di centrocampo, due maglie per tre. Sicuro del suo posto dovrebbe essere Fabinho, 23 anni e 4 presenze con la nazionale verdeoro. Il mediano ex Rio Ave quest’anno ha avuto un’impennata delle proprie prestazioni, diventando quello che viene definito un “tuttocampista”: palloni recuperati, regia ineccepibile e una presenza costante in zona gol. Un gol ogni 180 minuti per lui in Champions. A giocarsi l’ulteriore maglia disponibile, Tiemoué Bakayoko, 22enne parigino e il più esperto Joao Moutinho (30), campione d’Europa col Portogallo. Il primo, dopo aver esordito a marzo con la Francia, è diventato tra i migliori centrocampisti difensivi di questa Champions League. Solo Scott Brown (Celtic) e Arturo Vidal (Bayern Monaco) hanno fatto meglio di lui in fase di interdizione nella competizione continentale. Di contro, è ancora acerbo in fase di transizione positiva. Il portoghese, prelevato dal Porto nel 2013 insieme a James Rodriguez, offre un carico di esperienza maggiore e più fantasia ad innescare gli attacchi monegaschi. Non si tratta della sua stagione migliore e per questo motivo il compatriota Jardim potrebbe preferirgli la freschezza e la sfrontatezza di Bakayoko.

Bakayoko (22) e Fabinho (23), spina dorsale di questo Monaco.

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ATTACCANTI

In avanti gli occhi saranno puntati sulla coppia Falcao – Mbappè. La difesa impenetrabile della Juve dovrà avere mille occhi, soprattutto sul francese classe 1998, attaccante atipico e al top della forma psicofisica. In Champions League si è scatenato nella fase ad eliminazione diretta e ora il suo rapporto gol/minuti giocati parla di una rete ogni 71 minuti di gioco. Jardim ha puntato forte sul 18enne, che in patria viene già paragonato a Thierry Henry, idolo personale del calciatore nato a Bondy. Arginarlo, però, non sarà solo compito della linea difensiva juventina; dal momento che Kylian ama svariare su tutto il fronte d’attacco e spesso inserirsi tra le maglie difensive partendo da dietro. Marchisio (Khedira al ritorno) e Pjanic saranno chiamati ad un lavoro extra di copertura, per fare densità nella zona centrale del campo, che si affolla di maglie biancorosse quando gli esterni monegaschi riescono a raggiungere il fondo.

Radamel Falcao è tornato ad essere uno dei migliori centravanti del panorama europeo. Dopo due anni di alti e bassi e qualche infortunio pesante, il Tigre è tornato a ruggire nelle aree di rigore avversarie e i suoi numeri la dicono lunga: un gol ogni 84 minuti in Ligue1 e già 7 centri anche in Champions League, contando i due turni preliminari affrontati a inizio stagione, per un totale di 28 reti stagionali. Anche nel suo caso, un attaccante difficile da marcare per i pochi punti di riferimento che offre. Un motivo ulteriore per essere tatticamente perfetti al Louis II: vietato lasciare spazi nei corridoi centrali, quelli preferiti dai due centravanti per inserirsi.

A differenza dei vari Higuain, Manduzkic, Cuadrado e – più recentemente – anche Dybala, Mbappè e Falcao non si sacrificano molto in fase di copertura: Bonucci dovrebbe essere abbastanza libero di impostare anche da dietro; stesso discorso per Pjanic, qualora si abbassasse a prendere palla all’altezza della linea arretrata bianconera.

Vietato concentrarsi esclusivamente su Mbappè: el Tigre Falcao è tornato!


Milanese innamorato del gioco del pallone: Sudamerica, Inghilterra, Juve, dilettanti e calcio giovanile über alles.