Interventi a gamba tesa

Sconvolgimento (quasi) impossibile della realtà calcistica


Sabato 3 giugno 2017. National Stadium of Wales, Cardiff. Ore 20.30. Sta per iniziare l’attesissima finale che decreterà la squadra campione d’Europa. Tutti i 74500 spettatori sono ai propri posti. Poco più di metà dello stadio è colorato di azzurro e si prepara alla coreografia. Il restante pubblico mostra orgoglioso le maglie biancorosse, anche se dicono ci siano molti italiani – tifosi di altre squadre – venuti a tifare il Napoli, a tenere alto l’onore dell’Italia.


Già, lo stesso Napoli che tutti davano per spacciato dopo il 3 a 1 subito al Bernabeu per mano del Real Madrid di Zidane, negli ottavi di finale.

Nei posti riservati a dirigenti e ospiti d’onore si intravede De Laurentiis parlare amabilmente in inglese con i vertici dell’Arsenal, l’avversaria che li separa dalla Coppa dalle grandi orecchie. Quache posto più in là, il Re Carlo d’Inghilterra, alla prima finale da reggente dopo la scomparsa dell’amata Regina Elisabetta. E poi Andrea Abodi, eletto presidente Figc tre mesi fa, il premier Luigi Di Maio, tifosissimo del Napoli; Yonghong Li, presidente del Milan e ospite di De Laurentiis; Paolo De Paola, direttore di Tuttosport, quotidiano sportivo da sempre vicino alle vicende del Calcio Napoli e, più defilati, anche Maradona e Icardi con le rispettive famiglie. Hanno deciso di rimandare la partenza per la vacanza in barca – come ogni anno, insieme – per assistere al match.

di maio napoli

Da tutti è stata definita “La partita della Storia” per i partenopei, che da quei tre schiaffi in terra spagnola hanno inanellato una serie di vittorie entusiasmanti in Europa. Sempre senza i favori del pronostico. Come nei quarti di finale, quando hanno fatto piangere il Psg dell’ex Cavani, reduce dal poker di reti al Camp Nou per il secondo 4 a 0 di fila ai danni del Barcelona. O, ancora, in semifinale, strapazzando il Siviglia di Sampaoli, che si è però consolato andando a vincere la Liga spagnola e rifiutando la panchina del Barça.

Non bisogna però sottovalutare l’Arsenal di Wenger, squadra abituata ai grandi palcoscenici e alle finali di Champions. Il loro cammino è stato simile a quello degli azzurri di Sarri: dopo la sconfitta per 5 a 1 a Monaco contro l’armata Bayern, la scossa. Lo stesso Wenger aveva dichiarato: “Se il Bayern ha fatto 5 reti, l’Arsenal ne può fare 6”. E così è accaduto: 6 a 1 al Bayern di Ancelotti, con 3 reti negli ultimi 8 minuti di gioco. Da lì in poi, le sfide con Manchester City e Borussia Dortmund sono sembrate pure formalità.

wenger napoli

Un annata d’oro per le squadre italiane, tornate a dettare legge in campo europeo. Una settimana fa, a Solna, la Fiorentina ha alzato al cielo l’Europa League, dopo aver battuto ai rigori il Manchester United di José Mourinho. Decisivi gli errori dal dischetto di Pogba e Ibrahimovic. I Viola di Paulo Sousa (che ha già ufficializzato il suo passaggio alla Juventus per la prossima stagione) hanno stabilito anche un altro record: sono la prima squadra a non subire nemmeno un gol nelle fasi ad eliminazione diretta.
La Roma, uscita prematuramente col Lione, si è consolata con la vittoria del quarto scudetto, dopo un’esaltante rimonta sulla Juve. Il momento chiave della stagione è stato sicuramente il cambio in panchina: Spalletti esonerato, ecco Ranieri. I bookmakers lo danno nuovamente favorito per la conquista del “Best FIFA Men’s Coach”. Sempre che Sarri non porti a casa la Coppa più desiderata.

La Juventus si è dovuta “accontentare” della Coppa Italia, prima squadra a vincerla per tre anni consecutivamente. La delusione è stata tanta, dalle parti di Torino, tanto da far decidere a Gigi Buffon di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo, accettando il ruolo di vice di Gianpiero Ventura.

A proposito, capitolo Nazionale. Ventura è a Cardiff anche per valutare lo stato di forma dei napoletani. Tra una settimana la sfida decisiva a Udine, contro il Liechtenstein. Vincere significherebbe mettere una seria ipoteca sulla qualificazione diretta, dopo lo scivolone casalingo della Spagna con Israele. Sicuro della convocazione Balotelli, artefice della conquista della Ligue1 con il suo Nizza. Anche lui, con ogni probabilità, cambierà maglia in estate: Raiola sta limando gli ultimi dettagli per il suo passaggio al Real Madrid. Percorso inverso per Benzema.

Nel frattempo, la musica della Champions risuona nell’impianto gallese. Le telecamere indugiano su Manolo Gabbiadini, capocannoniere della competizione e uomo di riferimento per l’attacco partenopeo; quindi su Maurizio Sarri, l’uomo dei miracoli, impeccabile come sempre nel suo abito blu scuro, avvolto da un foulard azzurro, segno della grande amicizia che da sempre lo lega a Roberto Mancini, scivolato in Championship col suo Leicester.

sarri

La sfida ha inizio, tutta Italia è davanti al televisore. Comunque vada, dal prossimo anno avremo ancora 4 squadre in Champions League. Siamo tornati a fare paura in Europa e niente ci può fermare.


 

Milanese innamorato del gioco del pallone: Sudamerica, Inghilterra, Juve, dilettanti e calcio giovanile über alles.

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