Interventi a gamba tesa

Tra i due litiganti il terzo gode.


La tappa texana chiude la prima serie di gare extraeuropee del motomondiale, foriere del “cuore” europeo del calendario ma spesso portatrici di spunti interpretativi della realtà che non sempre si confermano una volta accesi i semafori nel Vecchio Continente. Ma qual è il quadro che emerge dopo il Gran Premio di Austin?


Partiamo da Marquez. Lo spagnolo ha riconfermato, casomai ce ne fosse bisogno, che per lui correre ad Austin è un po’ come derapare con le pattine nel corridoio di casa, riuscendo a ricucire parzialmente il distacco su uno sfortunato Maverick Viñales.

marquez austin

Ma è soprattutto il terzo gradino del podio raggiunto da un Daniel Pedrosa indiavolato, outsider forse inatteso che sgomita e resiste a Marquez prima e a Rossi poi (finché non subisce l’inesorabile decadimento della gomma, aspetto sul quale Yamaha ha fatto degli evidenti passi avanti in questo 2017), a portare un po’ di speranza alla casa dell’ala dorata che in queste prime gare ha sì dimostrato di essere potenzialmente competitiva (anche con Cal Crutchlow, che quando riesce a rimanere in piedi ottiene dei risultati di tutto rispetto), ma anche decisamente più difficoltosa da condurre rispetto alla rivale Yamaha.

Yamaha che in quest’ultima gara vede guastarsi il proprio Top Gun, che fin dai primi test invernali sembra aver preso di prepotenza il ruolo di prima guida lasciato da Lorenzo, mentre dall’altro lato di un box in cui si iniziano ad intravedere i primi scambi di cortesie e forse pure qualche insulto alle mamme (i due piloti del team Movistar sono stati protagonisti di un piccolo screzio sabato) è Valentino Rossi a raccogliere un risultato eccezionale per la sua stagione, favorito anche da una penalizzazione eccessivamente mite. Il pilota di Tavullia, pur non avendo ancora “scoperto” al meglio il pacchetto 2017 e arrancando sistematicamente ogni weekend quando si tratta di fare time attack, al momento della gara riesce spesso a mantenere un ritmo di alto livello e raccogliere piazzamenti preziosi, che gli consegnano la vetta della classifica. E la prossima tappa, Jerez, è una delle sue piste preferite: forse è meglio che i due ragazzini se ne rendano conto, se non vogliono rischiare che Rossi gli insegni come si vince un mondiale pur senza essere il più veloce in assoluto (a lui lo ha già insegnato Hayden)…

Guido Meda: “Il primo posto nella classifica vale molto più di quello che sembra: è oro”.

La quinta posizione è invece occupata dalla vera rivelazione di questo inizio stagione: un Johann Zarco che probabilmente si è fatto togliere la leva del freno dai meccanici Tech 3 come incentivo, vista l’irruenza con cui sta correndo queste prime gare, ha dimostrato di essere da subito velocissimo in sella alle moto della classe regina e senza alcun timore di osare.

Al sesto e nono posto si trovano invece le Ducati rispettivamente di Andrea Dovizioso e Jorge Lorenzo, autrici di una prestazione che se sicuramente conferma le difficoltà della GP17 è forse indice di un piccolo passo in avanti nella ricerca del giusto setting auspicato dai piloti. Il maiorchino in particolar modo, abituato al comportamento inerziale di una piattaforma come quella della M1 probabilmente è ormai diventato un vero campione di imprecazioni nel cercare di rapportarsi alla diversissima Desmosedici, impegnato anche ad adeguarsi ad un team quasi interamente nuovo. Per le rosse di Borgo Panigale inoltre l’impatto iniziale con l’Europa potrebbe non essere dei più felici (come se finora fosse tutto rose e fiori), ma se si vuole dare fiducia ad un uomo di indiscusso talento (e mefistofelico pizzetto) come Gigi dall’Igna e al “dream team” che sta cercando di costruire chissà che verso metà stagione le cose non possano cominciare a girare nel verso giusto…

Da tenere d’occhio anche l’evoluzione di Aprilia, che ha portato in queste prime gare una moto davvero indovinata, il cui principale punto debole è però nel passo di gara e, probabilmente, anche nelle spese siderali che il team deve sostenere per riparare tutte le cadute di Aleix Espargaro.

Chi invece ha riscontrato qualche difficoltà in più del previsto è KTM, che lentamente inizia ad assomigliare più ad una MotoGP che ad un Booster (molto) truccato. Nulla di strano, comunque: nonostante lo sviluppo fatto a porte chiuse lo scorso anno, la competizione “reale” è un’altra cosa e bisognerà probabilmente attendere ancora uno o due anni prima che il team abbia a disposizione una mole di dati tale da essere realmente competitivo.

La pecora nera dell’anno è, almeno per ora, la Suzuki guidata da un Alex Rins un po’ sfortunato per via dei tanti infortuni e un po’ in difficoltà nell’adattarsi alle MotoGp e da un Andrea Iannone a quanto pare seriamente impegnato a commettere tutti gli errori che un pilota dovrebbe evitare, nonostante una moto potenzialmente capace di girare a ritmi di buon livello. Il ritorno in Europa potrebbe fargli bene, la speranza è quella di poter raccogliere qualche podio, magari sul gradino da cui si vede meglio.

Inizio stagione da incubo per Andrea.

Iannone MotoGp

Jerez, Mugello, Assen sono solo alcune delle piste che attendono un circus che deve ancora iniziare a scaldare i motori e gli animi dei tifosi per una stagione che sarà, veramente, combattuta a suon di sportellate.

Antonio A. Carlomagno


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.