Interventi a gamba tesa

N.24


Il contrasto è un impedimento.

Il contrasto è un ostacolo lungo il cammino.

Il contrasto è uno scontro.


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“Ma chi te lo fa fare?”

Quante volte è stato chiesto al N.24 quale sia il motivo che la fa giocare a pallone? A vivere lontano da casa, a percorrere chilometri in treno per andare ad allenarsi, a sacrificare tanto tempo della propria vita per fare uno sport che, diciamolo, con le donne ha poco da condividere.

Tifose va bene, ma in campo?

“Sfigata. E’ questo che sono agli occhi di molti, una sfigata che gioca a pallone, probabilmente pure lesbica.”

Il pensiero è questo – è ancora questo – se si abbina una femmina al mondo del calcio. Tifosa sì, senza la presunzione di capirne quanto un uomo ovvio, ma protagonista no.

Non è concesso.

“Col pregiudizio ci combatto da sempre, involontariamente da quando a cinque anni ho iniziato a giocare a pallone, volontariamente invece da quando ho iniziato a non sopportare i commenti e gli sguardi delle persone ogni volta che racconto quale sia il mio sport preferito (vorrei dire il mio mestiere) e quanti sacrifici faccio per essere una calciatrice. Prima dell’ammirazione arriva la compassione, come se giocare a pallone per una donna fosse una costrizione e non il frutto di una semplice scelta, spinta dalle stesse motivazioni di un uomo. E’ incredibile accorgersi che ancora oggi sia così difficile far capire che il calcio non è un territorio limitato al mondo dei maschi.”

Donna e pallone, abbinamento difficile. Eppure il N.24 ha vinto scudetti, ha indossato la maglia azzurra, ha giocato in Champions League esattamente come un collega maschio ma per lei il calcio è un hobby. Lo decidono gli altri però.

“Come chiamarlo altrimenti? Lavoro? Non scherziamo dai, anche se sono nel giro della nazionale, gioco in serie A, ho vinto scudetti e mi alleno quasi quanto i miei colleghi maschi, non ho ancora raggiunto lo status di calciatrice professionista perchè per noi non esiste. Per tutti, federazione inclusa, sono solo una ragazza che si diverte a calciare il pallone. Punto. Per vivere non posso contare sul pallone anche se il pallone occupa molte ore della mia giornata.”

Una partita, di quelle che contano.

“Una gara importante e delicata, c’è la salvezza in ballo. Due neopromosse. Una gara da vincere che però abbiamo rischiato seriamente di perdere… ”

Un viaggio di ritorno dopo una gara complicata che per intensità e andamento avrebbe emozionato lo spettatore medio pallonaro che nemmeno sa che esiste un campionato di Serie A il sabato pomeriggio…

“Cala l’adrenalina accumulata e cresce sempre di più l’incazzatura per quello che è successo in campo, durante la partita ma anche dopo il fischio finale.”

Sul treno, con la testa appoggiata al finestrino, il N.24 riflette sulla gara, su un cartellino di troppo rimediato, sulla sua giovane, intensa e brillante carriera e sul gesto dell’avversaria che ha fatto scoppiare il caos, meditando sulla vendetta.

Un racconto che vi aprirà gli occhi sul mondo del calcio femminile.

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Contrasti è il nuovo progetto editoriale a scopo benefico di Luca Vargiu e di Sportellate che, andando a toccare argomenti delicati, alcuni ancora un tabù per il mondo del pallone, settimana dopo settimana, prenderà forma in questo spazio. Frammenti di storie, indizi, e numeri di maglia dietro ai quali ci sono piccoli e grandi protagonisti alle prese con un contrasto in grado di segnare nel bene e nel male – e forse anche definitivamente – la loro vita sportiva.


 

Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.

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